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Perché Sallusti rischia il carcere

Perché Sallusti rischia il carcere

Mercoledì si concluderà in Cassazione - dopo una pesante condanna di secondo grado - il processo per un articolo firmato da uno pseudonimo nel 2007 su Libero

21 settembre 2012

Oggi, venerdì 28 settembre, la prima pagina del Giornale titola “Stanno per arrestare il direttore del Giornale”, in relazione ad una storia che in teoria potrebbe effettivamente portare in carcere il 55enne Alessandro Sallusti, direttore del Giornale del 2010, a causa di una condanna per diffamazione aggravata per un articolo del 2007, quando era direttore responsabile di Libero.

La storia è questa, come la racconta lo stesso Giornale: nel febbraio 2007 uscirono su Libero un articolo e un commento – firmato con uno pseudonimo – in cui si parlava indirettamente di un giudice tutelare, Giuseppe Cocilovo. L’articolo riguardava la storia di una ragazza di 13 anni che il tribunale di Torino aveva autorizzato ad abortire e che poi aveva avuto bisogno di un ricovero in una clinica psichiatrica per le conseguenze della vicenda, raccontata inizialmente dalla Stampa e ripresa poi il giorno successivo, con grandi polemiche, da alcuni quotidiani tra cui appunto Libero.

(Interventi e opinioni sul “caso Sallusti”)

L’articolo che riportava la cronaca della vicenda era firmato da Andrea Monticone. Nel commento, firmato con lo pseudonimo “Dreyfus”, si arrivava a dire, seppure come «esagerazione», che «se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice». Il giudice tutelare del caso, anche se non era stato nominato per nome, sporse querela, ritenendosi diffamato. Lo pseudonimo compariva da alcuni mesi sulle prime pagine di Libero e si riferisce al celebre scandalo che avvenne in Francia alla fine dell’Ottocento. Molti in quel periodo dicevano, ma le voci non sono mai state confermate, che dietro a “Dreyfus” ci fosse Renato Farina, ex vicedirettore di Libero che lasciò l’ordine dei giornalisti per i suoi documentati rapporti con i servizi segreti.

Ma dato che il commento non era firmato, per la legge il responsabile era il direttore del giornale, che allora (e fino al luglio del 2008) era Alessandro Sallusti. Come è la norma, non vennero fatte indagini per risalire al vero autore del commento, che dalle ricostruzioni apparse oggi è dato per scontato non essere l’allora direttore. In primo grado Sallusti venne condannato a risarcire circa 5mila euro al magistrato, ma questi presentò ricorso e si andò al processo di appello. Qui la pena è diventata pena carceraria, di 14 mesi. La condanna, per omesso controllo e diffamazione aggravata a mezzo stampa, è stata emessa dalla prima sezione della Corte d’Appello di Milano il 17 giugno scorso, ma a quanto pare il direttore del Giornale ne è venuto a conoscenza solo pochi giorni fa. Il cronista Andrea Monticone, che in primo grado era stato condannato a 4mila euro di ammenda, in secondo grado è stato condannato a un anno di carcere, sospeso con la condizionale.

Sallusti non ha diritto alla condizionale perché tutti i direttori di giornale, scrive oggi Vittorio Feltri, «sono pieni di cause, ne perdono molte, quindi accumulano precedenti su precedenti, e addio sospensione della pena». A rendere più intricata la vicenda e con risvolti tragicomici, sia in primo che in secondo grado «l’avvocato di fiducia» della società editoriale, ha raccontato oggi Vittorio Feltri, non ha difeso l’imputato per motivi che non sono chiari e che ora «non è rintracciabile». Sallusti è stato quindi difeso in secondo grado da un avvocato d’ufficio.

A quanto pare Sallusti non sapeva nulla del processo a suo carico, e mercoledì scorso gli è stato comunicato che mercoledì 26 settembre ci sarà l’ultimo grado di giudizio nel processo in cui è stato condannato a un anno e due mesi, quello della Cassazione: se questa non rileverà irregolarità formali nel processo di secondo grado, la pena diventerà esecutiva e Sallusti dovrà andare in carcere.

Vittorio Feltri, che pure in passato ha avuto spesso attriti con Sallusti, ha scritto oggi un articolo sdegnato in sua difesa sulla prima pagina del Giornale, attaccando la legislazione attuale, i politici che non l’hanno modificata e dicendo che «un giornalista in carcere per motivi professionali è la negazione della democrazia» e che «siamo uguali alla Corea del Nord». Feltri dice che l’Italia è l’unico paese «occidentale» in cui i reati che riguardano la stampa sono valutati dalla giustizia penale e non civile, prevedendo quindi anche pene carcerarie oltre che risarcimenti. Attacca poi tutti i governi – Berlusconi incluso – che non hanno modificato queste norme «fasciste».

- Filippo Facci, Il caso Sallusti
- Carlo Blengino, Sallusti e la tempesta perfetta

Foto: Roberto Monaldo / LaPresse

- Stefano Nazzi, Ciò che si scrive su un giornale

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  • marquinho

    Mi costa dirlo ma se la ricostruzione è precisa piena solidarietà ad Alessandro Sallusti.

  • arco

    non posso, per ignoranza, entrare troppo nel merito, e fra l’altro personalmente ritengo che la libertà di stampa sia un valore fondamentale. però in questo caso, così a naso, mi pare che la faccenda vada un pò oltre: qualcuno, un vigliacco che neppure ha avuto il coraggio di metterci la faccia, ha invocato la condanna a morte per due genitori, un ginecologo e un giudice: in pratica ha chiamato al linciaggio, e manco metaforico o mediatico. fra l’altro l’articolo del giornale come sempre brilla per obiettività: “nell’articolo in questione il nome del magistrato-querelante non viene mai citato, neppure per allusioni o giri di parole”. Va bene, ma quando si invoca la pena di morte per il giudice che si è occupato del caso, qualcuno ha forse avuto dei dubbi su quale fosse il giudice in questione?

