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«Non sono l'uomo nero»
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«Non sono l’uomo nero»

Dopo le polemiche sulla rinuncia a "Fabbrica Italia", Sergio Marchionne spiega in un'intervista con Ezio Mauro che FIAT non lascerà l'Italia

18 settembre 2012

Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha intervistato Sergio Marchionne, dopo il comunicato di venerdì scorso in cui l’amministratore delegato della FIAT annunciava che il progetto Fabbrica Italia non era più attuale. Le dichiarazioni erano state interpretate come il definitivo abbandono del piano di investimenti contenuti nel progetto e questo ha causato molte reazioni critiche. Ma oggi, il titolo in prima pagina di Repubblica è “La Fiat resterà in Italia”: Marchionne spiega che si sta “utilizzando il nome della FIAT per ragioni solo politiche”, che ”ognuno deve fare la sua parte”, che la casa automobilistica “sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa” e che “sta reggendo” solo grazie ai successi oltreoceano. Rispondendo a Ezio Mauro ha anche detto di non essere “l’uomo nero”: “Non mollo, se è questo che vuol sapere”.

Sergio Marchionne, in poche righe di comunicato lei ha seminato il panico sul futuro della Fiat in Italia, poi se n’è andato in America senza spiegare niente. Qui ci si interroga sul destino di stabilimenti, famiglie, comunità di lavoro, città. Cosa sta succedendo, e che cosa ha in mente?

«Sta succedendo esattamente quello che avevamo detto alla Consob un anno fa. Ho dovuto ripeterlo perché attorno a Fabbrica Italia si stava montando una panna del tutto impropria, utilizzando il nome della Fiat per ragioni solo politiche: a destra e a sinistra, perché noi siamo comunque l’unica realtà industriale che può dare un senso allo sviluppo per questo Paese. Capisco tutto, ma quando vedo che veniamo usati come parafulmine, non ci sto, e preferisco dire la verità».

E qual è la verità, il blocco degli investimenti in Italia dando tutta la colpa alla crisi?
«No, questa è semplicemente una sciocchezza. Abbiamo appena investito circa un miliardo per la Maserati in Bertone (una fabbrica rilevata da noi nel 2009 che non aveva prodotto vetture dal 2006), altri 800 milioni per Pomigliano: le sembra poco?».

La sua verità, allora?
«Semplice. La Fiat sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa, e sta reggendo a questa perdita con i successi all’estero, Stati Uniti e Paesi emergenti. Queste sono le uniche due cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa».

La paura è che stia scappando lei, dottor Marchionne. Bassi investimenti in Italia, zero prodotti nuovi. Non è così che muore un’azienda che ha più di cent’anni di vita?
«Mi risponda lei: se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro ma addirittura — badi bene — di non recuperare i soldi investiti? Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell’acqua: un bel risultato. E questa sarebbe una strategia manageriale responsabile nei confronti dell’azienda, dei lavoratori, degli azionisti e del Paese? Non scherziamo».

Ma i suoi concorrenti sono europei come la Fiat, operano sullo stesso mercato, eppure non hanno alzato le braccia. Tutti incoscienti e irresponsabili, anche quando guadagnano quote di mercato a vostro danno?
«Senta, perché non guardiamo le cifre che parlano da sole, molto meglio della propaganda? Lei le conosce? In Italia l’automobile è precipitata in un buco di mercato senza precedenti, un mercato colato a picco nel vero senso della parola, ritornato ai livelli degli anni Sessanta. Sa cosa vuol dire? Che abbiamo perso di colpo quarant’anni. E si capisce, se uno è capace di guardarsi attorno. Il Paese soltanto un anno fa era fallito, lo avevamo perduto. Solo l’intervento di un attore credibile ha saputo riprendere l’Italia dal baratro in cui era finita e risollevarla. Ce lo siamo dimenticato? E qualcuno vorrebbe che la Fiat, in mezzo a questa tempesta, si comportasse tranquillamente come prima, quando c’era il sole? O è un’imbecillità, pensare questo, o è una prepotenza, fuori dalla logica».

