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  • martedì 26 novembre 2013

“Masters of Sex”, spiegato

Di cosa parla la serie tv americana del momento, a partire dalla storia vera di due famosi sessuologi tra gli anni Cinquanta e Sessanta

Dal 29 settembre va in onda su Showtime (il network televisivo statunitense di Weeds, Dexter e Homeland, tra gli altri) una nuova serie televisiva ancora inedita in Italia, Masters of Sex. Il titolo è un riuscito gioco di parole: oltre a significare maestro, specialista, “Masters” è anche il cognome di William Masters, sessuologo e ginecologo realmente esistito che insieme alla sua collega Virginia Johnson, alla fine degli anni Cinquanta, fu il primo a effettuare uno studio approfondito della fisiologia sessuale umana, esaminando nel corso degli anni migliaia di atti sessuali compiuti da centinaia di volontari. La prima stagione è in corso negli Stati Uniti e finirà a dicembre.

La serie, creata da da Michelle Ashford, si basa sulla biografia di Thomas Maier, Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson, una serie di interviste attraverso le quali Maier indaga le vite dei due sessuologi e soprattutto il loro lavoro sulla sessualità umana, allora considerato pionieristico, che contribuì a mostrare il sesso per la prima volta da un punto di vista scientifico e non più come la sfera privata della vita coniugale, oltre a demolire molti miti radicati nella cultura occidentale.

Chi erano William Masters e Virginia Johnson
William Masters e Virginia Johnson iniziarono a lavorare insieme nel 1956: Masters era un medico quarantunenne di Cleveland, specializzato in fertilità e disfunzioni riproduttive, sposato e con due figli; Johnson, nata a Springfield, in Missouri, aveva 31 anni, due figli e due divorzi alle spalle quando iniziò a lavorare come ricercatrice e assistente di Masters al Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia della Washington University di St. Louis. Nel 1957 Masters ottenne l’autorizzazione per effettuare una serie di ricerche sulla sessualità umana; fu un vero e proprio “suicidio accademico”, dato che all’epoca l’argomento era considerato off limits: grazie a una buona dose di discrezione e alla convinzione che le loro ricerche avrebbero potuto fornire risposte importanti a molte questioni sull’argomento, però, i due riuscirono a portare avanti il proprio lavoro.

Il lavoro consisteva innanzitutto, e per la prima volta, nell’osservazione diretta del rapporto sessuale e della masturbazione. Fino ad allora le poche ricerche in campo sessuale si basavano su interviste. Durante le sessioni nel laboratorio del dottor Masters, invece, attraverso un poligrafo venivano registrati dati come il battito cardiaco, il metabolismo, l’attività cerebrale dei volontari durante i rapporti sessuali. Il medico progettò anche uno strumento ad hoc per la ricerca, un dildo in plexiglas connesso a una telecamera che veniva introdotto nella vagina, chiamato “Ulisse”. Grazie a questi strumenti Masters e Johnson misurarono le reazioni fisiche ed effettuarono circa 10mila osservazioni cliniche della fase orgasmica, su 382 donne e 312 uomini fra i 18 e gli 89 anni, sani o con disfunzioni, che accettarono di avere rapporti sessuali completi con altri volontari o di masturbarsi nel laboratorio.

Osservando queste persone, Masters e Johnson riuscirono per esempio a individuare il “ciclo della risposta sessuale”, ovvero l’insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano in seguito a uno stimolo erotico, che comprende quattro fasi: eccitamento, plateau, orgasmo, risoluzione. Le loro ricerche aprirono anche alla classificazione precisa dei disturbi della sessualità, scalzando la psicoanalisi freudiana come metodo preferito di guarigione dalle disfunzioni sessuali. Il loro lavoro era spinto dalla convinzione che quanto più si sarebbe scoperto della fisiologia sessuale, tanto più sarebbe stata appagante l’esperienza puramente “umana” di provare piacere facendo sesso.

I risultati delle ricerche di Masters e Johnson
Nel 1964 Masters e Johnson aprirono il proprio istituto indipendente di ricerca a St. Louis, denominato Reproductive Biology Research Foundation (nel 1978 diventò il Masters and Johnson Institute). Due anni più tardi i due pubblicarono il primo libro coi risultati delle loro ricerche, noto in Italia come La risposta sessuale umana, che ebbe un grandissimo successo nonostante fosse un trattato clinico scritto in linguaggio tecnico: il libro smontava molte delle convinzioni dell’epoca (come per esempio l’importanza delle dimensioni del pene o il fatto che la masturbazione fosse pericolosa) oltre a diventare una delle tante molle che fecero scattare la cosiddetta “rivoluzione sessuale”, il generale cambiamento delle abitudini sessuali e del contesto socio-culturali riguardo il sesso nei paesi occidentali. Uno dei lavori pubblicati, per esempio, riguardava la sessualità femminile: per la prima volta risultava essere, per la complessità degli organi interessati e non solo, superiore o quanto meno uguale a quella maschile. Il concetto fu ripreso dalle femministe per rivendicare il diritto delle donne al piacere sessuale.

Durante la loro ricerca, che durò complessivamente 11 anni, Masters e Johnson iniziarono anche una relazione: si sposarono nel 1971, quando probabilmente erano le due persone a sapere di più sul sesso e l’amore coniugale in tutti gli Stati Uniti. Grazie ai loro studi diventarono ricchi e famosi ma la loro reputazione fu parzialmente compromessa dalla pubblicazione di alcuni loro libri sull’omosessualità e l’AIDS, considerati retrogradi dal punto di vista clinico ed etico, e per cui furono molto criticati: a partire dal 1968 e fino al 1977, infatti, i due misero a punto nel loro istituto un programma di “terapia di conversione” che mirava a rendere eterosessuali dei soggetti omosessuali.

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