Netherlands World Press Photo Contest

Fin dove si ritocca il fotogiornalismo?

Se lo chiede Michele Smargiassi riflettendo sull'immagine che ha vinto il World Press Photo

Repubblica ospita martedì in prima pagina una riflessione di Michele Smargiassi, giornalista esperto e appassionato di fotografia, sull’uso contemporaneo del ritocco digitale delle immagini che ha raggiunto visibilmente anche la foto che ha vinto l’importante premio World Press Photo.

Per la giuria del World Press Photo Award, l’Oscar olandese del fotogiornalismo, il caso non esiste. Qualunque ritocco lo svedese Paul Hansen, che venerdì ha ricevuto il primo premio per il 2012, abbia praticato sulla sua immagine vincitrice, “siamo convinti che rientri nelle pratiche accettabili della professione”, hanno stabilito i guru di Amsterdam. Ne sono meno convinti centinaia di fotografi, o semplici appassionati, che da venerdì intasano i forum di Internet con proteste contro la “teatralizzazione del dolore”, e la “foto trasformata in un Caravaggio”.
Di drammatizzazioni, quell’immagine non parrebbe avere bisogno. Mostra il funerale concitato e affranto di Suhaib e Muhammad, fratellini palestinesi di due e quattro anni uccisi il 20 novembre nel bombardamento israeliano della loro casa a Gaza City. Un’immagine di dolore estremo, un urlo contro una guerra ingiusta e spietata.
Ma nessuno contesta quel che la foto racconta. Il dubbio è su come lo fa. Per una volta, non sono in questione l’aggiunta o la cancellazione di dettagli significativi, le bugie conclamate.
La polemica si fa più sottile. Sotto accusa è lo “stile” che un uso eccessivo dei “pennelli elettronici” di Photoshop o di Lightroom imporrebbe al lavoro dei fotogiornalisti, allontanandolo dalla testimonianza visuale. Quell’abbondanza di dettagli nitidissimi in una situazione movimentata. Quella luce calda che piove da sinistra, sui volti, scaturita da chissà dove, in un vicolo stretto e buio. “Per un attimo la luce è rimbalzata sui muri della stradina”, ha spiegato Hansen al New York Times.
Ma non bisogna essere dei tecnici per intuire che questa immagine non è uscita così come la vediamo dalla fotocamera. Del resto, “non c’è fotografia mediatizzata, oggi, che non sia più o meno post-prodotta”, conferma Renata Ferri, photo-editor di grande esperienza, due volte nella giuria del WPP, “e le regole del premio, lo garantisco, sono molto severe, proprio per impedire che gli eccessi dilaghino”. E questa foto, perché è passata? “Questa non è una foto disonesta, mostra un fatto tragicamente reale. A me comunque non piace, io sono per il ritorno al documento, anche spoglio, brutale. Purtroppo la tendenza all’epicità, alla “licenza poetica”, sta dilagando. Non c’è fotografo che non ci provi, ma non tutti i fotografi possono essere dei Goya, come non tutti i giornalisti scrivono come Montale”.

(continua a leggere su Repubblica.it)

  • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

    io sono d’accordo. a me non piace. non mi piace il fotoritocco. non mi piace andare a cercare per forza i cadaveri, per fare… documento. basta!

    • http://twitter.com/Laurens_deGraaf letzte ausfahrt

      dici due cose legittime ma separate. La questione è se veramente necessario “caricare” delle immagini di straordinaria cronaca con degli artifici digitali. Secondo me no, nella maniera più assoluta. Questa immagine colpiva già così, senza bisogno di dare una ritoccata ai livelli. La ritoccatina compromette, a mio avviso, molto del significato e del messaggio che ci dovrebbe essere dietro questa foto.

      • pepato

        “Questa immagine colpiva già così” lo dici come se avessi visto lo scatto originale in raw, o se fossi presente sulla scena….

        • fulmine

          o magari basta pensare che ritrae due bambini ormai cadaveri, per dire che colpisce.

          • beonerosso

            Sono un po’ cinico, ma per vincere il world press photo non basta che il soggetto siano due bambini cadaveri.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            ultimamente pare di sì

          • Luca Pareschi

            sei una giurata?

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            no, guardo i premiati.. non basta?

          • beonerosso

            Francamente: no. Ritengo sia superbia pensare che basta guardare i premiati per poter giudicare le foto di un concorso che alla fine è per “addetti ai lavori”.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            io non parlavo di giudizio, ma di soggetti. per quesllo basta guardare i premiati.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            no, guardo i premiati.. non basta?

        • http://twitter.com/Laurens_deGraaf letzte ausfahrt

          effettivamente senza la postproduzione sarebbe stata una scena talmente ordinaria da passare inosservata…

      • Alpaca

        quoto pepato.

        • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

          era per dire che l’immagine di due bambini cadavere, già di per se, è forte, senza dover aggiungere null’altro

      • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

        sono d’accordo.
        sono separate, ma entrambe vere, per me

  • beonerosso

    Il punto non è se si ritocca oppure no, perché con il digitale anche l’immagine JPEG che esce dalla macchina fotografica è in realtà stata manipolata secondo le impostazioni della fabbrica, ma quanto e soprattutto cosa. Manipolazioni come quelle della foto sono oramai del tutto lecite

  • ricettesbagliate

    quando io guardo questa foto penso: ma io ce l’avrei il coraggio di mettermi in mezzo a una processione del genere (risposta: NO), ma io sarei capace di tenere la mano, in un frangente come quello, ferma con un diaframma così chiuso (notare profondità di campo; risposta: NO). il resto a me sembra secondario. certo, mi seccherebbe, ad esempio, se qualcuna delle persone in secondo piano fosse stata aggiunta con timbro clone (ma non ho strumenti per dirlo) e sarei indignato se si trattasse di una foto posata (ma questa è una storia vecchia come la fotografia, ben prima del tempo di photoshop). quello che invece mi lascia perplesso è che ci possa essere gente che pensa che photoshop possa fare la differenza tra una foto brutta e una foto bella

    • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

      E’ sempre una mia opionione eh, ma i punti sono due: l’unodi estetica, l’altro di… rispetto.
      Punto 1. Photoshop o Lightroom possono far molto. Poi se una foto è brutta, è brutta. Questa non è una brutta foto, ma obiettivamente non mi piace il fatto che tutti i volti abbiano la stessa luce… questo è un errore grossolano.

      Punto 2. Ti sei mai chiesta/o perché tu non avresti avuto il “coraggio”, ammesso che di coraggio si tratti?
      Io credo e penso fortissimamente si tratti di rispetto!
      Io non metterei mai da parte il rispetto, per dovere di cronaca.
      Cosa aggiunge questa immagine alla notizia che sono morti due bambini sotto il fuoco israeliano???
      Io non mi permetterei mai di pormi davanti a questo “corteo” funebre, puntando addosso la mia macchina fotografica per… dovere di cronaca e non lo farei per mancanza di coraggio, ma perché mi sentirei profondamente irrispettosa nei confronti del loro momento di dolore e questo non avrebbe nulla a che fare col loro modo di rappresentarlo sto dolore.

      • ricettesbagliate

        ci sono molti modi di mettersi in mezzo a una scena del genere. Per quel che ne so io potrebbe anche aver chiesto il permesso alle persone prima del funerale.

        i volti non hanno tutti la stessa luce. degli uomini in prima linea, il primo a destra è in ombra, perchè coperto da quello al suo fianco, il quale a sua volta è meno illuminato dell’uomo pelato che porta il secondo bambino.

        • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

          permesso o no, per me non è rispettoso. io no navrei gradito.
          per il resto … certo non è una luce “corretta”

          • Luca Pareschi

            perché non è “corretta”? In base a cosa? Lo stesso Smargiassi nella frase “Quell’abbondanza di dettagli nitidissimi in una situazione movimentata. Quella luce calda che piove da sinistra, sui volti, scaturita da chissà dove, in un vicolo stretto e buio.” fa solo del qualunquismo perchè: 1) vorrei capire come si fa ad aggiungere nitidezza ai volti in photoshop se hai scattato male e 2) la luce che viene da sinistra non è arrivata da chissà dove, visto che si vede come il sole si rifletta sul muro, accanto all’interruttore, alla sinistra di chi guarda. Detto questo: pare ovvio, ma forse è il caso di sottolineare, che i giurati possono chiedere il raw, quindi è da escludere l’uso del timbro clone.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            io non ho parlato di nitidezza, come Smargiassi. io parlo di luce e basta schiarire poco, per illuminare un volto che magari non è nitidissimo, ma comunque è illuminato troppo rispetto a luogo in cui si trova.
            Le persone sono circondate da muri alti.
            La luce del sole arriva dall’alto. Tutta questa illuminazione in pieno viso non mi convince, ma è semrpe una mia opinione che creedo di essere libera di esprimere.
            mai parlato del timbro clone

          • http://vermena.blogspot.it/ Vermena

            Molte di queste operazioni si sarebbero potute fare in camera oscura… Forse bisognerebbe conoscere meglio la fotografia.

          • risunobushi

            D, per l’amor di dio e della professione fotografica, finiamola qui che i tuoi argomenti non hanno fondamenta: vai a vedere un paio di documentari su gente come pellegrin (o qualsiasi altro reporter di cronaca o di guerra), sfoglia monografie su monografie e poi magari ne riparliamo.

            Per quanto riguarda la parentesi su Ps e Lr, confermo: ma quale professionista c’ha mai avuto voglia voglia di perdere tempo a cambiare completamente la luce. Ma neanche in moda si cambia completamente la luce, devi essere un cretino per non aver pensato in primis la foto con la luce giusta e solo dopo averla ritoccata a dovere. Questo scatto è stato “enhanced”, non nella sua accezione di migliorato ma di sviluppato per il meglio secondo le intenzioni di chi l’ha pensato, ed è uno scatto con i controqaatsi.

