Orfini: i ministri del PD sembrano ministri tecnici

Il Manifesto ha pubblicato un’intervista al parlamentare del PD Matteo Orfini, esponente della corrente dei cosiddetti “Giovani Turchi”. Orfini risponde a una serie di domande sul governo e sul partito, criticando molto l’atteggiamento dei ministri del PD.

Non è che Letta ce l`aveva anche con lei quando a Rimini ha parlato dei «professionisti del conflitto»?
«Non lo so, ma quel passaggio mi preoccupa dal punto di vista culturale. Se c`è una cosa che abbiamo pagato in questi anni è la rimozione del conflitto, che è la fisiologia della democrazia. Teorizzare la fine del conflitto ha prodotto enormi vantaggi per i più forti. È una delle ragioni per cui sono aumentate le diseguaglianze. E per cui la sinistra ha tradito se stessa. Negare l`esistenza di contrapposizioni di interessi nella società significa smettere di rappresentare i più deboli e, per la sinistra, perdere di senso: quello che ci è accaduto. Ce ne fossero, di professionisti del conflitto, non saremmo ridotti così».

Ma la negazione del conflitto è II fondamento delle larghe intese.
«Infatti è uno degli errori che imputo a Letta e al modo in cui i ministri del Pd stanno nel governo. Va bene l`idea che in parlamento si compongano i conflitti; e che un governo di larghe intese, nella sua eccezionalità, debba tener conto di interessi contrapposti. Ma nel modo in cui stiamo nel governo abbiamo cancellato l`idea del conflitto: non si sa cosa ci stiamo a fare, per rappresentare chi. I nostri ministri, dal presidente del consiglio al capodelegazione Franceschini, sembrano ministri tecnici. Non fanno un`iniziativa che porti nell`agenda di governo il nostro punto di vista. Assistiamo ogni giorno al balletto di Lupi e Alfano che minacciano dimissioni se non si trova il salvacondotto per Berlusconi. Vorrei che i nostri ministri decidessero che si dimettono se entro ottobre non si risolve il problema degli esodati. Gli unici rappresentati sono gli interessi degli altri. Forse non abbiamo chiari i nostri interessi, dovremo chiarirci le idee al congresso».

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