La storia del Bounty

Oggi nella sperduta isola di Norfolk si festeggia il giorno in cui arrivarono gli ammutinati del Bounty e i loro discendenti

Oggi nella piccola isola di Norfolk, una trentina di chilometri quadrati a millecinquecento chilometri dall’Australia, si festeggia il Bounty Day, la ricorrenza del giorno in cui i discendenti degli ammutinati della nave Bounty si trasferirono a Norfolk dall’ancor più piccola isola di Pitcairn. La storia dell’ammutinamento capeggiato da Christian Fletcher e dell’incredibile navigazione del capitano Bligh è stata raccontata in tre film diversi (con Clark Gable, Marlon Brando e Mel Gibson, tutti nella parte del capo degli ammutinati). Si conosce meno quello che accadde dopo: le storie, a volte agghiaccianti, degli ammutinati e dei loro discendenti, tra omicidi e scandali legati alla pedofilia.

L’ammutinamento del Bounty
Il Bounty era una nave mercantile acquisita dalla marina militare inglese per una missione botanica: doveva attraversare il globo per raggiungere Tahiti, prelevare alcuni esemplari di albero del pane e trasportarli nei Caraibi. Per comandare la missione venne scelto il capitano Bligh, un ufficiale al suo primo comando. All’epoca Bligh aveva già 45 anni – un’età piuttosto avanzata per un primo comando, che di solito, agli ufficiali più brillanti, capitava molto prima in carriera.

Il Bounty partì da Spithead in Inghilterra nel dicembre del 1787. Il viaggio fino a Tahiti durò un anno e comprese un intero mese di tentativi infruttuosi di doppiare Capo Horn, sulla punta del Sudamerica. Il maltempo impedì al Bounty di passare nel Pacifico, e quindi Bligh fu costretto a scegliere la rotta più lunga, passando dal Capo di Buona Speranza (all’estremità meridionale del continente africano). Il ritardo accumulato costrinse la nave a restare ferma a Tahiti per cinque mesi, aspettando che gli alberi del pane arrivassero a una maturazione sufficiente per permetterne il trasporto.

Quei cinque mesi, probabilmente, furono la causa dell’ammutinamento. L’equipaggio si trasferì a terra e visse insieme agli indigeni tahitiani – all’epoca a Tahiti non c’era un insediamento europeo. Stando al giornale di bordo, in quei cinque mesi di sosta l’equipaggiò si divertì parecchio. I 44 marinai avevano passato un intero anno, stretti l’uno contro l’altro, a bordo di una nave lunga appena una trentina di metri ed esposti per intere settimane al freddo e alle tempeste di Capo Horn. Gli abitanti di Tahiti si rivelarono sorprendentemente ospitali, tanto che il medico di bordo cominciò a preoccuparsi per la diffusione di malattie veneree tra i marinai.

Da questo punto in poi, la ricostruzione degli storici diventa piuttosto divergente. Secondo il racconto popolare, immortalato nei vari film di Hollywood, Bligh per recuperare il ritardo accumulato raddoppiò il rigore e la disciplina a bordo. Già durante il viaggio di andata Bligh era stato un comandante piuttosto duro, ma una volta partiti da Tahiti Bligh punì e umiliò così tanto i suoi marinai da portarli all’ammutinamento.

In realtà, stando al giornale di bordo, Bligh non era peggiore della media dei capitani di nave della Royal Navy dell’epoca. Anzi, era persino più tenero – non che oggi la chiameremmo tenerezza. Le fonti storiche sono più o meno concordi nel dire che Bligh non fosse un comandante proprio piacevole, ma nemmeno abbastanza duro da giustificare un ammutinamento, cioè il reato più grave che un marinaio potesse commettere: garantiva una caccia spietata da parte della Royal Navy, che non lesinava sforzi per catturare gli ammutinati, e una condanna a morte per impiccagione.

Secondo questa ricostruzione – in qualche modo giustificata dagli eventi successivi – più che dalla dura disciplina di Bligh, l’ammutinamento fu giustificato dal desiderio di alcuni marinai, capeggiati da Christian Fletcher, di tornare a Tahiti dalle tahitiane: quasi tutti dopo l’ammutinamento si sposarono con una di loro. L’equipaggio, in fondo, era costituto da marinai inesperti che dopo un lungo viaggio erano stati sottoposti a un lungo periodo, diciamo, di mollezze.

Quale che fosse il motivo, il 28 aprile del 1789 circa 16 marinai, guidati da Fletcher, si impossessarono delle armi di bordo, fecero irruzione nella cabina del capitano e lo fecero prigioniero. Il resto dell’equipaggio non era nemmeno stato informato dell’ammutinamento, ma quando vide Bligh legato e minacciato da Fletcher con una baionetta, non oppose alcuna resistenza.

Il viaggio di Bligh
Bligh venne costretto a imbarcarsi su una scialuppa lunga appena 7 metri insieme ad altri 16 marinai, tra cui anche il chirurgo di bordo. Gli ammutinati lasciarono a Bligh un sestante e un orologio da tasca, per permettergli di calcolare la longitudine e quindi riuscire a navigare, e provviste sufficienti per qualche settimana. Non c’erano insediamenti facili da raggiungere, così Bligh fu costretto a condurre la scialuppa in un lungo viaggio per cercare di raggiungere un porto sicuro.

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