Continua a leggere l’intervista sulla rassegna del ministero degli Esteri

- Una campagna, il progetto di Marchionne secondo Makkox

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  • http://blogghetto.org michelelan

    Come dare torto a Marchionne?!?
    Politici e comuni cittadini italiani pensano, in questo periodo storico in cui non ci sono aiuti statali, che basta produrre auto per poterle vendere, dimenticando che in un contesto di crisi, senza nessuno che compra auto e senza incentivi, questa logica non funziona e bisogna giocare con la legge della domanda e dell’offerta.
    Italiani e politici sono contenti che la Fiat non riceva aiuti e allo stesso tempo pretenderebbero che questa investa miliardi in un paese in cui non si riesce a vendere nemmeno una bicicletta.

    Ora ci dovremo aspettare una campagna elettorale che martorizzerà la Fiat, destra e sinistra, tutti insieme contro il CEO brutto e cattivo, demagogia allo stato puro.

    P.s.
    Il calo delle vendite in italia e in europa riguarda tutte le case automobilistiche

  • aiace96

    non sei l’uomo nero? allora metti un maglione colorato! :-)

  • gioso

    e fatti la barba! :-)

  • Wizard

    Trovo che sia un bell’uomo.

  • gioso

    Negli ultimi 10 anni i modelli che si ricordano del gruppo FIAT sono:
    500 e Giulietta.
    10 anni non dall’anno scorso, la crisi c’entra ma c’entra anche l’offerta FIAT mai così deprimente.

  • uqbal

    Non so giudicare se Marchionne stia facendo in Europa e in Italia la cosa giusta, non lo so proprio. Però il calo del mercato è reale, nei fatti e non se ne sfugge pensando che se ci fosse stato un altro al posto di Marchionne ora la Fiat starebbe dando lavoro a larghe mani.
    da 2.500.000 di veicoli a 1.400.000 in cinque anni è una cifra paurosa. e l 25% di quel differenziale era Fiat.
    Sia che Marchionne sia un incapace da cui non aspettarsi nulla se non il fallimento della Fiat, sia che sia un genio, non si sfugge al fatto che in Italia qualcosa deve cambiare.
    Se la Fiat chiude, dobbiamo trovare il modo di fare qualcos’altro. Se non chiude deve rilanciarsi cambiando qualcosa del suo modello di produzione. In un modo o nell’altro, non potremo più fare le cose come le facevamo prima.

  • fegatto

    @WIZARD
    mi sembra anche un po’ dimagrito o sbaglio ?

  • lucac

    @MICHELELAN: Qualche tempo fa FIAT non faceva solo auto, le sapeva anche vendere. Ora, in un mercato in contrazione, perde pure quota percentuale in Italia.
    In realtà ciò che FIAT ha fatto sempre molto bene è piangersi addosso: una volta per giustificare licenziamenti, cassa integrazione e aiuti statali, ora per potere giocare a Monopoli con le vite degli altri.

  • laurensdegraaf

    L’automobile in Italia ed in Europa è un business in perdita, è in agonia come dice Marchionne (manco male direi, invertiamo la tendenza di 3 macchine per cittadino). Non mi sento di dargli torto, da manager sta facendo le scelte giuste avendo spostato il target sui mercati in espansione, come peraltro stanno facendo da anni i tedeschi (VW in Cina ad esempio). L’unica cosa che gli rimprovero sono gli ingenti aiuti da parte dello Stato per poi fare le valigie e “arrivederci e grazie”.
    E’vero, la gamma di modelli del gruppo Fiat è deprimente, ma farne di nuovi comporta ingenti investimenti, mentre in Brasile sono molto più di bocca buona e te la ca vi con una Panda o una Palio ricarrozzata.

  • mkhammer

    E’ demagogia pensare che Marchionne sia un cattivo manager ?
    Il piano di raddoppio della produzione è di due dico due anni fa e i presupposti della sovracapacità produttiva già c’erano.
    In due anni siamo passati da un ipotesi di raddoppio al dimezzamento; non c’è che dire grandissima capacità di visione strategica.