  • baudolino

    Mai avrei pensato di difendere in qualsiasi modo o luogo Sallusti. Mi sento tipo Fonzie quando non riusciva a dire “ho sbaglia…gfhfhf”. Però, il fatto che possa andare in galera mi sembra assurdo.

  • whiteyes

    La penja del carcere per un articolo è un’assurdità.
    .
    “A quanto pare Sallusti non sapeva nulla del processo a suo carico, e mercoledì scorso gli è stato comunicato che mercoledì 26 settembre ci sarà l’ultimo grado di giudizio…”. Is it possible?

  • omiblack

    no, non se lo meriterebbe, non ci si merita il carcere per qualcosa che si è detto, mi costa ammetterlo ma ha ragione Feltri.

  • RandolphCarter

    e non se lo meriterebbe?

  • hippo

    @arco: 1. il direttore e l’editore sono comunque responsabili di quello che viene pubblicato, è per questo che avrebbe dovuto difendere Sallusti l’avvocato dell’editore.

  • jamesnach

    Ovviamente la sentenza è corretta, è la legge che è sbagliata.
    Serberò comunque le lacrime per le migliaia di poveri cristi che finiscono in galera a causa di leggi sbagliate e per la cui difesa non solo Libero o il Giornale non hanno mai speso una riga, ma hanno anzi spesso invocato la forca.
    Detto questo, mi chiedo come mai Feltri utilizzi l’aggettivo “fascista” in termini dispregiativi, visto che – come è noto – sulla sua scrivania teneva un busto di Mussolini.

  • 1uigi

    Grandi! Grandi certi commenti del Post. Il 90% è fatto da persone intelligenti tanto che il livello rispetto per esempio al Fatto Quotidiano è mille anni luce avanti.
    Ma c’è sempre qualcuno che non delude gli amanti dei luoghi comuni.
    Personalmente ritengo Sallusti una fonte inaffidabile e un commentatore sguaiato. Ma definire la boutade del ca**o come un’”invocazione alla condanna a morte” e dire che un giornalista schierato nell’altra parte dovrebbe meritare 14 mesi di galera è una boutade ancora più del ca**o.
    Sallusti batte Arco e Randolphcarter 4 a 0.

  • bleung

    pensavo che la risposta al titolo fosse: “perché sono stati usati soldi pubblici per fare propaganda di carattere eversivo”, ma penso che nel comportamento plausibile ed ambiguo che uno stato di diritto permette, non lo sentirò mai dire.
    forse è meglio così… ma continuerò a pensarlo :)

  • piccio

    Beh la situazione è paradossale.
    L’imputato non meriterebbe di andare in carcere data la situazione.
    Però l’imputato in questione è Sallusti, e Sallusti qualche mese in carcere non gli farebbe male (a lui, a noi e al giornalismo).
    Per il resto il processo è davvero assurdo, poi ci credo che si viene a parlare male di magistrati e giudici.

  • jamesnach

    p.s.
    Ovviamente augurare la pena di morte per “i genitori, il ginecologo, il giudice” è disgustoso, specie senza nemmeno avere il coraggio di metterci la faccia.
    Tipico Betulla/Renato Farina style: un essere davvero abietto, ma ovviamente omaggiato da un seggio in Parlamento dal sempre lucido Mr. B.

  • maxvader

    Augurare la “pena di morte” a delle persone (ivi compreso un giudice) mi sembra piuttosto oltre al concetto di “reato di opinione”, tenendo anche conto del fatto che in altri stati gli anti abortisti sono appunto passati a vie di fatto e hanno ucciso della gente.
    Poi ci aggiungiamo il nascondersi dietro l’anonimato.

  • arco

    luigi o unigi o come ti chiami: «se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice». Ripeto, se debba andare in carcere o meno è una questione di giurisprudenza, e non essendo preparato, non entro nel merito. Questa boutade, però, non mi sembra nè semplicemente inaffidabile, nè solamente sguaiata. Prova a immaginarti di essere quel giudice, e che per il fatto di aver svolto il tuo lavoro qualcuno (sì, per una boutade, massì in fondo si esagera, massì sò ragazzi) usi queste miti parole nei tuoi confronti.

  • whiteyes

    La cosa che più mi stupisce è come sia possibile passare da un’ammenda di 5000 euro, da versare al magistrato, nella sentenza di primo grado, alla pena di 14 mesi di galera in quella di secondo.

    P.S.:
    Se Sallusti ha presentato ricorso alla prima sentenza, non è vero che NON sapeva nulla del processo a suo carico (come scritto nell’articolo).

  • jamesnach

    @Piccio
    I magistrati e i giudici non c’entrano una mazza, e lo scrive pure Feltri: è la legge che è sbagliata, e loro non possono che applicarla.

  • albert74

    non capisco a cosa serva il carcere in questo caso. il carcere dovrebbe servire per rieducare, evitare la reiterazione di un reato, evitare che un soggetto pericoloso torni in circolazione. applicare una simile restrizione della libertà personale per un reato di diffamazione è ridicolo e scandaloso.
    Non ho grande simpatia per Sallusti ma non posso che essere solidale con lui. mi domando anche quanto costi allo Stato una reclusione di 14 mesi e quante altre persone sono recluse per reati simili. Spreco di soldi immane!
    paradosso dei paradossi, ci sono ancora in circolazione grandi evasori, gente condannata per bancarotta fraudolenta, corruzione e concussione e ci scommetto che non si faranno neanche un giorno di galera tra decorrenza dei termini e prescrizioni varie.

    una simile norma è fascista anzi peggio. ai tempi del fascismo per i giornalisti c’era il confino o la semilibertà. in questo caso si parla di 14 mesi secchi di galera (che poi con sconti vari dovrebbero diminuire) e tutto questo per una responsabilità oggettiva visto che non si sa chi sia l’autore dell’articolo.

