Rugby

Generazione sazia

di Concita De Gregorio

I ragazzi sono diventati diversi? Giocano senza voler vincere? Nel suo nuovo libro Concita De Gregorio dice di sì, per ragioni "seminate dai nonni e ignorate dai padri"

A ridosso degli scrutini di fine anno mi convoca la coordinatrice di classe di mio figlio Lorenzo, 15 anni. È la prof di italiano e storia: una persona di vedute molto ampie, colta senza presunzione e di gran cuore. Vuole bene a Lorenzo, evidentemente. Lo so da mille dettagli: lo aiuta, lo segue, è indulgente senza smettere di essere esigente. Anche lui ne ha rispetto. Bene, dunque. Un buon insegnante a questa età è una grande fortuna.

La prof. mi accoglie in sala professori col sorriso e mi dice che Lorenzo, purtroppo, potrebbe essere rimandato in storia. È quasi sicuro, dal momento che alle interrogazioni alla cattedra nell’ultimo pentamestre (sì, non ci sono più i trimestri di una volta) ha fatto sempre scena muta. La prof pensa che Lorenzo abbia studiato, ci ha parlato e lui glielo ha giurato: ma, le ha anche detto, quando viene chiamato a rispondere improvvisamente sente come un blocco, non ricorda più niente, è incredibile, è una cosa difficilissima da spiegare ma si paralizza e dalla sua bocca non esce una parola. La prof mi dice che potrebbe trattarsi di dismemorìa. Ha seguito un seminario di recente. È un disturbo più diffuso di quanto non si creda. Un difetto della memoria tampone, quella a breve termine: uno studia anche tantissimo, impara a mente persino, ma poi non è in grado dopo appena un giorno di ricordare niente.

Sono sbalordita. Non ne ho mai sentito parlare. Conoscevo la dislessia, disturbo serissimo e in tempi recenti epidemico – per via dei miglioramenti diagnostici, certo – la disgrafia, che una volta si confondeva con la brutta calligrafia ma oggi sappiamo invece che è una fuga tangenziale della mente che impedisce di riprodurre correttamente i segni grafici, spesso associata alla disprassia, anche questa la conosco, disturbo della coordinazione e del movimento che impedisce per esempio di allacciarsi correttamente le stringhe delle scarpe da cui l’uso massiccio, in commercio, delle scarpe da ginnastica con lo stretch. Fare i fiocchi alle stringhe è una cosa novecentesca, obiettivamente inutile, non si vede perché accanirsi visto che esiste lo stretch.
La dismemorìa però non l’avevo mai sentita nominare. Siccome ho sviluppato purtroppo un certo cinismo visualizzo immediatamente i volti di alcuni campioni olimpici di dismemorìa, tutti attualmente al governo, ma non mi lascio distrarre e ascolto. La prof mi dice che è quasi sicura che Lorenzo soffra di questo grave disturbo. Ricorda perfettamente nozioni remote, dice, ma non quelle recenti. Perciò mi suggerisce di fargli fare un test clinico. Perché, aggiunge, se avessimo una diagnosi di dismemorìa certificata, lei capisce signora, in sede di consiglio dei docenti non ci sarebbe nessuna discussione: il ragazzo sarebbe promosso a giugno, come è giusto che sia date le sue qualità.

Mentre torno a casa penso che Lorenzo non ha studiato storia. Mai. Non ha proprio aperto il libro. E penso anche, però, che è stato capace di convincere la professoressa di essere vittima di una menomazione che non poteva conoscere, ma che per sua massima fortuna invece esiste ed è addirittura catalogata e nota. Chissà cosa deve averle detto. Questi ragazzi hanno imparato dall’asilo l’imperativo categorico del tempo: esibirsi, dimostrare carattere, rifuggire l’anonimato, sedurre, piacere. Raccontare balle, detto in soldoni, ma raccontarle bene. Penso che se lo rimandano a settembre è giusto. Studia tutta l’estate e poi vedrai se non risponde alle domande sul Concilio di Trento. Appena torna mi sente.

Anche il prof di greco ha le sue rimostranze. Dice che questi ragazzi sono ‘saturi’. Che non hanno motivazione al successo scolastico. Dice che sono sovraccarichi di stimoli, e che non hanno ‘ansia di riscatto sociale’. Dice proprio così. Poi mi racconta che lui è cresciuto in Calabria da genitori poverissimi, e che non potendosi comprare i libri ha studiato tutta la vita in biblioteca. Che per lui il greco era una religione, vedeva quella strada come la via per la liberazione dal bisogno. Che certo, se uno ha centomila libri a casa in biblioteca non ci va. E che però finisce per non dare nessuna importanza ai libri, così. Quello che hai in eccesso non ha valore. “Se voi scaricaste le casse ai mercati generali i vostri figli sarebbero più bravi a scuola”, mi dice. Immagino di andare a scaricare le casse ai mercati generali per favorire lo studio di Lorenzo. Indugio nella fantasia, non mi dispiace. Immagino la fatica, la luce e l’odore del pesce la mattina all’alba. Penso a Lorenzo in biblioteca, ansioso di un destino diverso. Rabbioso, dunque bravo a scuola. Penso che il prof di greco ha ragione, in un certo senso. Ma penso anche che noi non abbiamo colpa di essere quello che siamo, che è andata così, non ci hanno regalato niente. Accidenti se non ci hanno regalato. Penso che se domattina comunicassi la mia decisione di licenziarmi e di andare a lavorare ai mercati generali non è detto che automaticamente Lorenzo imparerebbe a tradurre Senofonte. Non è reversibile, il processo. Per fortuna o purtroppo.

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  • Mastrox

    Mi piacerebbe davvero moltissimo, che la mia generazione (ho circa 30 anni) potesse chiamare “a colloquio” la generazione dei miei nonni. Per parlare della generazione dei miei genitori. Perché è da quando sono a scuola che sento giudicare in continuazione la mia generazione, ma non ho mai sentito giudicare la loro. Che ha preso il prendibile (benessere sociale, pensioni retributive, posti fissi…) lasciando alla generazione che continua a giudicare ed accusare (mammoni, sfaticati, nullafacenti, sazi), solo il conto da pagare.

    • http://inutileresistere.com/ inutileresistere

      straquoto!

    • Giacomo Jack Giudici

      ma è concita de gregorio quella che prese ‘i soliti idioti’ come un manifesto generazionale, simpaticamente dichiarando che bisognava ripartire dai seienni? sì, è quella concita. concita, facci il piacere và.

    • fp57

      qualcosa di meglio da fare? Per te, dico

    • piti

      Certo fra le doti delle generazioni più giovani stento a rintracciare mancanza di presunzione e ragionevolezza nelle pretese.

      • Lorenzo

        “Cornuto” disse il bue all’asino.

        • piti

          cvd

    • Lorenzo

      Forse il commento con il maggior numero di upvote di sempre qui su Il Post. Io di anni ne ho 34 e condivido in pieno.

  • Simone Massi

    Sono partito con le peggiori intenzioni, eppure questo articolo non è male, il libro intero non saprei. C’è un po’ di melassa e retorica “de sinistra” – il tòpos immancabile dei bambini-africani-che-si-muoiono-di-fame (vero, ma fuori luogo) – però si fa domande interessanti.

    • Lorenzo

      Concordo, anch’io ormai quando leggo conchitadegregorio parto enormemente prevenuto, ma anch’io ho trovato l’articolo interessante, ricco di spunti.

