Mangiare per strada

Album fotografico di street food, dai pretzel di New York alla pizza napoletana negli anni '60, fino agli spiedini affumicati dell'Indonesia e al fritto ovunque

Bangladeshi street vendors prepare Iftar, food for breaking the daytime fast, at a traditional Iftar bazaar in the old part of Dhaka on July 21 , 2012, on the first day of Ramadan, the holy fasting month of Islam. Like millions of Muslim around the world, Bangladeshi Muslims celebrated the month of Ramadan by abstaining from eating, drinking, and smoking as well as sexual activities from dawn to dusk. AFP PHOTO/Munir uz ZAMAN (Photo credit should read MUNIR UZ ZAMAN/AFP/GettyImages)
Bangladeshi street vendors prepare Iftar, food for breaking the daytime fast, at a traditional Iftar bazaar in the old part of Dhaka on July 21 , 2012, on the first day of Ramadan, the holy fasting month of Islam. Like millions of Muslim around the world, Bangladeshi Muslims celebrated the month of Ramadan by abstaining from eating, drinking, and smoking as well as sexual activities from dawn to dusk. AFP PHOTO/Munir uz ZAMAN (Photo credit should read MUNIR UZ ZAMAN/AFP/GettyImages)

Complice il clima favorevole, l’estate è il periodo dell’anno in cui mangiamo più frequentemente street food, cibo acquistato e consumato per strada: nei mercati e alle bancarelle dei posti che visitiamo da turisti, dai venditori ambulanti durante le pausa pranzo, al parco, camminando in giro.

Lo street food esiste praticamente da sempre – a dirla tutta, probabilmente esiste da prima del resto del food – ed è diffuso nella stragrande maggioranza delle culture al mondo. Nell’antica Roma, per esempio, era nato perché i più poveri non potevano permettersi una cucina; nella Londra dei Normanni si vendevano in strada torte, sformati e pasticci ripieni di carne di tutti i tipi. È comune soprattutto nelle città ed è stato favorito dall’industrializzazione – sempre meno persone hanno tempo per cucinare e partecipare a un pasto tradizionale – e dall’immigrazione. Quando si arriva in un nuovo paese, infatti, uno dei modi più facili ed economici per fare qualche soldo è vendere il cibo del proprio paese d’origine con un carretto o un chiosco. Col passare del tempo, inoltre, i piatti cucinati da immigrati per gli immigrati vengono inglobati quasi sempre nella cultura culinaria locale: a Berlino, per esempio, il cibo di strada più comune è il kebab, che ha superato il tradizionale curry wurst, wurstel tagliato a rondelle, spolverato con curry e servito con patatine fritte.

Le foto mostrano alcuni dei cibi da strada più conosciuti e diffusi, come gli hot dog, i pop corn e la pizza, fino agli enormi pesci essiccati in Kenya, alle polpette fritte del Bangladesh e agli agrumi del Guatemala.