    è scandaloso

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    ehm, ci si sta facendo un’idea della situazione da un articolo su “Il Giornale”, che è leggermente di parte (e pure la storia in se lo conferma fino a che punto arrivano ad esserlo e con che mezzi perseguono le proprie idee).
    Quindi andrei con i piedi di piombo a dire che “non se lo merita” per la vicenda.
    Al di là del fatto che più in generale: @RandolphCarter: +1

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    Perchè ci si stupisce?
    che sia Sallusti oppure De Bortoli, il ruolo del Direttore di giornale è quello: ti pagano, per assumerti delle responsabilità civili e penali.
    La legge non è stata cambiata dopo il corsivo anonimo di Libero per fare un torto personale a Sallusti.
    si può migliorare la legge? certo, questa come tante altre.

  • hardeyes

    Mettete via i fazzoletti di carta, tanto in carcere non ci andrà, perché per soli 14 mesi un affidameto ai servizi sociali lo danno quasi a cani e porci.

  • Eratostene

    In altri paesi se scrivi una cosa falsa, inciti all’odio o diffami qualcuno ne paghi le conseguenze. Mi spiace ma qui la differenza la fa decisamente lo stile. E per questo negli altri paesi, vedi USA o UK, i giornalisti fanno quella cosa che si chiama CONTROLLO DEI FATTI, tanto per fare un esempio, cosa che qui in Italia ci si è dimenticati da tempo.
    Volete un esempio? Mentre qui sul Post si spiega che è la norma che per tutelare i giornalisti non si facciano indagini per individuare il giornalista anonimo, a mò di tutela, Libero dice: “”Il bello è che i suoi colleghi gli danno ragione: senza che la Procura compia alcuna indagine per individuare l’autore dell’articolo”.
    E cosa dice invece Il Giornale stesso? “Eppure, senza che la Procura abbia compiuto alcuna indagine per individuare l’autore dell’articolo, la sentenza ne attribuisce senza incertezze la paternità a Sallusti”.
    Mi spiace, ma la disinformazione va sanzionata e anche duramente.
    E poi scusate tanto, ma la storiella che il processo sia andato avanti senza che Sallusti ne sapesse nulla è semplicemente ridicola.

  • arco

    poveri servizi sociali, a trovarsi Sallusti in affidamento

  • RandolphCarter

    Dite quello che vi pare ma la “diffamazione” non è un “reato d’opinione”.
    Che per diffamazione non si debba andare in carcere è una strana teoria.
    Dire che delle persone meritano di morire mi sembra una cattiveria pesantissima.
    Il direttore di un quotidiano è ovviamente responsabile delle sue pubblicazioni.

  • jamesnach

    Comunque, indipendentemente dal merito della questione, la levata di scudi corporativa a difesa di Sallusti è impressionante.

  • 1uigi

    @Arco
    Delimitiamo i termini del problema. Io NON sto dicendo che il commento di Sallusti sia un bel commento, sia condivisibile, sia leggero, sia opportuno. Per me non lo è. Dico solo che NON è un incitamento alla pena di morte (ops. Non è di Sallusti, ma nel ragionamento fa poca differenza).
    Dire “se ci fosse la pena di morte, questo sarebbe secondo me uno dei casi dove applicarla” è TUTT’altro che dire “invoco la pena di morte per il giudice”.
    E’ grammatica italiana.
    Inoltre. Non vedo la diffamazione. Dire “è un comportamento che a mio avviso meriterebbe la p.d.m.” non mi pare diffami nessuno. E’ solo un’opinione del ca**o.
    Mi hai capito ora?
    Certo che non è un commento bello. Un giudice ha eseguito una sentenza sofferta e problematica e si vede su un giornale scritto che è una decisione da patibolo. Bè, per quanto possa esserti sgradito, a me pare pura e semplice libertà di opinione.

  • fegatto

    Il club del “a mia insaputa” accoglie un nuovo socio.

  • dantep

    Domanda: ma con un semplice “mi dissocio dai termini, non dalla critica all’operato” o qualche frase di simile, non avrebbe potuto evitare tutto questo? e se è così perchè non l’ha fatto (dopotutto questa legge -coi rischi che comporta- immagino che la debba conoscere) ?

  • mkhammer

    Da wikipedia

    Diffamazione è il termine giuridico che designa una forma di espressione che porti lesione all’onore di una persona.

    Il commento
    “se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice”

    E’ lesivo dell’onore della persona ?
    E’ aggravato dal mezzo stampa ?
    C’è la legge ?
    Ci sono stati i differenti gradi di giudizio ?

    Il resto sono opinioni condivisibili o meno

  • tobuto

    Per me, che un recidivo finisca in galera per diffamazione ci sta pure. Ma dire “X si meriterebbe la pena di morte”, senza aggiungere falsità o illazioni sul suo conto, in un commento (= opinione personale) non mi pare sia roba da 14 mesi di galera. Galera italiana, peraltro. Ovviamente non parlo dal punto di vista giuridico, che non conosco minimamente, ma da quella che è la mia valutazione morale del fatto. Che non è una bella cosa, ma stiamo parlando di 14 mesi di gabbio.
    Comunque ho un po’ di giorni liberi. Quasi quasi mi giro i commenti dei lettori dei vari giornali durante l’era Berlusconi e sporgo denuncia alla polizia postale per quelli che augurano la morte al nano…

  • arco

    eh no tobuto, qui non ci siamo proprio: del commento di un lettore non importa niente a nessuno (a parte che, se non mi ricordo male, c’era stato un pò di casino per qualche gruppo facebook): qui stiamo parlando di un giornale, di migliaia di lettori, del principio di autorità: la famosa aggravante del mezzo stampa. Migliaia di persone si sono viste l’editoriale del loro giornale preferito auspicare la pena di morte per quattro persone – ovviamente luigi, QUALORA questa fosse invigore, ma allora mettiamola così: se un giornale scrive: “se fosse legale stuprare le bambine, io vi consiglierei quelle quattro”: è poi tanto meglio di “stuprate quelle quattro bambine”? questa santificazione del periodo ipotetico non le pare un’arrampicatina sugli specchi?