  • http://www.facebook.com/people/Dimitri-Quintini/1467378653 Dimitri Quintini

    Il mio prof si incazzava come una iena perchè sapevamo tutte le rose di Liga e Serie A e non la versione di latino.

    • Lorenzo

      Io invece mi sono incazzato perché ho iniziato a provare un minimo interesse per il latino solo in quinta liceo, quando ormai era troppo tardi…

  • Gianmarco

    Tranquillo Mastrox, anche la mia generazione (15 anni di più) era giudicata come la tua, così come quella di mio fratello più grande (altri 15 anni di più), così come accadrà per quella successiva alla tua: è nella natura delle cose.
    Per il resto quoto Massi: anch’io molto prevenuto, ma devo dire che la lettura è veramente interessante ( scrive bene, tra l’altro..).

  • Argia Sbolenfi

    Questa “dismemoria” deve essere una patologia davvero recente se non ce n’è traccia sui dizionari o sul web..

    • pierlu

      ottima osservazione

      • uqbal

        Non escluderei che la prof. sia un furbona…

  • werner58

    Tutto questo mi ricorda un discorso fatto di recente con una persona di età ormai veneranda che stimo moltissimo. Parlavamo giusto della sua generazione, quella di chi ha fatto o comunque sofferto la IIG.M. da giovani e che per questo non ha avuto un’adolescenza/una giovinezza, i famosi “costretti a crescere in fretta”. A un certo punto se ne esce con “alcuni hanno reagito cercando di dimenticare, tanti altri hanno voluto disperatamente recuperare quello che gli è stato negato e hanno continuato a fare gli immaturi per decenni; oh, ne ricordo così tanti…”

    Io l’ho guardato come se scendesse dalla luna; la sindrome di Peter Pan non è proprio un difetto che avrei pensato di attribuire ai nostri *nonni*, non padri, quelli delle cassette al mercato del prof. di greco. Lui che c’era, lo fa.

    Non è che abbia grandi commenti da fare, non voglio scrivere “de Gregorio deficiente, lo vedi che hanno gli stessi problemi”. Just food for thought.

  • uqbal

    Questa cosa del progresso-che-ci-rende-molli com’è che non funziona in Paesi che sono prosperi da, tipo, 200 anni?

    Com’è che questa querela continua dei padri che sono migliori dei figli alligna tanto bene in un Paese mostruosamente conservatore in cui sei giovane ancora a 50 anni?

    E inoltre: ma Bernardo e gli altri ragazzini volevano fare veramente rugby o ce li hanno sbattuti i genitori a caricarsi l’uno contro l’altro come tori?

    Io vedo nei miei studenti un disinteresse pauroso: un po’ non credono nel loro possibile miglioramento, un po’ non gliene frega niente. Ma hanno sempre torto loro a non fregarsene niente? E’ possibile che la scuola sia noiosa? Che le attività extrascolastiche non le sentano come loro?

    Quando facciamo qualcosa di interessante, a scuola, gli studenti rifioriscono a nuova vita e diventano bravissimi (come lo sono spesso nei loro hobby autonomamente scelti), ma a casa spesso cosa i dicono poi ai genitori? “Oggi non abbiamo fatto niente”. E come mai? Perché in Italia lo studio deve essere necessariamente abnegazione e sofferenza…e se non soffri non stai imparando.
    E’ la logica di chi assegna le versioni di greco per punizione (un classico). Evidentemente anche il prof. pensa che il greco sia un castigo divino. Perché allora gli studenti dovrebbero essere entusiasti?

    • CuccurulloPaloma

      “E inoltre: ma Bernardo e gli altri ragazzini volevano fare veramente rugby o ce li hanno sbattuti i genitori a caricarsi l’uno contro l’altro come tori?”

      ti sei meritato la lode e il bacio accademico!

    • emanuele

      Ci sono sicuramente 1000 modi per rendere migliori i programmi scolastici e più motivanti le lezioni. Ma forse lo scopo della scuola è anche di insegnare ai bambini a portare a termine compiti assegnati, anche quelli che non piacciono. No?

      • uqbal

        La scuola ti deve insegnare a fare bene le cose, a capirle, ad essere curioso e a saper andare fino in fondo. In tutto questo ci sono cose che sono anche noiose, ma che vanno fatte. Il punto è che le fai lo stesso, anche se sono noiose, soltanto se ci vedi un senso ed un appagamento, anche in una prospettiva lontana. In questo la scuola non è diversa dal resto della vita, che non è tutta zucchero a velo, ma nella quale hai obiettivi e aspirazioni, oltre alle frustrazioni.
        Ma non c’è bisogno di una scuola che ti insegni che farai un lavoro schifoso e senza senso ma che va fatto lo stesso altrimenti vieni punito. Lo impari nei primi dieci giorni di lavoro e tanto basta.

        • Lorenzo

          Avete ragione sia tu che emanuele. Non riesco a trovare la sintesi.

          • uqbal

            Immagina un calciatore a cui, come diceva Cassano, piacerebbe giocare sempre e non allenarsi mai. Stare in campo è il massimo, ma in campo non ci riesci a stare se non ti alleni, e i dribbling non ti riescono se non sei veloce e forte di gambe. Quindi ti alleni, e ti annoi pure, ma lo fai perché vuoi andare bene ed essere forte. Apprendi così la necessità di mettersi là e fare gli esercizi, noiosi e ripetitivi, le ripartenze, le sessioni di palestra, il ripasso degli schemi, e così via, perché vedi che senza quelli non arrivi da nessuna parte, e invece tu vuoi arrivare, vuoi davvero arrivare.
            Altra cosa è fare che ne so, pagine e pagine di calcoli manuali assolutamente inutili, senza alcun senso “perché lo ha detto il professore”. Quello è semplicemente abbrutente.

          • Lorenzo

            Certo, questo è chiaro. Ma ci sono tre problemi. Il primo è che molte persone, trovata una motivazione per allenarsi, poi non hanno l’abitudine e la forza di volontà per imporsi l’allenamento (che è fatica, sacrificio, dolore ecc.). E quindi bisogna innanzitutto allenare la propria capacità di allenarsi, e forse per questo servono esercizi “abbruttenti”. Il secondo è che a volte la motivazione per qualcosa ti arriva troppo tardi, quando avresti già dovuto avere un po’ di allenamento. Ti nasce la passione per la matematica ma non hai mai fatto le pagine di calcoli manuali “assolutamente inutili”, non hai sviluppato metodo, determinazione e forma mentis necessari, e ti ritiri dalla facoltà di Matematica senza essere riuscito a laurearti. Terzo problema: in molti non trovano mai neanche una vera motivazione che li spinga ad allenarsi.
            Alla fine credo che la risposta stia in una vecchia locuzione latina: in medio stat virtus. Bisognerebbe “semplicemente” trovare il giusto bilanciamento tra il preparare all’allenarsi ed il fornire stimoli ed interessi.

          • fp57

            ho provato, ma non resisto . sai…a me le cose che scrivi sull’insegnamento mi sanno tanto di “prediche” (spiegarti perche’ sarebbe troppo complesso, qui) mi puoi perdonare?

          • uqbal

            ma sì, va’…va’ e non peccare più!

