Schermata 2013-09-15 alle 14.48.10

L’ordinanza contro il Post

La storia di una contesa legale che solleva molte questioni sui diritti video, sul diritto di cronaca e sulla responsabilità nell'uso dei link

Schermata 2013-09-15 alle 14.48.10

Nell’agosto del 2010 il Post pubblicò un articolo intitolato “Guardare i Mondiali in streaming”. C’erano partite di calcio tutto il giorno, durante i Mondiali: e l’idea era di offrire – a chi non fosse in grado di mettersi su un divano davanti alla tv a qualunque ora – delle indicazioni utili su come seguire le diverse partite online. L’articolo ebbe buone attenzioni e fu condiviso sui social network: vi si elencavano orari e accessi ai canali più istituzionali delle reti televisive su internet e si citava l’esistenza di siti che davano informazioni sugli streaming offerti da siti internazionali –  “soluzioni per guardare le partite dei mondiali sui canali stranieri, approfittando dei loro segnali in streaming” – su cui non c’erano molte notizie: le nostre ricostruzioni ci portarono allora a concludere che in alcuni casi i siti che ospitavano gli streaming (siti non citati dal Post, che non li linkava mai direttamente: ma linkati a loro volta su alcuni indici che il Post citava) avessero i diritti di trasmissione in altri paesi e sfruttassero una zona grigia creata da internet, e in altri potessero non avere invece del tutto i diritti, cosa a cui alludevamo nell’articolo.

Non è escluso che possiate trovare in giro anche degli streaming provenienti direttamente da Sky, quindi con telecronaca in italiano: si tratta però di segnali diffusi illegalmente, visto che Sky trasmette solo via satellite. Allo stesso modo, non è escluso che siano illegali anche parecchi tra le migliaia di streaming di canali stranieri che saranno disponibili online: ognuno decida come regolarsi e cosa fare della propria connessione internet. Le partite trasmesse in chiaro, invece, possono essere viste in streaming sul sito della RAI: utile se non avete la tv in ufficio.

Riscontrato un interesse dei lettori del Post per il servizio che dava notizie su come vedere un evento sportivo online, il Post tornò nell’anno successivo a pubblicare articoli simili con le informazioni del caso di volta in volta, in occasione di altri eventi sportivi importanti, soprattutto partite di calcio: più o meno una volta al mese. Malgrado simili informazioni fossero offerte da diversi altri siti – anche di testate più autorevoli e note del Post – eravamo convinti dell’utilità del servizio (così come di quello di segnalare gli ospiti previsti ai talkshow politici televisivi, per esempio), che mantenemmo comunque sempre in uno spazio assai esiguo e marginale sulla homepage del Post, in ragione di una gerarchia che privilegiava notizie maggiori. Gli articoli non apparivano mai con l’evidenza degli altri, ma erano solo linkati nella colonna laterale che ospita le più diverse telegrafiche segnalazioni, quelle che al Post chiamiamo “post-it”: questo in osservanza all’idea che il servizio – come altri articoli molto brevi – completasse sì il lavoro di informazione del Post ma che si trattasse anche di una funzione gerarchicamente secondaria rispetto agli articoli e alle notizie principali del giorno e interessante solo per una limitata parte dei lettori.

Le segnalazioni di questo genere si intensificarono sul Post in occasione degli Europei di calcio del 2012, e una maggiore frequenza fu mantenuta anche all’inizio del campionato di calcio, ad autunno. Gli articoli davano le informazioni principali sulle partite ed elencavano reti televisive e siti che di volta in volta le trasmettevano legalmente, oltre a brevi indicazioni sui siti dove trovare ulteriori informazioni relative agli streaming online.

Il 10 ottobre del 2012 uno dei soci del Post, la società Banzai, ricevette una lettera da parte di uno studio legale romano per conto della società RTI, “Reti Televisive Italiane, società del Gruppo Mediaset” (Banzai fu allora e in tutte le fasi successive individuata erroneamente come l’editore del Post e per questo coinvolta in queste corrispondenze e nelle cause legali che seguirono, prima che un giudice riconoscesse l’errore e respingesse le richieste nei suoi confronti). Nella lettera si “invitava e diffidava (sic, contemporaneamente)” a “interrompere ogni attività informativa che contribuisca a facilitare l’accesso alla diffusione illecita dei contenuti di RTI” e “rimuovere entro 24 ore ogni informazione di contenuto identico o simile a quello da noi denunciato”.
Quando la lettera giunse al Post, giudicammo che le pretese avanzate superassero l’accettabile rispetto al ruolo e diritto di informazione di una testata giornalistica, ma cercammo di capire come venire incontro ai rispettabili interessi di RTI senza limitare il servizio che ci pareva giusto e corretto offrire ai lettori, né concedere un precedente a richieste indebite. E con una lettera del 22 ottobre rispondemmo tra l’altro:

La redazione de Il Post prende per altro atto della vostra segnalazione e dell’accertata violazione di diritti esclusivi della Vostra assistita RTI ad opera di alcuni di questi siti attestata dalle inibitorie ottenute dal Tribunale di Roma, e comprendendo le difficoltà di tutela dei diritti d’autore e di marchio che la stessa incontra in rete, ha provveduto a rimuovere le informazioni da voi segnalate.
Compatibilmente con i superiori interessi di cronaca e di informazione, nel futuro, al fine di escludere in fatto qualsivoglia errato sospetto di agevolazione o facilitazione, saranno rimossi gli hyperlink per l’accesso a tutti gli eventuali siti citati, fornendo come di consueto notizie il più possibile complete.

E di conseguenza – non avendo il Post alcun interesse a generare traffico verso quei siti – provvedemmo quindi da allora a non pubblicare più alcun link ai motori di ricerca per gli streaming (per colmo di chiarezza: i link sul Post non rimandarono mai a siti che trasmettevano le partite, né a pagine che ne ospitavano i link relativi, ma solo alle generiche homepage di motori di ricerca che raccoglievano tra le altre cose indicazioni su quei siti) né a qualsiasi altra pagina o sito non collegato alle reti televisive nazionali. Come si vede in questo esempio, pubblicato il 22 novembre 2012 (i nomi occultati qui non erano linkati a niente).

Schermata streaming

Un’altra abitudine che decidemmo di prendere per venire incontro alle preoccupazioni di RTI fu di rimuovere con una discreta frequenza i vecchi articoli relativi ad eventi sportivi passati, che non svolgevano più la loro funzione originale di servizio in relazione ai rispettivi eventi, e che RTI sosteneva potessero costituire un permanente veicolo di traffico verso i siti citati.

Passarono alcuni mesi, e il 10 febbraio 2013, anche per indagare meglio la questione posta da RTI, a seguito di ricerche e indagini il Post pubblicò un articolo che intendeva fare maggiore chiarezza sull’argomento streaming delle partite anche presso i lettori e presso chi cercasse informazioni sui motori di ricerca. L’articolo – generale, approfondito ed esteso, non relativo alla trasmissione di alcun evento sportivo e ospitato nello spazio degli altri articoli maggiori del Post – era intitolato “I siti dove vedere le partite in streaming – Quali sono, cosa dicono le leggi in Italia e in Europa”. E riportava sentenze e argomenti sulla questione, citando alcuni dei motori di ricerca accusati e le sentenze che li avevano riguardati, senza ospitare alcun link relativo, benché questo sia dal Post ritenuto in contraddizione con la completezza delle informazioni che siamo soliti dare. Il link a un sito o una fonte di cui si parla è un servizio in più dato al lettore per farsi un’idea migliore di ciò di cui sta leggendo o verificarne l’esattezza. Ma in questo particolare caso ci disponemmo a mutilare straordinariamente questa abituale completezza per soddisfare le preoccupazioni avanzate da RTI. L’articolo elencava i punti principali del dibattito culturale e legislativo intorno alla legittimità e illegittimità della trasmissione online degli eventi sportivi, e citava le decisioni giudiziarie avvenute.

Pochi giorni dopo, il 13 febbraio 2013, l’avvocato a cui il Post a ottobre aveva affidato le proprie risposte a RTI ricevette una diffida – da un avvocato rappresentante questa volta la Lega Calcio – destinata al Post. Vi si parlava di “pratiche illecite” condotte dal Post nel “pubblicare indicazioni e riferimenti a siti web attraverso i quali accedere illegalmente alla visione di eventi calcistici del campionato di Serie A in corso” e si chiedeva “entro 24 ore dal ricevimento della presente” di rimuovere “ogni informazione avente il contenuto e/o le finalità sopra descritte “. E anche di “interrompere ogni attività informativa che contribuisca ad agevolare l’accesso alla diffusione illecita dei contenuti audiovisivi licenziati dalla Lega Calcio”. Ovvero, la diffida equiparava “l’attività informativa” di una testata giornalistica – la quale citava, omettendone peraltro i link, i nomi di alcuni siti che davano indicazioni su altri siti dove vedere le partite – alla stessa trasmissione online delle partite su questi ultimi siti.

1 2 Pagina successiva »
Mostra commenti ( )