  • monty4329

    @TOBUTO : ma Sallusti e |Berlusconi non sono mica dalla parte giusta, quindi vale tutto, pur di farli fuori.
    Un ingenuo si chiederebbe: ma allora cosa fanno ancora per la strada i vari direttori responsaboli del Fatto, Repubblica, e compagnia cantante?

  • monty4329

    Frase mitica del grande telecronista di basket Sergio Taucer: “errore da fucilazione immediata sul posto”. E’ in galera il suo direttore (telepiu’, all’epoca)? Non mi pare, ma certamente ricordo male, sara’ sicuraemnte stato condananto a 14 mesi per diffamazione a mezzo stampa.

  • iomenicola

    @ARCO: non mischi le carte, mettere sullo stesso piano pena di morte e stupro equivale a paragonare gli asparagi all’immortalità dell’anima. Semplicemente, è o non è irragionevole mandare un uomo in galera per 14 mesi, non per aver riportato i fatti in maniera erronea, ma per aver espresso a tal riguardo un’opinione, per quanto non commendevole? E quella che Lei chiama santificazione del periodo ipotetico non è un’inezia, è ciò che in molti casi fa la differenza in una condanna per diffamazione – così come lo sono, ad esempio, i virgolettati.

  • arco

    Guardi, come ho scritto sopra due volte, la giurisprudenza non è il mio campo, quindi nel merito non credo di potermi esprimere. inoltre sono del tutto favorevole alla libertà d’opinione, per cui in linea di principio credo che qualsiasi giornalista debba poter esprimere il proprio parere. Mi rendo anche perfettamente conto del fatto che quella del commento in questione fosse una provocazione, disgustosa, disumana e stupida, ma una provocazione. Volevo solo sottolineare come la pratica giornalisica dei giornali diretti da Sallusti sia non solo penosa, ma anche deontologicamente aberrante: si sprecano esempi di omofobia, razzismo, attacchi diretti, toni da notte dei lunghi coltelli: questo è solo uno dei tanti esempi. Sarebbe importante denunciare e combattere giorno per giorno dei comportamenti che mettono in ridicolo, se non peggio, l’intera categoria.

  • tobuto

    @arco:
    Se noti il periodo ipotetico l’ho tolto proprio: è chiaro che per Sallusti il giudice meriterebbe di morire. Quindi nessuna santificazione del periodo ipotetico.
    Sull’aggravante del mezzo stampa va bene, ma comunque il commento di un lettore è diffamazione tanto quanto questa. Magari si prende un po’ meno galera o solo una multa, ma è comunque la stessa cosa. Meno grave, ma la stessa cosa.
    _
    Per me ci può stare che nessuno possa dire pubblicamente che qualcuno meriterebbe la morte (o lo stupro, o che gli fregassero le chiavi della macchina). Mi paiono esagerati i 14 mesi di galera (ma pure di domiciliari).

  • tobuto

    @arco:
    Scusi se le ho dato del tu, è la mia abitudine e non mi ero accorto che mi avesse dato del lei.

  • Zei

    mi tocca solidarizzare con sallusti oggi, mi tocca. ma che razza di giornata.

  • arco

    @tobuto:
    si figuri, comunque la santificazione del periodo ipotetico era una risposta a @luigi

    saluti

  • ciospo

    Sallusti non ha scritto l’articolo.
    Il giornalista “colpevole” è conosciuto ma stranamente il magistrato non sembra prendere in esame questo piccolo particolare.
    Generalizzando non si riesce a capire come una norma di chiara provenienza “fascista” possa essere in vigore ancora oggi.
    Il direttore responsabile di una testata deve sicuramente essere ritenuto “oggettivamente” responsabile di quello che viene pubblicato sul suo giornale ,quello che è incredibile che eventuale colpevolezza preveda la possibilità di reclusione (14 mesi!!!) quando in tutti gli altri paesi europei si prvedano delle semplici multe.

  • hermann

    In questo mondo di media manipolativi, telecomandati ed usati come clave, di personaggi urlanti, di giornali che ospitano interventi di persone legate ai servizi segreti: perdonatemi, ma proprio non riesco ad impietorsirmi nei confronti di Sallusti. Tough luck. I rischi del mischiarsi troppo spesso con la melma è che prima o poi ne vieni sporcato. Poi scusate se la prendesse con il proprio editore, che non si cura nemmeno della difesa legale (in secondo grado!) del proprio Direttore. E dire che le cause sono tantissime, come dice lo stesso Feltri …

  • http://www.amatelarchitettura.com qfwfq

    Boh
    se era vera diffamazione mi pare che vi siano due gradi di giudizio a ratificarlo
    Fa sempre piace trovare tanti esperti in materia che esprimono giudizi e certezza su questioni di cui onestamente non sanno nulla….
    altro è il giudizio e le opinioni (spesso basate sul rancore che su altro) sull’operato del direttore, ma direi anche sull’insistenza del giudice diffamato (che ha insistito nonostante gli fosse stato riconosciuto un risarcimento di 5mila euro in primo grado).
    Purtroppo questa vicenda rischia di trasformare Sallusti in un martire.
    a maggior ragione se è vero che addirittura lui non fosse informato del procedimento

  • jamesnach

    Comunque, dopo aver visto questo sono davvero dispiaciuto di sapere che Zio Tibia, alla fine, in galera non ci andrà:
    http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/baruffa-diretta-sindaco-meda-mussolini-sallusti/205320/

  • gilluc

    Ma via, tanto Nosferatu esce volando dalle sbarre.

  • carlom

    no scusate eh, a me sallusti sta abbondantemente sugli zebedei, ma vi sembra normale che uno possa finire in carcere per una cosa del genere??

  • gian80

    Se posso permettermi di dare un suggerimento alla redazione, e all’estensore di questo post, bisognerebbe approfondire (o comunque trattare) i seguenti punti, per fare l’informazione completa eccetera eccetera:

    - Se all’imputato non è stato notificato nulla nè in primo nè in secondo grado (mi pare impossibile, ma diamola per buona) come mai improvvisamente gli arriva la notifica della Cassazione?

