Che diavolo sta succedendo?

Tutte le ipotesi sulla situazione politica - anche quelle più ardite - spiegate con calma: con Grillo, senza Grillo o con un po' di Grillo soltanto

7. E non si possono proporre leggi e votarle in Parlamento, tema per tema, senza un governo?
Si può proporle, anche al primo giorno di insediamento: è il Parlamento che propone le leggi e le approva, e il governo ha solo alcuni strumenti legislativi secondari. E fino all’insediamento di un nuovo governo, il governo Monti resta in carica, dimissionario, “per il disbrigo degli affari correnti”. Ma la produzione legislativa del Parlamento prevede la presenza del governo in una serie di passaggi (calendario con i capigruppo, lavori delle commissioni, discussione in aula) con un ruolo attivo che non è negli “affari correnti” di un governo dimissionario.

Aggiungete che è abbastanza impensabile che in una condizione di ingovernabilità, senza che esista nessuna maggioranza plausibile per formare un nuovo governo, le camere siano mantenute nella loro operatività. Il nuovo presidente della Repubblica – quello attuale non può, perché è a fine mandato (ci arriviamo) – le scioglierebbe prima che siano in grado di affrontare qualunque percorso legislativo.

8. Cosa resta?
Oppure si ritorna allo scenario che lo stesso Grillo ha definito più probabile – e a quanto sembra da lui auspicato per aggiungere discredito ai partiti avversari – un “governo Monti senza Monti”.  Cioè un’alleanza tra PD e PdL – e forse anche i montiani – simile a quella che ha governato il paese nell’ultimo anno, magari con l’obiettivo di fare alcune riforme prima di tornare a votare. Il PdL però ha detto che sosterrà un governo a condizione che intenda abolire l’IMU e restituire quella già pagata sulla prima casa, e Bersani per il momento ha escluso di fare un’alleanza col PdL. E lo scenario è tra l’altro considerato come quello che più degli altri gonfierebbe ulteriormente i consensi del M5S.

9. Quindi non c’è un’ipotesi di governo realistica?
Tutto può cambiare, ma allo stato attuale pare di no. In questi casi, quando ritiene che le possibilità di formare una maggioranza si siano esaurite, il presidente della Repubblica scioglie le camere e si va a nuove elezioni. C’è un ma, però.

10. Cioè?
Giorgio Napolitano si trova nel cosiddetto “semestre bianco”, cioè gli ultimi sei mesi del suo mandato, quelli in cui non può sciogliere le camere (salvo che quei sei mesi non si sovrappongano con la scadenza della legislatura). La ragione di questa norma è impedire che il presidente della Repubblica decida arbitrariamente di sciogliere le camere per rinviare l’elezione del suo successore o sbarazzarsi di un Parlamento sfavorevole a una sua ipotetica rielezione.

11. Quindi restiamo senza governo? E fino a quando?
Non restiamo senza governo perché fino all’insediamento del nuovo governo resta in carica il precedente, il governo Monti. Il mandato di Napolitano scade il 15 maggio 2013: la prima convocazione del Parlamento e dei delegati regionali allo scopo di eleggere il suo successore è stata fissata il 15 aprile. Quindi, stando così le cose, bisognerebbe aspettare l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, che potrebbe impiegare un solo giorno o anche diversi. Il nuovo presidente della Repubblica, una volta insediato, deciderebbe se avviare delle nuove consultazioni o sciogliere le camere.

12. Non si potrebbe far prima?
Sì, si potrebbe. Ci sono due possibilità. La prima è che Napolitano, valutata la necessità di sciogliere le camere e l’inopportunità di stare a lungo senza un governo legittimato dal Parlamento, decida di dare le dimissioni finite le consultazioni: più o meno due mesi prima della scadenza naturale del suo mandato. Così il suo successore sarebbe eletto prima del 15 aprile e si andrebbe a votare prima.

La seconda possibilità è un po’ fantascientifica (ma la situazione in cui siamo è piuttosto inedita): l’autoscioglimento delle camere, a fronte di una situazione di stallo. Se ne parla nei manuali di dottrina giuridica – e non nella Costituzione – specie in relazione al fatto che di norma, soprattutto nella prima repubblica, erano i partiti (cioè le camere) a decidere di andare a nuove elezioni, e al presidente della Repubblica non restava che certificare quella volontà.

13. Già che siamo nella fantascienza, altre idee?
Una ci sarebbe, piuttosto estrema. Allo scopo di rimuovere questo ingorgo ed evitare che il nuovo presidente della Repubblica sia eletto da un Parlamento così temporaneo, vissuto appena poche settimane, un’altra ipotesi possibile è la rielezione di Giorgio Napolitano dietro suo impegno a dimettersi entro un anno. Nel frattempo si torna a votare, si spera di ottenerne una maggioranza parlamentare, si insedia un governo (se stavolta va meglio) e si sceglie con calma il nuovo capo dello Stato.

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