Il problema dei test di ingresso all’università

Quelli di medicina, veterinaria e architettura torneranno a settembre, ha detto il ministero, e probabilmente sarà cambiato anche il "bonus" maturità: come funziona e cosa potrebbe cambiare

Il MIUR (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha annunciato venerdì 7 giugno che la data dei test per l’ammissione nei corsi di laurea a numero chiuso “ad accesso programmato nazionale” verrà spostata da luglio a settembre. Il ministero ha aggiunto che, con un nuovo decreto, il ministro Maria Chiara Carrozza cambierà in qualche modo anche il metodo con cui vengono assegnati i punteggi dei test. Al momento, un decimo dei punti sono assegnati in base a un complicato calcolo che tiene conto del voto dell’esame di maturità, che nelle ultime settimane è stato oggetto di diverse critiche e discussioni.

La premessa è che i cambiamenti riguardano soltanto i corsi di laurea in architettura (il cui test è stato spostato al 3 settembre), veterinaria (10 settembre) e medicina e odontoiatria (9 settembre), che sono gli unici definiti da quest’anno “ad accesso programmato nazionale”. Sono comunque alcuni dei corsi di laurea più “richiesti”: secondo i dati del ministero, un totale di 96.336 studenti ha fatto domanda di iscrizione, ma i termini dovranno essere riaperti e le università dovranno emanare nuovi bandi per permettere nuove iscrizioni. Le iscrizioni si faranno online entro il 18 luglio sul sito Universitaly.it.

Di solito, i test di ingresso si sono sempre fatti a settembre. Lo scorso febbraio, l’allora ministro dell’Istruzione Francesco Profumo decise di anticiparli a luglio. Nel decreto era contenuta anche una norma che avrebbe dovuto anticipare i test del 2014 addirittura ad aprile. Fu una decisione molto criticata, perché lasciava agli studenti poco tempo per prepararsi tra la fine dell’esame di maturità e l’inizio dei test.

La graduatoria nazionale
Non è ancora chiaro come il decreto che sarà approvato probabilmente mercoledì cambierà l’attribuzione dei punteggi all’esame di ammissione per aspiranti architetti, veterinari e medici. Il sistema attuale, introdotto con un decreto ministeriale lo scorso aprile, si basa su due punti principali: il primo è l’introduzione di una graduatoria nazionale per l’ammissione, mentre il secondo è il discusso sistema del “bonus maturità”.

Il ministero ha detto che questa graduatoria, nel decreto della prossima settimana, non sarà eliminata. In precedenza, la graduatoria era fatta in ogni singola università (come continua ad avvenire per le facoltà che non formino architetti, veterinari o medici). Poteva capitare che con un certo punteggio non si venisse ammessi in un’università, mentre con un punteggio inferiore si sarebbe riusciti ad entrare in un’altra: ma dato che i test della stessa facoltà si tenevano tutti nello stesso giorno, all’aspirante non restava altro che provare l’anno successivo.

Il “bonus maturità”
Il secondo punto principale introdotto lo scorso aprile è il cosiddetto “bonus maturità”. Il voto di ammissione si divide in centesimi. Con il nuovo sistema, novanta saranno attribuiti dal risultato del test, mentre fino a 10 saranno costituiti dal “bonus maturità”. Anche se l’idea di dare un peso all’esame di maturità nell’ammissione all’università è più o meno condivisa, il metodo con cui viene calcolato questo bonus è stato molto criticato, in particolare nelle ultime settimane, perché rischia di essere svantaggioso per le scuole con gli studenti più brillanti.

C’è una ragione riconosciuta da tutti dietro al “bonus maturità”: non è possibile stabilire un’equazione diretta tra punteggio di maturità e il bonus per il test di ammissione. Gli esami di maturità non vengono valutati in maniera facilmente confrontabile ed esistono scuole che tendono a dare voti più alti e scuole più severe. In altre parole, non era possibile dare al voto di maturità un valore assoluto. Nel decreto del ministro Profumo, quindi, al voto di maturità viene dato un valore relativo.

Il bonus scatta per chi ha preso un punteggio da 80 a 100, ma per stabilire se è di 4 o 10 punti bisogna vedere come sono distribuiti i voti all’interno della scuola. Il massimo di 10 punti è riservato agli studenti che prendono un voto uguale o superiore al 5 per cento dei migliori studenti della scuola, studenti che cioè appartenevano al 95° percentile, 9 punti per chi appartiene 90° percentile e così via.

Con questo sistema per ottenere il massimo dei punti all’interno di una scuola particolarmente di manica larga è necessario ottenere un voto più alto, mentre in una scuola più severa, al contrario, basta un voto più basso.

Questo sistema, però, non è in grado di riconoscere una scuola è di manica larga o se è piena di studenti molto preparati. Immaginiamo un liceo dove, per qualche motivo, gli studenti sono tutti bravissimi e quindi ottengono ottimi punteggiati alla maturità. Per loro ottenere il massimo del bonus sarà più difficile che per gli studenti che si trovano in una scuola dove invece il risultato medio è più scarso.

Quello italiano è proprio un sistema dove spesso gli studenti si distribuiscono in maniera non casuale e dove quelli più preparati e più intenzionati a proseguire gli studi si concentrano negli stessi istituti. Non è ancora chiaro come il ministro dell’Istruzione Anna Maria Carrozza intenda intervenire per limitare questa distorsione, anche se diversi giornali hanno parlato della possibilità di limitare il numero di punti assegnati dal bonus maturità.