          • fp57

            OT/MT (my topic)
            grazie. speravo che mi perdonassi senza chiedere niente in cambio

    • Armilio

      Ma in realtà non è questione di essere molli.

      E’ che il mondo non è ne proiettato ne verso avanti, ne verso indietro. E’ semplicemente stagnante.

      C’è prima di tutto poca voglia di vivere.

    • werner58

      Esistono paesi prosperi da 200 anni?
      Il discorso della de Gregorio (che peraltro non condivido) inizia a valere da quando la maggioranza ha frigorifero, scuola pubblica e automobile (beh, diciamo la moto)

      • uqbal

        O anche semplicemente da prima del dopoguerra. Non c’entrano il frigorifero o la moto, c’entra la percezione di essere agiati.

        • werner58

          Non sono convinto. Noi siamo soltanto la seconda generazione di sempre che non ha conosciuto nè la fatica vera nè la paura della fame… in grande maggioranza, dico.

    • Lorenzo

      L’ultima riflessione sulla versione di greco assegnata come punizione, e quindi considerata come cosa negativa dallo stesso docente della materia, è una genialata (tra l’altro applicabile ad ogni materia scolastica). Me la segno e ci ragionerò.

      • uqbal

        è storia vecchia, in realtà…

        • Lorenzo

          Beh, per me è nuova nuova, e degna di riflessione.

    • http://www.facebook.com/annierebora Anni Rebora

      Ma a voi piace imparare? Quanti maestri veri avete avuto nella vita? Uno? Due? Li ricordate vero? Magari non erano quelli simpatici e gioviali. Magari li avete riconosciuti solo dopo, li avete ringraziati solo nel pensiero.

      Quegli insegnanti… Vi hanno fatto brillare gli occhi. Vi hanno fatto desiderare di impegnarvi di più.

      Cosa insegnate ai vostri figli? Che ESEMPIO date loro? Imparate qualcosa di nuovo ogni giorno? Glielo comunicate? Siete felici della vostra vita?

      Ai miei figli andare a scuola piace. Piace loro usare il cervello. La scuola non corrisponde ai miei desideri? Rifletto su come cambiarla. Faccio critiche e proposte!!! E la cambio. Mio figlio ha 13 anni e per un pezzettino piccolo ma importante ci è riuscito. E io sono fiera di lui! Che è già migliore di me.

  • CuccurulloPaloma

    Secondo me la professoressa di fronte a cotanta intellighenzia (la giornalista di sinistra di repubblica pure scrittrice), non ha il coraggio di dirle che suo figlio è scecco (asino ndr). e allora se ne è uscita con questa cosa della dismemoria. Talmente infondata, che pure la De Gregorio ha intuito trattasi di supercazzola.
    Per il resto mi pare un po’ un articolo degno della sezione del corriere la 27ora

    • werner58

      In effetti è possibile che vivesse nel terrore di finire sul giornale prima o poi ^^;
      (E comunque ci è finita lo stesso… non c’è salvezza.)

    • http://pulpficciones.wordpress.com/ tobuto

      Amo come la locuzione “degno della 27a ora” abbia già sostituito “per sciampiste”. Al Corrierone nazionale devono essere orgogliosi

  • Flavio

    E perchè mai bisognerebbe studiare con rabbia? E avere ansia di riscatto sociale? Davvero suonano come idee arcaiche. Meglio studiare divertendosi, senza alcuna ansia di arrivare a prendere un pezzo di carta.

    • Anna Castoldi

      d’accordissimo

    • http://www.cavolettodibruxelles.it/ Sigrid Verbert

      Non credo ci sia nulla di arcaico, l’ho visto io stessa all’università: la mia amica figlia di contadini alla prima bocciatura sarebbe andata a mungere le vacche, è finita che ha messo due anni meno di me – che non era stata minacciata in nessun modo – per finire l’università… Io credo che tutti i grandi successi, in tutti i settori, abbiano un necessario primo motore potente e insostituibile, chiamalo rabbia, ambizione, passione. Senza si fanno cose da turisti, con risultati ad hoc. My 2 cents.

      • http://www.facebook.com/profile.php?id=1487097491 Denis Brandolini

        Motivazione, o selezione? Tutti conosciamo qualcuno di famiglia disagiata che ce l’ha fatta, ma la maggioranza dei colleghi sono quelli da famiglie che potevano permettersi l’istruzione – peraltro non così costosa, in Italia.

        Andiamo piano a trarre conclusioni su campioni arbitrari basati sulla conoscenza individuale, portano sempre grossolani errori di prospettiva.

        Ma soprattutto: voler ridurre la motivazione personale al solo “altrimenti ti tocca fare il facchino” è così semplicistico da risultare oscenamente sciocco. Se la natura umana fosse tale vedremmo un plateu di impegno e sforzo appena raggiunto il benessere essenziale: la realtà ci mostra invece che tanto i più ci sono risultati tanto più si è spinti ad andare oltre, anche a costo di bruciarsi.

        E poi, volendo parlare di generazioni: non è forse quella massimamente teorica e protesa al posto fisso statale la più rinunciataria e di bassi obiettivi? Questo se solo avessero senso, queste inquadrature generazionali.

        Posso però dirmi soddisfatto nel constatare che infine una donna intelligente e colta, dopo anni di sedicente comunismo, abbia un rigetto dell’omologazione pseudo-egalitaria e aspiri all’approccio sociale liberista – anzi, direi “turbo-liberista”, come piace etichettare ai suoi ex-compagni, se la pena del finire a trasbordare pesce le suona adeguata per un parziale insuccesso scolastico in piena adolescenza…

      • Dan90

        C’è tanta verità in queste parole.

      • Flavio

        Ma la vita non è una gara e quei due anni in meno non sono affatto guadagnati.

    • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

      Tanto per lavorare da McDonald studiare con rabbia a che servirebbe?

  • karl

    il figlio fa il classico perché “non era portato per la matematica” o perché “la formazione che da il classico non te la dà nessuno”. trovo tutto il pezzo inutile e retorico e comunque calligrafia è la bella scrittura, quindi è un po’ difficile che uno abbia una brutta calligrafia.

  • Davide Franco

    Ho 21 anni.
    Il mio CV lo trovate nelle parole tra “Assai meglio di me lo racconta Meredith Haaf…” e “… si risolve in uno spreco di energia.”

    • Matyt

      Anch’io ho 21 anni.
      Anch’io, sinceramente, mi riconosco nel profilo tracciato dalla Haaf.

      La cosa che mi chiedo però è:
      E’
      colpa nostra? Siamo degli ignavi viziati abbrutiti dalla “forma sopra
      il contenuto” per nostri particolari demeriti generazionali, oppure
      siamo realmente (come pare sostenere la De Gregorio) vittime
      dell’inerzia dei nostri padri, la generazione post-soddisfatta?

      • alessandromeis

        Ma che soddisfatta de che? Babbo tuo che lavoro fa? così, per capisse.

        • Davide Brancato

          E io invece sono curioso di sapere tu di quali privazioni hai sofferto. Che, nun t’hanno fatto il motorino? La playstation? Le vacanze al mare?

          • alessandromeis

            ma lassa sta, non sai neanche dove vojo andà a parà. subito a tirà fuori la playstation. ammazza oh. e aspetta, non sai neanche quello che voglio dirgli. fa risponde lui.

        • Matyt

          Entrambi i genitori medici, medioborghesi.
          Insomma, una famiglia con la casa in montagna e due settimane di sci all’anno.

