Chigi, Consiglio dei Ministri

Cosa c’è nel nuovo “decreto carceri”

Reinserimento dei detenuti tossicodipendenti, rimpatrio dei migranti, l'ampliamento della "liberazione anticipata"

Il governo ha approvato martedì 17 dicembre un decreto legge per affrontare il problema del grave sovraffollamento delle carceri, più volte sollevato in questi mesi (soprattutto dal presidente della Repubblica Napolitano). Il decreto prevede, tra le altre cose, misure per il reinserimento dei tossicodipendenti detenuti e per rimpatriare i migranti, l’aumento dei giorni di “sconto” per ogni semestre di pena espiata e la creazione del garante nazionale dei detenuti, tra le altre cose. Di seguito le informazioni fornite dal governo.

***

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ha approvato un decreto legge in materia penitenziaria. Il testo nasce dalla necessità di restituire alle persone detenute la possibilità di un effettivo esercizio dei diritti fondamentali e di affrontare il fenomeno dell’ormai endemico sovraffollamento carcerario, nel rispetto delle fondamentali istanze di sicurezza della collettività.

Tenendo conto anche delle sollecitazioni provenienti dal Presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, si introduce un pacchetto di misure che operano su distinti piani. Si vuole quindi intervenire con l’obiettivo di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere.

Tale obiettivo viene perseguito attraverso misure dirette ad incidere sia sui flussi di ingresso negli istituti di pena (con un intervento “chirurgico” in materia di piccolo spaccio di stupefacenti, responsabile della presenza in carcere di un numero elevatissimo di persone) che su quelli di uscita dal circuito penitenziario (estendendo la possibilità di accesso all’affidamento in prova al servizio sociale, sia ordinario che terapeutico; ampliando a 75 giorni per ciascun semestre la riduzione per la liberazione anticipata, in un arco di tempo compreso tra il 1 gennaio 2010 e il dicembre 2015; stabilizzando l’istituto della esecuzione della pena presso il domicilio prevista dalla legge n. 199 del 2010).

La modifica riguarda ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti e consiste nell’introduzione di una nuova ipotesi di reato in luogo della previgente circostanza attenuante. Infatti, per il sistema del bilanciamento delle circostanze che poteva comportare l’azzeramento di quella attenuante legata alla lieve entità del fatto si arrivava spesso a pene molto alte e sproporzionate. La norma prevede comunque una riduzione, nel massimo, della pena edittale. Per quanto attiene all’affidamento terapeutico si interviene esclusivamente per ampliare le ipotesi concessione anche ai casi di precedenti violazioni (come indicato dalla Corte Costituzionale) che, ovviamente continuano ad essere sottoposte alla valutazione del Giudice.

Per quanto riguarda la “liberazione anticipata” si amplia il beneficio dell’aumento dei giorni di detenzione (da 60 a 75) per ciascun semestre di pena espiata. L’applicazione retroattiva comporta una contenuta anticipazione di una uscita che si verificherebbe comunque in tempi brevi. Non si tratta di una misura automatica e non si determina una liberazione immediata (in massa) di un numero rilevante di detenuti, ma è spalmata nel tempo e comunque sottoposta alla rivalutazione del Giudice che deve verificare il corretto comportamento dei detenuti. Inoltre per i reati più gravi previsti dall’art.4 bis dell’ord. Pen. è richiesta una motivazione rafforzata per giustificare la riduzione.

La misura (già preannunciata ed approvata dal Comitato dei Ministri di Strasburgo nell’incontro del 5 novembre) è indispensabile anche per adeguarsi alla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei diritti dell’uomo che impone l’adozione di misure compensative interne per il sovraffollamento.

Si rafforzano gli strumenti di tutela dei diritti delle persone detenute:

- viene istituita la figura del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale (intervento, quest’ultimo, senza alcun onere per la finanza pubblica);
- viene anche previsto un nuovo procedimento giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza (caratterizzato da meccanismi diretti a garantire l’effettività delle decisioni giudiziarie, nella prassi troppo spesso inevase) finalizzato a garantire ai detenuti e internati la tutela dei loro diritti.
- vengono introdotte norme dirette a semplificare la trattazione di alcune materie di competenza della magistratura di sorveglianza, sulla quale graverà, in termini organizzativi, il peso dell’intervento d’urgenza.

