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  • Sabato 3 novembre 2012

Le critiche a Obama su Bengasi

I repubblicani tornano ad accusare il presidente per la gestione dell'attacco in cui morì l'ambasciatore Stevens, anche la CIA è in difficoltà per aver negato a lungo il suo ruolo

Mentre la campagna elettorale negli Stati Uniti si avvicina alla fine, il partito repubblicano continua ad attaccare Obama sulla gestione della crisi di Bengasi, l’attacco al consolato statunitense in Libia che a inizio settembre causò la morte dell’ambasciatore Chris Stevens. Le accuse ad Obama vanno dall’essere stato incapace di gestire la crisi a quelle di non aver risposto chiaramente alla stampa sui dettagli dell’assalto e sulle responsabilità della sua amministrazione.

L’altro punto principale del dibattito è il ruolo della CIA: per parecchio tempo, seguendo l’impostazione di “basso profilo” e riservatezza del suo direttore David H. Petraeus (un ex generale dell’esercito dalla lunghissima carriera) l’agenzia ha negato a lungo di avere agenti coinvolti nei fatti di Bengasi. Il New York Times ha definito questo approccio reticente «una battaglia persa». Giovedì, mentre Petraeus era in Medio Oriente, un funzionario della CIA ha finalmente ammesso che i due ex membri delle forze speciali della Marina uccisi insieme all’ambasciatore e a un altro diplomatico erano in realtà sotto contratto per la CIA, che occupava anche uno degli edifici che sono stati attaccati.

Per quanto riguarda il presidente, l’ultimo ad attaccare Obama è stato, ieri sera, Rudolph Giuliani, repubblicano ed ex sindaco di New York, che in un comizio a supporto di Mitt Romney in Ohio ha chiamato Obama “incompetente” sostenendo che con un presidente repubblicano l’assalto non si sarebbe mai verificato. Ieri mattina anche il Wall Street Journal, quotidiano finanziario di proprietà di Rupert Murdoch e vicino ai repubblicani, aveva attaccato il presidente con un durissimo editoriale in cui lo si accusava di essere stato reticente nello spiegare le dinamiche dell’attacco.

In realtà è possibile che ci siano punti ancora non chiari nella ricostruzione dell’assalto, ma per chiarire la dinamica dei fatti sono già al lavoro almeno quattro commissioni del Congresso ed altre del dipartimento di Stato. Almeno un paio di queste commissioni si occupano proprio di scoprire se ci sia stata negligenza da parte dell’amministrazione presidenziale nel gestire la crisi.

Le domande a cui queste commissioni cercano di dare una risposta coincidono in alcuni casi con le critiche dei repubblicani e sono in sostanza tre. L’agenzia di stampa Associated Press ha messo insieme le domande ancora senza una risposta completa e le risposte, parziali, che possiamo formulare grazie al lavoro di indagine delle varie commissioni svolto e pubblicato finora.

Gli avvertimenti sulla crescita di pericolosità del terrorismo in Libia e le richieste di un aumento della sicurezza da parte dell’ambasciata in Libia furono ignorati dall’amministrazione Obama?
Molti rapporti dei servizi di sicurezza nei mesi precedenti all’attacco riferivano che in Libia, e in particolare a Bengasi, la situazione stava diventando più pericolosa. Durante l’estate l’ambasciata del Regno Unito e gli uffici della Croce Rossa a Bengasi furono chiusi, mentre a giugno una bomba esplose davanti al consolato americano senza ferire nessuno. In quei mesi, secondo un cablogramma segreto pubblicato da Fox News, Chris Stevens avrebbe fatto richieste di un aumento del personale alla sicurezza dell’ambasciata, ma questa richiesta sarebbe stata respinta.

La risposta immediata all’attacco da parte dei vertici dell’amministrazione fu inadeguata?
I repubblicani accusano Obama di aver ignorato le prime richieste di aiuto dal consolato e quindi di aver impedito che durante l’attacco – durato in totale circa sei ore – potessero intervenire forze speciali, droni o aerei da guerra. In realtà un drone, cioè un aereo senza pilota, venne diretto su Bengasi all’inizio dell’assalto, ma fu impossibile per gli operatori distinguere tra gli assalitori del consolato e le milizie libiche che erano intervenute per aiutare gli americani. La possibilità di usare aerei o elicotteri per colpire gli assalitori venne esclusa a causa del numero elevato di morti tra i civili che avrebbero causato attacchi del genere.

L’amministrazione Obama è stata reticente o ha consapevolmente mentito nel rispondere alle domande sull’attacco?
Oltre ad accuse generiche di aver fornito ricostruzioni incomplete, i repubblicani sostengono che Obama ha consapevolmente cercato di ridimensionare l’attacco definendolo, per circa una settimana, una reazione al video anti-Maometto pubblicato su YouTube, invece che un attacco terroristico organizzato. Alcuni ufficiali dei servizi di sicurezza, interrogati dalle varie commissioni di indagine, hanno dichiarato che ci sono voluti giorni di indagine per comprendere che l’attacco non era una dimostrazione spontanea, ma un assalto organizzato. E se anche fin dall’inizio era chiaro che era presente un qualche grado di organizzazione, era necessario trovare delle prove prima di poterlo dichiarare pubblicamente.

Foto: GIANLUIGI GUERCIA/AFP/GettyImages