La storia delle lava lamp

Quelle con le bolle colorate che fanno molto 007: furono inventate 50 anni fa da un inglese

Circa cinquant’anni fa, nel settembre del 1963, l’inglese Edward Craven Walker fondò la società Mathmos, per produrre in larga scala un oggetto che aveva inventato pochi mesi prima e che aveva chiamato lava lamp: in pratica un contenitore dalla forma affusolata con l’aspetto di un piccolo missile in cui una piccola quantità di cera colorata è immersa in un liquido colorato, il tutto illuminato e riscaldato da una lampadina posta alla base. Il calore emanato dalla lampada fa sì che la cera contenuta all’interno salga verso l’alto, si raffreddi, e ricada di nuovo scomposta in vari pezzi verso il basso, per poi ricominciare. Craven Walker aveva preso l’idea da un rudimentale timer per la bollitura delle uova che aveva visto in un bar, in cui uno shaker trasparente contenente dell’acqua e un pezzo di cera veniva messo sul fuoco assieme alla pentola con l’uovo dentro: nel momento in cui la cera si fosse sciolta e separata in piccole parti sarebbe stato pronto anche l’uovo. La lava lamp diventò nel tempo un oggetto di design di culto e uno dei molti simboli degli anni Sessanta e Settanta.

Christine Baehr, la moglie di Craven Walker (che è morto nel 2000), ha raccontato a BBC News che nei primi anni dalla fondazione della società viaggiò molto assieme al marito per cercare di promuovere la sua invenzione: «andavamo in giro con un furgoncino, e convincere la gente a comprarla era dura. Alcuni pensavano che fosse un oggetto davvero orribile». A metà degli anni Sessanta gli affari migliorarono, e nel 1968 la lampada comparve in due serie televisive inglesi all’epoca molto seguite, Doctor Who e The Prisoner. Baehr ha raccontato però che lei e il marito realizzarono il successo della lampada nel momento in cui ricevettero una telefonata da un negoziante che conoscevano: Ringo Starr, il batterista dei Beatles, era appena uscito dal suo negozio dopo aver comprato una lava lamp.

Dan Hopwood, un architetto inglese, ha spiegato che la lava lamp e in generale gli oggetti di arredamento molto colorati ebbero un grande successo perché i mobili fabbricati nell’immediato dopoguerra «avevano lo stesso colore del fango». Secondo Hopwood infatti, fino agli anni Sessanta, verniciare oggetti dai colori brillanti su larga scala costava troppo: in pochi anni furono sviluppate nuove tecniche che permisero di abbassare di molto i costi di produzione, e oggetti colorati prodotti in serie cominciarono a diffondersi insieme a un’idea di modernità e a culture pop più giovanili e vivaci. La lava lamp vi associava anche un’estetica space age, anch’essa molto popolare allora con il grande successo della letteratura e del cinema di fantascienza.

Negli anni Ottanta la moda delle lampade colorate andò esaurendosi: Craven Walker decise di assumere la manager inglese Cressida Granger per cercare di migliorare le vendite. Granger ancora oggi è a capo dell’azienda e ha raccontato alla BBC che – dopo un periodo complicato – negli anni Novanta le lampade tornarono a vendere bene, anche meglio di quanto avessero fatto negli anni Sessanta, grazie a corsi e ricorsi delle mode e del vintage.
Il metodo di produzione negli anni è rimasto molto simile a quello originale: alcuni macchinari producono il contenitore, mentre il liquido e la cera sono versati da un operaio, che ne può riempire fino a 400 in una giornata e mezza di lavoro.

Recentemente il brevetto registrato da Craven Walker per la lava lamp è scaduto, e l’azienda sta cercando un modo per mantenere i diritti per produrre la lampada secondo i progetti originali. Riguardo la scadenza del brevetto Granger ha detto che «le altre aziende sembrano non essersene accorte», e ha spiegato che la concorrenza è poca e spesso punta a vendere prodotti più scadenti e a bassissimo costo. Una lava lamp originale oggi può costare da cinquantacinque sterline (circa 64 euro) in su.

 

 

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