    - Se il ricorso in appello è stato richiesto dalla parte lesa (Cocilovo), chi ha richiesto il ricorso in Cassazione? L’avvocato d’ufficio di Sallusti?? E perchè?

    - Poi si può aprire un mondo sull’opportunità o meno della norma, e del commento di Feltri. A mio modesto parere, se sei un direttore responsabile questo significa che tu ti debba assumere le responsabilità.

  • pendolare

    come mi dispiace…..
    seriamente spero che abbia la strizza fino alla sentenza che spero cancellerà la sentenza, ma comunque non mi metterò a piangere in caso contrario, so che mi perdonerete.

  • RandolphCarter

    Sallustri decidendo di pubblicare un articolo anonimo ha tacitamente accettato di farsene carico. Quindi è ovvio che sia ritenuto responsabile di quello che c’era scritto. È come se avesse firmato lui un articolo scritto da altri!

  • http://blogghetto.org michelelan

    I tribunali applicano leggi fatte dal parlamento.

    Rischi la galera se sei direttore di un giornale e e permetti a qualcuno, sul tuo giornale, di diffamare qualcuno. Troppo dificile da capire? Ci sono gli avvocati!

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    Premetto che non so nulla di diritto, ma mi chiedo come sia possibile finire in carcere per una opinione per quanto discutibile? Guardate che non è mica molto diverso dal pubblicare le vignette su Maometto. L’unico modo in cui riesco a ravvedere una diffamazione è che il giudice e tutti gli altri, in base alla legge, non potevano che fare quel che hanno fatto e allora, l’augurio della pena di morte presuppone una possibilità di scelta che in realtà il giudice non aveva. In ogni caso, 14 mesi sono tanti…

  • alemanezinho

    Però… 47 commenti prima che arrivasse il paragone con la storia delle vignette su Maometto. Pensavo che arrivasse già al quarto o quinto.

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @Alemanezinho: quindi? E’ un bene? E’ un male? E’ una constatazione? A che pro il tuo commento?

  • alemanezinho

    @Giaimeddu: un male, visto che si fa di ogni erba un fascio, in nome della libertà di espressione, come se si trattasse di un diritto assoluto che copre tutto, ma proprio tutto, compreso il desiderio che qualcuno sia messo a morte per aver applicato la legge. Ti sembra davvero la stessa situazione dei disegnatori satirici?

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @alemanezinho: si, mi sembra la stessa cosa. Intanto, nessuno ha scritto e/o detto che lo avrebbe ucciso con le sue mani, né ha incitato alla violenza altri. Io disprezzo Sallusti, ma rispetto il suo diritto di dire ciò che ritiene opportuno. Una libertà è tale anche se non ci piace (e scrivere che qualcuno merita la pena di morte è secondo me aberrante, ma non dovrebbe essere vietato dalla legge) e io la difendo finché con l’azione non si danneggia direttamente qualche altro diritto (per intenderci, se per dire che sallusti dice stupidate vado a casa sua e gli sfascio tutti i mobili, non sono libero di farlo. Ma sono libero di andare a casa sua e urlare tutta la notte che ha scritto una cappellata). Il punto da capire è come mai sia stato condannato per diffamazione. E ho provato a dare una risposta, ma è più semplice dire che si fa di tutta l’erba un fascio piuttosto che analizzare quel che scrivono gli altri.

  • alemanezinho

    @giaimeddu
    scusa, ma non mi sembra proprio che tu abbia cercato di capire come mai sia stato condannato per diffamazione. Ammetti di non saper niente di diritto: basta andare sulla solita wikipedia, per trovare l’articolo del codice penale in questione.
    Eccolo: “Chiunque [...] comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032. [...] Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.»
    Ecco spiegato come mai è stato condannato Sallusti (in quando direttore responsabile del giornale).
    Dire che qualcuno merita la pena di morte (che non è la stessa cosa che dire che andrebbe ammazzato) significa dire che è un criminale, nella fattispecie un omicida (a partire dall’ottica antiabortista che informa tutto l’articolo anonimo). Dare di omicida a qualcuno mi sembra offenderne la reputazione e non semplicemente esprimere la propria opinione su di lui.

  • leguleio

    Visto che quanto a codice penale mi pare che tutti brancolino nel buio, faccio un piccolo riassunto di come stanno le cose in Italia:
     
    1) La diffamazione è reato (art. 595 del codice penale); se è commessa con i mezzi della stampa è un’aggravante, e del reato risponde pure il direttore responsabile. Anzi, qualora l’autore dell’articolo non sia noto, come in questo caso, ne risponde solo il direttore responsabile.
     
    2) La pena per diffamazione a mezzo stampa è il carcere da sei mesi a tre anni, oppure una multa non inferiore a 516 €. Se l’offesa è diretta contro l’ordine giudiziario, come in questo caso, le pene sono aumentate.
     
    3) Se due gradi di giudizio hanno sancito la colpevolezza di Alessandro Sallusti, ha poco senso fare commenti in merito all’articolo e alla sua carica offensiva, così come sulla congruità della pena qui sul Post. In Italia i processi li fanno ancora i tribunali, non Porta a Porta o L’infedele o Ballarò. Ancora per poco, magari, ma è così. :-)
     
    4) La Corte di Cassazione non si potrà pronunciare nel merito delle accuse o delle circostanze, ma interverrà solo in caso di vizio di forma o erronea applicazione della legge. Cosa piuttosto improbabile, in questo caso, perché la diffamazione non è reato che lascia spazio a grandi interpretazioni giuridiche, i fatti sono lì, noti a tutti: l’articolo è questo e si legge nero su bianco ciò che diceva; il direttore responsabile era costui. Fine.
     
