• Mondo
  • Venerdì 14 settembre 2012

Proteste anti-americane nei paesi arabi

Foto e aggiornamenti dalle manifestazioni spesso violente dalla Libia all'Iraq, dall'Egitto alla Giordania, dalla Tunisia al Libano

Le manifestazioni di protesta contro gli Stati Uniti previste per oggi, provocate dal film “satirico” sulla vita di Maometto, hanno raggiunto molti paesi e regioni: Libia, Iraq, Iran, Indonesia, Qatar, Kashmir, Egitto, Yemen, Giordania e Sudan. Di seguito gli aggiornamenti, paese per paese. In Sudan, Tunisia e Libano ci sono stati gli incidenti più gravi.

Libano
A Tripoli – non la capitale della Libia ma una omonima città libica – una persona è morta negli scontri e altre due sono state ferite. I manifestanti hanno dato fuoco a un fast food della catena Kentucky Fried Chicken. Le forze di sicurezza libanesi hanno fatto sapere che 12 agenti sono rimasti feriti negli scontri.

Tunisia
A Tunisi i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni locali dell’ambasciata americana e rotto delle finestre: circolano su Twitter molte foto dell’edificio in fiamme. Qui lo streaming video di Al Jazeera. Cinque persone sono ferite dalla polizia che sta cercando di difendere l’edificio. L’agenzia di stampa Reuters ha fatto sapere che manifestanti hanno dato fuoco anche a una scuola americana.

Sudan
A Khartoum i manifestanti hanno dato fuoco a una parte dell’ambasciata tedesca (una foto su Twitter mostra del fumo che esce dall’edificio). Anche l’ambasciata inglese è stata circondata dai manifestanti. Le proteste sono diventate più violente e secondo le fonti del Guardian ci sarebbero almeno un morto e altre due persone gravemente ferite.

Pakistan
A Islamabad un gruppo di circa 250 persone sta marciando in direzione dell’ambasciata statunitense e ha già raggiunto il quartiere diplomatico.

Yemen
La polizia ha impedito a circa 2000 manifestanti di raggiungere l’ambasciata americana nella capitale Sanaa con lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Indonesia
Circa 200 persone stanno protestando di fronte all’ambasciata americana di Jakarta, ma fino ad ora non ci sono scontri.

Siria
A Damasco è in corso una manifestazione fuori dall’ambasciata americana organizzata dai sostenitori di Bashar al-Assad.

Iran
Centinaia di manifestanti in corteo urlano “Morte agli Stati Uniti” e “Morte a Israele” dopo le preghiere del venerdì a Teheran, la capitale. Alcune bandiere degli Stati Uniti sono state bruciate e ci sono proteste in tutto il paese.

Israele
La polizia israeliana ha fatto sapere che circa 400 persone si stanno dirigendo verso l’ambasciata degli Stati uniti a Gerusalemme. Quattro manifestanti sono stati arrestati.

Nigeria
Secondo l’agenzia di stampa Reuters, le truppe nigeriane stanno aprendo il fuoco sui manifestanti all’ambasciata americana di Jos.


La mappa, che indica i luoghi delle proteste e spiega in una breve nota che succede paese per paese, è stata realizzata dal sito americano The Atlantic Wire.

Le autorità libiche hanno arrestato diverse persone in una serie di operazioni di polizia collegate con l’attacco di martedì sera al consolato statunitense di Bengasi, dove sono state uccise quattro persone tra cui l’ambasciatore Stevens. Il primo ministro libico Abu Shaqur ha detto alla BBC che l’inchiesta sta andando avanti e che “la gente non capisce che il governo americano non ha niente a che vedere col film”, facendo riferimento al contestato film satirico su Maometto di cui si è molto parlato.

Le autorità statunitensi, considerata la dinamica dell’attacco di Bengasi, continuano a sospettare che sia stato organizzato a tavolino da gruppi terroristici che avrebbero approfittato delle proteste: probabilmente da al Qaida, che in questi mesi è stata colpita più volte dai droni americani proprio in Libia. In diverse altre parti del mondo arabo però sembra che le proteste siano state effettivamente scatenate da un film “satirico” contro Maometto, riguardo il quale le informazioni che circolano sono ancora poche e in alcuni casi contraddittorie.

Intanto, dopo che ieri si sono verificate nuove proteste anche violente contro le ambasciate statunitensi a Sana’a, in Yemen, e al Cairo, in Egitto, si teme che oggi le cose possano peggiorare: il venerdì, infatti, è sempre un giorno particolarmente intenso nel mondo musulmano, e più volte dopo la preghiera i fedeli si radunano in manifestazioni di piazza più o meno agitate e improvvisate. In questi giorni ci sono state proteste contro gli americani anche in Bangladesh, Iraq, Marocco, Sudan e Tunisia. Al Cairo i Fratelli Musulmani e i salafiti hanno indetto una marcia pacifica da “un milione di persone” ma hanno annullato le manifestazioni organizzate in altri paesi (e hanno scritto una conciliante lettera di condoglianze al New York Times).

Ieri intanto il presidente dello Yemen, Abd-Rabbu Mansour Hadi, si è scusato con la Casa Bianca per l’aggressione all’ambasciata statunitense. Barack Obama ha promesso di fare “qualsiasi cosa sia necessaria” per proteggere gli americani all’estero e ha invitato con urgenza i governi stranieri a garantire la sicurezza dei corpi diplomatici.

foto: Il Cairo, ieri. (KHALED DESOUKI/AFP/GettyImages)