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La conferenza per cambiare Internet
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La conferenza per cambiare Internet

Che cosa mette in ballo l'importante conferenza voluta dall'ONU - e contestata da Google - che potrebbe cambiare il modo in cui è organizzata e gestita la Rete

3 dicembre 2012

Oggi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, inizia la 2012 World Conference on International Telecommunications (WCIT), un’importante conferenza voluta dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) delle Nazioni Unite, che secondo diversi osservatori potrebbe cambiare il modo in cui è organizzata e gestita Internet. L’incontro servirà per fare il punto su un dibattito che va avanti da anni su come debba essere riorganizzato il controllo da parte dei governi mondiali sulla Rete. L’obiettivo dell’ITU è di arrivare a qualcosa di concreto in questi giorni, anche se pare già evidente che il confronto continuerà nei mesi prossimi. L’iniziativa è fortemente contestata dalle principali società attive su Internet, a partire da Google, che temono l’approvazione di nuove norme che potrebbero limitare il libero accesso alla Rete e rendere marginale il peso delle aziende private nella sua gestione.

Che cos’è l’ITU
L’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) fu fondata il 17 maggio del 1865 a Parigi. Chiamata inizialmente International Telegraph Union, aveva il compito di stabilire regole comuni e standard per le comunicazioni. Nel 1947 divenne una agenzia specializzata delle Nazioni Unite e stabilì la propria sede a Ginevra. Gli stati che fanno parte dell’ITU sono 193, cui si aggiungono centinaia di altre società e istituti di ricerca. Come un secolo e mezzo fa, l’agenzia ha il compito di stabilire e promuovere gli standard per le telecomunicazioni, ponendo anche obiettivi per la realizzazione delle nuove infrastrutture a livello internazionale.

L’ITU fino a ora ha avuto poco a che fare con il sistema dei domini Internet, che serve per organizzare e rendere reperibili i siti a partire dai loro domini di primo livello (“.it”, “.com”, “.org” e compagnia). Nel 1996 fece parte di una prima iniziativa per gestire il sistema chiamata IAHC, che fu presto accantonata perché ritenuta poco aperta e trasparente. Gli Stati Uniti suggerirono di affidare il compito a una istituzione esterna, un ente privato senza scopo di lucro che si sarebbe occupato di questi aspetti fondamentali per l’organizzazione di Internet. Nel 1998 la proposta si concretizzò nell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), che ancora oggi si occupa di gestire i domini e molti altri aspetti del funzionamento della Rete.

Le critiche contro l’ICANN
In oltre 14 anni di funzionamento, l’ICANN ha dimostrato di avere le capacità per gestire il sistema e trovare regole condivise da buona parte di chi opera in Rete, soprattutto sul fronte delle società private. L’organizzazione è tuttavia spesso criticata da chi ritiene che sia molto esposta all’influenza degli Stati Uniti. In effetti, il contratto all’ICANN fu assegnato dal ministero per il Commercio statunitense e da quando esiste ha dimostrato di essere molto attenta agli interessi del governo degli Stati Uniti, cosa che non piace agli altri governi, soprattutto orientali.

WCIT
Al centro del dibattito della 2012 World Conference on International Communications (WCIT) che inizia oggi a Dubai, e che andrà avanti fino al prossimo 14 dicembre, c’è l’aggiornamento delle Regole internazionali per le telecomunicazioni (ITRs) dell’ITU, un documento che risale al 1988 e che stabilisce come le reti dovrebbero funzionare a livello nazionale e internazionale. Il mondo dalla fine degli anni Ottanta è cambiato notevolmente, soprattutto sul piano di come si comunica, e per questo motivo l’ITU vuole mettere mano alle regole per introdurne di nuove, che diventeranno comunque effettive solo se saranno recepite dai singoli ordinamenti nazionali, un meccanismo tipico delle agenzie ONU. Il problema è che a oggi non sono ancora note le proposte, che saranno tra l’altro discusse dai rappresentanti dei governi a porte chiuse e senza le principali aziende che su Internet ci lavorano, a partire da Google.

WCITLeaks
Negli ultimi giorni si è discusso molto, soprattutto online, delle possibile nuove regole che l’ITU vorrebbe fare approvare. Il dibattito si è basato sulle informazioni non ufficiali diffuse da WCITLeaks, un sito gestito da due ricercatori della George Mason University (Fairfax, Virginia) che hanno messo insieme le proposte dei singoli governi che partecipano alla conferenza. L’ITU ha infatti messo online una prima bozza dei nuovi accordi, ma senza dare dettagli sulle richieste formulate dai singoli paesi. La scelta è stata criticata dall’Unione Europea, che ha chiesto più apertura e trasparenza.