    E adesso ?
    Cito dall’articolo “Mi impegno ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia”.

    Cioè ? Contributi prestiti come quelli americani ? o stabilimenti nuovi costruiti con i soldi dello Stato leggi Serbia e Brasile ?

    Abbiamo già dato

  • gednet

    per favore, i commenti su barba e maglione lasciateli a Signorini e Chi. Trovo una cosa importante in quel che dice, letta tra le righe: “l’intervento di un attore credibile ha saputo riprendere l’Italia”, questo sembra garantire che la Fiat NON appoggerà in nessun modo il rientro del nano. Il che non mi pare poco.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Non sono un fan di Marchionne, ma dice cose vere. In Europa non c’è posto per tutti e le regole italiane stanno ammazzando l’impresa. Peraltro i produttori francesi e la Opel vanno anche peggio di Fiat.

    Dopodiché sono più che pronto a dichiarare che la Fiat fa auto brutte che non catturano il mercato. L’unica ‘novità’ che funziona della Fiat è la 500. Bella. La Panda vende perché è brutta ma costa poco e va bene per tutto. Ma è troppo poco per stare in piedi sopratutto nel mercato di oggi. Qui la Fiat ha colpe enormi che partono da lontano. La Volkswagen si è comprata la Giugiaro Design. Cos’ha fatto la Fiat? Lapo?

  • piti

    Le parole di Marchionne, al netto dello sprezzo di cui non riesce a non grondare, sembrano abbastanza condivisibili, eccetto due punti:
    a) vent’anni fa, per fare un esempio, la Polo era una macchina orrenda che sembrava il carro funebre dei sette nani. Adesso non c’è donnina middle class che non la desideri e non la compri. E mi pare che la Volkswagen agisca e venda nel segmento e (anche) nel Paese della FIAT.
    b) Anche senza entrare nel merito, e ce ne sarebbe, delle vertenze con la FIOM (un’industria che non assume iscritti a un certo sindacato è roba da cento anni fa, o da Cina di oggi), resta il fatto che il messaggio al Paese della FIAT di Marchionne è stato chiaro, associato a molti altri simili provenienti da altre fonti. E il messaggio è stato: chi è un povero diavolo se la passerà sempre peggio, e poche storie. Dopodiché, questo è ovvio che diventa un messaggio devastante per la fiducia di quel ceto piccolo borghese o proletario che rappresenta la clientela FIAT. Maltrattare e minacciare gli operai e chiedere regole che li relegano a condizioni veteroindustriali, al di là della necessità o meno della cosa, è inopportuno, perché diffondi l’idea che quelli sono dei paria. Ma i paria girano a piedi, mica in Cinquencento Twin Air.

  • pifo

    L’automobile in Europa “non e’” un business in perdita perlomeno non sempre e non ovunque, come Marchionne e qualche suo miope sostenitore crede di poter far credere.
    I tempi sono difficili ma alcune “strategie industriali” europee hanno dimostrato che con:
    - costante rinnovamento tecnologico ed attenzione alla gamma, soprattutto nei segmenti “superiori”.
    - accordi pesanti e di lungo termine con i sindacati
    - aggressivita’ sul fronte dei prezzi

    non solo e’ stato possibile “tamponare” le perdite assai meglio che in FIAT ma in diversi rari casi fare anche una montagna di profitto.

    Nessuno dice che e’ facile, scontato, ovvio ed immediato ma … diffondere per anni, ostinatamente, una certa “dottrina”, imbracciare l’arma finale della conflittualita’, attribuire costantemente responsabilita’ al sistema paese, salire in cattedra, accusare i competitors di gioco scorretto ed essere pero’ clamorosamente smentiti dalla realta’, non fara’ di Marchionne un “uomo nero” ma un manager discutibile, poco credibile, poco affidabile e troppo chiacchierone … certamente si.

    Saluti

  • marquinho

    Si continua però ad ignorare una cosa. Un anno e mezzo fa (con una crisi già conclamata, solo l’allora presdelcons la negava) Marchionne diceva, se mi fate gestire le fabbriche a modo mio faccio un sacco di investimenti.
    Il sindaco di Torino disse “se e così allora facciamogli gestire la fabbrica a modo suo”. Il sindaco di Firenze, non si sa perché, aggiunse “con Marchionne senza se e senza ma”.
    Dopo il referendum qualcuno chiese allora di vedere il piano degli investimenti. l’AD FIAT rispose sono affari nostri, a voi basta sapere che ci sono.
    Adesso dopo che si è lasciato a casa persone con la tessera sindacale sbagliata (ma questo ai superliberali sembra non dare fastidio) si scopre che gli investimenti non ci sono perché c’è la crisi, era rimasto senza benzina, aveva una gomma a terra, non aveva i soldi per prendere il taxi, la tintoria non gli aveva portato il tightù, c’era il funerale di sua madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette. Non è stata colpa sua! Lo giura su Dio!
    Mi raccomando, continuate a fidarvi di quest’uomo.

  • jake

    Pifo, non stai parlando del mercato dell’auto europeo ma della Volkswagen, l’unica eccezione dei produttori europei di categoria premium (il cui successo dipende da cento motivi diversi e combinati tra loro in un arco di trent’anni).
    Tutti gli altri (Peugeut, Citroen, Opel, la ex Volvo, etc) sono nelle stesse condizioni di Fiat, forse un po’ peggiori.
    Le strategie industriali che citi, sacrosante, costano (care) e andavano fatte in passato, quando il tuo primo mercato ti lasciava dei margini per farlo. La fiat di marchionne non aveva l’obiettivo di crescere, ma di sopravvivere.
    Personalmente troverei encomiabile un intervento del governo che presti i soldi ad un’azienda privata solo se in grado di garantire ragionevolmente la restituzione del capitale investito…

  • rand

    Marchionne ha certo fatto errori, chi non li fa.
    ma ricordiamoci anche la situazione in cui era fiat quando è stato nominato ad, era praticamente fallita e si è salvata anche con i soldi che è riuscito a recuperare dalla GM. certo la fiat è molto più dipendente di altre marche dal mercato europeo e interno in particolare e questo ovviamente complica le cose quando il mercato perde il 20% annuo.
    nella sua gestione, come dice, di fatto è riuscito a tenere in vita l’europa grazie ai profitti del brasile e ora della chrysler.
    per quanto riguarda i prodotti, sì la fiat negli ultimi anni non ha fatto uscire molti modelli, ma su questo forse una parte di ragione ce l’ha. guardate l’opel, la peugeot, la renault e in parte la ford, hanno fatto uscire molti nuovi modelli ma chi più chi meno si trovano nella stessa situazione della fiat, con in più dover scontare gli investimenti fatti.
    quando si dice che le tedesche vanno bene, va anche detto che non sono tutte le tedesche, ma volkswagen (che dipende meno da europa perchè presente molto in brasile e cina, bmw e mercedes che hanno comunque un target di clientela diverso.
    inoltre anche la mercedes in italia non se la vede molto bene, a Roma sta o ha già licenziato circa 120 persone

  • mago

    vorrei esprimere a Marchionne i miei disagi di consumatore di automobili: 1) perchè devo subire gli autovelox? 2) perche su strade statali dove 20 anni fa c’era un limite di 90/km orari ora si incontra un limite di 70km/h, o60km/h o addirittura 50km/h, malgrado la riduzione dello spazio di frenata delle auto di oggi? c’entra niente il fatto che oggi ci sono gli autovelox? Perchè devo allacciare la cintura se non voglio? Perchè è così alto il costo delle assicurazioni e della benzina? Perchè non rimettete le rotelle ai finestrini, visto che gli alzacristalli elettrici dopo un po’ si rompono essendo il meccanismo fatto con le cordicelle dei freni di bicicletta? Perchè non offrite dei kit per personalizzare le automobili o anche per restaurare quelle usate? Perchè i dazi doganali non ci sono più mentre io devo pagare la sosta in un luogo pubblico nonostante avrei il diritto costituzionale di circolare? Comunque, per me la Stilo a 3 porte era bellissima, perchè avete smesso di farla?

  • piti

    “perché devo subire gli autovelox?” deve, e dico deve, entrare nella top ten delle domande che fanno cadere le braccia mai concepite da un appartenente al genere umano. E deve entrarci adesso.

  • laurensdegraaf

    PSA come antipasto ha annunciato il taglio di 8.000 posti di lavoro, Opel è al collasso, Fiat campa grazie al Brasile, SAAB è fallita, Volvo l’hanno salvata i cinesi, VW comincia a vedere qualche segno meno. Due grandi mercati come Italia e Spagna hanno numeri mai visti. La vendita di veicoli commerciali è crollata (e questo è il dato più preoccupato secondo me) Concessionari ufficiali che vanno a gambe all’aria. No no, il mercato europeo non è un business in perdita.

  • mago

    non sarebbe meglio concetrare lo sforzo innovativo sulle tecnologie e la funzionalità del mezzo, anzichè sulla forma delle lamiere?

  • Guada

    Il gruppo VW si in questi anni ha cercato di ampliare il suop mercato anche con auto di piccola taglia, ha trasformato un cadavere come Skoda in un marchio che fa prodotti interessanti. La BMW, con il marchio MINI furoreggia con auto piccole e sicuramente non a buon mercato.
    Marchionne invece a preso i modelli Crysler e ci ha nesso sopra il logo della Lancia e della Fiat. Non è un po’ poco per un manager che voleva stravolgere il mercato dell’auto? Investire in ricerca e sviluppo è senz’altro un costo enorme, ma se non proponi qualcosa al mercato che possa essere ambito ed apprezzato, temo che non si possa sperare di migliorare la propria situazione economica.

  • http://marziomarigo.postilla.it/ marzio

    A me pare una bella intervista. Con domande toste. E risposte logiche che espongono una narrazione coerente di tutte le scelte fatte.
    Il problema forse non è quindi solo la FIAT. E’ il nostro sistema paese, inadatto ormai alle grandi imprese. Non è un caso che grandi gruppi se ne stiano andando, piano a piano.
    Fossimo in un libero mercato in equilibrio, probabilmente gli stabilimenti, gli spazi liberi lasciati da FIAT verrebbero occupati da altri competitor del mercato. Attorno a ciascun stabilimento vi è infatti radicata una rete di imprese satelliti, una cultura tecnica diffusa che potrebbe essere interessante per un qualsiasi costruttore europeo.
    Ma il mercato non è libero, in Italia.
    E’ pesantemente distorto da un mercato del lavoro ingessato e dalla FIOM-CGIL.

  • Guada

    @Marzio
    Nel nostro paese ci sono aziende, come appunto la FIAT, che da decenni impongono le loro scelte al mercato interno.
    Marchionne ha voluto un contratto di lavoro su misura dei suoi interessi, lo ha ottenuto a Pomigliano e ora, se non chiude prima, lo imporrà anche nelle altre sedi italiane. Poi però si lamenta che noi italiani non abbiamo soldi da spendere e ci teniamo stretta la vecchia auto.
    Arese è un deserto in cui Stato e Regione hanno buttato soldi per anni senza che FIAT rimettesse in moto l’impianto.
    Termini Imerese è stato chiuso e non c’è verso di far entrare altri costruttori di auto in quell’impianto.
    Ma, ovviamente, la colpa è tutta di FIOM-CIGL… Ma fatemi il piacere!

  • uqbal

    Marquinho (e dico lui, ma andrebbero bene anche molti altri):
    Vero, discrimina i sindacalisti.
    Vero, la FIAT ha preso un botto di soldi dallo Stato.
    Vero, Marchionne non è uno di cui fidarsi.
    Tutto vero. Poi, una volta che abbiamo appeso Marchionne ad un lampione, che facciamo? Oppure basta quello e la Fiat raddoppia le vendite?
    Perché se la colpa è tutta di Marchionne, possiamo tirare un sospiro di sollievo: un modo per estrometterlo lo si trova pure, dopodiché siamo a cavallo!

  • gioso

    @uqbal “che facciamo?” ma noi commentiamo un’intervista sul Post, sarebbe strabiliante se qualcuno di noi avesse uno straccio di idea di strategia industriale. E’ lui che è pagato (profumatamente) per averle, le ha? quali? Non deve dirle certo a noi e infatti non le dice, si arrampica sugli specchi trova qualche capro espiatorio e sparge fumo.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Sono stupefatto da quanti fini e esperti analisti e strateghi industriali trovano pure il tempo di commentare una cosa così complicata come il futuro della FIAT e giudicare le strategie di Marchionne sul Post.

  • uqbal

    Gioso

    Quindi non ne sappiamo un accidente, ma per non sbagliare diamo addosso a Marchionne?

  • danpro

    Mi permetto di fornire alcuni dati perchè spesso si parla di crisi della Fiat (come diversi commenti precedenti) come se la crisi dell’auto investisse solo la Fiat. Si può, per esempio, dare aria ai denti dicendo che le altre aziende produttrici non soffrono come la Fiat perchè hanno più modelli ecc. Ma è una spiegazione smentita dai fatti. Ecco qualche cifra (noiosa per chi ha solo l’invettiva in bocca, ma forse interessante per qualcun altro). Sono dati ufficiali Anfia e Unrae.
    Mercato italiano di agosto e del periodo gennaio-agosto. Gruppo Fiat: a -20,59%; g/a -20,20%
    Gruppo VW: a -14,60; g/a -18,43% —Gruppo PSA (Peugeot Citroen): a -27,69%; g/a -15,50″
    Ford: a -35,47%; g/a -33,71% —Gruppo Renault: a -28,36%; g/a -20,13%
    Gruppo Daimler (Mercedes-Smart): a -15,48%; g/a -13,13% —Gruppo Bmw: a -27,61%; g/a -14,87%
    Gruppo Toyota: a -17,59%; g/a -22,05% — Gruppo Nissan: a -12,58; g/a -23,43 .
    Gli unici gruppi con il segno più sono Hyundai/Kia (* 24,62 in agosto e +17,47% da gennaio ad agosto) e il gruppo Jaguar Land Rover (+57,71% e + 39,02).
    E’ una crisi europea: le immatricolazioni (periodo gennaio-agosto 2012) vedono Francia a -13,4; Grecia a -42; Portogallo a -40,4, Italia a -19,9, Spagna a -8,5, Gran Bretagna a +3,3, Germania a -0,6. La media dell’area euro è a -7,1%.
    Ultima osservazione: il gruppo Fiat vende in Italia meno del 30% di tutte le autovetture vendute. Il che significa che almeno il 70% sono di produttori esteri. E non è una novità: anche ai tempi dei grandi amministratori delegati ante Marchionne (Romiti, Cantarella ecc.) cioè fino al 2004, le percentuali erano queste. Forse varrebbe la pena di riflettere su questi dati, altrimenti si corre il rischio, appunto, di dare aria ai denti.

  • danpro

    Dimenticavo un dato (che forse potrebbe interessare anche a Diego Della Valle): nel periodo gennaio-agosto 2012 le auto più vendute in Italia sono Fiat Panda (79.324), Fiat Punto (57.740), Lancia Ipsilon (32559), Fiat 500 (30745), Ford Fiesta (29234), Citroen C3, VW Golf, VW Polo, Alfa Romeo Giulietta e Toyota Yaris.

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    Intervista molto interessante. Marchionne dice cose molto vere, specialmente quando cerca (non riuscendoci, pare) a far entrare nella testa della gente che la Fiat non e’ piu’ un’azienda italiana, e che quindi “devi restare in Italia per un senso di responsabilita’” e’ un argomento sbagliato, inutile, ma soprattutto perdente nel lungo termine. Non si resta / investe in un paese solo per senso di responsabilita’: ci si resta / investe anche per fare soldi, se si e’ un’azienda.

    E qui casca l’asino: a parte l’Ikea, che ha aperta alcuni stabilimenti in Italia perche’ i fornitori avevano prezzi piu’ bassi dei cinesi (lo si legge qui sul Post) qualcuno mi sa fare il nome di una grossa azienda internazionale che abbia investito in Italia negli ultimi dieci anni? Aprendo fabbriche, creando occupazione?

    Il valore simbolico della FIAT e’ enorme, ma la vera domanda e’: come si attirano investimenti esteri in Italia? Davvero pensiamo che l’Italia sia un paese competitivo per un investitore straniero? Sono dieci anni che come lavoro aiuto imprese a negoziare i migliori pacchetti d’investimento per aprire nuove fabbriche e creare lavoro. L’Italia non e’ mai stata presa in considerazione anche in quei casi nei quali, sulla carta, i salari erano piu’ bassi degli altri paesi presi in considerazione (Francia, Belgio, Germania) e gli incentivi offerti piu’ alti.

    In Italia non c’investe piu’ nessuno. Lo vogliamo capire? E se si’, lo vogliamo affrontare questo problema?

  • uqbal

    Tuscan, ti quoto in pieno, anche senza avere la tua competenza.

  • pifo

    E mettiamoci d’accordo!
    Il mercato non e’ in perdita da 8 anni e diciamo che sino a ieri, in diverse zone e segmenti si e’ rivelato piu’ che buono, per chi ha saputo sfruttarlo.
    La crisi e’ qui adesso, non ieri.
    E sara’ dura, e’ vero: -3% il calo previsto per il mercato europeo per il 2013, nessuna possibilita’ di previsione per il 2014.
    Ma, in virtu’ di quanto fatto negli ultimi anni, saranno assai diverse le prospettive con le quali, le diverse case europee, la dovranno affrontare. Mentre ristrutturazioni e riduzioni di capacita’ saranno necessari per molti, per qualcuno queste misure non saranno sufficienti e nemmeno pensabili, etiam chiusura.
    Detto questo … e’ una bestemmia affermare che quanto fatto da Marchionne dal 2004 ad oggi alla FIAT non ha messo la casa nelle condizioni migliori per affrontare la tempesta?
    E’ una bestemmia affermare che altri costruttori europei, in condizioni simili a quelle che lui lamenta da secoli, sono stati capaci invece di assemblare sedie un pochino piu’ stabili sulle quali sistemare le terga?
    E’ lesa maesta’ dire che il CEO della prima industria del paese non si puo’ presentare periodicamente alla opinione pubblica chiedendo “carta bianca” ovvero che gli vengano riconosciuti dei meriti personali (poco chiari) e mai contestate delle responsabilita’?
    All’ultima domanda di Mauro, sulla cessione delle compartecipazioni editoriali, Marchionne cosa ha risposto? Voi lo avete capito?

    @Tuscan, comprendo che una “rondine non fa primavera” ma e’ interessante e forse interessante raccontare, riguardo alla FIAT e al suo approccio al business il caso della Pista’ di Nardo’. Regalata dalla cassa del Mezzogiorno alla FIAT nel 1970 e’ stata venduta dalla casa torinese nel 1999. E’ riconosciuta essere per caratteristiche tecniche e logistiche una della piste di prova piu’ importanti del mondo. Risultato? Dal maggio 2012 appartiene alla Porsche (Gruppo VW) che la considera “strategica” e la utilizza a pieno regime. http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche/industriamercato/2012/04/11/visualizza_new.html_183648362.html

    Saluti.

  • mago

    @piti, una notizia: “in dieci anni il numero delle contravvenzioni è aumentato del 1512%” (http://www.liberoquotidiano.it/news/Italia/1079729/Una-multa-ogni-dieci-secondi–Italiani-i-piu-tartassati-d-Europa.html). Lei forse pensa che l’economia sia indipendente dai diritti e dai sentimenti delle persone, ma si sbaglia; a lei forse non preoccupa l’incubo del “grande fratello”, magari non avrebbe niente da obiettare se fosse obbligatorio sottoporsi a test di dna o alla macchina della verita a semplice richiesta della polizia, per fortuna al mondo non esistono solo gli “yes-men”

  • narno

    @Mago
    A rischio di OT, rispondo alle tre domande meno insensate di Mago.
    .
    1) “Perché su strade statali dove 20 anni fa c’era un limite di 90/km orari ora si incontra un limite di 70km/h, o60km/h o addirittura 50km/h, malgrado la riduzione dello spazio di frenata delle auto di oggi?”
    a) Perché le ossa del pedone, del ciclista, dell’automobilista non dotato auto blindata e pure le tue, Mago, si rompono alle stesse sollecitazioni di centomila anni fa. Lo si è capito con il tempo e con i morti, che infatti calano: non sono bassi i limiti di oggi, erano alti quelli di prima.
    b) Perché esiste lo spazio percorso dall’auto nei 9-11 decimi di secondo fra la percezione dell’ostacolo e il momento in cui il piede preme il freno. Questi 0,9-1,1 s valgono per un guidatore sobrio, giovane, riposato, con una vista perfetta e un’ottima visibilità. La distanza percorsa dall’auto in quel tempo dipende solo dalla sua velocità, perché in quel tempo nessun’auto, dicesi nessuna, frena.
    .
    2) “Perché devo allacciare la cintura se non voglio?” Perché finora funziona che le operazioni, le medicine e la riabilitazione per le tue ossa rotte e gli organi spappolati le pago anch’io, con le mie tasse. Quando te le pagherai tutte quante di tasca tua, potrai girare come ti pare.
    .
    3) “Perché i dazi doganali non ci sono più mentre io devo pagare la sosta in un luogo pubblico nonostante avrei il diritto costituzionale di circolare?”
    a) Perché la Costituzione parla di muoversi, non di muoversi con un’auto privata;
    b) perché circolare non è sostare;
    c) perché il luogo in cui sosti non è di tua proprietà, bensì anche mio, e siccome la tua puzzolente e ingombrante auto mi sottrae intere piazze e cospicue fette di vie e di paesaggio, fai il piacere di pagare almeno l’affitto. Altrimenti ti compri un box e ci parcheggi un tir, se ti pare.
    .
    Non è difficile, visto?

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    @Uqbal: che qui davvero altrimenti stiamo a parlare come se l’Italia non soffrisse di una grave (cronica) incapacita’ di attirare investimenti. Quando poi le autorita’ si azzardano ad offrire magari la costruzione di una strada che colleghi una fabbrica a una stazione, ecco che si alzano le grida de “ahhhh, danno i soldi a quei maiali degli industriali”. Ma qui divago.

    @Pifo: se e’ per questo la Fiat si e’ anche venduta i brevetti del diesel common rail, alla Bosch, se non sbaglio. Che la Fiat in passato abbia sofferto di una strategia di lungo termine, e’ chiarissimo. E’ colpa dell’attuale Marchionne? Non credo. Guardate che io non credo che Marchionne sia un santo. Nell’intervista dice anche tante cazzate, come quando dice che non si puo’ pensare di avere la fabbrica con gli asili come ai tempi di Valletta. E’ una cazzata: sai quante aziende americane, globali piu’ di Fiat, offrono asili e altri servizi ai propri dipendenti? E non c’e’ bisogno di andare a cercare sempre la solita Google, eh.

    Pero’ la visione di Marchionne mi pare chiara (non dico sia giusta o sbagliata, non ne ho le competenze: ma chiara si’): fare soldi al di fuori dell’Europa, e certamente al di fuori dell’Italia, per poter ancora continuare ad investire in futuro, forse, in Europa e in Italia. C’e’ poco da girarci intorno.

  • mago

    @NARNO:davvero notevole che il circolare non includa ma anzi escluda il sostare, l’equiparazione della sosta a pagamento all’affitto; il resto mi pare basato su preoccupazioni eccessive

  • narno

    @MAGO
    Ah, ora quando non si sa ribattere si dice “mi sembra eccessivo”. Capito, me ne ricorderò. E no, il circolare non esclude il sostare, ma solo l’uso a sbafo, passivo e improduttivo, di centinaia di migliaia di mq di spazio pubblico finito e magari pregiato per decine di migliaia di ore/anno. Altrimenti mi compro un Boeing 747 e poi chiedo di poter rollare sulla piazza del paese. Gratis.