      • fp57

        E se, invece, ti chiedi…che cosa posso fare io? cosa voglio?

        a che ti serve la seconda domanda (….oppure siamo vittime…?)

      • http://www.facebook.com/profile.php?id=1487097491 Denis Brandolini

        A ventun’anni, oggi, si è semplicemente ancora ragazzi. Ed è giusto così, perché la vita adulta oramai si è allungata sino ai settanta almeno. La demotivazione ci può stare, c’è tutto il tempo per riprendere le redini e trovare il proprio posto.

        • fp57

          d’accordo su “la demotivazione ci può stare”. Ci può stare perche’ ci puo’ stare. non per l’eta’

    • alessandromeis

      parlate per voi, io ne ho 25(quasi 26) e proprio non mi ci riconosco in questo immondezzaio di caxxaete e luoghi comuni. no dico ci sono TUTTI i luoghi comuni possibili. Voi urlavate cose orrende etc. etc.

      • Davide Franco

        Si, mio era un post sul 20enne medio. Neanche io mi ci riconosco pienamente, ma se ti guardi intorno lo si vede chiaramente.

        Ho la fortuna di avere una cuginetta 9 anni più piccola di me. Se in tempi andati appartenevamo alla stessa generazione, oggi io e lei siamo distanti secoli. La verità è questa, se un tempo le cose le si apprezzavano perchè ce le si sudava, adesso non le si apprezzano più perché ci vengono date.
        Stimo i nostri genitori per essersi fatti il mazzo in giovinezza e averci dato la possibilità di studiare, di divertirci i sabato sera, di farsi in week-end fuori.
        Tuttavia si è perso, ribadisco, il senso del sudore sulla fronte e della soddisfazione per le cose ottenute.

        Aggiungo, a mia “discolpa” che i miei mi hanno insegnato fin da piccolo ad ottenere ciò che volevo da me, senza appoggiarmi a loro.
        La mia è solo una riflessione su la maggior parte dei miei coetanei che non hanno la minima voglia di sgobbare.

        • Dan90

          Non hai torto.

          Ho 22 anni e mi sto massacrando di studio. La motivazione principale ce l’ho stampata nella mente da 16 anni: ricordo quando mio padre è rimasto disoccupato e ha confidato a mia madre che non c’erano soldi per comprare il latte. Mi brucia ancora adesso.

  • alessandromeis

    mi concedete una battuta cattiva OT?
    “Penso che se domattina comunicassi la mia decisione di licenziarmi e di andare a lavorare ai mercati generali non è detto che automaticamente Lorenzo imparerebbe a tradurre Senofonte. ” Ma il giornalismo te ne sarebbe eternamente grato.

  • Mynheer Peeperkorn

    La Conci centra abbastanza bene il tema, non sviluppandolo più di tanto, trattandosi di nervo scopertissimo per la sua generazione (siamo dei genitori pessimi o degli idioti?).
    Nota di ottimismo:I miei coetanei (neo30enni) con prole spiccano come sergenti di ferro rispetto agli invertebrati di cui parla la nostra, molto più ferrati in termini pedagogici (scienza che si è molto sviluppata dal ’70 ad oggi) anche se diversamente genitori (praticamente tutti devono farsi mantenere i figli dai nonni).Chissa che questa nuova generazione sappia coltivarsi meglio la propria rabbia giusta.

    • Lorenzo

      Tipo: “noi siamo una generazione fallita ma almeno abbiamo la sensibilità, la consapevolezza e gli strumenti per coltivare una generazione migliore”? Ho avuto anch’io questa sensazione guardando gli amici 30enni che hanno già figliato, ma mi sono sempre chiesto se fosse davvero un campione rappresentativo (tutte persone con un alto grado di istruzione, in genere precari, e con una famiglia non ricca ma senza “privazioni” alle spalle).

  • http://www.facebook.com/alessandro.binni Alessandro Binni

    Forse il figlio più grande non voleva frequentare il liceo classico ed il piccolino non prova interesse per il rugby, per dire.

  • Massimo55

    Bastava dire il mondo cambia e noi non siamo stati capaci di interpretare questo cambiamento riguardo l’educazione dei nostri figli. La mia spiegazione è che la generazione della De Gregorio (cioè, la mia) è stata la più ideologizzata da secoli ed ha applicato massicciamente l’ideologia anche all’educazione dei figli. Non ha nemmeno molta importanza quale ideologia sia stata, ma la mancanza di pragmatismo e buonsenso ha fatto molti danni. Sarà anche per questo che in società ancora più “sazie” della nostra, ma di matrice anglosassone, quindi pragmatica e calvinista, tutta questa mollezza non si riscontra.

    • stefano trucco

      In effetti il tuo commento è di un ideologico da far paura, con quel riferimento a fantomatiche società di matrice anglosassone ‘quindi pragmatiche e calviniste’ (delle due l’una: o sei pragmatico o sei calvinista, non puoi essere le due cose assieme) dove tutta questa mollezza non si riscontra ma dove in compenso i giovani escono dalla high school più ignoranti del ragazzo ignorante italiano medio…

      • Massimo55

        Ma anche da noi la comprensione del testo non va mai data per scontata, vedo.

  • Anna Castoldi

    21 anni anch’io, ma del profilo tracciato per la nostra generazione qualcosa mi sfugge.
    Perché “fragile, rassegnata, indifesa”? Non mi sento nessuna di queste cose, né sono ossessionata dal mio profilo (beh, visto il naso dovrei, ma ne vado fiera, essendo fan di Cyrano). La parte sull’educazione non l’ho capita, ma penso di essere solidale e responsabile. “Laddove il fine è impercettibile”? Perché il fine è impercettibile? Solo perché non stiamo organizzando un colpo di stato? Solo perché non lo andiamo a dire ai sociologi? Ma la vita pubblica non si esaurisce nella politica: è anche la vita nella famiglia, nel lavoro, negli amici e insomma in tutte le persone con cui veniamo a contatto. E in quest’ambito io non vedo affatto una “generazione sazia” ma tanti giovani appassionati, volenterosi e impegnati in lotte che non avranno ripercussioni nazionali ma vanno ben oltre il nascondere o approvare.
    Perché la rabbia, debole o forte che sia? Sinceramente preferisco ottimismo e ironia. E poi non la sopporto, la gente che non sogna.

  • michelelan

    Quindi per oclpa di una prof. che non ha avuto coraggio di dire a Concita che suo figlio è una capra questa ha scritto un libro…. Caxxo!

  • Rossum

    Cavoli, De Gregorio, giornalista, ex direttrice dell’Unità…ma un congiuntivo ogni tanto?

