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La "fuga dall'università" era una balla

La “fuga dall’università” era una balla

Mario Pirani spiega severamente come tutti i giornali (anche il suo) abbiano male interpretato i dati sulle iscrizioni, con allarmismi infondati

11 febbraio 2013

Il 31 gennaio scorso quasi tutti i quotidiani hanno dato grande spazio – diversi anche in prima pagina – alla notizia del forte calo degli iscritti alle università italiane, ricavata da un dato fornito dal Consiglio Universitario Nazionale (la stessa notizia era uscita identica negli anni passati, tra l’altro). Quel dato, però, spiega oggi Mario Pirani su Repubblica – giornale che a sua volta aveva dato grosso risalto alla notizia, e oggi titola “Inganno mediatico” – non era stato contestualizzato e spiegato, e quel dato avrebbe assai minor valore.

Nelle settimane scorse i giornali si sono affannati nel titolare la fuga degli studenti dagli atenei italiani come un’inarrestabile cavalcata, un rodeo folle che stava svuotando all’improvviso le università. Le cifre, diffuse all’inizio da una affermazione del Consiglio nazionale universitario, si sono propagate all’unisono in tutto il Paese con una uniformità ridicola: “Fuga dagli atenei. Persi in 10 anni 58.000 studenti”. Molti giornali hanno calcolato quali e quanti istituti sarebbero rimasti vuoti. Altri hanno cercato di approfondire le cause. Nessuno, invece, sembra essersi interrogato sul problema se i dati di partenza fossero quelli esatti per dire qualcosa di sensato sulla scuola. Perché se qualcuno così avesse fatto si sarebbe reso conto che quei 58.000 studenti volatilizzati, tali non sono poiché il numero dei laureati non è cambiato negli anni dal 2005 ad oggi.

All’improvviso aumento degli iscritti nelle università negli anni 2003/2005 non è poi corrisposto infatti un aumento dei laureati, che si è mantenuto costante dal 2005 ad oggi. L’aumento delle immatricolazioni di quegli anni non dipendeva in realtà neppure da un aumento dei diplomati che è rimasto costante, intorno ai 450.000 dal 2000 ad oggi. Si tratta quindi di un diverso “fenomeno”, circoscritto, che deriva dall’introduzione durante la riforma Moratti delle lauree triennali che inizialmente avevano incrementato le iscrizioni e le speranze in una laurea effettiva, ancorché breve. Si è, però, capito presto che il valore della laurea triennale non oltrepassava in realtà il peso di una licenza liceale.

(Continua a leggere sulla rassegna stampa del Ministero dell’istruzione)

Foto: L’Università Roma Tre (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

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Altre News

  • http://twitter.com/queldaniele Daniele V

    Qualcuno può riassumere in 20 parole?

  • Mino Tauro

    Va tutto bene, non preoccupatevi, i ristoranti sono pieni, gli aerei pure, le universita anche, il rancio:ottimo e abbondante!

  • Giordano

    No. A che pro, scusa? così puoi commentare l’articolo senza neanche prenderti la briga di leggerlo? E alla fine ci aggiungiamo: “questo articolo è stato ridotto per venire incontro alle vostre capacità mentali”?
    Dai su…un piccolo sforzo, un calcio alla pigrizia. Fra 2 settimane andiamo a votare tutti insieme…che fai? ti fai riassumere dove mettere la crocetta da qualcuno?

  • http://www.facebook.com/gaetano.martorano Gaetano Martorano

    “Io non parlo di cose che non conosco” (ovvero basterebbe questo)

  • Z.

    La sbandierata perdita di 58mila studenti andrebbe in realtà letta come un anomalo incremento delle immatricolazioni nel periodo 2003/2005, introduzione della laurea triennale. Più immatricolati che però non si sono tradotti in più laureati.

  • karl

    Che comunque non mi sembra un dato tanto positivo.

