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  • sabato 26 gennaio 2013

Gli scontri a Port Said

Ieri 21 persone sono state condannate a morte per la strage di un anno fa nello stadio della città: sono iniziate violente proteste in cui sono morte almeno 30 persone

Migliaia di manifestanti si sono scontrati sabato con la polizia egiziana davanti al carcere di Port Said, nel nord dell’Egitto: almeno 30 persone sono morte e più di 300 sono state ferite, in base alle ultime cifre comunicate dai funzionari locali. Gli scontri sono iniziati questa mattina dopo l’annuncio della sentenza di condanna a morte di 21 ultrà della squadra di calcio locale, l’Al-Masry, condannati per la strage che avvenne nello stadio di Port Said il primo febbraio dell’anno scorso.

In quell’occasione, i tifosi dell’Al-Masry (la squadra locale) invasero il campo, lanciando pietre e bottiglie contro i giocatori dell’Al-Ahly (la squadra principale del Cairo), attaccando poi i tifosi avversari: ci furono 74 morti e decine di persone furono arrestate. Questa mattina, il tribunale del Cairo ha pubblicato il primo verdetto: 21 persone, che si trovavano già in carcere, sono state condannate alla pena di morte, mentre i verdetti sugli altri imputati (in tutto sono 73), ci saranno il 9 marzo prossimo.

Dopo la notizia, migliaia di manifestanti, tra cui i tifosi dell’Al-Masry e i familiari dei condannati, hanno preso d’assalto il carcere e il dormitorio della polizia, che si trova di fronte, provocando una serie di incendi. Negli scontri di sabato a Port Said sono morti anche due calciatori, secondo quanto riporta l’agenzia statale Mena: si tratta dell’ex portiere dell’Al-Masry, Tamir al-Fahlah, e Muhammad al-Dadhawi di un’altra squadra di Port Said delle categorie inferiori.

Il presidente Muhammad Morsi, che è anche a capo del Consiglio di difesa nazionale egiziano, ha detto che valuterà se imporre il coprifuoco e già nel pomeriggio diversi gruppi di soldati dell’esercito hanno iniziato a pattugliare le strade intorno al carcere. Inoltre, ieri, ci sono state in tutto il paese altre manifestazioni, per celebrare il secondo anniversario dalla rivolta popolare contro l’ex presidente Hosni Mubarak: almeno sette persone sono morte e più di 450 sono state ferite in varie zone dell’Egitto.

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17.15 – Il numero dei morti negli scontri è salito a 28 mentre ci sarebbero più di 300 feriti secondo Al Ahram, mentre Al Jazeera ha confermato la morte di almeno 27 persone, tra cui due poliziotti e due calciatori.

15.00 – Secondo Al Ahram le persone morte negli scontri sono almeno 27 e oltre 250 sono state ferite. Alcuni gruppi di manifestanti hanno preso d’assalto il dormitorio della polizia, che si trova di fronte all’ospedale, mentre altri gruppi di manifestanti hanno circondato l’obitorio. Ci sono stati anche degli incendi in una stazione della polizia che sta cercando di disperdere la folla sparando gas lacrimogeni. Inoltre, le autorità delle ferrovie hanno deciso di far fermare i treni nella stazione che precede Port Said, a Ismailiya, per evitare che altre persone possano unirsi ai manifestanti. Reuters riporta invece che le persone morte sono almeno 22.

Aggiornamento delle 13 – Le persone uccise sono almeno diciotto, tra cui due agenti della polizia e 16 manifestanti, scrive Al Jazeera. Continua la protesta di fronte al carcere della città e gli scontri con la polizia, con i manifestanti che stanno cercando di prenderlo d’assalto. La polizia e l’esercito hanno imposto il coprifuoco nella zona intorno al carcere.

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Oggi a Port Said, città portuale nel nord dell’Egitto, ci sono stati violenti scontri tra manifestanti e forze di polizia intorno alla prigione principale della città, in cui, secondo le ultime cifre citate dal quotidiano egiziano Al Ahram, almeno otto persone sono state uccise. Tra i morti ci sono due poliziotti e sei civili, mentre altre decine di persone sono ferite. Gli scontri sono avvenuti dopo l’annuncio della sentenza di condanna a morte per 21 ultrà della squadra di calcio locale, condannati per la strage che avvenne nello stadio della città il primo febbraio dello scorso anno.

Quel giorno, con responsabilità ancora non chiarite degli addetti alla sicurezza, gli ultrà dell’Al-Masry (squadra locale che aveva vinto 3 a 1) invasero il campo lanciando pietre e bottiglie contro i giocatori dell’Al-Ahly (squadra molto popolare del Cairo) e attaccando poi anche i sostenitori della squadra, dando inizio a ore di scontri che portarono a 74 morti e a decine di arresti.

Nel processo per la strage, che oggi è arrivato al primo verdetto, ci sono 73 imputati, tra cui nove responsabili della sicurezza, tre dirigenti dell’Al-Masry e molti tifosi della squadra di Port Said. Oggi i giudici hanno condannato 21 persone già detenute alla pena di morte, mentre i verdetti sugli altri imputati arriveranno il prossimo 9 marzo.

Dopo la notizia della sentenza, una folla composta da tifosi dell’Al-Masry, da familiari e amici dei condannati ha attaccato la prigione della città dove sono detenuti i condannati, provando ad entrare nella struttura. Nei giorni scorsi, gli ultrà dell’Al-Masry avevano annunciato “una nuova rivoluzione” se il verdetto fosse stato sfavorevole agli imputati. La polizia ha risposto inizialmente usando i lacrimogeni per disperdere la folla, mentre le autorità egiziane hanno deciso la chiusura della stazione ferroviaria della città e l’impiego dell’esercito nella zona.

Ma se il verdetto ha causato scontri e violenze a Port Said, la notizia ha originato festeggiamenti e fuochi d’artificio nel gruppo di ultras dell’Al-Ahly che si era riunito fuori dalla sede della società. al Cairo.

Foto: la prigione di Port Said, 25 gennaio 2013.
(STR/AFP/Getty Images)

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