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  • venerdì 29 marzo 2013

Veselin Vlahović è stato condannato a 45 anni di carcere

È stato un criminale di guerra durante l'assedio di Sarajevo negli anni Novanta, la condanna ha 60 capi di accusa

Questa mattina Veselin Vlahović, montenegrino attivo nel corso della guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1996, è stato condannato a 45 anni dal tribunale di Sarajevo. Si tratta del massimo della pena attribuibile in Bosnia, dove la legge non prevede né la pena di morte né l’ergastolo. La condanna ha 60 capi di accusa, e il pubblico ministero ha dichiarato che Vlahović «ha ucciso 31 persone, ne ha rapite 14 che sono ancora considerate scomparse e ha stuprato 13 donne». Vlahović è anche soprannominato “il mostro di Grbavica”, dal nome del quartiere di Sarajevo dove operava come capo di una forza paramilitare che perseguitava bosniaci e croati nel corso dell’assedio di Sarajevo.

I crimini di cui è accusato Vlahović si sono svolti fra il 1992 e il 1993 e al processo sono stati chiamati 105 testimoni, fra cui una donna che ha raccontato nei particolari le violenze subite. La donna ha raccontato di essere stata rapita dal suo appartamento assieme alla madre nella notte dell’11 giugno 1992 e di essere stata portata in un appartamento abbandonato. Vlahović, dopo avere picchiato e violentato entrambe le donne per tutta la notte, chiese un riscatto per il loro rilascio, che la madre della donna pagò con i soldi che aveva nascosto in un cuscino della sua casa.

Dopo la fine della guerra bosniaca Vlahović tornò in Montenegro e si diede alle rapine a mano armata, ma venne arrestato. Riuscì a evadere e scappò in Serbia, dove nel 2001 sparò a un uomo in un bar, ricevendo così un secondo mandato di cattura internazionale dopo quello pendente per i precedenti crimini di guerra. Da lì fuggì in Spagna, dove entrò grazie a un passaporto bulgaro e continuò a commettere vari reati: tra le altre cose causò una lite in una residenza di prostitute e fu coinvolto in una sparatoria con una pattuglia di polizia. Nel 2010 è stato arrestato dalla polizia spagnola, che lo fece estradare in Bosnia.

Nelle prime fasi del processo si dichiarò «non colpevole riguardo ogni singolo capo di imputazione». In seguito insultò una testimone, una giornalista che aveva seguito il suo caso durante la guerra, e inviò una lettera minatoria alla famiglia di una delle sue vittime. La sua condanna è la più alta mai inflitta da una corte bosniaca: in precendenza Sanko Kojic, un altro criminale di guerra, era stato condannato a 43 anni di reclusione per il ruolo avuto nella strage di Srebrenica del 1995, durante la quale morirono circa ottomila persone.

foto: AP Photo/Court of Bosnia and Herzegovina

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