    5) Sallusti non sarebbe il primo nell’Italia repubblicana ad andare in carcere per diffamazione. Era già accaduto a Giovannino Guareschi, fra il 1954 e il 1955 (scontò un anno di carcere). Il querelante, in quel caso, era Alcide De Gasperi.
     

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @alemanezinho: ho capito benissimo il perché é stato condannato, e non discuto questo. Quel che mi sento di chiedere è: in che modo quella frase è diffamatoria? Può essere che sia corretta la tua ipotesihche però, a me, pare un po’ tirata. Anche perché parte dall’assunto che la pena di morte sia da applicare solo ai casi di omicidio, mentre per Sallusti, evidentemente anche per altre fattispecie.
    Io invece sostengo che può essere diffamazione se quel che ha fatto il giudice fosse l’unica opzione e quindi non poteva esserci scelta né, quindi, errore.
    @leguleio: sempre chiarissimo nelle spiegazioni. Ma questa volta non concordo su un punto: il giudice senza dubbio decide e, se 2 gradi di giudizio hanno stabilito che c’è stata diffamazione, diffamazione sarà stata. Ripeto che però mi piacerebbe capire il perché. Tutto qui. Perché condannare un giornalista, per quanto odioso, è sempre una faccenda delicata.

  • brandavide

    E’ un vero schifo che esista una legge del genere.
    E’ un vero schifo che esista gente che non tarda mai a riempirsi la bocca e i commenti di diritti civili, modernità, libertà e amenità e che avvalli o guardi una sentenza del genere con simpatia, uno schifo fascista. ciao

  • brandavide

    Sì, e mi pare che per Guareschi ancora ce ne vergognamo. O no?

  • leguleio

    Sospetto che brandavide abbia ricevuto una notifica per violazione dell’art. 595 del codice penale. O che qualcuno lo abbia minacciato di farlo.
    Visto il linguaggio, non mi stupirebbe. :-)

  • tobuto

    @alemanezinho e @giaimeddu:
    Secondo me non sono la stessa cosa. L’articolo di Sallusti si riferiva a una persona precisa, che come tale ha diritto a essere tutelata. Le vignette si riferiscono a una persona defunta e senza eredi, cioè Maometto, o più realisticamente a un’idea. Che una persona defunta da un migliaio di anni non abbia alcun diritto è pacifico. Che un’idea vada protetta dalle critiche è qualcosa di vergognoso, di indegno della civiltà.
    In questo caso si discute principalmente della sproporzione (secondo alcuni, me compreso) della pena rispetto a ciò che ha fatto Sallusti. Per dire, penso che non staremmo qui a discuterne se si fosse preso una multa e basta.
    _
    @leguleio:
    Innanzitutto grazie per aver fatto un po’ di chiarezza. Però sul punto 3) secondo me ti sbagli di grosso. E’ ovvio che il processo non si celebra in altri luoghi che il tribunale, ma si può e si deve discutere dei risultati dell’applicazione delle leggi al di fuori dei tribunali. Le leggi si giudicano dai suoi effetti concreti, che è esattamente quello che stiamo facendo noi. Se l’applicazione di una legge stride con l’etica, è la legge a essere sbagliata, non certo l’etica.

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Nonostante la poca simpatia che mi ispira Sallusti, il primo emendamento dovrebbe valere anche in questo paese. Non si può essere democratici senza difendere Sallusti.

  • http://blogghetto.org michelelan

    Sallustri rischia il carcere perchè la legge è uguale per tutti.. La libertà è un dono che va utilizzata con responsablità, libertà non significa fare quello che si vuole.

    Essendo che viviamo in una società, tu non puoi guidare a 300 hm/h esprimendo il tuo diritto di guidare a massima velocità. Confondiamo spesso arronganza e presunzione con la libertà…

  • fafner

    La Cassazione può censurare la falsa applicazione e la motivazione dei criteri di commisurazione della pena: scommetto che Sallusti non andrà in carcere. A proposito, mi pare che da quelle parti accogliessero con favore le norme mostruose votate dal governo Berlusconi con la cosiddetta ex-Cirielli, che dovevano separare il destino degli imputati di lusso dai povericristi. Toh, qualcosa non ha funzionato.

  • leguleio

    Per Fafner
     
    La Cassazione potrebbe in effetti stabilire che le parole scritte in quell’articolo rientrano nel legittimo diritto di critica, io però la vedo molto, molto dura.
     
    In caso di conferma invece non potrà evitare a Sallusti il carcere, e il motivo è spiegato nell’articolo qui sopra: “Sallusti non ha diritto alla condizionale perché tutti i direttori di giornale, scrive oggi Vittorio Feltri, «sono pieni di cause, ne perdono molte, quindi accumulano precedenti su precedenti, e addio sospensione della pena».”.
    Non si tratta, insomma, della prima condanna per diffamazione, e la sospensione condizionale per lo stesso reato si può applicare solo una volta.

  • leguleio

    Per tobuto

    Innanzitutto grazie per aver fatto un po’ di chiarezza. Però sul punto 3) secondo me ti sbagli di grosso. E’ ovvio che il processo non si celebra in altri luoghi che il tribunale, ma si può e si deve discutere dei risultati dell’applicazione delle leggi al di fuori dei tribunali. Le leggi si giudicano dai suoi effetti concreti, che è esattamente quello che stiamo facendo noi. Se l’applicazione di una legge stride con l’etica, è la legge a essere sbagliata, non certo l’etica.
     
    Io lo trovo uno spreco di byte e un esercizio di superbia, e niente più. Ha ancora un senso quando la condanna ancora non è stata emessa, o quando si attende il grado d’appello. Ma con una causa di diffamazione, e due gradi di giudizio conformi, sperare in un colpo di scena finale è piuttosto utopistico.
    Mai dire mai, in effetti: pochi mesi fa la Cassazione ha annullato le condanne per un giornale online che aveva dimenticato di registrarsi in tribunale, e il direttore Carlo Ruta aveva subito una condanna per stampa clandestina. La diffamazione però ha una giurisprudenza solida e robusta dietro di sé, a differenza della stampa clandestina (un reato che non veniva più contestato dagli anni Settanta!), e quindi anche qui le probabilità di un ripensamento supremo sono assai scarse.
     
    Usa l’argomento dell’etica con cautela, perché l’italiano medio ne ha una concezione molto ondivaga, utilitaristica, non legato a “valori non negoziabili”, ma alla cronaca del momento. Se dovessimo sottoporre a referendum il codice penale, temo che metà dei reati verrebbero aboliti sull’onda dell’indignazione momentanea per qualche fatto di cronaca… salvo poi pentirsene pochi mesi dopo, quando si vedono i risultati.

  • tobuto

    @leguleio:
    Però ogni legge è una scelta etica. Quando stabilisco che la diffamazione va contrastata, mentre l’adulterio no, sto facendo una scelta etica (morale, più che altro, ma vabbè). Perciò non credo sia un esercizio di superbia giudicare le leggi sulla base della corrispondenza tra i suoi effetti e la propria sensibilità etica.
    Semplicemente una società in cui uno che scrive quella roba finisce in carcere è una società in cui non vivo volentieri, tutto qui.
    Poi resta il fatto che l’etica non si stabilisce a colpi di referendum, grazie a dio. Pensa che io sarei preoccupato più del contrario, se fossero possibili referendum legislativi mi aspetterei la pena di morte per stupro, l’istituto dell’ostracismo condominiale e l’ergastolo per chi investe qualcuno da ubriaco, ma ovviamente nessuna sanzione per chi guida con “solo qualche birretta”.

  • arconte

    A proposito di sensibilità etica italica di massa non è un caso che la Costituzione vieti i referendum sulle leggi tributarie..
    Scherzi a parte vorrei che ci si soffermasse su un punto: nel nostro ordinamento la libertà di espressione è riconosciuta come diritto fondamentale (perchè invocare con esterofilia il “primo emendamento” a un altra carta costituzionale)? Ciò non toglie che come tutti i diritti vada bilanciata come i diritti altrui, quali l’immagine, la reputazione etc.
    In ogni caso, la norma sarà anche fascista, ma l’esercizio legittimo del diritto di critica ha valore scriminante. Se Sallusti è stato condannato, plurime volte a quanto pare, è perché quanto da lui scritto non costituiva (secondo gli organi giudicanti) esercizio legittimo della libertà costituzionalmente riconosciuta.
    è stato già notato che alla virtuale pena detentiva Sallusti ci è arrivato accumulando precedenti, in virtù dei quali avrebbe potuto prestare maggiore attenzione..in effetti dal punto di vista logico il perseverare nello stesso reato giustifica una sanzione più incisiva. A ogni modo mi parrebbe assurdo che il fatto di fare il direttore di giornale, di disporre di uno strumento di diffusione di affermazioni (più che informazioni) nel bene e nel male molto più ampio di quello di qualunque cittadino, debba comportare il godimento di una “libertà” più ampia di quella che spetta a ciascuno di noi di fronte alla legge.
    p.s. inoltre scommetterei quel che volete che gli danno l’affidamento in prova ai servizi sociali.

  • arconte

    Per la cronaca (pun intended) sono appena passato sulla pagina del Giornale di famiglia e ho trovato questa vera chicca di disinformazione beceropopulista

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/e-i-veri-delinquenti-intanto-restano-liberi-839759.html

    non vale la pena di aggiungere nemmeno una parola per smontare un articolo del genere..i lupi han fatto in fretta a dismettere la pelle d’agnello.

  • leguleio

    Per tobuto

    Però ogni legge è una scelta etica. Quando stabilisco che la diffamazione va contrastata, mentre l’adulterio no, sto facendo una scelta etica (morale, più che altro, ma vabbè). Perciò non credo sia un esercizio di superbia giudicare le leggi sulla base della corrispondenza tra i suoi effetti e la propria sensibilità etica.
     
    Questo no. Ma prova a rileggere il resto dei commenti, e osserva bene i toni: ti pare che stiano vagliando se la legge sia rispondente al senso comune? O piuttosto, che stiano razzolando nell’orticello del caso Sallusti? Perché sono due cose diverse.
     
    Semplicemente una società in cui uno che scrive quella roba finisce in carcere è una società in cui non vivo volentieri, tutto qui.
     
    Se ho ben capito ci fu un dibattito già nel 1954-1955, quando ad andare in carcere fu Giovannino Guareschi. Ma non avvenne alcun cambiamento nella legislazione. Non sempre l’ingiustizia del momento è sufficiente a smuovere il parlamento.
    Tieni presente che l’articolo del 2007 è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in questo caso il vaso della sospensione condizionale. Se Sallusti avesse scritto solo quell’articolo diffamatorio, la pena a 14 mesi sarebbe rimasta sospesa. Sappiamo che così non è, chissà quante condanne detentive ha accumulato, in questi anni.

  • maugandolfi

    NON É VERO che, se la Cassazione dovesse confermare la sentenza di appello, il Sallusti “sarà arrestato” (a meno che in sentenza gli sia stata applicata la recidiva ex art. 99 comma IV cp, ipotesi per la quale i legislatori amici del Sallusti – forcaioli con i poveracci e garantisti con i potenti – hanno previsto la non sospendibilità delle condanne anche inferiori ai tre anni). Semplicemente, al Sallusti verrà notificato l’avviso previsto dall’art. 656 comma 5 cpp, i suoi legali avanzeranno richiesta di benefici e il Tribunale di Sorveglianza, verosimilmente, concederà al condannato di scontare la pena in regime di affidamento in prova ai servizi sociali.
    Insomma, molto probabilmente finirà tutto a tarallucci e vino, con soddisfazione del Sallusti il quale – ironia della sorte – ha più volte sbraitato lamentando che in Italia manca la “certezza della pena”. Chiamasi contrappasso.

  • arconte

    E, ciliegina sulla torta, per i precedenti Sallusti ha potuto usufruire dell’indulto del 2006 che riguardava anche i reati di diffamazione. A questo punto, visto che si è bruciato la condizionale, mi sorge la curiosità di sapere quante condanne per diffamazione il nostro ha conseguito nella sua onorata carriera..

  • leguleio

    Per maugandolfi

    NON É VERO che, se la Cassazione dovesse confermare la sentenza di appello, il Sallusti “sarà arrestato” (a meno che in sentenza gli sia stata applicata la recidiva ex art. 99 comma IV cp, ipotesi per la quale i legislatori amici del Sallusti – forcaioli con i poveracci e garantisti con i potenti – hanno previsto la non sospendibilità delle condanne anche inferiori ai tre anni).
     
    In effetti i titoli dei giornali sono stati un po’ sensazionalistici, anche se come vedremo la sostanza cambia poco.
     
    Semplicemente, al Sallusti verrà notificato l’avviso previsto dall’art. 656 comma 5 cpp, i suoi legali avanzeranno richiesta di benefici e il Tribunale di Sorveglianza, verosimilmente, concederà al condannato di scontare la pena in regime di affidamento in prova ai servizi sociali.
     
    Tutto vero, però ricordiamo che l’affidamento in prova ai servizi sociali è comunque una forma di limitazione della libertà, per quanto blanda. È indispensabile avere un lavoro. Ma poiché Sallusti il reato l’ha compiuto nell’esercizio del suo mestiere di giornalista, è improbabile che i servizi sociali accettino di nuovo un lavoro di questo tipo. ;-)
    Va anche ricordato che in caso di trasgressione alle limitazioni imposte, il condannato affidato ai servizi sociali va in carcere: non esiste una terza possibilità.

  • maugandolfi

    Per Leguleio

    La sostanza cambia tantissimo. Se l’ordine di esecuzione non dovesse essere sospeso, il Sallusti avrebbe modo di:

    1) riflettere sul fatto che si trova in carcere grazie ad una modifica dell’art. 656 comma 5 cpp voluto dal governo Berlusconi, ed alla quale probabilmente ha anche plaudito in nome della certezza e della effettività della pena (un bel contrappasso…);
    2) riflettere, in attesa della fissazione dell’udienza dinanzi al Tribunale di Sorveglianza, sul significato di “termine ordinatorio” (mai si è vista fissare l’udiena nei 45 giorni previsti dalla legge).
    3) riflettere sulla situazione dei suoi compagni di cella: le sue conoscenza professionali sul mondo del diritto penale vivente ne risulterebbero assai ampliate..

    PS: non è vero che per ottenere l’affidamento in prova sia “indispensabile” avere un lavoro (e tantomeno che siano gli assistenti sociali a decidere in merito allo stesso).

  • leguleio

    Per maugandolfi
     
    Salto le prime osservazioni, giuste e ironiche, ma che non incidono sulla realtà di una persona affidata ai servizi sociali, e che sta per esservi affidata.
     
    PS: non è vero che per ottenere l’affidamento in prova sia “indispensabile” avere un lavoro (e tantomeno che siano gli assistenti sociali a decidere in merito allo stesso).
     
    Questo è interessante. Cito dal comma 5 art. 47 della legge 26 luglio 1975, n° 354:
    “All’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate
    le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi
    rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di
    locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al
    lavoro
    “. (grassetto mio)
     
    Io l’ho sempre interpretato nel senso che se il lavoro non c’è, o non si trova in un lasso di tempo ragionevole, le condizioni per l’affidamento in prova ai servizi sociali non sussistono. “Lavoro” inteso anche in senso lato, perché esistono casi nei quali il condannato studia, o svolge volontariato (retribuito, anche se poco). Esistono esempi di disoccupati ai quali è stato concesso questo beneficio?
     
    Citando i servizi sociali, intendevo dire che questi costituiscono il referente per il condannato, e seguono materialmente la pratica. Chi decide poi è il tribunale di sorveglianza.

  • maugandolfi

    Per Leguleio
    Interpretazione sbagliata la tua… sanzionerebbe con il carcere una situazione incolpevole; infatti non viene seguita dai trib di sorveglianza. È la semilibertà a richiedere per forza una occupazione lavorativa o di studio o cmq utile etc etc…

    Cmq qui non si sa ancora se la condanna del Sallusti sia sospendile oppure no. Giornalisti… bah: non uno, NON UNO che sia capace di dirlo.

  • leguleio

    Per maugandolfi
    Interpretazione sbagliata la tua… sanzionerebbe con il carcere una situazione incolpevole; infatti non viene seguita dai trib di sorveglianza.
     
    I tribunali di sorveglianza sono famigerati per il loro estremo potere discrezionale e la totale mancanza di sensibilità per la situazione reale dei singoli detenuti. Va’ a parlare con assistenti volontari del carcere, se la voce di ex detenuti ti pare, giustamente, di parte. Vedrai che confermeranno le mie parole.
    Detto questo, io ho in mente almeno due casi recenti di persone che in pratica non hanno mai lavorato in vita loro, e che, per accedere a un beneficio come l’affidamento in prova ai servizi sociali, un impiego hanno dovuto trovarlo: Lele Mora e Fabrizio Corona. Pare che entrambi lavoreranno come volontari per Exodus, la comunità di don Mazzi.
    Tu davvero sai di casi concreti di disoccupati che hanno avuto accesso a questo beneficio?
     
    Cmq qui non si sa ancora se la condanna del Sallusti sia sospendile oppure no. Giornalisti… bah: non uno, NON UNO che sia capace di dirlo.
     
    Le motivazioni della sentenza d’appello non sono state rese pubbliche, e credo che Sallusti abbia ottime ragioni per non renderle pubbliche: farebbe un’ulteriore figuraccia.

  • werner58

    Leguleio: se è vero quel che dici di Corona e Mora, mi sembra una magnifica cosa, nonchè uno dei rari casi di vero tentativo di rieducazione del reo :)
    (destinato al fallimento, quasi di sicuro, ma vabbè.)