Canada Arctic Sovereignty Claims

Di chi è il Polo Nord?

Il Canada presenterà richiesta all'ONU per rivendicare il possesso dell'Artide, la Russia ha fatto lo stesso: è una faccenda complicata, per ragioni economiche e politiche

Canada Arctic Sovereignty Claims

Lunedì 9 dicembre il governo del Canada ha annunciato che presenterà una richiesta alle Nazioni Unite per rivendicare il possesso e la sovranità sui fondali marini dell’Artide, il Polo Nord. Il primo ministro Stephen Harper ha incaricato un gruppo di scienziati di preparare un rapporto che attesti l’effettiva legittimità della richiesta.

In questo momento il Polo Nord non appartiene a un unico Stato. Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca ne possiedono delle parti ma la sovranità sulla maggior parte degli oltre quattro milioni di chilometri quadrati su cui si estende la regione non è ancora stata stabilita. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare [pdf] prevede che perché uno Stato possa estendere il proprio controllo sui fondali marini oltre il confine previsto di 200 miglia marine, questo debba dimostrare che la propria piattaforma continentale si estende oltre quel limite. Per capirci, questo è quello che si intende per “piattaforma continentale”:

La piattaforma continentale di uno Stato costiero comprende il fondo e il sottosuolo delle aree sottomarine che si estendono al di là del suo mare territoriale attraverso il prolungamento naturale del suo territorio terrestre fino all’orlo esterno del margine continentale, o fino a una distanza di 200 miglia marine dalle linee di base dalle quali si misura la larghezza del mare territoriale, nel caso che l’orlo esterno del margine continentale si trovi a una distanza inferiore.

In soldoni, il Canada sostiene che la sua crosta oceanica “incontri” la crosta continentale oltre le 200 miglia marine di distanza dal suo mare territoriale. Per questo motivo ha già presentato la richiesta di estendere il proprio territorio di un milione di chilometri quadrati e ha chiesto ancora un po’ di tempo per dimostrare di avere il diritto di possesso sulla dorsale di Lomonosov, una catena montuosa sottomarina che si estende quasi fino alle coste russe.

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Il motivo di questa rivendicazione è sia economico che politico. Secondo i geologi statunitensi il Mar Glaciale Artico contiene il 30 per cento del gas naturale e il 15 per cento del petrolio non ancora scoperti. Il ministro degli Esteri canadese, John Baird, ha insistito per questo sulla necessità economica di assicurarsi il controllo sulla regione. La regione artica è considerata inoltre strategica anche per la possibilità di aprire future rotte commerciali, che secondo alcuni scienziati diventeranno percorribili a causa del surriscaldamento globale. Ma ci sono anche ragioni di affermazione nazionale: la Russia, infatti, da anni insegue a sua volta lo stesso obiettivo. Nel 2001  presentò un’analoga richiesta alle Nazioni Unite e nel 2007 una spedizione di scienziati russi annunciò di avere scoperto che la dorsale di Lomonosov era collegata alla piattaforma continentale russa. Dopo la nuova richiesta del Canada, il presidente russo Vladimir Putin ha promesso un maggiore impegno militare nella regione, per preservare i propri interessi commerciali petroliferi e per ragioni di “sicurezza nazionale”.

Le richieste sono state presentate alla “commissione ONU sui limiti della piattaforma continentale”, che però non può pronunciarsi su rivendicazioni in conflitto tra loro: quando più di un paese avanza richieste di possesso e sovranità sulla stessa dorsale devono essere quegli stessi paesi a trovare un accordo, con la supervisione di tutti i firmatari della convenzione. Gli scienziati dei vari paesi impiegheranno anni per completare le ricerche e stendere documenti dettagliati. E nel frattempo potrebbe arrivare la richiesta di un altro paese ancora: secondo il quotidiano canadese The Globe and Mail, ci si aspetta che la Danimarca – che già controlla la Groenlandia – presenti una sua rivendicazione di sovranità nel corso del 2014.

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