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La bufala delle previsioni sull’Italia della London School of Economics

Circola molto da settimane, sostiene che secondo un'importante università l'Italia è "al collasso": non è andata così

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Nelle ultime settimane è circolata molto online la notizia che la London School of Economics (LSE), prestigiosa università inglese specializzata in economia e scienze sociali, abbia previsto il “collasso” dell’Italia nell’arco di dieci anni, di cui “non rimarrà nulla” in conseguenza di una catastrofe economica, politica e demografica ormai imminente. Molti siti hanno ripreso l’opinione, attribuita a “Roberto Orsi della London School of Economics”, e quegli articoli sono stati condivisi decine di migliaia di volte sui social network.

In realtà non c’è stata nessuna previsione catastrofica sull’Italia fatta dalla LSE, né da qualsiasi altro gruppo di ricerca che fa parte della stessa università. Si tratta di un’analisi personale – basata su dati reali ma dai toni e dalle interpretazioni fortemente catastrofiche – ospitata su uno dei molti blog ospitati dal sito della LSE, di cui è autore un ricercatore che non fa parte dell’università. Il fatto che la “notizia” sia stata ripresa dal blog di Beppe Grillo probabilmente ha aiutato molto la sua diffusione sui media italiani.

Roberto Orsi, l’autore dell’articolo ripreso più volte nelle ultime settimane, ha 33 anni, è laureato in giurisprudenza a Torino e ha un PhD in relazioni internazionali alla LSE (qui una sua intervista del settembre 2011 su Italians in fuga, in cui racconta la sua esperienza di studio e di lavoro all’estero). Da pochi mesi fa parte di un istituto di ricerca dell’Università di Tokyo (il Policy Alternative Research Institute) come professore a contratto. Collabora al blog Euro Crisis in the Press, che si propone di analizzare “The politics of public discourse in Europe“, cioè “la politica del discorso pubblico in Europa” in relazione alla crisi economica in corso.

Il 23 aprile 2013 Orsi ha pubblicato sul blog una prima analisi della situazione italiana intitolata – il testo è in inglese – The Quiet Collapse of the Italian Economy, “il tranquillo collasso dell’economia italiana”. Orsi fa previsioni molto pessimistiche e dice che lo Stato italiano è “andato in bancarotta nell’estate del 2011″, ma da allora si tiene in piedi grazie al “supporto artificiale” della “BCE e delle autorità politiche in Europa”. Orsi concludeva dicendo che “non è difficile immaginare che, nell’arco di pochi mesi, nonostante le nuove tasse, il puro collasso di interi settori dell’economia causerà una rapida contrazione delle entrate fiscali”.

L’8 ottobre Orsi ha ampliato la sua analisi in un altro post sullo stesso blog, questa volta intitolato The Demise of Italy and the Rise of Chaos, “la rovina dell’Italia e l’arrivo del caos”, in cui si sottolineano le previsioni dell’articolo precedente ma si mette l’accento sulle responsabilità della classe politica. Nel paragrafo conclusivo Orsi sostiene: “in meno di una generazione non resterà nulla dell’Italia come nazione industriale moderna”.

Entrambi i post sono stati ripresi dal blog di Beppe Grillo, che li ha tradotti in italiano il 26 maggio e il 10 ottobre (questo secondo articolo, con la previsione dei “dieci anni” – in realtà “meno di una generazione”, cioè più o meno 25 anni – ha avuto molta più fortuna). Il blog di Grillo indica l’autore come “Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science”, nonostante alla fine di entrambi i post ci sia una nota che precisa che “Questo articolo espone il punto di vista dell’autore e non le posizioni del blog né della London School of Economics” (e nonostante il fatto che Orsi non faccia parte di quella università).

L’analisi di Orsi non cita nessun dato che non fosse già molto noto sull’attuale crisi: quello che lo differenzia è soprattutto il suo tono fortemente pessimistico. In almeno un caso sembra però che ci sia un errore, se non altro di esagerazione: Orsi dice che l’Italia, nell’estate 2011, è di fatto uscita dal mercato internazionale del credito, cioè non ha più compratori per il suo debito pubblico. Ma nel 2011-2012 l’Italia ha rinnovato oltre 850 miliardi di euro del suo debito pubblico tramite le aste. Stando alle stesse cifre di Orsi, 268 miliardi di euro del programma LTRO della BCE sono andati alle banche italiane e altri 102 sono stati comprati dalla BCE (ma sul mercato secondario): ammesso e non concesso che le banche italiane abbiano comprato solo titoli di stato, siamo comunque molto lontani dall'”uscita dal mercato finanziario” (una situazione che secondo Orsi continuava ancora nell’aprile 2013).

Foto: Fred Ramage/Getty Images

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