  • Giordano

    Forse anche i giornalisti si erano fatti riassumere i dati in 20 righe all’epoca. Scusa Daniele, niente di personale. :)

  • Anto92

    “Ti fai troppi problemi,non te ne fare più.”

  • http://homes.dico.unimi.it/~monga/ Mattia Monga

    A me in realta` sembra piu` convincente il ragionamento di Baccini, che supporta i dati CUN http://www.roars.it/online/profumo-fantoni-e-gli-studenti-non-normali/

  • pas.cacopardi

    Le solite balle dei gazzettieri che non si danno la briga nemmeno di leggere le notizie prima di diffonderle. Ma poi si dilungano nel commentarle.
    In Sicilia dicono: fannu sputazza. Cioè secernono saliva.
    Anche oggi, a proposito delle dimissioni del papa, in qualche Tg (leggi il Tg delle 13 de la 7 condotta inusualmente dal direttore) di balle ne abbiamo sentite delle belle.
    Il bello è che i giornalisti – che commentano e criticano i politici, specie alcuni considerati campioni di menzogna tipo Monti – si considerano migliori di loro.
    Senza calcolare che se i giornali falliscono – vedi licenziamenti alla Rcs – è perché nessuno li legge più perché la maggioranza dei potenziali lettori assegna a chi vi scrive una credibilità pari a zero.
    Se si pensa che collaboratore del Corriere è o era certo Mario Monti, s’è detto tutto.

  • uqbal

    Anche a me il ragionamento di Baccini sembra credibile, purtroppo…

  • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

    I potenziali lettori invece, curiosamente, danno credibilità alle stesse menzogne e distorsioni purchè siano gratuite e online – è questa l’unica differenza, il prezzo.

  • http://www.facebook.com/fiorenzo.foglia Fiorenzo Foglia

    Anche se off-topic, mi ha molto colpito questa frase: “Si è, però, capito presto che il valore della laurea triennale non oltrepassava in realtà il peso di una licenza liceale.”, che dal mio punto di vista è sbagliata in modo madornale. Per ottenere la mia, ho dovuto fare più di trenta esami, gli stessi che fa chi ha una magistrale – che aggiunge a questi un’altra decina di esami. Mia madre, laureata, per ottenere la sua laurea magistrale ne ha dovuto fare ventuno, se non sbaglio, all’epoca. Io lavoro, mentre i miei colleghi che si sono attardati a prendere una magistrale no, oppure hanno lavori precari, visto che l’età era diventata troppo avanzata e le aziende li hanno rifiutati per questo, e visto che le competenze che avevano acquisito con una magistrale erano spendibili in ambito accademico e non in campo lavorativo, e quindi era ininfluente che avessero quel titolo.

  • http://www.facebook.com/stella.santi.35 Stella Santi

    Fiorenzo, non so in che cosa tu e tua madre siate laureati. Nella mia facoltà (LL orientali Ca’ Foscari) la triennale attuale equivale grosso modo al primo biennio del vecchio ordinamento: non è il numero di esami, ma il contenuto e l’approfondimento della materia

  • http://www.facebook.com/fiorenzo.foglia Fiorenzo Foglia

    Informatica io, Lettere mia madre. Concordo con te, ma mantengo il punto: per la mia esperienza personale, non si può comparare la triennale ad un mero diploma superiore, visto che ho condiviso lo stesso percorso formativo di un laureato magistrale. Che ha, vero, competenze aggiuntive date da esami in più fatti – le competenze in più non possono essere derivate da “maggior approfondimento” degli esami comuni, visto che non sono differenziati -, ma questo non fa della triennale una “licenza liceale”.

  • pietrodn

    Concordo. Pirani dice che il numero dei laureati è restato stabile nonostante il numero di studenti sia prima aumentato e poi crollato. Questo significa che abbiamo perso un’opportunità di crescita.
    E comunque il calo degli studenti c’è stato.

  • http://twitter.com/queldaniele Daniele V

    Grazie Z