La vittoria di Magnus Carlsen

È norvegese, ha 22 anni e da venerdì è il nuovo campione mondiale di scacchi, "il campione della generazione del computer"

Venerdì 22 novembre Magnus Carlsen, 22 anni, è diventato il nuovo campione del mondo di scacchi. Carlsen ha battuto l’indiano Viswanathan Anand, campione in carica dal 2007. L’incontro si è svolto a Chennai, in India. Carlsen ha vinto con un punteggio di 6,5 a 3,5: ha ottenuto tre vittorie e cinque pareggi. Carlsen compirà 23 anni tra pochi giorni, il 30 novembre, e per poche settimane non è diventato il più giovane campione del mondo di sempre, un primato che spetta ancora al campione russo Garry Kasparov (che lo diventò a 22 anni e sei mesi circa).

La sfida
Sul Corriere della Sera lo scrittore Paolo Maurensig, appassionato di scacchi e autore del libro La variante di Lüneburg, ha seguito tutte le partite e ieri descriveva così il punto a cui era arrivato lo scontro:

È vero che le previsioni davano Carlsen per favorito, ma il risultato è andato al di là di ogni aspettativa. Dopo nove turni di gioco, infatti, Carlsen si trova in vantaggio di tre punti, con sole tre partite ancora da giocare. Ciò vuol dire che gli basta una patta soltanto per aggiudicarsi il titolo. La disparità di forze tra i due avversari è apparsa evidente: per quanto i secondi di Anand abbiano tentato in tutti i modi di opporgli qualche variante inedita, il giovane norvegese — appena 22 anni — non si è lasciato intimorire né sorprendere, e ha saputo sfruttare le pur minime inesattezze dell’indiano. Ciò che mi conforta è il fatto che le varianti vincenti escogitate da Carlsen non sono state neppure prese in considerazione dai vari super potenziati programmi di scacchi. Ciò significa che la mente umana non è ancora del tutto superata dai circuiti al silicio.

Il match ha avuto un suo inizio in sordina, le prime due partite sono finite alla pari per scacco perpetuo, con soddisfazione di entrambi. Dopo un giorno di riposo, ci sono state altre due patte, questa volta più combattute. Alla ripresa, dopo un’altra giornata di riposo, Carlsen ha ottenuto la prima vittoria, raddoppiando il punteggio subito dopo. A questo punto molti davano già per scontata la vittoria del campione norvegese, il cui gioco, sottoposto alle analisi dei vari programmi di analisi scacchistica, non ha mostrato la benché minima debolezza; mentre altrettanto non si può dire del suo avversario, che ha fatto qualche mossa debole, soprattutto nei finali, in cui Carlsen sembra essere Capablanca redivivo.

A questo punto, arrivati a sette partite, Anand aveva un’unica possibilità per portare a casa il torneo e conservare il titolo: vincere tre partite di fila. Nella partita di ieri, però, Carlsen lo ha costretto ad accettare un pareggio, assicurandosi la vittoria. Anand, 43 anni, aveva praticamente ammesso la sconfitta già giovedì, quando aveva dichiarato: «Posso provarci, ma la situazione non sembra molto buona», aggiungendo: «È chiaro che Carlsen ha dominato l’incontro». Tutte le mosse delle partite si possono trovare su ChessGames o sul sito ufficiale della sfida, organizzata dalla FIDE; sul suo canale YouTube ci sono anche i video integrali delle partite.

Breve storia di un campione
Carlsen è un giocatore professionista dall’età di 15 anni. Ha cominciato a giocare seriamente a scacchi da quando ne aveva otto, età in cui riuscì anche a battere per la prima volta il padre Hans (anche lui un discreto scacchista). Rispetto ad altri giovani scacchisti della sua generazione, Carlsen ha utilizzato molto meno i programmi informatici per giocare: anche se come vedremo tra poco, c’è un motivo per cui lo chiamano “il campione della generazione dei computer”.

(Il Grande Maestro e il computer, la storia di Magnus Carlsen)

All’età di 9 anni il padre lo affidò al suo primo insegnante, un campione di scacchi norvegese. Quando divenne un giocatore di scacchi professionista, e dopo aver partecipato e vinto moltissimi tornei, la sua famiglia ingaggiò Kasparov in persona come insegnante privato. Kasparov aveva già incontrato e battuto Carlsen in alcune partite, ma era rimasto impressionato dalla sua abilità ed era molto felice di averlo come allievo (anche se si fece pagare comunque circa 100 mila dollari l’anno).

Per il resto, Carlsen è  sempre stato un giocatore molto “autonomo”. Da piccolo leggeva moltissimi libri di scacchi trovati nella biblioteca del padre. Negli anni successivi giocò migliaia di partite su internet e tutt’ora, dopo un torneo, e soprattutto se ha perso una partita, si mette a giocare online. Lo fa in genere, racconta lui stesso, per riprendere confidenza nella sua capacità di battere un avversario.

Questa sua “indipendenza” o “voglia di fare tutto da solo” ha portato nel 2010 alla separazione dal suo allenatore, Kasparov. Mentre Carlsen era a un torneo a Wijk aan Zee, in Olanda, Kasparov propose al ragazzo un’apertura diversa da quella che avevano concordato, solo un’ora prima di una partita contro il russo Kramnik (campione del mondo fino al 2007).