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1487097491 Denis Brandolini

      E’ l’effetto collaterale dell’essersi scoperta affine ai tea party nella visione sociale…

      • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

        Che sfortuna, proprio ora che stanno passando di moda dopo aver portato il partito Repubblicano alla sconfitta…

  • piti

    Intanto, stavolta, quoto uqbal che scrive cose che condivido.
    Poi, dico la mia. A me, 52 anni, colpisce una cosa nel passaggio generazionale. La complicità fra pari instaurata fra genitori (miei coetanei) e figli.
    L’esempio più vistoso di questo, secondo me, è nell’accettazione della sessualità dei figli.
    Ai miei tempi (scusate…), i genitori non erano praticamente mai complici delle prime esperienze erotiche dei figli. Si aspettava la casa vuota, propria o di un amico, un’occasione propizia per “fare sesso” (mi scuso per la locuzione bruttina). Non mancavano le ragazze disponili e convinte, come credo mancassero alla generazione precedente la mia. Mancava l’approvazione dei genitori. E questo significava che qualche anno prima dei venti, qualche anno dopo, per il sesso dovevi arrangiarti, fosse una cosa fugace o la morosa fissa.
    Oggi, tutti e dico tutti i figli dei miei coetanei, ragazzi fra i sedici e i ventidue-ventitré portano la tipa a casa, e dormono lì. La ragione classica è “piuttosto che lo facciano fuori, chissà dove come e con chi” meglio il porto caldo e sicuro della casa.
    Non voglio giudicare “moralmente” questa cosa, che pure mi fa un pochino senso.
    Ma se a diciassette anni non ti devi conquistare nemmeno l’occasione per trovarti con una ragazza, che ti viene steso un tappeto di complice rassicurazione anche nell’erotismo (che io credo invece debba essere forza che svelle dal consueto e dal troppo comodo, almeno da giovani), forse per forza che dopo rischi la mancanza di carattere di cui parla Concita.

    • splarz

      Campione non rappresentativo: non per tutti i ventenni è così.
      Qualche anno fa era uscito un articolo sull’espresso che poneva più o meno la stessa questione educativa.

  • Lapid Illuso Due Percento

    Ma quanto scrive bene Concita ? Chiara e coincisa. Poi in realtà non dice niente e sbaglia l’obbiettivo : oggi si sta bene. Ma bene. Ci sono un sacco di giochi divertenti, l’amore non è un tabù e lo spazio digitale per esprimersi è infinito. Perché mai dovrebbero essere incazzati ? Magari ci potessi tornare io 14enne oggi.

    • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

      Quale sbaglio? E’ esattamente quel che dice la De Gregorio. Allora è vero che le date addosso per principio.

    • fp57

      concisa?

  • floris

    Ora immaginiamoci come la DeG. reagirebbe se arrivassero dei giovani con la voglia di vincere.
    Ma seriamente, magari a scapito suo.

    • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

      Naaaa, preferiscono stare a perdere tempo commentando gli articoli del Post.

      • floris

        Ecco io avevo in verità in mente un esempio ben preciso, le primarie del PD.
        Ricordiamoci bene come è stato giudicato chi davvero si è presentato con la voglia di vincere: uno sbruffone.
        Perché la mentalità vincente, la voglia di riscatto, tutto bello però deve essere fatto come dicono lorsignori.
        E l’ indignazione se rivolta ad un certo mondo, guarda caso diventa irriconoscenza.

        • dmusmeci

          e ancora grazie che l’abbiamo fatto partecipare e perdere, così si fortifica per la prossima o per l’altra ancora.

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1487097491 Denis Brandolini

      …per non parlare di quelli che, frustrati per le sconfitte mentre il mondo li martella, decidono di andare alla scuola che li ha umiliati con due pistole automatiche e venti caricatori.

      • fp57

        d’accordo sull’idea (terribile) di fondo. Eccetto che non sappiamo “dove” decidono di andare ne’ perche’ si sentano umiliati

    • marno

      ecco appunto. la de gregorio è colpevole per prima perché è la orima ad incarnare e a promuovere la sociologia dle genitore amico invece del genitore che ti lascia libero.
      il genitore amico è quello che impugna al TAR la bocciatura del figlio invece di riconoscere che è un cazzaro nullafacente e di amarlo lo stesso per come è.

  • http://www.facebook.com/stefano.trucco.9 Stefano Trucco

    Ovviamente, trattandosi della De Gregorio, cioè del ‘nemico’, i soliti noti la sbertucciano un po’ alla cazzo, come al solito. Non capisce niente del meraviglioso mondo nuovo mentre noi, ah signora mia, se non c’era il Sessantotto a quest’ora eravamo tutti a Kansas City…
    Al dunque, le generalizzazioni sono sempre sdrucciole e traditrici. Andate a una riunione di arti marziali e troverete un bel po’ di giovani molto motivati e preparati. E il discorso sulla decadenza dei giovani è molto, molto antico (il primo esempio noto viene dall’antico Egitto). Ma chiedete a qualsiasi insegnante e sentitelo con un minimo di simpatia, senza proiettare su di lui le ‘vostre’ turbe giovanili. Non è colpa sua se tanti giovani non riescono a interessarsi alla scuola ne’ a nient’altro che non sia il ristretto circolo di ‘amici’, sul quale del resto non possono assolutamente contare. Perchè rischiare lo scontro e l’umiliazione con una realtà ostile quando l’industria permette vite piene e ricche e mai noiose senza prendersi il disturbo di uscire di casa o di mettere a rischio la propria autostima? Quanti giovani abbiamo conosciuto perfettamente padroni di ogni nuovo gadget digitale e perfettamente imbecilli nel gestire una situazione appena appena fisica e conflittuale? Il mondo attuale è talmente noioso e sgradevole rispetto alla sua rappresentazione che dobbiamo ringraziare Dio o chi per lui se quei vecchi vizi, la vanità, l’ambizione e l’aggressività fisica ancora riescono a smuovere un po’ di giovani e convincerli a correre qualche rischio…

  • fp57

    1. Mentre torno a casa penso che Lorenzo non ha studiato storia. Mai. Non ha proprio aperto il libro.

    Che ci va a fare dalla prof ? e, se convocata, perche’ non glielo lo ha detto?

    2 “Se voi scaricaste le casse ai mercati generali i vostri figli sarebbero più bravi a scuola”, mi dice. Immagino di andare a scaricare le casse ai mercati generali per favorire lo studio di Lorenzo. Indugio nella fantasia”

    La teoria e la pratica,in teoria, sono la stessa cosa. E’ la pratica che e’ differente.

    3. Si fidi degli allenatori di rugby. Dicono parole “sante”

    4. Quanto alla “rabbia giusta”: bello, lo condivido ma poi penso che il tema è un po’ piu’ complesso; Lei ha letto, vero, Pastorale Americana di P. Roth?

  • Mino Tauro

    Non si preoccupi la Concita che adesso una bella generazione di poveri affamati in cerca di riscatto sociale la stanno preparando …..

  • Gab

    “Indugio nella fantasia, non mi dispiace. Immagino la fatica, la luce e l’odore del pesce la mattina all’alba”, ma torna a bere spriz a Capalbio invece di scrivere cazzate

  • MustrumRidcully

    Non è detto che il figlio di un ottimo calciatore sia un calciatore di serie A, anzi è raro. Non è detto che il figlio di un ottimo musicista sappia suonare più del kazoo, anzi è raro. Non è detto che il figlio del pittore o del romanziere o del poeta di una generazione sappiano tenere in mano un pennello, una macchina da scrivere o una penna d’oca. Perché mai non lasciamo a ‘sti poveri figli libertà di crescere come vogliono e come riescono, invece di riempirli di modelli fasulli, di aspettative inutili e di incentivi che di fatto sono solo autoincensamenti dei genitori che si sentono “arrivati”. Ma perché un ragazzino, per “arrivare”, dovrebbe fare bene a scuola le cose che faceva bene sua madre o suo padre alla sua età?

