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  • martedì 15 gennaio 2013

L’incredibile ammaraggio sull’Hudson

di Emanuele Menietti – @emenietti

La storia, le foto e i video del più spettacolare atterraggio di emergenza di sempre, che avvenne il 15 gennaio di 4 anni fa a New York

Splash
Alle 3:31 del pomeriggio, a circa sei minuti dal decollo, l’Airbus della US Airways terminò il proprio volo a motori spenti nel fiume Hudson, mentre era diretto verso sud a una velocità di circa 240 chilometri orari. Il pilota riuscì a eseguire un perfetto ammaraggio facendo planare lentamente l’aereo con un grado di inclinazione tale da evitare un forte impatto, che avrebbe potuto spezzare in più parti la cabina. Dopo avere toccato l’acqua, l’aereo proseguì per diversi metri prima di fermarsi. Poi iniziò a imbarcare l’acqua gelida del fiume.

In acqua
L’aereo era intero ma lì, nel mezzo dell’Hudson con i sistemi in avaria, costituiva comunque un potenziale pericolo. Sullenberger non perse tempo e ordinò immediatamente all’equipaggio di avviare l’evacuazione di quella improvvisata zattera con le ali. Uno degli scivoli gonfiabili di emergenza fu utilizzato come canotto per mettere in salvo decine di passeggeri, ancora frastornati e increduli. Altri furono fatti uscire dalle porte di emergenza collocate al centro dell’aereo e gli fu detto di attendere sulle ali l’arrivo dei soccorsi. Un passeggero, probabilmente preso dal panico, aprì da solo una porta di emergenza sul retro dell’aereo, causando l’ulteriore allagamento della cabina. Un membro dell’equipaggio provò a richiudere il varco, ma senza successo.

L’aeroplano, si sarebbe scoperto in seguito, aveva subito alcuni danni nella parte inferiore che era entrata per prima a contatto con la superficie del fiume. Si era aperto uno squarcio che aveva fatto imbarcare all’aereo molta acqua, causando anche l’apertura di alcuni portelloni della stiva. Ai passeggeri nella coda fu consigliato di avanzare arrampicandosi sui sedili per mettersi in salvo dall’acqua che continuava a salire. Quando furono uscite tutte le 154 persone a bordo, Sullenberger percorse avanti e indietro la cabina per assicurarsi personalmente che tutti i passeggeri e i suoi colleghi fossero effettivamente fuori dall’aereo. Fu l’ultima persona a lasciare l’aeroplano.

In salvo
La vista di quel pomeriggio da Manhattan verso il fiume Hudson era a dir poco insolita. Trasportato lentamente dall’acqua gelida c’era un aeroplano a mollo, quasi del tutto intero, con 155 persone in piedi sulle sue due ali e su uno scivolo gonfiabile. Poco distante, alcuni battelli navigavano veloci verso la zona dell’incidente per recuperare i passeggeri e metterli in salvo dal gran freddo. Il primo battello arrivò a circa quattro minuti dal momento in cui l’aereo era finito nell’Hudson e avviò le operazioni di salvataggio. Tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio furono recuperati e portati sulla terra ferma. Di questi circa la metà furono assistiti dal personale sanitario sul luogo o in ospedale per ipotermia o per alcune contusioni.

Nei giorni seguenti molti dei passeggeri ebbero la necessità di un aiuto psicologico per superare il trauma subito, curare gli episodi ricorrenti di insonnia e gli attacchi di panico. La compagnia aerea inviò a ognuno di loro una lettera di scuse e 5mila dollari per i danni subiti al loro bagaglio. L’assicurazione della compagnia aerea, inoltre, offrì 10mila dollari a ognuno di loro in cambio di qualsiasi rinuncia a citare per danni US Airways.

Ancora e ancora
Nei giorni seguenti all’incidente la storia del volo 1549 fu raccontata, analizzata, studiata e riraccontata dai principali mezzi di comunicazione negli Stati Uniti e all’estero. Diversi passeggeri furono intervistati per sentire la loro versione della vicenda e avere nuovi dettagli. Il pilota Sullenberger divenne in pochi giorni, e con un po’ di inevitabile retorica, un eroe nazionale ospitato da tutti i principali programmi di approfondimento giornalistici e da quelli di intrattenimento della nazione. Rispose a decine di domande, quasi sempre le stesse, dicendo di avere fatto semplicemente il proprio dovere e riconoscendo di essere stato probabilmente aiutato da un po’ di fortuna. All’equipaggio del volo furono date le chiavi della città di New York, una medaglia e diversi altri riconoscimenti.

La vicenda stimolò anche la creatività legata al suo racconto giornalistico. Il sito del New York Times ricostruì i pochi minuti di volo e l’incidente dell’Airbus con una infografica interattiva molto efficace. Mettendo insieme le informazioni sulla dinamica dell’incidente e le comunicazioni tra l’aereo e i controlli di volo, la società Scene Systems realizzò una animazione molto fedele di come andarono le cose nel pomeriggio del 15 gennaio 2009.

Relitto
I resti dell’Airbus A320 furono trasferiti a circa sei chilometri di distanza dal punto dell’impatto con l’acqua in un molo. Uno dei due motori si era staccato dopo il contatto e fu recuperato sul fondo dell’Hudson a circa 20 metri di profondità. L’aeroplano fu poi rimosso dall’acqua e collocato su una chiatta, per essere trasportato nel New Jersey per alcune analisi. Un anno dopo fu messo all’asta e fu acquisito dal Carolinas Aviation Museum della Carolina del Nord, dove è ora esposto.

Sullenberger
Un anno dopo la prodezza sul fiume Hudson, Sullenberger annunciò il proprio pensionamento dalla carriera di pilota della US Airways, confermando comunque l’intenzione di lavorare ad altri progetti come esperto di sicurezza del volo. Da allora ha tenuto convegni e scritto libri sul tema, contribuendo anche allo sviluppo di nuovi protocolli e soluzioni per migliorare la sicurezza dei voli di linea.

E le oche?
Senza lo stormo di oche del Canada la storia pazzesca del volo 1549 non sarebbe esistita, e certamente non sarebbe stato un male, soprattutto per i passeggeri che non dimenticheranno mai il 15 gennaio 2009. Per evitare che in futuro altre oche potessero essere alla base di un grave incidente aereo nei pressi dell’aeroporto La Guardia, nei mesi di giugno e luglio del 2009 diverse istituzioni statunitensi si sono date da fare per tenere sotto controllo o fermare le nascite di nuove nidiate di oche del Canada nella zona di New York.

“A Real Hero”
La canzone dei College “A Real Hero”, molto conosciuta in seguito al suo utilizzo nella colonna sonora del film “Drive”, fa esplicito riferimento alla storia del volo 1549 e del suo pilota. Ricorda le 155 persone a bordo “tutte al sicuro e salvate dal veicolo che affonda lentamente” da un “vero essere umano, un vero eroe”.

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