Juan Jose Padilla

Un pirata fra i tori

Le foto della Feria Ibérica del Toro de Olivenza nel sud-ovest della Spagna, col torero Juan Josè Padilla che nel 2011 fu incornato e perse un occhio

Juan Josè Padilla è un noto torero spagnolo di 38 anni, conosciuto in Spagna come “il ciclone di Jerez”. Nell’ottobre del 2011, durante un’esibizione a Saragozza, scivolò e fu incornato da un toro al viso, perdendo un occhio, l’udito dall’orecchio sinistro e parte della mascella. A cinque mesi dall’incidente, Padilla, che adesso viene chiamato “il Pirata”, tornò a sfidare un toro nell’antica arena di Olivenza, nel sud-ovest della Spagna, facendo molto discutere per il coraggio (o l’incoscienza) della sua scelta. A un anno dal suo ritorno, Padilla ha preso parte alla Feria Ibérica del Toro de Olivenza, che si è tenuta dal 28 febbraio al 3 marzo e che ha dato il via ufficialmente alla stagione delle corride. Il fotografo spagnolo Daniel Ochoa de Olza – che ha vinto il secondo premio al World Press Photo 2013 nella sezione Observed Portraits, proprio con una foto di Padilla – ha seguito i 4 giorni della Feria, raccontando con le sue immagini la concentrazione dei matador, i loro costumi (i trajes de luces, letteralmente “abiti di luci”) e l’entusiasmo del pubblico.

  • John Doe

    Non sarà forse gentile da dire, e magari il tipo è anche simpatico, ma io sto con i tori. Qualche pezzo se lo sono già preso e, se la prossima volta si prendono anche il resto, per me va bene.

    • http://twitter.com/UmbertoEquo Umberto Equo

      Scusa, ma che palle.

  • http://twitter.com/UmbertoEquo Umberto Equo

    Sarò il solito romantico esistenzialista hemingwayano, ma ho sempre apprezzato la corrida e penso proprio che continuerò a farlo, in barba al popolo dei censori nichilisti ormai imperversanti ovunque. E credo peraltro che questo non sia affatto in contrasto con il rispetto più profondo per la natura e il mondo animale.

    • John Doe

      Sono romantico anche io e non sono censore o nichilista, e sono sicuro che tu non odi i tori come io non odio i toreri. La differenza è solo la scelta tra i due, tu apprezzi lo spettacolo del matador (colui che mata), io preferirei lo spettacolo del corneador.

      Per me, se uno dei due ci deve lasciare le penne, tanto vale che sia quello che può scegliere. Il toro con l’orecchio del torero farebbe un figurone, sono sicuro :-)

      @twitter-901626602:disqus ma figurati, e comunque anche tu mica scherzi

      • http://twitter.com/UmbertoEquo Umberto Equo

        Per la cronaca non ti annoveravo tra il popolo dei censori nichilisti, anche se devo dire che oggi non è tanto, o meglio non solo, un’inclinazione individuale ma un elemento presente nello spirito di questo tempo. Però devo dire nonostante tutto che a mio avviso la scelta tra i due contendenti non è così equivalente. Ciò significherebbe appoggiare la visione antispecista che io invece non condivido minimamente. L’uomo e l’animale per me non sono uguali. Indi non ritengo le loro vite come aventi lo stesso peso. Tu invece parrebbe di sì, anzi quella del toro avrebbe apparentemente più valore (quantomeno a livello simpatetico). In questo senso ritengo accettabile la corrida. Ma soprattutto la considero tale in quanto gesto avente valore estetico, in quanto portato culturale e più pragmaticamente, perché il toro verrebbe comunque ucciso, solo in modo molto più brutale e infame per lui (in questo caso se la gioca e quando vince spesso viene anche onorato e risparmiato). Mi scuserai la “pesantezza” dell’intervento ma credo valga la pena analizzare la questione in profondità. Detto questo, grazie per la risposta. Saluti.

        • John Doe

          Partiamo dallo stesso presupposto, neanche per me l’uomo e l’animale sono uguali, e anche io non ritengo le loro vite equivalenti.
          Il punto è che, per me, questa è un’aggravante a carico dell’uomo. Posso capire, anche se non condivido, l’apprezzare il gesto estetico della corrida ma il suo valore (estetico appunto) a mio parere non giustifica la sofferenza inflitta all’animale.
          Ricordiamoci che non viene semplicemente matado, ma fatto prima impazzire di dolore e rabbia con le banderillas.
          Io questo non riesco proprio a sopportarlo, è sopratutto questo che mi fa tifare per il toro.

          Grazie, e saluti anche a te.

  • Matteo Nucci

    Il fatto che generalmente si ignora è che la corrida non è affatto una lotta tra due parti e una delle due vince o prevale. Si tratta di un rito, non di uno sport. E per questo paradossalmente la più grande vittoria del toro sta nel migliore successo del torero. Tant’è che l’unico caso della sua possibile salvezza – l’indulto – il toro può conquistarselo con un grande torero che riesca nell’impresa della corrida perfetta, facendo cioè quello che gli spagnoli dicono così: “tirare fuori il mistero del toro”. In quei casi, il grande torero mostra le grandi qualità del toro che viene salvato per farne uno stallone, padre di tori che si sperano altrettanto nobili, coraggiosi e forti e dotati di tutte quelle caratteristiche che il toro selvaggio deve possedere. Su tutte una qualità trasversale: il deseo ardiente de ir a mas. Il desiderio ardente di non fermarsi mai, migliorarsi sempre, crescere. Qualcosa che il toro selvaggio può condividere con l’essere umano.