            edit: ricordo che, nella fotografia come in qualsiasi altra cosa della vita, l’umiltà non è mai abbastanza; e così come non si insegna ai propri professori, non si è esperti per il solo fatto di aver osservato i finalisti dei wpp. Solo dopo una vita di studio e ricerca, forse, si potrà anche solo dire qualcosa dei maestri, e nel frattempo wittgenstein; e questo perchè sono quegli stessi maestri che, prima di tutti, hanno passato una vita in studio e ricerca.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            io ho sottolineato il fatto che si tratta di una mia opinione e, dunque, per questo motivo, sarà pure un fatto banalmente di gusto, il motivo per cui a me non piace molto questa foto, no?
            non mi sono certo messa su un trono a pontificare!
            tu invece mi sembra che voglia sostituirti ai maestri…
            chi ti dice che io non abbia sfogliato??
            il solo fatto che io non gradisca l’operazione fatta sullo scatto e che non gradisca i soggetti (come non gradivo lo scatto di qualche anno fa fatto durante un’autopsia) non vuol dire che sia un’incompetente, ma semplicemente: non mi piace. punto.
            le motivazioni le ho spiegate e sono mie.
            Dopocicché potete convincermi, senza offendere e senza tacciarmi di incompetenza (che certamente ho rispetto ai GRANDI e rispetto a te, che sei umile… ) inutilmente, che ci sono delle cose accettabili ed io posso convenire, perché mica non si può cambiare idea, ma – ribadisco – che ho solo espresso un’opinione e, se non erro, sarei anche libera di farlo.

          • risunobushi

            photoshop non è un’opinione, è, entro certi limiti, una scienza: partendo dal presupposto che nessuno sano di mente cambierebbe mai completamente la luce, tu dici che “io parlo di luce e basta schiarire poco, per illuminare un volto che magari non è nitidissimo, ma comunque è illuminato troppo rispetto a luogo in cui si trova. (…)”.

            perchè ritengo che tu abbia sfogliato poco (e non mai sfogliato, per carità – altrimenti sprecherei solo tempo, e invece voglio farti capire che quando si tratta di majores meglio andarci coi piedi di piombo)?
            punto 1: la nitidezza. per nitidezza non si intende quanto sia illuminato un volto ma il grado di dettaglio (migliorabile a Lr o Ps), influenzato tra gli altri da iso, tempi e dof.
            punto 2: è illuminato troppo. la luce rimbalza, la luce può essere diffusa (soprattutto nel sud-est asiatico), la luce può non essere completamente naturale (flash in fill-in), la luce può essere tante tante cose che non ti è dato conoscere perchè, in quel momento, non eri lì e, non conoscendo condizioni climatiche e di attrezzatura usata, difficilmente potrai dire “la luce vien dall’alto”. qui, come dice luca, solo il raw può far luce.

            non voglio che tu abbia rispetto per me, ma noto un diffuso atteggiamento di sdegno (non solo in te, sia ben chiaro) per chi fa il reporter, e questo non mi piace: perchè questa gente torna a casa spezzata dal lavoro. la domanda da farsi non è “sono stati rispettosi?”; la domanda da farsi è “il fatto sussiste?”. se sussiste, è giornalismo, altrimenti no.
            è per questo che ho detto che dovresti passare più tempo china sui maestri piuttosto che formarti una tua opinione sui vincitori del wpp: perchè quella verrà dopo, quando avrai tutti gli strumenti per giudicare.

          • Mako

            Esatto, oltretutto il rispetto è il presupposto per potersi inserire in un qualsiasi contesto che si vuole fotografare, chiunque abbia provato a fare un reportage lo sa.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            ragazzi.

            abbiate pazienza.

            mako e risunobushi.
            questo argomento non l’ho toccato solo io… cioè il dolore ritratto in fotografia è un tema bello ampio, toccato da varie penne e voci.
            adesso, io non ho niente contro i reporter che rispetto profondamente e m’inchino davanti ai reportage che sono sempre il frutto di fatica, di un lavoro estremo e duro, di certo.
            Tuttavia, a volte, ho l’impressione che si calchi un po’ la mano per colpire…
            tuttoqua.

            Magari non è questo il caso, eh, però è questa l’impressione che ho.

            Vi consiglio questo:
            http://www.ibs.it/code/9788804551126/sontag-susan/davanti-dolore-degli.html

          • Davide Germano

            hai ragione, basterebbe affiancare il raw (anche per i non giutati) e la discussione si chiuderebbe.
            neanche a me piace la teatralizzazione dello scatto (che in questo caso è evidente), ma resto comunque dell’idea che la foto abbia un impatto molto forte

      • Mako

        Questo perché sei abituata a vedere la foto come un ricordino delle vacanze, per chi fa queste immagini invece si tratta di un media giornalistico.

        • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

          … e questa è una tua ipotesi, ma come io sia abituata a vedere le foto certo non puoi saperlo, no???????

          • Mako

            Premetto che non ti ho votato giù io :)

            l’ho scritto perché hai fatto l’associazione: fotografare una situazione del genere = mancanza di rispetto.

            Io credo che per trovarsi li, in quella situazione in quel momento, sia stato fatto un grande lavoro precedente allo scatto e il rispetto è la base su cui poggia questo lavoro.

      • beonerosso

        Ma scusa, per il punto 2… esistono numerosi concorsi fotografici prestigiosi, e ciascun concorso ha le sue peculiarità ed i suoi temi. Vuoi delle bellissime immagini che non feriscano la tua sensibilità? Guardati le foto del Sony World Photography. Ma la tua critica mi sembra come il lamento di quelli a cui non piace il sangue nei film horror o le effusioni amorose nelle commedie romantiche

        • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

          posso dire che mi sembra che da un po’ di tempo si scelga solo un CERTO tipo di foto per colpire il giurato?
          è un’opinione, pure la mia nooo??
          ahhh però… come siete assolutisti!!!