Superare l’ICANN
Una delle proposte è rendere l’ITU un’agenzia che si occupa specificamente di Internet e non solo di telecomunicazioni, strappando quindi alcuni poteri fino a ora gestiti dall’ICANN. Tra i paesi più interessati alla modifica c’è la Russia, che cerca da tempo una soluzione per allontanare l’influenza sui domini degli Stati Uniti, così da permettere ai singoli stati di avere un controllo maggiore sulle Reti e sulle loro infrastrutture. Molti osservatori fanno comunque notare che le regole che ora dovrebbero essere aggiornate, e che sono in vigore dal 1988, sono generiche e di fatto se applicate rigidamente potrebbero già attribuire particolari poteri di controllo su Internet all’ITU.

A Dubai si discuterà anche di altre proposte, come un sistema di compensazione tra gli operatori nelle telecomunicazioni dei diversi paesi, che potrebbe minacciare la cosiddetta “net neutrality” (“neutralità della rete”), cioè la libera circolazione di informazioni a prescindere dai dispositivi e dai siti sui quali vengono generate. Unione Europea e Stati Uniti dicono di essere impegnati per la massima tutela della neutralità della rete, ma non si può dire altrettanto di molti altri governi e istituzioni che partecipano alla conferenza dell’ITU.

Censura
Un altro aspetto che preoccupa osservatori e attivisti riguarda le proposte formulate da alcuni paesi per avere più strumenti di controllo su Internet. Gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, propongono di inserire alcune regole che diano agli stati più poteri per filtrare le cose che circolano online, anche senza grandi giustificazioni. E sempre la Russia propone l’adozione di nuovi sistemi per limitare l’accesso ad alcuni contenuti, sulla base della propria posizione geografica. Anche in questo caso va ricordato che a oggi gli stati possono già limitare l’accesso a Internet su base nazionale. Avviene, per esempio, in Cina e di recente è successo in Siria, dove il regime di Bashar al Assad ha sostanzialmente scollegato il suo paese dal resto del mondo. Se però la possibilità di attuare simili politiche fosse formalizzata nelle nuove regole dell’ITU, molti altri paesi si potrebbero sentire legittimati (se non incentivati) a filtrare la circolazione dei contenuti, dicono gli oppositori.

Google e gli altri
Tra i principali oppositori delle proposte in discussione a Dubai ci sono grandi società attive su Internet, a partire da Google che ha realizzato un sito apposta con lo slogan “Una Rete libera e aperta per un mondo libero e aperto”. Nel sito viene spiegato perché le iniziative dell’ITU potrebbero rendere Internet meno libera e viene riportato un invito, diretto ai singoli utenti, a partecipare alla protesta tramite la sottoscrizione di una petizione. Google come società è naturalmente interessata alla libera circolazione delle informazioni online non solo per il bene dell’umanità, ma anche per un proprio tornaconto: i suoi affari si basano quasi del tutto sulla possibilità di trovare e accedere a qualsiasi contenuto pubblicato online nel mondo attraverso il suo motore di ricerca, limiti e confini virtuali potrebbero ridurre l’efficacia dei suoi sistemi e ridurre i suoi guadagni pubblicitari.

Più in generale, le grandi società sono contro le nuove regole dell’ITU perché non vogliono che simili temi siano gestiti esclusivamente dai governi mondiali, senza che molti dei loro rappresentanti possano fare sentire le loro ragioni. Temono che l’ITU, come succede con molte altre agenzie ONU, possa essere poco reattiva nel recepire i rapidi cambiamenti che interessano la Rete. Anche in questo caso si tratta di preoccupazioni legittime, ma come fanno osservare in molti anche l’ICANN negli ultimi tempi non ha dimostrato di essere sempre così reattiva. L’ICANN ha però il vantaggio di essere autonoma e, almeno sulla carta, equidistante da governi e privati, cosa che l’ITU non potrebbe garantire pienamente, secondo Google e le altre società online.

Futuro
La conferenza a Dubai andrà avanti fino al prossimo 14 dicembre, e sarà comunque un’occasione importante di scambio di idee e proposte per la gestione di Internet. Gli organizzatori spiegano che non sarà risolutiva e da settimane cercano di ridimensionarne la portata, specie in seguito alle grandi proteste incentivate da Google con la sua raccolta di firme online. Probabilmente dalla conferenza non uscirà nulla di netto e definitivo sul funzionamento della Rete: le nuove regole, se saranno approvate, dovranno essere recepite e approvate da tutti i governi che fanno parte dell’ITU, cosa che richiederà tempo. È anche probabile che per trovare il più ampio consenso possibile tra i paesi partecipanti, le proposte più controverse o incisive siano accantonate o ridimensionate. Resta comunque il fatto che buona parte della discussione si è svolta, e si svolgerà, lontano dall’opinione pubblica e con modalità poco trasparenti.

