Chi sono i gesuiti

Chi sono i Gesuiti

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Storia, tratti fondamentali e citazioni pop dell'ordine di papa Francesco, "il primo Papa nero"

In tutti questi paesi i gesuiti cercarono, e spesso ci riuscirono, di avvicinarsi ai potenti e ai notabili dei paesi e a convertirli, in modo da convertire in un colpo solo anche le popolazioni a essi soggette. Spesso per quei re e quei potenti chi si convertivano era possibile avere accesso alle moderne armi e ai cannoni europei. A volte, in situazioni di pericolo, dietro a quei cannoni c’erano gli stessi gesuiti. Durante gli assedi di Macao e Goa, i matematici gesuiti partecipavano alla difesa aiutando a puntare l’artiglieria con le loro conoscenze di balistica.

In Sudamerica i missionari gesuiti si comportarono diversamente. Non c’erano Daimyo giapponesi o Mandarini cinesi da convertire, ma soltanto popolazioni tribali, spesso sfruttate o perseguitate dai domini coloniali spagnoli e portoghesi. Le missioni gesuite furono sempre molto vicine a queste popolazioni, opponendosi alla schiavitù e allo sfruttamento (è la storia raccontata dal film Mission).

Nel Diciottesimo secolo i gesuiti avevano accumulato tanto potere che uno dopo l’altro i regni europei decisero di espellere l’ordine dai loro territori. Tra le accuse che venivano loro rivolte c’erano quelle di voler sovvertire l’ordine sociale, di essere agenti del Papa e, soprattutto, di corrompere la gioventù. Costretto dai vari monarchi europei, il Papa soppresse l’ordine nel 1775. Da quel momento divenne un movimento clandestino.

La rifondazione
Nel 1814, dopo la prima abdicazione di Napoleone e il suo esilio all’Isola d’Elba, Pio VII ritornò trionfalmente a Roma dopo aver trascorso anni prigioniero in Francia. Era uno dei pochi “monarchi” che non si erano mai piegati a Napoleone e possedeva un prestigio indiscusso. Lo stesso anno del suo ritorno rifondò la Compagnia di Gesù. In quegli anni e in quelli successivi, all’interno della Chiesa si discuteva molto dell’atteggiamento da tenere nei confronti della modernità, intesa come il prodotto dell’illuminismo e della rivoluzione francese: liberalismo, uguaglianza e secolarizzazione della società.

I gesuiti si schierarono con la parte maggioritaria e più intransigente della Chiesa, quella che vedeva nell’Illuminismo e ancora di più nella rivoluzione francese un prodotto del demonio e una corruzione della società ordinata e gerarchica che andava sotto il nome di Antico Regime. Nel 1850 la Compagnia fondò Civiltà Cattolica, una rivista culturale che esiste ancora oggi, e tramite la quale davano voce alle loro posizioni intransigenti. In una specie di ribaltamento delle accuse che erano state fatte in passato all’ordine, ora i Gesuiti vedevano nel costituzionalismo e nelle rivoluzioni che attraversavano quegli anni, un complotto dei massoni per sovvertire la società. Il liberalismo ottocentesco era una specie di cavallo di troia che avrebbe condotto la società verso il male supremo, il socialismo.

La teologia della liberazione
Dagli anni Cinquanta la Compagnia di Gesù ha affrontato una serie di mutamenti che l’hanno resa quasi irriconoscibile rispetto alla Compagnia rifondata nel 1814. Dalle posizioni intransigenti la Compagnia è passata a posizioni molto più liberali. I protagonisti di questa svolta sono stati gesuiti come l’americano John Courtney Murray, che compì delle aperture notevoli per la chiesa nei confronti dell’aborto distinguendo tra l’immoralità del gesto e la possibilità o meno di trasformare il giudizio morale in una legge dello Stato. Murray fu uno dei più importanti promotori della Dignitatis Humanae Personae: il documento, prodotto dal Concilio Vaticano II, nel quale si affermava per la priva volta da parte della Chiesa Cattolica la libertà religiosa.

Ancora più importanti furono i cambiamenti portati avanti da Pedro Arrupe, Generale dell’ordine dal 1965 al 1983. Arrupe sottolineò l’importanza di realizzare la giustizia sociale e di combattere la povertà nella missione dell’ordine. In quegli anni si andò sviluppando in America Latina una delle correnti che hanno maggiormente connotato la Compagnia di Gesù nel secondo dopoguerra: la Teologia della Liberazione.

Si trattò di un movimento che voleva rileggere gli insegnamenti cattolici nell’ottica dei più poveri, soggetti alle diseguaglianze sociali e all’oppressione politica. Per i critici non era altro che una versione cristiana del marxismo. Il movimento prese questo nome nel 1971, ma già negli anni Cinquanta e Sessanta diversi sacerdoti e membri della compagnia avevano cominciato a sottolineare la situazione di ineguaglianza economica e oppressione politica diffusa nel continente. Il termine stesso fu inventato da un domenicano, ma personaggi come Arrupe e i sei gesuiti uccisi dall’esercito del Salvador nel 1989 hanno finito con il far associare comunemente la Teologia della Liberazione con la Compagnia.