          • beonerosso

            Un po’ di tempo? Almeno dai tempi di Robert Capa (vedi miliziano colpito a morte, una delle foto più famose della storia)!

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            oggi più di ieri

          • beonerosso

            Ma anche no, molte delle foto più famose della storia riguardano proprio la guerra in tutte le sue forme (ti ricordi la foto simbolo della guerra in Vietnam? Quella della bambina nuda che corre via dal napalm?).

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            certo. quando ho studiato sul libro della Sontag “Il dolore degli altri”, tra la documentazione fotografica si era presa ad esempio proprio quella foto.

            L’”oggi più di ieri” era riferito alla innegabile quantità di immagini in più che proporzionalmente hanno generato più immagini di quel tipo

          • beonerosso

            La quantità di immagini non è aumentata proporzionalmente, è aumentata e basta. Probabilmente si sono scattate più foto lo scorso anno che non in tutto il ’900. E ti dirò, se esci dal contesto di questo concorso, a me sembra che in proporzione al totale le foto di questo genere siano invece diminuite. Poi se uno cade vittima del confirmation bias (cioè, detto in parole povere, vede solo quello che vuole vedere), non ci si può fare nulla.

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            ovviamente parlo di quello che mi colpisce.

            ma perché siete così aggressivi qui?

          • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

            ovviamente…

    • Giovanni Ferranti

      Credo che sia assai probabile che le persone nella foto abbiano accettato il fotografo molto volentieri.

  • Lorenzo

    Il punto secondo me non è se sia lecito o no ritoccare le fotografie giornalistiche. Il fotoritocco è parte quotidiana del lavoro del fotografo o del fotoreporter, sia anche solo una correzione di gamma o di livelli. Si può quindi discutere quanto sia lecito ritoccare una fotografia. Secondo me è lecito finché non si altera con il ritocco la sensazione che trasmetteva dal vivo il soggetto fotografato. Se un ritocco spinto, come quello della foto vincitrice, non tradisce il soggetto, allora è lecito.
    Poi c’è anche un giudizio estetico. È vero che questa foto sembra un quadro del Caravaggio. Ma ci può stare. La vividezza dell’immagine accentua la crudezza del soggetto. Non è semplice “teatralizzazione”: la foto tocca, scuote, perché è il soggetto che tocca e scuote. Se lo stesso effetto fosse stato ottenuto su un soggetto diverso, ad esempio due bambini che giocano allegramente, allora sì che sarebbe stato fuori luogo.

  • Federico

    Se ci si fa caso, questi ammorbidimenti “pittorici” nel fotogiornalismo sono ormai comunissimi, ne siamo quasi assuefatti. Non voglio dire che dalla fotografia si possa pretendere l’Oggettività: anche la pellicola va sviluppata e perciò manipolata, lo sviluppo digitale è un’amplificazione di questo processo (che sia il jpeg creato dalla macchina o quello fatto ex post a partire dal Raw). Lasciamo alla fotografia d’arte il discorso generale sul fotoritocco (pratica che io, ad esempio, non amo vedere usata); qui mi pare ci sia un fatto grave: l’eccessivo dispiegamento di artifici tecnici è sovrabbondante rispetto al documento (se si vuole, rispetto al messaggio o alla denuncia dell’atrocità rappresentata). Come dire, a spese di chi è indifeso, “guardate quanto sono bravo!”

  • Mako

    Parlai di questo tema anche con uno dei miei maestri di fotografia, fotogiornalista. Secondo lui nello sviluppo (o ritocco), tutto è lecito se rientra nell’idea originale del progetto, quando lo scatto è stato pensato per essere poi lavorato in un certo modo; il problema è quando lo strumento di ritocco viene usato per sopperire a lacune tecniche o estetiche, o per snaturare completamente l’immagine.
    Ad esempio in passato c’è stata una foto premiata in un concorso che poi si era rivelata essere un crop molto estremo, veniva usato quello che nella foto originale era davvero solo un dettaglio. In quel caso la foto fu squalificata.

    • http://vermena.blogspot.it/ Vermena

      Be’, escludere una foto perché altro non è che un ritaglio è altrettanto sbagliato, nella mia modesta visione. Un’altra operazione che si sarebbe potuta fare tranquillamente con un ingranditore. Molte delle operazioni che ora si fanno comodamente davanti al pc prima erano più macchinose e costose e richiedevano molto più tempo, ma non impossibili.

      • Mako

        Verissimo, si poteva fare anche con un ingranditore, la domanda adesso
        è: in quel caso era legittima? Il fatto che alcune cose si potessero
        fare in analogico senza photoshop non significa che siano eticamente corrette, non trovi?

        • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

          assolutamente d’accordo.

        • beonerosso

          Secondo me il punto è che bisogna capire quando da fotografia diventa grafica. Nell’esempio di stalin, anche senza photoshop, quello è un lavoro di grafica. Il crop della foto è invece un’operazione che è quasi universalmente accettata in fotografia, perché alla fine cambia solo la composizione della scena.

          • Mako

            Senza che ti faccia vedere la foto non posso spiegarmi meglio, non si trattava di un semplice crop che cambiava la composizione, veniva selezionata una stretta di mano che era proprio un particolare piccolissimo dell’intera foto. Purtroppo non riesco proprio a ritrovarla.

