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  • mercoledì 16 ottobre 2013

I profughi nel centro di Berlino

Un centinaio di persone, quasi tutte arrivate via Lampedusa, vive da un anno in una tendopoli a Oranienplatz nel quartiere Kreuzberg

Nell’ottobre del 2012, molti rifugiati entrati a Berlino mesi fa e inizialmente sbarcati a Lampedusa hanno istituito un campo a Oranienplatz nel quartiere Kreuzberg, nel centro della città. Due mesi dopo il loro arrivo, l’8 dicembre del 2012, hanno occupato una ex scuola in un grande edificio abbandonato a pochi isolati dalla tendopoli. Da allora, circa 100 persone continuano a vivere tra il campo e la scuola portando avanti le loro richieste. Gruppi di volontari e attivisti cucinano quotidianamente i pasti con il cibo donato da organizzazioni locali o privati e sono molte le persone che hanno dimostrato solidarietà organizzando nel tempo numerose proteste e manifestazioni.

Di fronte al trafficato incrocio di Oranienplatz è stata montata una tenda adibita a info-point. Vi si trovano molte informazioni, una lista della spesa con gli alimenti principali che mancano dal campo, una serie di striscioni con scritto “Il diritto di asilo non è un privilegio, è un diritto umano”. E ci si trovano anche i volantini con le richieste dei migranti: abolire la Residenzphflicht, legge che vieta la libera circolazione all’interno del paese e che permette allo straniero di muoversi solo entro una certa area. Questo “diritto di residenza” si applica ai rifugiati con una domanda in corso per asilo o ai cosiddetti “tollerati”, cioè rifugiati a cui l’asilo è stato negato ma che non possono essere espulsi per vari motivi: non hanno i documenti o la situazione nel loro paese d’origine è instabile. Chiedono inoltre la semplificazione e la riduzione dei tempi per elaborare le procedure in materia di asilo e la chiusura del sistema delle strutture ricettive, rifugi di massa condivisi che hanno mantenuto alcune persone in condizioni di isolamento per anni.

La maggior parte di queste persone proviene dalla Siria, dalla Palestina, dall’Africa e dalla Libia, è sbarcata a Lampedusa dopo le rivolte della cosiddetta “primavera araba” nel 2011 e poi è partito dall’Italia ricevendo un bonus di cinquecento euro per lasciare i centri di accoglienza allestiti in via provvisoria per l’emergenza. Il provvedimento era stato preso durante il governo Monti, riguardava circa 13 mila persone e aveva provocato tensioni tra i governi italiano e tedesco.

Una volta arrivati in Germania, gran parte di loro non ha ancora risolto la propria situazione: non può lavorare legalmente e vive aspettando una risposta dalle autorità competenti. Le comunità più numerose di migranti provenienti da Lampedusa si trovano a Berlino e ad Amburgo. In Germania, i richiedenti asilo hanno il diritto di risiedere in un centro profughi per un massimo di tre mesi dal momento dell’ingresso. A Berlino, per fare fronte agli arrivi, sono stati creati rifugi temporanei nelle ex scuole, negli ospedali e all’interno delle stazioni di polizia. Ma spesso non sono sufficienti e i tempi quasi sempre si allungano.

Sorprendentemente, la protesta e l’occupazione di Oranienplatz hanno ricevuto una debole opposizione da parte del governo federale, nonostante i tentativi di sgombero: alcuni esponenti della CDU hanno chiesto la dismissione del campo, ma i rifugiati sono stati e continuano a essere in stretto contatto con il governo locale. Il sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, ha invitato alcuni di loro a parlare al municipio, nel quartiere di Friedrichshain-Kreuzberg (uno dei dodici in cui è divisa la capitale tedesca) e il campo è stato in parte attivamente sostenuto dal governo del distretto di Kreuzberg, che ha fornito un aiuto per lo smaltimento dei rifiuti e la gestione dei servizi igienici mobili. L’ex sindaco del quartiere, Franz Schulz, aveva concesso il permesso per il campo e il suo successore, Monika Herrmann esponente dei Verdi, si è a sua volta dimostrata solidale con alcuni esponenti dei Verdi e dei socialdemocratici (SPD). Tecnicamente, però, la situazione può essere sbloccata solo a livello federale e fino a ora solo il 30 per cento dei richiedenti asilo l’ha ottenuto.

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