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  • http://twitter.com/jumpig davide bordiga

    Google che difende la libertà nella rete mi sembra come Gasparri che illustra i pregi del digitale terrestre.

  • hyena

    Perche’?

  • http://www.facebook.com/lorenz.ferrari Lorenzo Ferrari

    che a una conferenza dell’ONU partecipino i governi e non le aziende mi sembra giusto e normale: che cosa diremmo se fossero le multinazionali a partecipare ai negoziati internazionali sul commercio? altrettanto giustamente, le aziende fanno lobby sui governi prima e dopo i negoziati, e hanno modo di esprimere le loro esigenze e i loro interessi

  • http://www.facebook.com/matteo.palama Matteo Palamà

    E perchè?

  • holden72

    Sarei d’accordo, se tutti i governi fossero democratici

  • La Palisse

    Google, che aspira al controllo -TOTALE- dell’informazione globale, per proprio tornaconto, che ci viene a parlare di libertà. Andiamo bene.

  • La Palisse

    Conosci usenet ? è il protocollo più libero in assoluto. Prova a osservare cosa ne vuol fare google di usenet, e poi torniamo a parlare di “libertà” in rete.

  • La Palisse

    Almeno teoricamente i governi fanno l’interesse dei loro popoli. Le aziende private di interesse fanno solo il loro.

  • http://twitter.com/jumpig davide bordiga

    Perchè la battaglia di Google per la libertà in rete si riassume in “usate i miei servizi e datemi i vostri dati”. A questo si può aggiungere un ritorno di immagine positiva nell’appoggiare queste battaglie, ma abbastanza relativo.

  • hyena

    Il problema e’ che servirebbe qualcuno che faccia gli interessi del popolo umano, non di ciascun popolo. Aziende private possono avere interessi transnazionali (sempre per rimanere a livello teorico).

  • hyena

    No non lo conoscevo e ti ringrazio dell’informazione. Volevo solo capire su che termini si reggesse il paragone Gasparri-Google.

  • La Palisse

    La grande “libertà” di Google ha prodotto una rete dove ogni singola pagina web ha uno script Google adSense o simile. Grande libertà, davvero.

  • holden72

    Be’, personalmente non giurerei che il governo birmano o nord-coreano o iraniano faccia propriamente gli interessi del proprio popolo.

    Altra osservazione che mi permetto di fare: le aziende private fanno (giustamente) il proprio interesse, ok. Ma questa è una cosa che sappiamo tutti e alla quale (almeno finora) possiamo pure ribellarci (ad esempio non acquistando il prodotto).

    Più difficile ribellarsi ad uno stato non democratico.

    Poi, se parliamo dell’esigenza di evitare i monopoli e il potere delle multinazionali sulla trasmissione delle informazioni, allora concordo che sia necessaria una forte attenzione dell’opinione pubblica.

    Ma non sono d’accordo sulle definizioni aprioristiche: Stato=buono, impresa(anche multinazionale)=cattiva.

    Anche perché a mio avviso le imprese migliori sono molto attente a rappresentare o comunque ricercare il consenso (politico) dei propri consumatori (questo è il lato “buono” del rapporto imprese-consumatori; il lato “evil” è rappresentato dal fatto che a volte il consenso è creato dalle imprese stesse, ma questo lo fanno pure i governi).

  • holden72

    Da quel che capisco (non sono un tecnico, quindi posso sbagliare e me ne scuso anticipatamente), Google aspira a “sfruttare” commercialmente l’informazione, più che a controllarla.

    Alcuni governi dispotici aspirano invece a censurarla (vedi Siria l’altro giorno, Cina etc.), che mi pare sia cosa diversa (almeno finora).

    Per quel che riguarda il tema dell’articolo, se la posizione di Google è (per suoi interessi commerciali) coincidente con la mia/nostra (di avere meno controlli e censure), io voterei come Google; senza che questo voglia dire che, su altri temi, io non la possa o voglia criticare.

    Quel che voglio dire, insomma, è che la mia decisione (per quel che posso decidere …) sul tema dell’articolo deriva da mie valutazioni, a prescindere se la posizione che reputo da preferire siano le stesse di Google.

    A Google la libertà della rete serve per far soldi, a me serve perché vorrei leggere quel che scrive un iraniano (o per altri motivi): non abbiamo le stesse motivazioni, ma siamo d’accordo sulla decisione finale.