    • dmusmeci

      sono d’accordo, in linea di principio. mi permetto di aggiungere una considerazione: i genitori di una volta (i miei, per dire) proiettavano sul figlio immagini di futuro che loro non hanno potuto permettersi: avevano speranza e immaginazione. Non son del ramo, ma mi pare che i genitori di adesso non abbiano né una né l’altra, essendo cresciuti in maniera che la speranza è solo un altro nome dell’attesa.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ Akiro

    “Ma penso anche che noi non abbiamo colpa di essere quello che siamo, che è andata così, non ci hanno regalato niente.”
    Solita storia, nessuno vi ha regalato nulla, ci si spaccava la schiena per comprare la casa e bastava un genitore… ora ci si spezza (se si ha la fortuna di avere un lavoro) in due per un mutuo di 40 anni…

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1284183345 Enzo Busseti

    Quest’articolo è il manifesto del fallimento della generazione della De Gregorio e la sua (terribilmente autorefenziale) “borghesia progressista occidentale”. Incapace di capire come il mondo è cambiato da quando “non si doveva parlare se non interrogati, non si dovevano contraddire le persone adulte”. E soprattutto incapaci di ammettere le proprie limitazioni, rifugiandosi dietro infantili e sommari giudizi sulla mia generazione, che sta ereditando un paese stremato.

    Tra qualche anno, quando avremo il debito pubblico al 200% del PIL, economia sempre stagnante, tasse ancora più alte, zero influsso di investimenti, e dovremo pagare la sua pensione… si renderà conto che forse non siamo “estranei alla rabbia giusta, quella che dalla notte dei tempi – dalla cacciata di Adamo ed Eva fino alle rivoluzioni di piazza contro le odierne tirannie – sana l’ingiusto, o prova a farlo.”

  • dmusmeci

    Mi pare che si sta per cadere nel cortocircuito del fallimento di questa generazione per colpa di quella che l’ha preceduta.

    Manco a fallire da soli, s’è più capaci.

  • hdr

    Le colpe non si danno ad una “generazione” di bambini, come se l’anno di nascita li condannasse a questo o quell’altro comportamento. Le colpe vanno cercate nei genitori, che a differenza dei loro padri, spesso -per concentrarsi sulla carriera o su se stessi in generale- non antepongono il benessere dei figli al loro. La generazione con una colpa è quella della De Gregorio, non perché non scarica cassette ai mercati generali, ma perché vizia i figli mentre li cresce part time.

    Quello della De Gregorio è un manifesto di giustificazione delle proprie colpe, piuttosto popolare, per non voler ammettere che -forse- se tuo figlio è una sega a scuola è in primo luogo colpa tua, madre, e dell’insegnante, piuttosto che dell’iphone, del profilo o dei film demenziali che non si capisce che ci azzecchino.

    • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

      L’iphone, il profilo e i film demeziali sono orpelli, il succo del discorso mi pare che tu lo centri bene, o forse sono io che ci leggo quel senso. Altrimenti non vedo l’utilità della storia se non denunciare (sempre in maniera blanda, per carità), le colpe dei padri dei 30enni di oggi. Poi neanche tutti, per fortuna.

  • GranVia

    concita de gregorio è più noiosa dell’attesa del treno in ritardo

  • Massimo55

    La generazione della De Gregorio (la mia) ha creato un paese conservatore, immobile e cristallizzato in cui si preferisce mantenere i giovani per mezzo delle proprie laute pensioni piuttosto che offrire loro vere opportunità di lavoro. L’ascensore sociale non funziona, si dice, ma l’ascensore funziona se viaggia in entrambi i sensi, almeno come possibilità. Da noi, dal bidello al magistrato, nessuno è spostabile dalla sua sedia, indipendentemente dal suo operato. Come può un trentenne capace occupare un posto di responsabilità se il cinquantenne che lo ricopre ne è inamovibile fino alla pensione? Dice, quelli bravi vanno in America, ma là ti assumono a 25 anni come capo allo stesso modo in cui ti licenziano a 55. Che non si possa avere tutto? Che sia necessario trovare un giusto equilibrio? Io, però, non chiederei un parere alla De Gregorio.

    • piti

      Allora era vero che mettere l’età pensionabile era un blocco per l”occupazione giovanile… Quando se ne parlò, al tempo, qui e nel blog di Costa, tutti a dire che no, anzi, più si lavora da vecchi e più si creano posti di lavoro. Adesso, a margine delle considerazioni soprastanti, salta fuori che se non sposti un maturo, non può aver posto un giovane.
      Interessante, ripeto, in chiave previdenziale.

  • GIANFRANCO RONCAROLO

    Di Gregorio dice con stupore cose normalissime che gli insegnanti (medie superiori) come me e gli allenatori giovanili (pallacanestro femminile) come me, sanno bene. Nello sport si dice “Il giocatore migliore è l’orfano”. Ma dire questo in presenza dei genitori fa rischiare l’aggressione. Forse sarebbe meglio ascoltarli di più, gli insegnanti e gli allenatori!!!

  • http://www.facebook.com/annierebora Anni Rebora

    Per anni sono stata convinta di appartenere ad una generazione di sfigati.
    Gente che non avrebbe combinato nulla nella vita e nella società.
    Come me, in effetti, nessuno di quelli che conosco ha poi già fatto cose particolari o straordinarie.

    Ma.
    Ciascuna generazione è diversa…
    Noi non abbiamo compiuto il nostro destino a vent’anni.
    Non eravamo pronti.
    Nati da genitori che non hanno fatto la guerra neanche da bambini,
    siamo stati amati e seguiti senza misura.
    Abbiamo ricevuto un’educazione.
    Siamo stati l’espressione delle aspettative dei nostri genitori.
    Pochissimi hanno vissuto una crisi generazionale.
    Per lo più i nostri ci hanno amorevolmente accompagnato nella crescita.
    Così non abbiamo mai davvero sperimentato la ribellione.
    E per certi versi la liberazione dagli schemi dei nostri genitori.
    Che sia simbolicamente che praticamente, siedono ancora saldi e pasciuti sul loro piccolo trono.
    E noi?
    Noi, spesso, non sempre, non abbiamo un lavoro se non precario.
    Spesso viviamo ancora in casa con loro.
    E siamo ancora in definitiva dipendenti.

    E i nostri genitori si lamentano, ma solo un poco, di questa dipenendenza.
    Si rendono conto che l’unica alternativa sarebbe prenderci un nostro posto
    nel mondo con la forza. E poiché il posto apparterrebbe prevalentemente
    a loro, sono anche solo inconsciamente, abbastanza contrari a questa ipotesi.
    E quindi ci aiutano. Magari giudicandoci, borbottando.
    Ma con un piacere sottile nel sapersi indispensabili, utili, un poco potenti.

    Eppure.
    Facendo così…
    Ci siamo resi conto che molto spesso noi la loro seggiolina non la vogliamo mica.
    Noi non vogliamo sacrificare la nostra esistenza per un mutuo e un ombrellone a Viareggio.
    Certo che vogliamo la casa. A volte anche l’ombrellone.
    Ma non in cambio di TUTTA la nostra vita. Di TUTTO il nostro tempo.
    Noi coi nostri figli ci vogliamo passare almeno una parte della giornata.
    E per i nostri figli non siamo poi davvero disponibili al scarificio assoluto e poi recriminatorio.