        • http://vermena.blogspot.it/ Vermena

          Sono d’accordo con te. O scorrette. Del resto la storia del foto-ritocco, come si può vedere nell’immagine che proponi, è vecchia come la stessa fotografia e altri esempi celebri non mancano.

      • Mako

        Guarda, senza photoshop :)

  • pifo

    La post produzione di un elemento foto giornalistico e’ legittima se non altera il “fatto” … giornalistico che la foto tratta. Ma la rappresentazione fotografica di un fatto, al pari di un articolo scritto, non compete anche alla sensibilita’, alla capacita’, allo spessore culturale di chi fotografa o scrive? Al giornalista “scritto” e’ forse vietato il ricorso a elementi “pittorici” o narrativi? Perche’ la fotografia giornalistica, rispetto al pezzo scritto, dovrebbe limitarsi asetticamente e pedissequamente a “trasportare” su stampa tutto il materiale luminoso che il pixel ha registrato? Non ha diritto il fotografo di “tagliare” fuori dalla stampa degli elementi che la cornice del sensore ha invece colto, non puo’ andare a cercare nel suo raw file l’immagine che la sua mente ha percepito di quella scena esattamente come il giornalista racconta cio’ che ricorda o crede di aver visto?
    Non puo’ lavorare sulla luce e sulle maschere cercando di attirare l’attenzione sul punto che vuole accentuare? Non puo’ utilizzare strumenti retorici?

    Un problema di estetiche massificate? Ma le estetiche cambiano e si orientano per mille motivi diversi e sarei proprio curioso di verificare l’ipotesi per la quale questi allineamenti di gusto siano riconducibili ai tools di Lightroom. Se tu mi pubblichi solo immagini glamour io, per campare, glamour saro’ costretto a fare!
    Il digitale, non solo in fotografia ma nella letteratura, nel cinema come nella musica ha reso possibili i grandi numeri, l’accesso a molti dilettanti ma anche a tantissimi numerosi talenti che prima, per motivi economici, dovevano restare fuori. Che si pensa che il digitale finisca dove finiscono le app del mio Iphone o di quello di Riccardo Luna?

    Se ne facciano una ragione i sacerdoti della fotografia pura che, entrati a far parte del collegio sacro, si credono di essere stati chiamati a vigilare sul Sancta Sanctorum e si ingegnino, come tutti gli altri, a battere la concorrenza, perche’ questo mondo, con 7 miliardi di persone, una “nicchia” sicura, calda e accogliente per ciascuno di noi … non se la puo’ proprio piu’ permettere.

  • http://twitter.com/Laurens_deGraaf letzte ausfahrt

    ma il banner a destra “portrait professional” è messo apposta per influire nelle valutazioni?

  • uqbal

    Una foto in bianco e nero è manipolata? Eppure la realtà è a colori.
    Una vecchia foto in pellicola con 800 asa e l’immagine tutta sgranata, roba che non si vede nella realtà, è manipolata?
    Un ritratto zoomato di una ragazza fatto senza prendere anche il volto del ragazzo che la abbraccia è manipolata? Eppure nella realtà era lì, lui.
    La foto ha smesso di essere semplice artigianato e registrazione quando ha cominciato a comunicare qualcosa di più: le intenzioni, le idee, le perplessità del fotografo, e la sua capacità di isolare dettagli del reale, o al contrario di saper comporre tanti frammenti in un unica immagine.
    Tutte le foto sono false, così come non esiste una narrazione scritta perfettamente neutra e priva di prospettiva. E di contro: la fucilazione dei patrioti spagnoli e le emozioni di Goya sono meno vere perché lui non era lì? Perché la composizione del quadro è stata una sua scelta intellettuale ed artistica?
    Io mi chiederei soltanto se l’immagine mi rimanda ad un vero momento storico oppure no, visto che stiamo parlando di giornalismo.
    Poi, anche a me piace il verismo, ma non vuol dire che altre strade debbano essere precluse.

    • skelfrog

      Se i poveri corpicini fossero stati estratti

      - dalle macerie create da un terremoto o da una fuga di gas

      - dalle lamiere contorte dopo un tamponamento a catena in autostrada
      - dalla distruzione di un meteorite appena un pò più grosso di quanto pare capiti
      Se poi fossero anche di un paese con grande Pil pro capite anzichè provenire da un contesto già tragico.
      Se il ricarico ideologico non facesse si che nel mondo uno dei due gruppi di osservatori/commentatori della questione palestinese fosse nettamente più numeroso dell’altro,
      Se tutto ciò e forse anche qualcos’altro, cinicamente, si sarebbe creato questo insignificante caso giornalistico?

  • John Doe

    In linea di principio sono contrario alle manipolazioni,e per me il titolo è un ossimoro. Se è giornalismo non si ritocca nulla, se invece la fotografia non deve servire a raccontare i fatti, allora va bene tutto. Capisco che è un po’ tranchant, ma il fotografo è il cronista supremo, e la cronaca (se sei serio) non la aggiusti.

    • Mako

      Il “problema” se lo vogliamo chiamare così, è che la manipolazione della foto è parte integrante del processo fotografico.

    • Mirta

      Ma allora scusa applichiamo questo concetto anche all’articolo di cronaca scritto!!!!

