BRAAAM!

di Giovanni Zagni – @giovannizagni

La storia di un suono che dalla colonna sonora di "Inception" è finito un po' ovunque

Tra tre settimane uscirà anche nei cinema italiani il film 12 Anni Schiavo, il terzo film di Steve McQueen dopo Hunger e Shame: è una grande produzione hollywoodiana, con Chiwetel Ejiofor nel ruolo principale e altri attori molto conosciuti come Michael Fassbender, Paul Giamatti e Brad Pitt. Se siete stati al cinema negli ultimi tempi, probabilmente avete visto il trailer.

Dopo circa venti secondi si sente un suono molto riconoscibile, che è entrato nelle orecchie degli spettatori cinematografici a partire dal 2010, dopo il film Inception di Christopher Nolan: non ha un nome preciso, ma in inglese viene chiamato Inception sound o Inception horn, oppure varie onomatopee, la più comune delle quali è “braaam”. È diventato una specie di meme sonoro, con gli immancabili video da dieci ore su YouTube e parecchi “bottoni” su pagine Internet (come questo, questo e questo) che permettono di riprodurlo a oltranza. Ma come sia nato davvero è una storia – di cui si è occupato qualche giorno fa il sito Musica Digitale – che coinvolge uno dei compositori più famosi di Hollywood, altri che lo sono decisamente meno e, volendo, il modo con cui nascono le creazioni artistiche e perfino Edgar Allan Poe.

Hans Zimmer è uno dei compositori di colonne sonore più famosi del mondo. È nato a Francoforte, in Germania, e oggi ha 56 anni. Alla fine degli anni Settanta, dopo essersi trasferito a Londra, collaborò con i Buggles: il loro primo video, Video Killed the Radio Star, è entrato nella storia della cultura pop per essere stato il primo in assoluto trasmesso da MTV quando cominciò le trasmissioni, il primo agosto 1981. Zimmer vi compare brevemente: decisamente irriconoscibile, vestito di nero e con una gran chioma di capelli chiari, suona la tastiera sulla sinistra dello schermo.

La prima grossa produzione hollywoodiana per cui Zimmer compose le musiche fu Rain Man di Barry Levinson, con Tom Cruise e Dustin Hoffman. Il film uscì nel 1988, e da allora Zimmer ha composto le musiche di più di cento film: da Thelma & Louise al Gladiatore a La sottile linea rossa di Malick. Ha avuto otto nomination agli Oscar e ne ha vinto uno nel 1995 per Il Re Leone. È diventato uno dei compositori più famosi e pagati di Hollywood – e lavora in uno studio spaziale a Santa Monica, California, come si vede da questo post di qualche tempo fa su BuzzFeed.

In un’intervista con Vulture pubblicata ai primi di novembre, Zimmer sembra parecchio infastidito dal fatto che parecchi trailer dei grossi film hollywoodiani abbiano oggi il braaam (“È tremendo! È un esempio perfetto di quando va tutto in malora!”). A una domanda dell’intervistatore riguardo Inception, Zimmer dice che il braaam addirittura “era nella sceneggiatura”. Secondo il suo racconto, dopo esser andato con Nolan alla prima di Londra di Sherlock Holmes, Zimmer avrebbe buttato lì al regista di «prenotare uno studio e trovare un paio di suonatori di ottoni». Il suo intento nel creare il suono sarebbe stato comunque soprattutto sperimentale:

«Il suono, sul serio, sono io che metto un pianoforte in mezzo a una chiesa e piazzo un libro sul pedale, e praticamente questi suonatori di ottoni ci avrebbero suonato nella risonanza del pianoforte. E poi io ci ho aggiunto un po’ di elettronica senza senso. Ma davvero, il suono è venuto solo dicendo “Sperimentiamo”»

Così disse Hans Zimmer a novembre 2013. Il lettore ci perdonerà se a questo punto tireremo in ballo Edgar Allan Poe. Nell’aprile del 1846, un anno dopo essere diventato famoso grazie alla pubblicazione della poesia The Raven, Edgar Allan Poe pubblicò sul Graham’s Magazine di Philadelphia il saggio The Philosophy of Composition. Il breve scritto spiegava la nascita della poesia che lo aveva reso famoso ma allo stesso tempo esponeva idee sull’arte e sulla letteratura sorprendenti, per un autore romantico.

Gli scrittori, e i poeti in particolar modo, diceva Poe, preferiscono lasciar intendere ai lettori di comporre in una sorta di stato di grazia, di “intuizione estatica” (Zimmer, il pianoforte, la chiesa, “sperimentiamo”). Poe mostrò invece di poter ricostruire ogni passaggio che lo aveva portato alla composizione di The Raven. Oltre a questo, per ciascuno di essi è in grado di fornirne una precisa giustificazione, perché la sua era stata un’operazione che non lasciava nulla al caso. Ma i creativi tendono a nascondere i processi faticosi con cui arrivano al risultato: «La vanità degli autori ha avuto più a che fare con l’omissione che con qualsiasi altra causa», scriveva.

Forse vale anche per il braaam, al di là di ciò che ha raccontato inizialmente Zimmer, visto che pochi giorni dopo l’uscita di Inception, nel luglio 2010, un video postato su YouTube notò una strana coincidenza: la colonna sonora del film, e in particolare un estratto in cui si sente il braaam in tutta la sua inquietante maestosità, suonava quasi uguale a una canzone di Édith Piaf che riveste un ruolo importante nel film, Non, Je Ne Regrette Rien, riprodotta a velocità rallentata. Il video venne ripreso un po’ dappertutto e ha oggi 3,8 milioni di visualizzazioni. Zimmer confermò pochi giorni dopo al blog ArtsBeat del New York Times che l’origine di tutta la colonna sonora era in effetti da cercare nella canzone di Édith Piaf. “Non era pensato per essere un segreto”, disse il compositore.

Zimmer aggiunse che non si era trattato solo di rallentare la canzone: disse di aver recuperato la sua registrazione originale del 1960 dagli archivi nazionali francesi e di aver trovato “qualche scienziato pazzo in Francia che avrebbe concretamente tirato fuori una cellula dal DNA”, cioè una o due note dalla registrazione originale. Aggiunse che “tutta la musica della colonna sonora sono suddivisioni e moltiplicazioni del tempo del brano di Édith Piaf”.

Tra il 2010 e il 2013, quindi, ci sono almeno due versioni della storia di braaam data da Zimmer: una che presume il momento creativo ed estemporaneo – il libro sul pedale di un pianoforte – e l’altra che invece descrive l’ingegnosa analisi a tavolino, la rielaborazione di uno dei temi musicali del film.

Ce n’è anche una terza. Pochi giorni dopo l’intervista con Vulture di novembre scorso, il blog The Playlist di IndieWire – sito internet specializzato in filmografia indipendente – ha pubblicato un articolo che prometteva fin dal titolo di “rimettere le cose a posto” su chi fosse l’autore del braaam.

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