Si interviene inoltre sulla disciplina della espulsione per detenuti non appartenenti alla UE attraverso un ampliamento della platea dei potenziali destinatari della misura e mediante un più efficace coordinamento dei vari organi coinvolti nell’iter procedurale (secondo statistiche del Ministero della giustizia al 30 luglio 2013 su 22.812 detenuti stranieri circa 18.000 erano non UE).

1 2 Pagina successiva »
  • http://www.giuggiolaliberatutti.blogspot.com/ cinzia opezzi

    qualcuno ha voglia di tradurlo sommariamente in italiano?

    di solito me la cavo ma questa volta riconosco i miei limiti cognitivi. in particolare m’interessa:

    “La modifica riguarda ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti e consiste nell’introduzione di una nuova ipotesi di reato in luogo della previgente circostanza attenuante. Infatti, per il sistema del bilanciamento delle circostanze che poteva comportare l’azzeramento di quella attenuante legata alla lieve entità del fatto si arrivava spesso a pene molto alte e sproporzionate. La norma prevede comunque una riduzione, nel massimo, della pena edittale.”

    • http://nukethewhalesnow.blogspot.it/ Nuke The Whales

      Significa, detto in soldoni, che molte persone con diverse condanne passate in giudicato (ovvero condannati più volte) non subiranno abnormi aumenti della pena. Ci sono casi di persone che, per reati lievi, si vedono affibbiare sei-otto anni in più.
      Non vorrei dirlo, ma potrebbe aiutare anche un tizio condannato per evasione fiscale e sotto processo per altri reati, tipo concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
      Il losco figuro avrebbe una pena minore, se nuovamente condannato.

      • http://www.giuggiolaliberatutti.blogspot.com/ cinzia opezzi

        grazie

  • http://www.giuggiolaliberatutti.blogspot.com/ cinzia opezzi

    leggendo quest’obbrobrio che frustra il mio già scarso senso del dovermi tenere seppur vagamente al corrente dei guai degli altri, mi è venuto in mente un saggetto di carofiglio in cui analizza i sistemi con cui si interrogano le persone (a domanda risponde) e le problematiche che questa impostazione fuori tempo massimo, crea. mi sembra che ci fossero anche alcune righe sulla tecnica di rendere impenetrabile il linguaggio della giustizia e i suoi scopi. l’ho trovato particolarmente interessante perchè utilizza i suoi studi su watzslawich.

    “…Ottenere date risposte piuttosto che altre, in molteplici campi dell’agire umano, dipende non solo e non tanto dal substrato di informazioni e conoscenze in possesso dell’interrogato e dal suo livello di sincerità, ma anche dai modi e dai contesti in cui la domanda è posta.Per comprendere in pieno il senso di questa affermazione è necessario spendere qualche parola sul funzionamento della comunicazione umana e sul rapporto, per certi aspetti misterioso, che esiste fra comunicazione e realtà.
    I meccanismi della comunicazione non sono entità neutre rispetto al loro oggetto, vale a dire rispetto ai fatti, alle informazioni, alle conoscenze, insomma, complessivamente, rispetto a ciò che siamo soliti chiamare realtà. La comunicazione non è semplicemente uno strumento per rappresentare oggetti da essa separati o in essa contenuti; essa invece condiziona costitutivamente la struttura stessa dei fatti e delle conoscenze. Come è stato provocatoriamente affermato da un celebre studioso del comportamento umano: «la comunicazione crea quella che noi chiamiamo realtà».
    Questa affermazione, dall’apparenza paradossale, prende le mosse dalla constatazione del carattere illusorio delle nostre idee tradizionali sulla realtà. Metafisicamente illusoria in particolare, è la fiducia nell’esistenza di un’unica realtà, quando «in effetti esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne».
    Nel film Rashomon del regista giapponese Kurosawa questo concetto è sviluppato meglio che in qualsiasi riflessione teorica.
    L’opera cinematografica narra di un samurai assassinato mentre, con la moglie, attraversa una foresta. L’episodio viene raccontato da diversi soggetti e cioè il brigante autore dell’omicidio, la moglie del samurai, lo stesso samurai (evocato da una maga) e un boscaiolo testimone oculare del fatto. Ognuno di questi personaggi racconta una storia totalmente diversa per cui «tutte le versioni appaiono al tempo stesso vere e false; ognuna è dominata dagli interessi di chi la racconta».
    Dai racconti emergono tante verità quanti sono i protagonisti della vicenda.

    © 2007, Sellerio editore

    Gianrico Carofiglio – L’arte del dubbio