      • http://twitter.com/GabDiamanti Gabriele Diamanti

        Certo che è così! Lo stesso concetto si applica alla cronaca scritta già da secoli (anzi millenni). Si chiama narrazione. Altrimenti invece di leggere gli articoli sui quotidiani ti accontenteresti delle notizie battute dall’Ansa… non ti pare?

        • Guest

          ..che tristezza. Il colto popolo della rete versa litri di inchiostro digitale per definire i confini del fotoritocco. Che tristezza non rendersi conto che si sta facendo del macabro gossip come vecchie suocere che discutono del colore del vestito di un morto in una bara. Che tristezza rendersi conto che ai nostri occhi non basta la morte suggerita, non basta la morte dichiarata, abbiamo bisogno della morte glamour, della morte trendy, della morte “wow”, della morte illuminata come i volti bianchi dei bambini. Bravo comunicatore il fotografo, scarsi noi, spettatori.

        • http://www.facebook.com/ivan.riccardi Ivan Riccardi

          ..che tristezza. Il colto popolo della rete versa litri di inchiostro
          digitale per definire i confini del fotoritocco. Che tristezza non
          rendersi conto che si sta facendo del macabro gossip come vecchie
          suocere che discutono del colore del vestito di un morto in una bara.
          Che tristezza rendersi conto che ai nostri occhi non basta la morte
          suggerita, non basta la morte dichiarata, abbiamo bisogno della morte
          glamour, della morte trendy, della morte “wow”, della morte illuminata
          come i volti bianchi dei bambini. Bravo comunicatore il fotografo,
          scarsi noi, spettatori.

      • John Doe

        Mirta : eh, vallo a spiegare ai cronisti che, prima del padrino
        politico, prima dell’amico magistrato, prima della moglie del collega
        ecc., ci sarebbero i fatti e le cose accadute. Siccome non ci riesci vai
        allora a spiegarlo all’ordine dei giornalisti (mi scuso per il
        termine). La parola “cronaca” è uno dei tanti casi di significato
        stravolto senza che, apparentemente, nessuno ne sia infastidito.

        Mako : non sono un tecnico ma neanche mi interessa più di tanto, ci sono degli standard su ogni cosa e basta applicarne uno anche qui. Tenendo magari presente che, prima di tutto, lo standard da osservare sarebbe il rispetto dei fatti.

        Siccome stabilire confini (e sopratutto affidarli ai giornalisti) su quanto si possano manipolare i fatti non mi sembra una buona idea, io sono per non manipolarne neanche un pezzettino, nulla. Le regole deontologiche e i giornalisti sono quanto di più flessibile in natura, e in italia sfioriamo il sovrannaturale.

        @ Gabriele Diamanti : beh, un attimo. E allora diamo il nome giusto alle persone e, quelli che dicono di aver la schiena dritta, cominciamo a chiamarli narratori. Finche insistono a chiamarsi cronisti io, nel mio piccolo, mi attendo una cronaca e non una narrazione.
        Questo paese è fottuto, e ci manca solo l’ordine dei narratori.

  • Paolo

    questa foto non è taroccata.
    Il fotografo ha agito sui toni del colore, regolandoli a sua discrezione e piacimento.

    Se non l’avesse fatto, avrebbe lasciato tale regolazione agli algoritmi della reflex, a loro volta definiti da altri tecnici.
    Quindi, il problema non esiste.

  • Armilio

    Concordo che ognuno è libero di ritoccare contrasti e cose così. Però, personalmente, questa foto è eccessivamente ritoccata: la bellezza dell’immagine distrae dal soggetto. E la foto sa di finto, di digitale, di videogames. A me non piace per niente.

  • Giacomo Jack Giudici

    bello sto articolo. è del 1913?

  • miche fax

    Il problema è di estetica. Un’estetica instagram, per capirci. Che appiattisce le differenze tra i diversi contesti dando un tono drammatico a qualsiasi cosa, anche uno che aspetta un tram a Milano, con la giusta dose di contrasto e saturazione di mezzi toni, fa “un figurone”. Ecco, il punto è questo: che così è troppo facile fare una foto che colpisce secondo canoni di gusto attuali, e quindi si perde l’attenzione dalla bellezza dell’attimo, dell’inquadratura. Cose che invece dovrebbero distinguere il fotoreporter bravo da uno che ha l’iPhone 5. Poi discutere di liceità è ridicolo. La fotografia è un’arte e ognuno la fa come vuole.

  • psylo

    Mi sembra ci sia un problema etico (è giusto ritoccare, o, è giusto ritoccare troppo?) e un problema estetico (mi piace il ritocco o si vede troppo che è un ritocco, e se si vede troppo fa troppo artificiale o dato che cmq il concetto di fotografia ‘naturale’ è una bufala da pre-moderno, il fatto che faccia troppo artificiale è indipendente dal giudizio estetico).

    Come l’etimologia suggerisce, etica ed estetica son intrecciate. L’estetica subisce spesso, in mezzi come la fotografia, che loro malgrado immediatamente trasmettono la pretesa del vero, l’infettamento del principio di realtà, della naturalità, della trasparenza: fesserie, questo è ovvio a chiunque si soffermi un pò a pensare su cosa poi sia la trasparenza, cosa sia la ‘realtà’, e cosa sia veramente ‘coglierla’.