Magnus perse la partita: anche se vinse il torneo, decise che lui e Kasparov erano semplicemente troppo diversi. Kasparov, che ha sempre mostrato di avere a sua volta un carattere non facilissimo, ha dichiarato che Carlsen ha gettato una grande occasione per diventare ancora più forte solo per paura di dover lavorare duro. Nella sua reazione si sente la tradizione di rigidità e disciplina che viene dalla grande tradizione sovietica nel gioco degli scacchi.

Lo sfidante
L’avversario di Carlsen era l’indiano Viswanathan Anand, 43 anni, campione mondiale dal 2007 e ottavo giocatore nel ranking mondiale (Carlsen era il primo del ranking dal dicembre 2012). Anand è stato definito dalla campionessa di scacchi Susan Polgar, che ha commentato l’incontro, «una leggenda che ha fatto molto per gli scacchi in India e Asia». Anand in India è considerato quasi un eroe nazionale, tanto che lo scorso ottobre, quando i pronostici davano Anand per sconfitto, il Times of India ha ipotizzato anche che Carlsen potesse barare cercando di “ipnotizzare” Anand per fargli perdere la partita.

Anand è nato nel 1969 nello stato del Tamil Nadu, nel sud dell’India. Cominciò a giocare a scacchi a sei anni grazie alla madre. La sua ascesa nel mondo degli scacchi indiani è stata rapidissima (anche se non quanto quella di Carlsen): a sedici anni divenne il campione nazionale e a 18 divenne il primo Gran Maestro nella storia dell’India. Nel 2007 divenne il campione mondiale battendo il russo Vladimir Kramnik.

Gli scacchi e le macchine
Carlsen è stato definito dai suoi biografi “l’eroe dell’era dei computer”. Si tratta di un titolo curioso per qualcuno che ha definito le partite contro il computer «come giocare con qualcuno che è molto stupido ma ti batte lo stesso». All’inizio della sua carriera Carlsen si è sempre allenato poco con il computer e per lungo tempo il suo stile è stato molto originale, in particolare rispetto a quello dei giocatori che si erano fatti le ossa giocando contro i programmi di scacchi.

Recentemente, però, ha cominciato ad allenarsi con Wesley So, un grande maestro filippino di diciassette anni. Carlsen ha scelto So perché ha un gioco “stilisticamente opposto” al suo. Ha detto al New Yorker, con un certo stupore: «Penso che tutto il suo allenamento sia stato con un computer».

Curiosamente, oggi, il giocatore che diceva di non giocare volentieri con il computer è quello che ha lo stile che più somiglia a quello di un computer. Secondo alcuni studi basati sulle partite di qualificazione al torneo mondiale, Carlsen è risultato il giocatore che più di tutti giocava in maniera simile ad un computer.

Da quando nel 1997 il computer IBM Deep Blue batté per la prima volta un grande scacchista in carne e ossa – Garry Kasparov – il rapporto tra scacchi e computer è sempre stato complesso e particolare. Il giorno dopo la sconfitta i titoli dei giornali parlarono della “definitiva sconfitta dell’intelligenza umana per mano delle macchine”. I giocatori di scacchi, però, non si sono fatti prendere dallo sconforto. Attualmente ci sono 1.500 Gran Maestri, più del doppio di quanti ce n’erano nel 1997, e si calcola che il numero di appassionati di scacchi in tutto il mondo sia aumentato in maniera simile.

Secondo gran parte degli osservatori, inoltre, il livello del gioco degli scacchi si è innalzato. Parte del merito è certamente dovuto allo sviluppo delle telecomunicazioni, che permettono ad un ragazzo norvegese di giocare online migliaia di partite. Fino a pochi anni fa sarebbe stato costretto a trovare giocatori dal vivo e vista la tradizione scacchistica non proprio eccezionale del suo paese, difficilmente avrebbe potuto scontrarsi spesso contro avversari del suo livello.

Il livello del gioco è probabilmente aumentato anche perché gli scacchi si sono diffusi in numerosi paesi in via di sviluppo, come l’India ad esempio, allargando enormemente il bacino per far emergere dei potenziali talenti.

Una parte del merito, però, è probabilmente anche dei computer. Oggi, spendendo poche decine di euro, è possibile giocare sul proprio computer o sul proprio smartphone contro programmi in grado di battere un Gran Maestro. In altre parole, sia che si giochi online, sia che si affronti un programma di scacchi, le occasioni per un giocatore di scacchi di trovare avversari alla sua altezza e di migliorare le sue capacità, sono molto aumentate. Questa situazione ha un effetto su tutti coloro che partecipano alle competizioni internazionali. Anche chi non gioca mai contro il computer dovrà fare i conti con maestri di scacchi come il filippino So, che si sono allenati quasi esclusivamente giocando contro le macchine.

Come hanno scritto in un articolo sul Wall Street Journal Christopher Chabirs e David Goodma, due maestri di scacchi, le macchine non hanno rimpiazzato l’uomo, ma hanno aumentato e spinto oltre il limite le sue capacità, come è accaduto in molti altri campi in cui è stata applicata la tecnologia. E Magnus Carlsen al momento è il più grande rappresentante di questa nuova era degli scacchi.