Facce da scrittori

Mano sul mento? Sguardo intenso e pensoso? Una raccolta di scrittori in posa, più o meno goffamente

Il giornalista e appassionato di fotografia Michele Smargiassi, su Repubblica di domenica 10 novembre, ha scritto del libro Scrittori – Grandi autori visti da grandi fotografirecentemente pubblicato da Contrasto. Si tratta di una raccolta di 250 ritratti di scrittori del Novecento, selezionati da Goffredo Fofi. Le immagini sono accompagnate da testi di scrittori, giornalisti ed esperti di fotografia che ne raccontano la storia e ne spiegano la scelta. Smargiassi prende spunto dal libro per una riflessione – qui anche in un video – sulle «facce da scrittori», che in molti casi cercano di farci capire con la loro espressione il significato della loro opera, che sono ritratte «senza aura, vittime della loro immagine».

Dei libri in mano? Sembrerebbe un bibliotecario. La penna sul foglio? Uno spasimante che scrive all’amata. Sugli altari, i santi si riconoscono perché esibiscono gli oggetti della loro predicazione o del loro martirio. Nessun accessorio, invece, può dare un’identità certa allo scrittore. Resta la faccia. Ma non è forse giusto così? La materia prima dello scrittore non è l’anima? E il volto non è lo specchio dell’anima? Ed eccoli i volti degli scrittori, sui giornali, sulle copertine, in tivù, li riconosciamo, volti nudi, volti significanti, volti-testo che i lettori sbirciano, scrutano, percorrono ruga per ruga in cerca di quel che non ci troveranno, o forse sì, ma cosa troveranno davvero?

Abbiamo raccolto alcune foto di scrittori più o meno famosi, per capire come cercano di cavarsela davanti alla macchina fotografica: penne in mano e mani che reggono fronti e menti, sguardi pensosi e pose che, tranne rari casi, vogliono essere disinvolte ma che sono spesso ingessate e prive di naturalezza.

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