Il giorno in tribunale di Bassem Youssef

Un comico egiziano è stato rilasciato su cauzione dopo un interrogatorio: è accusato di aver offeso il presidente Morsi e ridicolizzato la religione

Il celebre comico egiziano Bassem Youssef è stato liberato su cauzione oggi pomeriggio. Youssef ha dovuto pagare circa 2.000 euro per poter essere liberato dopo che questa mattina si era spontaneamente presentato in tribunale. Da ieri era stato spiccato un mandato di arresto nei suoi confronti: l’accusa era di avere insultato il presidente egiziano Mohamed Morsi, di aver denigrato l’Islam e diffuso false notizie con lo scopo di destabilizzare l’ordine pubblico.

Youssef è uno dei più popolari comici egiziani che si occupano di satira politica e probabilmente è stato anche il primo a portare il genere in Egitto. La sua prima trasmissione andava in onda su un canale di YouTube mentre la rivoluzione in Egitto era ancora in corso.

Dopo il mandato di arresto emesso ieri sera, Youssef si è presentato questa mattina al tribunale indossando un gigantesco cappello simile a quello indossato dal presidente Morsi quando, qualche settimana fa, ha ricevuto un dottorato onorario in una università pakistana. Almeno un centinaio di suoi ammiratori lo aspettavano all’ingresso del tribunale. L’interrogatorio è durato tutta la mattina e parte del pomeriggio. Per tutto il tempo, Youssef ha continuato a scrivere su Twitter (in arabo) dall’interno del palazzo di giustizia.

«I poliziotti e gli avvocati vogliono tutti farsi una foto con me. Sarà per questo che mi hanno convocato?» ha scritto su Twitter appena entrato. E poco dopo, mentre veniva identificato: «Mi hanno chiesto il colore dei miei occhi. Davvero» (Youssef ha gli occhi verdi, cosa che si distingue molto chiaramente). E ancora, durante l’esposizione delle prove nell’interrogatorio: «Stanno tutti cercando freneticamente un computer in grado di riprodurre il formato video dei miei filmati». Nel corso del pomeriggio ha scritto anche in inglese.

 

Youssef ha 38 anni e ha studiato chirurgia cardiovascolare negli Stati Uniti. Durante i violenti scontri a piazza Tahrir del 2 febbraio 2011, Youssef faceva parte di un team di medici che aiutava i feriti. Subito dopo la rivoluzione è stato contattato da un network privato che aveva visto le puntate del suo show su YouTube. Da allora Youssef conduce El Bernameg, che vuole dire “il programma”. All’inizio di quest’anno si è trasferito su un altro canale, la CBC. Dopo la messa in onda del primo episodio ha ricevuto moltissime querele e denunce. Il secondo episodio è stato sospeso, ma dal terzo in poi ha ricominciato ad andare in onda regolarmente.

Youssef ha dichiarato che il suo modello è l’americano Jon Stewart e il suo The Daily Show (nel quale è stato ospite), uno dei conduttori di programmi di satira politica più famosi degli Stati Uniti. Youssef si presenta al pubblico vestito impeccabilmente in giacca e cravatta e parla da uno studio che ricorda quelli di New York con una scrivania e gradinate per un pubblico dal vivo. Anche i manifesti pubblicitari del programma diffusi per le strade del Cairo hanno un aspetto moderno e molto americano.

La satira di Youssef ha un’impronta dichiaratamente liberale. I suoi principali bersagli sono i politici conservatori, il presidente Morsi, i Fratelli musulmani e i salafiti. In particolare Youssef ha spesso preso in giro i discorsi degli sceicchi e dei predicatori che affollano molti programmi della televisione pubblica egiziana e di altre televisioni satellitari (programmi in genere molto più seguiti del suo). Youssef ha più volte dichiarato che sia i salafiti che i più moderati Fratelli musulmani hanno distorto l’Islam, piegandolo alle loro necessità politiche.

Gli attacchi nei suoi confronti sono stati molto numerosi. Diversi esponenti salafiti lo hanno accusato di essere un cattivo musulmano, di aver una morale sessuale distorta e persino una scarsa igiene personale. «Come voi non ci considerate musulmani – è stata la risposta di Youssef – noi non consideriamo musulmani voi». In un’altra occasione ha spiegato: «Non siamo noi ad insultare l’Islam. Lo fa chi usa la religione per scopi politici». Diversi studiosi Musulmani moderati hanno appoggiato le critiche di Youssef schierandosi contro i suoi accusatori.

Youssef ha spesso dipinto Morsi come un faraone e lo ha chiamato “Super Morsi”, prendendo in giro il suo modo piuttosto autoritario di governare l’Egitto. Una recente imitazione del presidente ha portato all’ennesima denuncia da parte di un esponente religioso che ha portato all’interrogatorio di oggi. In molti vedono nelle accuse a Youssef un ulteriore attacco da parte del governo Morsi e dei Fratelli musulmani che lo appoggiano contro l’opposizione laica e liberale. Youssef ora dovrà essere processato, ma non è ancora chiaro quanto e che cosa potrebbe rischiare in caso di condanna.

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