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Vine ha risolto il problema col porno
— Internet

Vine ha risolto il problema col porno

La nuova versione dell'app per condividere video da 6 secondi è diventata per maggiori di 17 anni, ha nuovi filtri e possibilità di bloccare gli utenti

7 febbraio 2013

Negli ultimi giorni di gennaio si è discusso molto di Vine, l’applicazione per iPhone che serve per condividere video lunghi al massimo sei secondi, e del suo problema con i contenuti pornografici. A causa della mancanza di filtri adeguati e di un sistema per segnalare i video per gli adulti, sulla app pubblicata da Twitter era molto facile trovare contenuti porno con semplici chiavi di ricerca come “porn” e “vineporn”. Nei giorni seguenti i responsabili di Vine avevano aggiunto una nuova serie di filtri e rimosso la possibilità di cercare i video con determinate parole chiave riconducibili al porno, ma questa soluzione non era stata giudicata sufficiente per tutelare tutti gli iscritti al servizio, a partire dai minorenni.

In seguito alle tante polemiche, Vine è stata aggiornata a una nuova versione (1.0.5) che per essere installata richiede agli utenti di confermare di avere un’età superiore ai 17 anni (prima il limite erano 12 anni). L’opzione con il limite di età è disponibile da tempo sull’App Store e serve per quelle applicazioni che potrebbero “contenere materiale vietato ai minori”. La nuova limitazione è comunque facilmente aggirabile, non essendoci un effettivo sistema di verifica dell’età di chi usa lo smartphone, ma un semplice avviso.

Apple non permette che sull’App Store siano pubblicate applicazioni pornografiche, quindi l’opzione fa riferimento (almeno in teoria) a contenuti per adulti di altro tipo non legati alla pornografia. Da tempo chi realizza le app chiede ad Apple di ridurre le restrizioni legate al porno, ma la società preferisce mantenere un’impostazione alquanto restrittiva, anche se non sempre coerente tra le diverse applicazioni approvate per essere distribuite tramite l’App Store, come avvenuto di recente per il caso 500px.

Oltre al limite dei 17 anni di età, la nuova versione di Vine ha una serie di opzioni per segnalare non solo un video ritenuto offensivo, ma anche un intero profilo di uno dei suoi iscritti. L’app dà la possibilità di bloccare un utente, con un sistema simile a quello già utilizzato da tempo su Twitter.

Attraverso Vine ora è possibile condividere i propri video su Facebook e su Twitter in un secondo momento dopo la loro pubblicazione. Fino a ora potevano essere condivisi sui social network solamente nel momento della loro pubblicazione. Manca, invece, un’opzione all’interno dell’app per condividere i video degli utenti che si seguono.

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  • http://www.facebook.com/mauro.venier.9 Mauro Venier

    Ora, che determinate fasce di età vadano protette è sacrosanto… ma vista in generale mi sembra che le polemiche sul porno in rete stiano raggiungendo livelli da caccia alle streghe.
    Da che mondo e mondo la gente fa sesso, il sesso è semplicemente parte della vita.
    Saluti,
    Mauro.

  • fg, trieste

    Prova a mostrare a tuo figlio di 8/16 (ma forse anche di 25!) anni sei secondi a ripetizione di video sadomaso scat e poi chiedigli se quello che sta vedendo è parte della sua vita.

  • http://www.facebook.com/xeryan94 Manuel Di Iorio

    beh ma se mettessero più filtri come su google non ci sarebbe bisogno di mettere questi limiti

  • http://twitter.com/UmbertoEquo Umberto Equo

    A Gianni Morandi non piace questo post.

  • http://www.facebook.com/francesco.depaoli Francesco De Paoli

    Il punto è che passata la soglia della pubertà certe cose i ragazzini se le vanno a cercare, vuoi per prurigine o goliardia (2girls1cup, anyone?), e oggi su internet non ci vuole niente per trovare cose del genere. Mentre nell’era preinternet era molto più dura procurarsi certe cose. Lo so bene perché ho vissuto la mia adolescenza a cavallo di queste fasi. Passare dal vergognarsi come ladri per l’acquisto di un giornalino osé alla ricerca di un sito adeguato (con successiva cancellazione della cronologia) è stato rivoluzionario. Oggi gli adolescenti sono più smaliziati dei genitori, l’asticella è stata alzata di molto. Quello che serve non è censura ma un’educazione sessuale al passo coi tempi.

