Iraq Reopens the Notorious Abu Ghraib Prison as Baghdad Central Prison
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  • giovedì 7 marzo 2013

Gli americani e le torture in Iraq

Una grossa inchiesta di Guardian e BBC racconta il ruolo di importanti politici e militari - Petraeus, Rumsfeld - nella gestione dei centri segreti in Iraq

Iraq Reopens the Notorious Abu Ghraib Prison as Baghdad Central Prison

Un’inchiesta del Guardian e della BBC araba racconta importanti dettagli sul presunto coinvolgimento di alti funzionari civili e militari statunitensi nell’utilizzo della tortura in Iraq come tecnica di interrogatorio. Per la prima volta ci sarebbero prove che alcuni importanti consiglieri americani avrebbero fatto da “canale di collegamento” tra chi concretamente conduceva gli interrogatori e chi, politici e militari di alto livello, si occupava di decidere la strategia americana in Iraq dopo l’invasione del 2003 che portò alla caduta di Saddam Hussein.

L’inchiesta
L’inchiesta è durata 15 mesi, ed è iniziata dopo la pubblicazione sul sito di Wikileaks di alcuni documenti militari americani che documentavano centinaia di casi di tortura ai danni di ribelli iracheni, concentrati in diversi centri detentivi sparsi per tutto il paese e gestiti insieme da americani e iracheni. Il Guardian ha pubblicato oggi il video dell’inchiesta, “James Steele: America’s mystery man in Iraq”. Di seguito un trailer da cinque minuti.

Tra i vari personaggi coinvolti ci sarebbero anche due nomi molto conosciuti: il primo è quello del generale David Petraeus, che nel 2003 venne incaricato di ricostruire le nuove forze armate irachene (più recentemente Petraeus si è dimesso da capo della CIA dopo uno scandalo sessuale). Il secondo è quello del Donald Rumsfeld, allora ministro della Difesa dell’amministrazione repubblicana di George W. Bush. A partire dal 2003 Petraeus e Rumsfeld sarebbero stati costantemente aggiornati da due consiglieri, i colonnelli James Steele e James H. Coffman, sull’organizzazione e le procedure dei centri segreti di detenzione e tortura in Iraq.

Cosa c’entrano le “guerre sporche” dell’America centrale 
La ricostruzione del Guardian e della BBC araba è piuttosto complessa, ed è utile raccontare la storia dall’inizio. Dopo la destituzione di Saddam Hussein, l’Iraq si ritrovò nel caos perché, insieme al presidente, abbandonarono le loro posizioni di potere molti dei vertici politici e militari del regime iracheno. Una delle priorità dell’amministrazione Bush fu ricostruire l’apparato di sicurezza del paese, che era stato praticamente azzerato dall’intervento militare americano. Gli iracheni avrebbero dovuto aiutare gli americani nella strategia della cosiddetta counterinsurgency, elaborata per contrastare la guerriglia sunnita irachena che ancora resisteva.

Secondo l’inchiesta, il Pentagono decise allora di inviare in Iraq un veterano delle cosiddette “guerre sporche” dell’America Centrale, il colonnello James Steele. Durante gli anni Ottanta, scrivono sempre i giornalisti, Steele era stato messo a capo di una squadra di consiglieri militari speciali inviati a El Salvador per addestrare alcune unità paramilitari salvadoregne sui metodi di counterinsurgency. In quegli anni gli Stati Uniti appoggiavano la giunta militare che governava El Salvador, che era andata al potere dopo una serie di colpi di Stato. Le unità addestrate dagli americani dovevano contrastare gli oppositori del regime: diversi documenti successivi mostrarono che questi squadroni salvadoregni si resero responsabili di ripetute violazioni dei diritti umani.

Come funzionavano i centri segreti di detenzione e tortura
L’esperienza maturata da Steele in El Salvador convinse l’amministrazione americana a riproporlo per un incarico simile in Iraq, secondo Guardian e BBC. Steele venne incaricato di supervisionare le unità speciali irachene che si dovevano occupare di creare e gestire alcuni centri di detenzione e tortura. Steele ricevette l’incarico direttamente da Donald Rumsfeld e venne affiancato da un altro colonnello, James Coffman, che riferiva direttamente al generale Petraeus: Coffman, durante un’intervista alla rivista militare americana Stars and Stripes, descrisse se stesso come “gli occhi e le orecchie sul campo iracheno” di Petraeus.

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