Papa Giovanni Paolo II ne fu un grande oppositore. Accusata di essere vicina al socialismo e di rischiare di creare una frattura tra una Chiesa dei poveri e una Chiesa dei ricchi, i suoi esponenti vennero colpiti da sanzioni disciplinari e Giovanni Paolo II arrivò a nominare personalmente e direttamente il successore di Arrupe nella Compagnia di Gesù, opponendosi al candidato più liberale che era stato scelto dalla Congregazione dell’Ordine. Alcuni considerano la scelta di padre Federico Lombardi, un gesuita, come capo della sala stampa vaticana, il segno di un atteggiamento più conciliante di Benedetto XVI nei confronti della Compagnia. Lombardi sostituì Joaquín Navarro-Valls che era stato scelto da Giovanni Paolo II ed era membro dell’Opus Dei.

I gesuiti e l’Opus Dei
Da diversi anni esiste una specie di rivalità all’interno della Chiesa tra i gesuiti e l’Opus Dei, che non è un ordine ma una “prelatura personale” che al suo interno conta sacerdoti e laici. Si tratta di una storia che risale agli anni Trenta, quando il Superiore Generale dei gesuiti, Wlodzimierz Ledochowski, scrisse una lettera al Papa definendo l’appena nato Opus Dei «molto nocivo per la Chiesa in Spagna» e arrivò a definirlo una specie di “massoneria cristiana”.

Critiche all’Opus Dei ci sono state anche recentemente da parte di singoli esponenti della Compagnia di Gesù – che ovviamente non ha mai preso una posizione ufficiale di critica nei confronti dell’Opus Dei. A quanto hanno raccontato diversi fuoriusciti dall’Opus Dei, al suo interno non ci si riferisce mai ai gesuiti con il loro nome, ma si usa il termine “i soliti”, intendendo “ i soliti noti gesuiti” che fecero soffrire il fondatore, Josemaría Escrivá de Balaguer, fatto santo nel 2002.

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  • pierandrea fioravanti

    Napoleone diceva : . Spero di non dover dire : . Mi conforta il pensiero di Sorella Morte che, mi auguro a cento anni, mi accoglierà nella Verità. In Papa Francesco è riposto il potere di consolarmi, in questa vita.

  • pierandrea fioravanti

    Faccio riferimento al mio commento di un mese fa.

  • pierandrea fioravanti

    Faccio riferimento al mio commento di un mese fa.

  • pierandrea fioravanti

    Ricordo l’immensa gioia che ho provato quando, nel giugno del 1948, ho consultato i quadri della mia promozione dalla prima alla seconda media presso l’Istituto Vittorino da F e l t r e, a Genova. Il 20 febbraio 1961 ho conseguito la laurea in Giurisprudenza a Genova, con 110, lode e medaglia d’argento. La mia sentenza finale è questa. Contemplando le gioie ed i dolori che ho ricevuto nella mia vita dalla Chiesa Cattolica e dallo Stato italiano, secondo il mio spirito di giustizia, rimprovero il buon Dio di non avermi fatto morire in quel lontano giugno 1948, senza, con questo, voler togliere nulla alla felicità ricevuta da mia moglie e da mia figlia. Dopo questa frase, simile ad un lungo periodo di carattere ciceroniano, posso affermare che la Chiesa Cattolica potrebbe restituirmi l’immensa gioia del giugno 1948, realizzando la Mamma visibile della Chiesa e le altre strutture previste nella mia lettera in data 9 marzo 2006, trascritta in un commento precedente. Lo Stato italiano sarebbe da me ampiamente perdonato per gli errori della sua gestione sociale. Giovanna d’Arco ha visto il trionfo dei suoi sogni dopo la sua morte. In ogni modo, confermo di desiderare di vivere almeno fino a cento anni, se questa è la volontà di Dio, a maggiore Sua gloria.

  • pierandrea fioravanti

    Nel mio precedente commento, in data 13 dicembre 2013, giorno di Santa Lucia, non ho accennato al fatto che, durante il mio felice anno di prima media, sono diventato Aspirante di Azione Cattolica giungendo ad essere nominato, quando frequentavo a Massa la seconda Liceo Classico, Segretario Diocesano di Azione Cattolica. Successivamente sono iniziate le traversie morali ed economiche della mia famiglia, terminate soltanto quando, a seguito della vittoria in un concorso statale, ho stabilito la mia residenza a Roma, nel 1964. La Vergine Santa, durante i dolori della mia vita, nella quale molte volte ho contemplato le piaghe del Signore, mi ha sempre assistito con il suo sorriso e la sua intercessione.

  • pierandrea fioravanti

    Nelle Mille e una notte, si parla della formula magica per entrare nella grotta del tesoro. Forse la formula vincente per ottenere una risposta ai miei commenti ed alle mie confessioni precedenti, è cliccare sulla casella: Rispondi. Spero di trovare il sorriso di Gesù bambino.

    • pierandrea fioravanti

      Sembra che non sia questa la formula magica. Resta il conforto della preghiera e dell’intercessione di Maria Santissima.

  • pierandrea fioravanti

    Nelle Mille e una notte, si parla della formula magica per entrare nella grotta del tesoro. Forse la formula vincente per ottenere una risposta ai miei commenti ed alle mie confessioni precedenti, è cliccare sulla casella: Rispondi. Spero di trovare il sorriso di Gesù bambino.

  • pierandrea fioravanti

    L’ultimo intervento, diverso dal mio, risale a 6 mesi fa. Mi domando se i Padri Gesuiti siano a conoscenza dei miei commenti. Rivolgo questo interrogativo nella notte del Santo Natale 2013.