  • stefano_c

    “La nuova limitazione è comunque facilmente aggirabile, non essendoci un effettivo sistema di verifica dell’età di chi usa lo smartphone, ma un semplice avviso.”

    La classificazione per età non serve a Apple per pararsi il didietro con una formalità facilmente aggirabile, ma per bloccare certi contenuti a discrezione dell’utente (andate a vedere dentro Settings>General>Restrictions).

  • fg, trieste

    non c’è educazione sessuale che tenga (e poi perché al passo con i tempi? non ha senso a meno che tutti credano che domani sarà necessariamente meglio di oggi). L’app dovrebbe avere dei filtri a monte della visualizzazione e non l’ipocrita domandina se hai più di 17 anni che tutti eludono, specie i più piccoli ed inconsapevoli. Non è altro che un nuovo modo di imporre agli adolescenti stili e consumi favorevoli al mercato e al potere che lo sorregge. altro che libertà e maturità, li vogliono annichiliti dalle seghe, non solo mentali (bisex, ovvio).

  • http://www.facebook.com/pierpaolo Pierpaolo Benini

    Ciao, ma perché parlate sempre di Apple?
    (12% contro 36% e scusate se e’ poco)
    http://www.nielsen.com/it/it/news-insights/comunicati-stampa/2012/importanti-novita-nello-scenario-mobile-in-italia.html

  • http://www.facebook.com/francesco.depaoli Francesco De Paoli

    Bè pensa solo al fatto che l’applicazione con più porno in assoluto è preinstallata in tutti i telefoni smart e si chiama Browser. Il porno è ovunque e i ragazzi lo vogliono (e non perché glie lo impone la società ma i loro lombi). Se l’uomo è fatto al 90% d’acqua internet è fatto al 90% di porno e quindi di fluidi e quindi d’acqua. Internet è porno. Questo per dire che non ha senso cercare di proteggere gli adolescenti dal porno (che fra l’altro spesso manco vogliono esserne protetti) semplicemente perché sarebbe un’impresa irrealizzabile. Il meglio che si può fare è fornire degli strumenti adeguati ai ragazzi per interpretarlo nel modo corretto. Far capire loro che il grosso di quello che vedono è in molti casi solo una delle tante rappresentazioni possibili del sesso. È necessaria un’educazione sessuale 2.0 per far sì che non sia lo stesso porno a fare da educazione sessuale dei ragazzi.

  • fg, trieste

    sostanzialmente condivido, ma resta il fatto che prima che tutti gli uomini e le donne in erba raggiungano educazione 2.0 credo ci sia bisogno di una maggiore responsabilità da parte di chi ha raggiunto la maturità culturale (il che non coincide con l’adulto tout-court). qualche filtro non risolve, ma aiuta e questa app di cui stiamo parlando non aiuta, visto che il filmino social-hard-6secondi te lo propina

  • ferghuter

    In Italiano, “Vine ha risolto il problema col porno” vuol dire che Vine ha usato il porno per risolvere il problema (quale?). Ricordando la recente diatriba sul doppiaggio, mi vien da dire che è meglio leggersi le notizie direttamente in inglese se i siti italiani sono pieni di anglismi traballanti!

  • ferghuter

    Perché di solito, quando esce un’app per Android, i giornali ne avevano già parlato mesi prima in occasione dell’uscita su iOS.

  • http://twitter.com/matteoxiaoma Xiaoma

    L’hai detto tu, è un anglicismo semantico. Data la vicinanza formale di molti verbi inglesi ai loro corrispondenti italiani, capita molto di frequente che il significato e la sintassi di questi ultimi si ampli sul calco delle loro controparti d’oltremare. Non c’è niente di scorretto, le lingue si evolvono in questo modo da quando sono nate.

  • http://twitter.com/matteoxiaoma Xiaoma

    L’hai detto tu, è un anglicismo semantico. Data la vicinanza formale di molti verbi inglesi ai loro corrispondenti italiani, capita molto di frequente che il significato e la sintassi di questi ultimi si ampli sul calco delle loro controparti d’oltremare. Non c’è niente di scorretto, le lingue si evolvono in questo modo da quando sono nate.