Google Plus sta morendo?

di Will Oremus - Slate

È una voce che circola dopo la partenza del suo principale progettista, ma Will Oremus di Slate dice di no: o meglio non più di prima

L’uomo che ha guidato l’incursione di Google nei social network lascia la società. “È il momento di un nuovo viaggio”, ha scritto Vic Gundotra in un post su Google Plus, annunciando la sua partenza dopo otto anni.

E cosa significherà per Google Plus? Se chiedete a Google, assolutamente niente. Ma se chiedete ad Alexia Tsotis e Matthew Panzarino del sito TechCrunch, vuol dire che Google Plus è un morto che cammina. Dice il loro post, che suona come quelli pubblicati su “rivela il tuo segreto”:

«Quello che sentiamo da diverse fonti è che Google+ non sarà più considerato un prodotto, ma una piattaforma: di fatto mettendo fine alla sua competizione con gli altri social network come Facebook e Twitter.
A quanto pare Google ha ridistribuito i team che formavano l’anima di Google+, un gruppo tra i 1000 e i 1200 dipendenti… All’interno di questi cambiamenti, il team dei Google Hangouts sarà spostato al team Android, ed è probabile che sia seguito dal team Foto. In sostanza, i talenti vengono tolti dal regno di Google+ e portati verso la piattaforma Android, ci dicono.»

Ho sottoposto queste interessanti tesi a un portavoce di Google, il quale ha sostenuto che siano “assolutamente NON vere” (sic). Google mi ha dato la stessa versione che ha dato a TechCrunch: «L’annuncio di oggi non ha nessuna conseguenza sulla nostra strategia per Google Plus: abbiamo una squadra di incredibile talento e continueremo a costruire una grande user experience su Google+, Hangouts e Foto».

Quindi Google Plus è davvero un morto che cammina o no? Beh, non più di quanto lo fosse prima della partenza di Gundotra, sospetto. La risposta dipende dalla vostra opinione su quanto sia mai stato davvero vivo.

Quando il servizio fu introdotto nel 2011, c’erano speranze che potesse rimpiazzare Facebook come social network preferito dagli utenti. Andò a finire come un social network da ultima spiaggia, popolato da una varietà di dipendenti di Google, dissidenti di Facebook, amanti di scienza e matematica, e impallinati in cerca di un posto in cui parlare delle loro passioni senza troppe immagini di gatti e bambini in giro. Per quel che vale, anche il mio ex collega Fahrad Manjoo ne celebra l’efficacia per archiviare le foto.

Malgrado questo, come ha spiegato di recente il New York Times, Google Plus resta abbastanza utile a Google come forma di gestione di account e identità col quale può seguire meglio i movimenti degli utenti attraverso servizi come YouTube, Gmail e Google Maps. Il mio collega David Auerbach osserva giustamente che questo ha attribuito a Google alcuni dei tratti che infastidiscono tanto di Facebook, senza i benefici. Ma è improbabile che questo cambi solo perché Gundotra se ne è andato, qualunque altra ripercussione dietro le quinte la sua partenza possa causare.

Se non altro, sembra probabile che Google mantenga gli aspetti social del servizio come alibi per limitare le accuse di stare soltanto raccogliendo dati sugli utenti. Ciò detto, forse non servono 1200 persone per questo, se mai sono servite.
Facebook può avere vinto la partita dei social network, ma la gara per i nostri dati è ancora in corso, e Google Plus è ancora un fondamento della strategia di Google.

@ Slate 2014

(foto Justin Sullivan/Getty Images)

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