La versione di Cocilovo sul caso Sallusti

Il magistrato autore della denuncia spiega alla Stampa che voleva una rettifica della notizia e che non immaginava "si sarebbe arrivati a questo punto"

Ieri il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, è stato condannato in via definitiva a 14 mesi di reclusione per diffamazione. Della sua vicenda si è parlato molto nei giorni scorsi, in attesa che la Corte di Cassazione si pronunciasse sul ricorso effettuato dopo la sentenza di appello (raccontammo qui tutto il caso). In seguito alla conferma della condanna, oggi La Stampa ha pubblicato una conversazione di Raphaël Zanotti con il giudice Giuseppe Cocilovo, che fece causa a Sallusti per diffamazione. Il magistrato spiega che gli sarebbe bastata una rettifica della notizia pubblicata su Libero, quando Sallusti ne era direttore, e che non immaginava che “si sarebbe arrivati a questo punto”.

«Sarebbe bastata una lettera di scuse. Non a me, per carità, quanto ai lettori, per la notizia errata pubblicata dal giornale. E invece nulla, in sei anni quella lettera non è mai arrivata». Quando lo si raggiunge a casa, a Torino, il giudice Giuseppe Cocilovo non vorrebbe rilasciare dichiarazioni.

Un operatore del diritto difficilmente fa commenti su una sentenza di cui non si conoscono ancora le motivazioni. Ma sulla condanna, sul carcere per un giornalista, qualche parola il giudice la spende.

E sono parole di amarezza: «Non immaginavo neanch’io si sarebbe arrivati a questo punto. Si figuri, da giudice di sorveglianza non auguro ad alcuno di finire in galera». Ma poi, riflettendo, una domanda la pone lui: «Però, mi dica: cosa dovrebbe fare una persona quando è diffamata e un giornale non corregge i propri errori?».

Il fragore mediatico di questi giorni ha travolto anche lui, il giudice Cocilovo, che ritrova nella sequenza dei fatti il senso di una sentenza. «Libero pubblicò una notizia sbagliata – racconta – Lo fecero anche altri, all’epoca. Un infortunio giornalistico, lo capisco: la fretta di scrivere una notizia, le fonti non sempre affidabili, può capitare. Ma poi quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale, lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. “Libero” non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?».

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