    Noi abbiamo delle aspettative riguardo alla felicità. Ci interessa, vogliamo stare bene.
    Inseguiamo questo benessere.
    Non vi sembra una cosa nuova?
    Molti miei amici non hanno mestieri tradizionali.
    Pur venendo dalla borghesia cittadina,
    non hanno sicuramente (quasi nessuno) uno stipendio paragonabile a quello dei loro genitori.
    Ma, accidenti, sono persone interessanti. Sensibili. Capaci di amare.
    Alla ricerca.

    Per ora non ci siamo ancora presi delle responsabilità sociali.

    Ma stiamo arrivando. Vedrete.
    Troveremo un modo nuovo.
    Le cose lentamente cambieranno.
    E cambieranno grazie ad un livello superiore di consapevolezza.
    Noi saremo gli agenti di questo cambiamento.
    Coi nostri tempi. Certo. Ma vedrete che lasceremo ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo trovato noi.

    Ecco il nome di uno nato nel mio stesso anno:
    Roberto Saviano.
    Conoscenza. Condivisione. Impegno.
    Ogni volta che vedo una sua foto lo ringrazio mentalmente perché immola la sua esistenza perché le cose cambino.

    Quindi. Ragazzi…
    Si tratta solo di accettare che abbiamo dei tempi diversi. Non abbattarci
    chè ci muoviamo su piani inesplorati.
    Abbiamo tutti gli strumenti per i compiti che siamo chiamati a svolgere.
    Siamo preparati.
    Saremo maledettamente bravi.
    E ci stupiremo di quanto sarà facile e bello.
    Quanto ci appartiene e ci gratifica la responsabilità.
    Vedrete.
    Fra pochi anni ci descriveranno come un generazione d’oro.
    Come i partigiani. Come coloro che fecero l’unità di Italia.
    Il rinascimento prima di loro.
    Siamo gente straordinaria.
    Credo che pochi di questi si rendessero conto della portata delle idee nuove e rivoluzionarie che stavano sbocciando e cambiando le strutture della tradizione.
    Ecco per un’istante io ho visto tutto questo.
    E vi assicuro, mi è piaciuto.

    • Lorenzo

      Mi è piaciuto il tuo pezzo. Ma non sono sicuro che sia vero. Forse lo è solo per una frazione della nostra generazione. PS: anch’io classe ’79

      • http://www.facebook.com/annierebora Anni Rebora

        I punti di vista non possono essere onnicomprensivi. Se no che punti di vista sono?! Comunque il ’79 è una gran bella annata… ;)

        Diamoci una mossa! :)

    • http://www.facebook.com/annierebora Anni Rebora

      Ps. Io il trono di mio padre non lo voglio. Voglio fare cose grandi. Di ampio respiro… Mettere insieme un gruppo di lavoro per scrivere una bozza per la riforma della scuola, per esempio… Chi vuole partecipare (essendo pagato per farlo) metta sotto il dito!

      Ovviamente è richiesta competenza. È un punto di vista concreto sul tema. Benvenute e benvenuti a insegnanti, filosofi, pedagoghi, poeti, madri e padri, intellettuali volenterosi e sognatori.

      (La selezione avverrà per simpatia. Nel senso greco del termine)

      • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

        Io il dito ce lo metto. Come mi piacerebbe rivoltare l’organizzazione del lavoro nella nostra pubblica amministrazione. Non parlo di brutalizzare ancora i dipendenti pubblici come ha fatto per esempio Brunetta. Parlo di sedersi ad un tavolo e fare un piano di lavoro per capire come far si che l’amministrazione sia al servizio del cittadino e non viceversa. Qualche idea (manageriale c’è)…

    • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

      Guarda, io anche credo che la nostra generazione, prima o poi, dovrà uscire da questo bunker in cui è stata costretta. Io sono dell’83 e sto cominciando a vedere che l’impegno può aprire delle porte, ma la tenacia serve a tenerle aperte e spalancate. Forse neanche questo basterà, perché non sono mica convinto che siamo la generazione d’oro. Però è bello avere questa visione del mondo.

  • Andrea

    Credo che di analisi valide sulla generazione “post
    ottimista” e sulla mancanza di rabbia sia pieno il web. Certamente questo
    articolo porta ottimi argomenti a livello educativo e val la pena leggerlo. Ma
    mi sembra che manchi il punto. Appartengo alla generazione di cui si discute,
    classe ’82, e sinceramente sono molto arrabbiato. Ma la rabbia che provo la
    impiego per scrivere su due blog, per organizzare eventi associativi, per
    inventare nuove polizie sostenibili, per animare partiti politici; mi serve
    quando, uscito dal lavoro, sono stanco e devo lottare con la scadenza di
    pubblicare uno scenario sulla manifattura 2.0 il giorno dopo, e sto al computer
    fino alle 24.00. Quando dedico parte del week-end a incontri per i progetti da portare avanti. Non credo che la rabbia debba esprimersi nelle strade con
    manifestazioni di piazza, né con la violenza. La società di oggi è retta da chi
    ha preso il potere in quel modo, e riflette l’attaccamento alla poltrona tipico
    di chi ha combattuto aspramente, all’interno di una guerra sostanzialmente
    ideologica, e non intende cedere perché teme di essere sopraffatto. La società
    a cui ambisco si costruisce mediante la collaborazione e la fiducia reciproca;
    semmai arriverò in posizioni apicali (dubito perché le carriere dove lavoro
    sono bloccate) sarò ben lieto di farmi da parte per persone più in gamba di me.

    E allora, cosa chiedo a chi, come Concita De Gregorio (e
    tanti altri giornalisti) è attenta al tema? Le chiedo di parlare anche di
    quelli che, come me, portano avanti la lotta in maniera costruttiva e poco
    visibile. Le chiedo di dare spazio ai tantissimi giovani competenti che animano
    mille blog di profonda analisi politica e culturale. Se i giovani inizieranno a
    potersi esprimere in prima persona, e non per interposta come oggi, i loro
    coetanei ricominceranno ad avere fiducia nel dibattito pubblico e, di
    conseguenza, nella politica.

  • ursamaior

    Diciamo che se Lorenzo era riuscito a fare fessa la prof, dopo questo post ed il libro della mamma dubito che il prossimo anno avrà vita facile in storia, quando la medesima prof si sarà resa conto di essere passata pubblicamente per fessa

  • gio

    forse, se lei pensa che i suoi figli abbiano tutti questi problemi, semplicemente è un pessimo genitore… prende i suoi figli ad emblema di una generazione, senza chiedersi se il problema sia davvero l’I phone o forse l’educazione che lei gli hai dato.. e poi il discorso “noi vecchia generazione eravamo meglio di quella nuova” proprio non esiste… dal momento che la nuova generazione è figlia della precedente e dunque se c’è una colpa del presunto rammollimento dei ragazzi di oggi, è senza dubbio tutta interamente vostra.. infine un consiglio: se davvero crede che il problema sia questo, invece di continuare a scrivere pessimi articoli come questo, perchè non va sul serio a scaricare il pesce al mercato???

  • http://twitter.com/AnnaMariaDiNico Anna Maria Di Nicola

    noi delle generazioni precedenti abbiamo o stiamo consegnando una vita senza speranze con un unico insegnamento la corruzione e successo si, ma senza fatica ..facile..X factor ..Amici…e giocatori ignoranti pagati milioni di euro.

  • Il Delatore

    Io sono figlio di chi era bambino durante la guerra e nipote di chi la guerra l’ha fatta.
    Ho passato tutta l’adolescenza e la gioventù a sentirmi ricordare quanto eravamo fortunati noi, della nostra generazione, a non aver dovuto fare questi famosi sacrifici e ad avere tutto (o quasi) facilmente, salvo poi sentirsi dire che, esattamente per lo stesso motivo, eravamo degli smidollati.
    Che si fottano. Tutti.

  • http://twitter.com/AnnaMariaDiNico Anna Maria Di Nicola

    Sono d’accordo con Mastrox le famose pensionibaby posti fissi e clienterali Nuova generazione ..mammoni? sono mammoni se con lauree con 110 e lode e specializzazion varie,oggi sono disoccupati e non potendo pagare un fitto tornano dai genitori? sfaticati? non è che uno che è stato sempre sui libri illudendosi di poter essere utile nel campo in cui si è specializzato(anche brillantemente) di punto in bianco può andare ..come disse Brunetta ai mercati generali..sarebbe un PESSIMO scaricatore..di frutta !! nullafacenti? mille domande e mille disillusioni, curriculum neanche guardati..lavoro dato solo al raccomandato senza neanche un curriculum !Sazi? forse.. grazie ai i genitori che con la loro misera pensione si prodigano.. aiutano un figlio che hanno visto impegnato al massimo sui libri e… oggi deluso frustrato.. la laurea l’esperienza lavorativa è servita solo ad avere in mano un pugno di..mosche!! racconto di “vita vissuta” allora mio figlio studi brillanti ricercatore senior per 13 anni in biologia molecolare, oggi è disoccupato a 42 anni … anche lui è andato a fare il cameriere ma non bene ..c’era il cameriere di professione che lo faceva molto meglio! ecc ecc ecc

    • piti

      Quanta confusione. Mi sembra anche peggio del qualunquismo dei peggiori talk show televisivi. Le pensioni baby, i posti fissi, la generazione della De Gregorio. Ma avete i confini concreti delle baggianate che dite? La De Gregorio ha poco meno di 50 anni, e tanto per gradire la sua generazione (che è pure la mia, che di anni ne ho 52) in pensione ci andrà molto (ma molto molto) oltre i sessant’anni. Il figlio della signora De Nicola, per dire, appartiene più alla generazione De Gregorio che a quella dei ragazzini o dei giovani di cui si parla.

      E’ che fa così comodo mettere in fila le scemenze tipo Fottuti cinquantenni, o la presa per i fondelli della sinistra al caviale rappresentata dalla De Gregorio.

      Risorse carenti: avessi letto che questo Stato permette di evadere centinaio di mld di tasse e imposte all’anno. No, figuriamoci, sono le pensioni baby, tecnicamente le pensioni del pubblico impiego riformate venti anni or sono. Mentre l’evasione non l’ha riformata nessuno.

      Sulle difficoltà terribili dei giovani. Sono evidenti e innegabili, ma vorrei che ogni tanto si facesse un bilancio comprendente tutte le voci. Anche quelle che piacciono meno perché parlano di vuoi di responsabilità giovanile,vuoi perché parlano di opportunità che un tempo mancavano.

      Per fare un semplicissimo esempio, oggi chi studia all’università ha la possibilità, mille volte più di un tempo, di fare esperienze e conoscenze all’estero, da Erasmus a un sacco di altre possibilità, durante i corsi e post laurea. Chi ha studiato ai miei tempi, non aveva niente di tutto questo. Niente di niente. E’ andata così, le cose trent’anni fa non permettevano di darsi le possibilità che oggi sono in mano a tutti, e non recrimino. Ma non si può sentire il pianto a senso unico di gente che si forma dove e quando vuole, che per maggiore integrazione europea, per tecnologie che hanno azzerato le distanze, per quello che i tempi di oggi offrono ha delle chances sconosciute alle generazioni precedenti: che poi diventano persino bersaglio dei cancheri dei giovani disoccupati o demotivati.

      Non sono tempi facili, ma vivaddio i giovani oggi godono anche di un trattamento di complicità e ascolto (nella media) da parte delle generazioni più mature che chi ha l’età della De Gregorio o la mia, ce la sognavamo. In termini di vita quotidiana, oggi un ragazzo o una ragazza di diciotto anni, e anche meno, possono benissimo vivere la loro vita sessuale senza ostacoli e con l’aiuto logistico, economico e psicologico dei genitori. Questo, ai fatidici miei tempi, era impensabile. E questo salto di qualità lo permettono i genitori, la maledetta generazione dei cinquantenni. Quelli che pagano studi su studi, anni all’estero, che hanno ricompreso nell’orizzonte della cura dei figli anche la loro realizzazione. Ai maledetti cinquantenni, queste cose non furono date.

      Allora, smettiamola con le lagne a scatto fisso, le coazioni a ripetere fatte senza mai pensarci sopra un minimo.

      Sono tempi pessimi, forse peggiori del passato a memoria d’uomo, non so. Ma i ragazzi di oggi hanno tanto ma tanto che ai maledetti ideologizzati egoisti cinquantenni fu negato, e che sono proprio loro a permettere ai figli.

  • Derfel84

    “Cara De Gregorio, se lo lasci dire, probabilmente lei di questa
    generazione non ha compreso molto. Forse perché, lei sì, non ha fame
    come noi, e proietta, come troppo spesso i genitori fanno, le proprie
    ansie, aspirazioni e modelli, su di noi. Nulla di grave, non ci resta
    che augurarle che almeno i suoi figli possano incontrare la meraviglia
    del “gioco”, quella che sfugge anche ai suoi allenatori di rugby: quella
    di poter lottare in tanti, per cambiarne le regole.”

    http://www.dinamopress.it/news/chi-e-sazio-e-chi-ha-fame

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1412434596 Davide Erre

    stavolta hai toppato… l’ “ideologia” dell’uomo che si fa da solo nonostante le intemperie del mondo ti ha contagiata.. mi dispiace, a volte succede anche ai migliori.

  • http://twitter.com/luciamadia LUCIA MADIA

    la figlia filippina della tata di mio figlio fa il primo liceo classico. e’ sempre stata (elementari, medie e liceo) la prima della SCUOLA, media dell’8.5.
    Al corso di pianoforte (unica attività che fa) le hanno chiesto (16 anni) di insegnare lei ai bambini che vanno a fare lezione.

  • Giorgio Soffiato
  • cervelletto

    ah,concita de gregorio…che donna,che grinta,che due palle!

  • David

    Estremamente interessante l’analisi delle retoriche utilizzate dai docenti per “spiegarsi” l’insuccesso scolastico. Tuttavia si tratta di retoriche. Quella della sazietà, ad esempio non convince affatto. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo è tutte le ricerche e le indagini statististiche fin dai tempi più remoti mostrano che ad “andar bene a scuola” a raggiungere i migliori risultati siano “mediamente” gli studenti provenienti dalle classi sociali più elevate, dunque più “sazie”. Tutte le ricerche sugli studenti delle classi operaie e contadine che nel dopoguerra si sono affacciate nel sistema di istruzione [che non erano certamente sazie] mostrano la loro scarsa riuscita scolastica, associata spesso a “mancanza di volontà” “mancanza di ambizione” “basse aspirazioni di riscatto sociale”. Su questo c’è una bibliografia sterminata.