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  • venerdì 30 agosto 2013

Colin Powell e l’antrace

Come andò quando, dieci anni fa, l'invasione dell'Iraq fu legittimata da prove false di armi chimiche e da un famoso discorso

Il 5 febbraio 2003, l’allora segretario di Stato degli USA Colin Powell tenne un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ebbe un grande risalto, grandi conseguenze subito dopo, e fu oggetto di grandi polemiche per tutto il decennio successivo: in molti lo ricordano anche in questi giorni in cui si torna a parlare di armi di distruzione di massa utilizzate nella guerra civile siriana e prove credibili dell’uso di queste armi.

Uno dei momenti più drammatici del lungo discorso (qui il testo completo), tenuto da un esponente dell’amministrazione Bush considerato “moderato” – nel 2008 Powell appoggiò l’elezione di Barack Obama – fu quando Powell parlò delle armi batteriologiche in possesso dell’Iraq, mostrando ai rappresentanti degli altri paesi, con un gesto molto teatrale, una fiala che conteneva una polvere bianca.
Agitando la fiala, fino ad allora posata sul tavolo davanti a sé, Powell disse:

Quando l’Iraq ammise finalmente di avere queste armi [biologiche] nel 1995, le quantità erano grandi. Meno di un cucchiaino di antrace in polvere, un po’ meno di questa quantità [disse mostrando la fiala] – questo è più o meno un cucchiaino – meno di un cucchiaino di antrace in polvere in una busta fece chiudere il Senato degli Stati Uniti nell’autunno del 2001. Molte centinaia di persone furono costrette a ricevere cure mediche di emergenza e due impiegati degli uffici postali furono uccisi solo a causa di questa quantità, più o meno, chiusa dentro una busta.

Powell aggiunse che l’Iraq avrebbe potuto produrre circa 25 mila litri di antrace, secondo quanto dicevano gli ispettori delle Nazioni Unite. Il discorso fu così drammatico ed efficace che anche molti commentatori liberal americani, tendenzialmente sfavorevoli alle politiche dell’amministrazione Bush, ne furono influenzati nel dirsi convinti della realtà del pericolo rappresentato dall’Iraq.

Quel giorno Powell parlò del “grosso faldone dei servizi segreti sulle armi biologiche dell’Iraq” e di laboratori mobili per la produzione di quelle armi, di testimonianze – molti anni dopo si scoprì che il principale autore di quelle testimonianze, un ingegnere chimico iracheno, si era inventato tutto – mentre dietro di lui il direttore della CIA George Tenet seguiva con espressione seria e coinvolta. Powell mostrò su un grande schermo immagini satellitari, grafici e foto che a suo dire provavano l’esistenza di un grande programma di armi chimiche e batteriologiche che sfuggivano al controllo degli organismi internazionali.

Per l’opinione pubblica americana e occidentale, l’antrace ricordava una minaccia che alcuni mesi prima era stata molto concreta, e si ricollegava alle accuse lanciate all’Iraq per tutto l’anno precedente dal presidente Bush in persona.
Tra ottobre e novembre del 2001, cinque persone morirono e altre 17 vennero contagiate da una serie di lettere che contenevano piccole quantità di antrace, negli Stati Uniti appena colpiti dagli attentati dell’11 settembre. L’episodio a cui fece riferimento Colin Powell avvenne il 15 ottobre 2001: una lettera che diceva “Abbiamo questo antrace. Ora sei morto. Hai paura? Morte all’America” – arrivò all’ufficio del leader della maggioranza democratica al Senato, Tom Daschle, dall’altra parte della strada rispetto al Campidoglio in cui si trova il Senato. Fu aperta da un dipendente e cadde una piccola quantità di polvere, dando l’allarme: gli esami sul posto confermarono che si trattava di antrace, la zona venne chiusa e una cinquantina di persone vennero controllate per assicurarsi che non fossero entrate in contatto con le spore. In quelle settimane, controlli e perfino evacuazioni per buste e pacchi postali sospetti avvennero in Germania, in una scuola francese, negli uffici di un giornale a Vilnius, capitale della Lituania, al parlamento canadese e a Melbourne, in Australia. Ma la paura si estese a falsi allarmi in molti altri luoghi del mondo.

Nei giorni successivi alla lettera indirizzata a Tom Daschle, alcuni commentatori che non avevano rapporti diretti con il governo Bush – tra cui l’ex direttore della CIA James Woolsey, nominato da Clinton – scrissero che c’era motivo di pensare a un coinvolgimento dell’Iraq nell’organizzazione e nell’esecuzione degli attacchi con l’antrace. Tra chi aderì a questa tesi ci fu anche Richard Butler, il diplomatico australiano che era stato a capo degli ispettori dell’ONU inviati in Iraq (Bush, da parte sua, parlò quasi subito di un possibile collegamento con Osama bin Laden).

A partire dai primi di novembre del 2001, era stato il presidente Bush a collegare più volte gli attacchi dell’11 settembre e quelli con l’antrace agli stessi “nemici dell’America”. Nel tradizionale Discorso sullo Stato dell’Unione del gennaio 2002, Bush fece davanti agli americani in ascolto un riferimento ancora più esplicito: “Il regime iracheno ha tramato per produrre armi all’antrace e al gas nervino per più di dieci anni”. Il concetto era stato ripetuto molto spesso nei mesi successivi e il 3 febbraio 2003, due giorni prima del discorso di Powell, Bush disse che gli USA avrebbero guidato una coalizione internazionale per disarmare il regime di Saddam Hussein, nel caso questi non si fosse voluto disarmare da solo.
L’invasione dell’Iraq cominciò il 20 marzo 2003.

Nei mesi successivi si scoprì che gran parte delle informazioni e delle ricostruzioni presentate da Colin Powell davanti ai membri del Consiglio di sicurezza erano false. Non c’erano laboratori mobili né enormi arsenali di armi di distruzione di massa. Molto tempo dopo, nell’estate del 2008, si conclusero anche le indagini sugli attentati all’antrace: l’FBI disse di aver raccolto abbastanza prove da poter dire che il colpevole era Bruce E. Ivins, un microbiologo che lavorava per il governo, che non fu mai processato perché si uccise poche settimane prima dell’annuncio. Nel febbraio 2005, Powell definì il discorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – e l’esposizione degli argomenti prodotti dai servizi segreti americani e inglesi – una “macchia” sulla sua carriera.

Foto: TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images

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