  • La Palisse

    Beh, tanto per cominciare Google opera in accordo con le leggi e la cultura dello stato Americano, che è uno al mondo e nessuno (non essendoci un’entità superiore giudicante) può stabilire se sia migliore o peggiore di altri. Non a caso Google in Europa e in altri luoghi del mondo si trova a fronteggiare sempre più frequenti cause sulle tematiche di antitrust, privacy, sicurezza.

    Poi sappiamo tutti come ai nostri giorni informazione è potere, abbiamo aziende che sono costrette a pagare Google per -esistere- (leggi: per comparire nei risultati delle ricerche), abbiamo youtube che lentamente sta sostituendo la tv (della quale conosciamo benissimo il ruolo fondamentale nell’influenzare popolazioni), abbiamo l’archivio internet in mano loro, abbiamo le librerie virtuali Google che vogliono soppiantare quelle reali e pubbliche, abbiamo milioni di persone che affidano i loro dati a gmail, google docs e via discorrendo.

    Adesso con questo “take action” Google fa il passo successivo: si mette direttamente e esplicitamente a fare politica. Cerca di smuovere l’opinione pubblica, di metterci “contro” ai nostri governi.

    A me, sinceramente e umilmente, questo non sta bene.

  • http://www.facebook.com/lorenz.ferrari Lorenzo Ferrari

    Io non penso affatto che stato=buono e impresa=cattiva, anzi. Penso solo che ci siano validi motivi teorici, pragmatici e politici per cui siano gli stati e non le imprese a partecipare a negoziati internazionali. E penso anche che ci siano buoni motivi per cercare di tenere tutti “on board”, anche gli stati non democratici.

    Un’impresa “cattiva” la si può boicottare? Sì, ma penso che nel caso di negoziati multilaterali molto tecnici sarebbe molto difficile valutarne l’operato in modo adeguato.

  • hyena

    Non essendoci un’entita’ superiore giudicante non vedo perche’ google non possa fare politica meglio di quanto lo facciano i governi. Poi scusa ma cosa c’entra youtube con la tv?

  • http://www.facebook.com/apandy91 Alessandro Pandolfi

    Hylena te lo spiego io..costui ha capovolto il mondo: ha [non] capito (tramite la controinformazione abbondante sul web (paradossalmente difesa dagli Usa)) che gli Usa vogliono censurare o simili mentre in realtà sono i soliti noti guardacaso nemici degli statunitensi e antidemocratici : Russia Cina Iran Siria e vari amici sudamericani molto amici delle sinistre. Trasferisciti in quei paesi (dimenticavo la Corea del nord che sicuramente è tua amica) e non intasare il Post. Saluti

  • holden72

    Sì, mi scusi, non ho precisato che non intendevo attribuirLe quelle equazioni. Mi perdoni.

    Nel merito, concordo che le conferenze internazionali debbano vedere la partecipazione delle entità statali (anche per ragioni di diritto internazionale), ma non sono d’accordo sul tenere a bordo anche gli stati non democratici. Credo, però, che il mio pensiero sul punto non sia interessante né conferente con l’argomento dell’articolo.

  • http://www.facebook.com/silvia.berti.315 Silvia Berti

    Non ho capito bene

  • Nicolò

    Non vedo perché esprimendo la propria opinione @lapalisse:disqus starebbe intasando il Post. Personalmente neanche io condivido ciò che dice ma non vedo un motivo valido per rispondergli così.

  • Riccardo Murri

    L’articolo (forse involontariamente) finisce per presentare la questione come una battaglia sulla regolamentazione tra una grande azienda privata e i gli enti pubblici governativi responsabili della regolamentazione delle comunicazioni.

    A me sembra che la questione sia un diversa. Mi spiego: Internet ha sin qui funzionato in modo sostanzialmente “sregolato”: le poche regole che esistono a livello mondiale sono esclusivamente dettate da necessità tecniche. (Eric Schmidt, esagerando ma non troppo, ha definito Internet “il piu’ grande esperimento di anarchia mai tentato dall’umanita’”)

    Ora, il problema e’: a che serve questa nuova regolamentazione che la ITU vuole introdurre? Qual e` il problema che si deve risolvere introducendo una nuova organizzazione con potere regolatorio?

    A me sembra che questo problema, semplicemente, non esista; l’unica spiegazione per la mossa dell’ITU e` che si vuole preparare il terreno ad una regolazioneinternazionale dei *contenuti* trasmessi via internet (mentre ora questa disciplina e` solo a livello nazionale, il che la rende facilmente aggirabile), e non solo sui meccanismi tecnici.