    Ci si chiede dunque – ma qua l’etica si comincia a mescolare, diciamo pure ad impuzzare d’un fastidioso olezzo di morale – se sia giusto (ab)usare l’arte del ritocco di fronte ai cadaveri di due bambini, come se pittori per millenni non avessero dedicato la loro salute mentale a ‘ritoccare’ il dolore e la morte sulla tela o sulla pietra.

    E qui si coglie il punto, forse. Che ogni evento l’artista lo esprime, con la propria arte, in questo caso fotografica. Il fotografo ‘dipinge la luce’ (foto-grafia) ed in tal modo esprime, dà forma, e dunque in un certo, fondamentale senso, ‘conserva’, l’evento di cui è testimone. Il suo pennello sono gli algoritmi d’un mezzo digitale, quelli d’un software, la visione d’insieme, il senso del momento, il coraggio e la faccia tosta.

    Credo si debba partire da questi assunti, valutando la foto come ‘espressione artistica’, non come semplice documento (con la pace della Ferri), cioè non in quanto sia capace di fare qualcosa che non può (far trasparire la realtà), ma in che modo abbia fatto ciò che può, ovvero esprimere, comunicare e conservare un evento.

    • Federico

      Rispondo qui ma mi rivolgo anche ad altri. Ripeto: non ci sono ingenue pretese di oggettività nei confronti della fotografia, né c’è bisogno di lezioni sulla manipolazione della stessa dai tempi della pellicola. Non servono, soprattutto, il “difficilese” e le finte etimologie; se c’è un’ingenuità, è quella di definire una cosa a posteriori in base al nome che le è stato dato (foto-grafia: oh!). Tra l’altro l’etimologia (vera) spiega che “etica” deriva da “ethos”, “estetica” da “aisthesis”.
      Nello specifico della questione: esteticamente, trovo che l’impiego dei consueti, legittimi strumenti di sviluppo digitale in questa foto sia grossolano, sovrabbondante, appiattito su un gusto dominante che non giova, tanto per dirla in breve, all’arte; eticamente, un fotoreporter con le già citate scelte estetiche a me e ad altri sembra mettere sé stesso davanti agli scopi della sua professione, mestiere delicatissimo che, distinguiamo un po’, è qualcosa di più e qualcosa di meno della semplice fotografia d’arte.
      Se posso sintetizzare: secondo me ed altri non è così che il fotogiornalismo diventa arte, non è così che l’arte serve il giornalismo.

      E “po’” non si scrive con l’accento.

      • psylo

        Bon, ti rispondo per punti, spero non risulterò verboso.

        1: La mia scelta lessicale, giusta o sbagliata che sia, segue criteri di precisione, non di complicazione. In questo ambito non vedo come possa risultare difficile(se), a meno che non si voglia polemizzare col solito argomento del ‘parla come magni’ o altre amenità.

        2: Ingenuo è chi dimentica il valore delle parole e da dove esse derivano.

        3: Non pretendo certo di ‘spiegare’ tramite l’etimologia, non siamo in una commissione d’esame, nè in un tribunale semantico. Ritengo però (e in questo penso di seguire il solco di tanta gente più ispirata di me) che l’etimologia offra spunti di discussione che è sempre interessante ascoltare.

        4: Su etica/estetica: Ammetto che inizialmente per esser più preciso volevo scrivere una cosa tipo “come la forma suggerisce”, poi mi son fatto prender la mano. Un un etimologo [si dice?] apocrifo alla Isidoro di Siviglia avrebbe apprezzato; anche nell’etimologia, , e non solo tra gli esoterici, son modi meno ortodossi di guardare alle affinità tra le parole, ovvero attraverso etimologie ‘finte’, come dici te, che però colgono delle assonanze cariche di significati. In ogni caso l’intreccio terminologico resta il punto importante in questo caso, testimoniato da una lunga tradizione filosofica che ha visto il ‘giusto’ in corrispondenza col ‘bello’.

        5: Non volevo criticare il discorso della ‘manipolazione’ in quando esempio di ‘realismo ingenuo’. Se ci fai caso, anche il mio discorso parte da (o meglio, si conclude in) un assunto ‘realistico’: ovvero, suggerisco che ciò che si deve chiedere alla fotografia è di “esprimere, comunicare e conservare un evento”. Non mi sogno neppure di giustificare la manipolazione a prescindere. Quello che proponevo è di valutare la manipolazione non in base al suo allontanamento dal ‘grado di realtà’ del soggetto (qui criticando l’osservazione della Ferri sull’articolo), ma in base al suo grado di fedeltà all’evento in questione, una fedeltà che, a mio parere, si può raggiungere anche col massimo grado di artificio, poichè è da esso indipendente.

        Bada bene, questo non vuol dire che la penso diversamente da te sulla foto in questione, che non mi piace granchè, non perchè ‘troppo’ manipolata o troppo ‘finta’, ma perchè, come tu dici, la manipolazione è avvenuta in modo “grossolano, sovrabbondante, appiattito su un gusto dominante”. In altre parole, anziché essere fedele all’evento in questione, la foto è stata fedele alla moda estetica del momento, e questo è senza dubbio un peccato e(ste)tico capitale…

        • Federico

          Capito! Grazie per la risposta e per non essertela presa per il tono! (Ed è vero, anche le paretimologie alla Isidoro di Siviglia sono dei buoni punti di partenza per una discussione.)