    Google, che sul fatto che i contenuti in rete siano liberamente riutilizzabili e “remixabili” ci ha costruito un business, sta guidando la crociata degli oppositori. Ma non e` scontato che lo faccia, e infatti altri giganti della rete in questo momento stanno zitti a vedere cosa succede. (Per un gigante come Google o Yahoo! o Facebook o Microsoft e` piu` semplice fare lobbying presso una istituzione chiusa come ITU che presso una aperta come ICANN!)

    Poi, chiaramente, ognuno agisce per i propri interessi, e Google ha evidentemente un interesse a che la regolamentazione dell’uso dei contentuti in rete resti la piu` libera possibile. Pero`, secondo me, questo interesse e` anche quello degli utenti di Internet, e io non mi sentirei affatto rappresentato e tutelato da un organismo i cui rappresentanti sono nominati dai governi e che si riunisce a porte chiuse… (Per contro, l’ICANN ha -almeno nello statuto- il mandato di essere guidata “in a bottom up, consensus driven, democratic manner”, anche se poi la pratica e` stata spesso diversa.)

  • stuparob

    così per aggiungere qualche link,
    http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship
    http://en.wikipedia.org/wiki/Communications_in_the_United_Arab_Emirates
    http://en.wikipedia.org/wiki/Censorship_in_Saudi_Arabia
    vengono tutti da quella canaglia e imprecisa fonte che è wikipedia, ma ad approfondire poi ci penseranno i volenterosi… ;)

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1129950235 Massimo Sandal

    Sei libero di usare un ad blocker per non vedere tali script. E francamente boh, non vedo dove sia l’abominio -AdSense è assai meno invasivo del 90% della pubblicità online.

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1129950235 Massimo Sandal

    Qualcuno usa ancora Usenet? :)
    No ok, io so che Google ha acquistato gli archivi di Usenet, ma poi?

  • http://twitter.com/jumpig davide bordiga

    Vantaggi personali/di parte

  • beta

    E’ inevitabile che ci siano interessi economici, ma credo che la “regolamentazione” di Internet sia più che altro un tentativo di contenere/prevedere le azioni di eventuali bad boys (leggi terrorismo, mafie varie etc) che possono sfruttare la rete per i loro fini. My two cents worth.

  • Emanuele

    già solo il fatto che citi usenet come alternativa significa che non hai capito una fava di cosa è successo dal 98 a oggi.

  • Emanuele

    Prima o poi arriva sempre il complottista

  • Riccardo Murri

    Per chi vuole approfondire con un esempio di quello che ITU sta facendo, ecco una discussione (in inglese, anche un po’ tecnico e per addetti ai lavori, ma il punto e` chiaro): http://news.ycombinator.com/item?id=4873403

    Il link qui sopra si riferisce ai commenti su un forum riguardo ad una raccomandazione emanata da ITU, che tutti i “network provider” implementino la “deep packet inspection”, ovvero una forma di controllo del traffico di rete molto piu` invasiva di quella effettuata (e che e` legale effettuare) finora.

  • http://twitter.com/jumpig davide bordiga

    Eddai! Non sto dicendo che dietro Anonymous c’è Google per destabilizzare la rete e imporsi come dittatore e unico fornitore. Sto dicendo che una regolamentazione di un certo tipo lasciata in mano ai governi, spesso, potrebbe portare ad un accesso limitato a tutto quello che è il mercato di Google. Se io vendo macchine e il governo dice è obbligatorio usare la bici a me girano le palle. E magari organizzo una manifestazione osannando i vantaggi dell’auto, la possibilità di andare a metano e non inquinare etc etc. Google rasenta il monopolio per quanto riguarda la gestione del traffico (si sta lanciando anche provider negli USA), e “giustamente” alza la manina se qualcuno ostacola i suoi affari.

  • Lampu

    Infatti e’ universalmente noto che il Governo Russo sia in prima linea contro le mafie.

  • beta

    Ho fatto una considerazione a livello generale, se la spostiamo sul particolare potremmo parlarne per un decennio. Btw, sono un convinto sostenitore della libertà della rete. Ciò non toglie che i problemi presenti, passati e futuri esistono e non possiamo nasconderci dietro un dito.. Sempre imho

  • http://www.facebook.com/silvestro.gastone Silvestro Gastone

    E’ sufficiente sapere che dietro alla spinta dell’ITU ci siano paesi per nulla democratici, per respingere nel modo più energico questa proposta di cambiamento, ovviamente verso l’imbavagliamento della rete! No alle dittature!