          • psylo

            ;)

  • lazarus

    A me pare una foto falsa e ruffiana, questo non è foto giornalismo perchè ll’immagine sa di alterato lontano un miglio, probabile che sia anche costruita e non sarebbe la prima volta da quelle parti che alterano la realtà a loro piacimento (magari sfruttando morte e dolore reali). Un premio del tutto immeritato

    • pifo

      Che cosa si intende per “foto uscita … da una fotocamera”?
      E cosa misura in fotografia il “tasso di alterazione” visto che letteralmente il termine significa “disegnare con la luce”?
      Nessun sensore (e nessuna pellicola prima) possiede al momento il range dinamico di luminosita’ dell’occhio umano, rappresentare pienamente “cio che vedi” in termini di chiari e di scuri necessita quindi di per se gia’ una pesante “manipolazione” del “misurato”. La vogliamo definire “alterazione”?
      Il tuo campo visivo e’ molto ampio, riprenderlo attraverso un tipo di obiettivo invece che con un altro, comporta una alterazione? Le distanze, con grandi focali, risultano appiattite rispetto alla realta’ e’ una alterazione anche questa?
      “Foto uscita … da una fotocamera” e’ un concetto che nella realta’ non esiste ed e’ sorprendente che ad esso si rifaccia un fotografo esperto.

      L’immagine stessa e’ una rappresentazione della realta’ perche’ necessariamente associata ad un “osservatore” e ad un punto di vista, pensare che un mezzo o un procedimento tecnico possa preservarne il contenuto, nel momento in cui il contenuto non e’ definibile, e’ una contraddizione in termini.
      La quantita “consentita” di alterazione e’ una questione estetica, riferibile quindi al momento, al gusto, alle influenze culturali.
      Una fotografia non e’ una registrazione della realta’ bensi una testimonianza di essa mediata dal mezzo, dalle sue possibilita’ strumentali, dalla sensibilita’ dell’autore e infine da quella dello “spettatore”.
      Comunque … trattasi di semplice premio che per quanto prestigioso e’ una “cosa” umana, pensata da uomini per altri uomini, con tutte le limitazioni del caso.

  • Ziodiavle
  • http://www.facebook.com/alessandro.garavaglia.54 Alessandro Garavaglia

    Andrebbe introdotto anche un discorso “morale”… I fotografi che si introducono in zone di guerra o colpite da calamità e, invece di rimboccarsi le maniche e aiutare chi soffre, pensano solo a scattare qualche foto assomigliano spesso ad avvoltoi. Ma si trincerano dietro il “diritto di cronaca”. Il ritocco “artistico” mi sembra che faccia però cadere questa loro difesa e riveli la loro vera, egocentrica e narcisistica, intima natura

    • Mako

      Ti consiglio di conoscere un fotogiornalista di persona, ti accorgerai che sono in maggioranza persone che dedicano la vita a dare una voce a chi è sempre restato nell’ombra.

    • Maikid

      Quindi non dovrebbero esistere foto e riprese di guerra secondo te, perché ogni fotografo od operatore dovrebbe abbandonare la sua attrezzatura per aiutare il prossimo…. Il buonismo, che brutta bestia.

  • http://finalmentedomenica.blogspot.com/ Finalmente_D

    ci terrei a chiarire che io non sono “contro” il fotoritocco a prescindere, ma in questo caso A ME questa foto non piace.

  • Capitan Farlock

    Qui non parliamo di ritocco, parliamo di una foto ricostruita in studio….

  • http://twitter.com/gdfrassi giandomenico frassi

    Al WPP stanno premiando la stessa foto da anni. Non è solo un problema di postproduzione ma di gusto di chi osserva.

  • Nicola Colella

    Discussione come sempre interessante anche nei commenti; personalmente, credo che parlare genericamente di liceità del ritocco o della post-produzione determina equivoci e posizioni radicali difficili poi da difendere: a meno di non ammettere solo gli scatti in raw (un’assurdità), qualsiasi foto è alterata rispetto al reale (molte macchine, peraltro, consentono oggi di scattare in jpeg applicando una curva di contrasto a propria scelta, alterando in modo radicale toni, contrasti, saturazione, nitidezza): l’immagine alterata sarebbe proprio quella originale (senza contare che se scatto con apertura f18 invece che f5.6 altero anche il raw, rispetto al reale). Il discrimine credo che dovrebbe essere solo quello tra regolazione di toni, saturazione, luminosità, nitidezza (da consentire, al di là delle valutazioni estetiche, che sono cosa diversa) e cosiddetto fotomontaggio, ovvero esclusione e inclusione di elementi assenti nell’immagine (questa sì consentita solo in ambito artistico e da dichiarare preventivamente). E’ vero che c’è il rischio di instagrammare la realtà, ma non lo si può escludere per decreto: per quello è necessario giudizio estetico da coltivare faticosamente (che peraltro è comunque soggetto ad evoluzioni e ripensamenti).

  • Giandomenico Frassi

    preferisco l’originale.

  • Roberto Gallus

    È passato qualche mese ma alla fine una giuria si è riunita, ha valutato la foto e ha deciso che…. http://www.worldpressphoto.org/news/digital-photography-experts-confirm-integrity-paul-hansen’s-image-files?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews