Roald Dahl

Il Roald Dahl Day

Il primo capitolo del GGG e copertine da tutto il mondo dei suoi libri più belli: da Matilde, alle Streghe alla Fabbrica di cioccolato

Come ogni 13 settembre, oggi si festeggia il Roald Dahl Day, una giornata dedicata allo scrittore gallese di origine norvegese Roald Dahl. Dahl – che nacque il 13 settembre del 1916 – è considerato tra i più grandi autori di racconti e poesie per bambini del XX secolo, caratterizzati da humor nero e finali inaspettati e a volte spiazzanti. Tra i suoi racconti più famosi ci sono Matilda, Il GGG, Le streghe, La fabbrica di cioccolato e Furbo, il signor Volpe. Da alcuni sono state tratte versioni cinematografiche, tra cui Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971, diretto da Mel Stuart, La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, nel 2005, e il film di animazione Fantastic Mr. Fox, diretto da Wes Anderson nel 2009. I libri di Dahl sono famosi anche per le belle illustrazioni disegnate dal vignettista inglese Quentin Blake. Dahl morì il 23 novembre 1980 a Oxford.

Ci sono molti modi di trascorrere il Roadl Dahl Day: si può organizzare una festa a tema con giochi e quiz suggeriti dal sito ufficiale; fare una visita virtuale al museo a lui dedicato a Buckinghamshire – la città in cui Dahl visse dal 1954 – o regalarvi una tazza col vostro personaggio preferito. Sul Post vi proponiamo una raccolta delle copertine dei suoi libri e il primo capitolo del libro di Roald Dahl Il GGG, pubblicato in Italia dalla casa editrice Salani, in vendita qui. Proprio quest’anno cade il trentesimo anniversario dalla pubblicazione del GGG: se capite l’inglese potete ascoltarlo letto dallo stesso Roadl Dahl.

***

Sofia non riusciva a prender sonno.
Un raggio di luna che filtrava tra le tende andava a cadere obliquamente proprio sul suo cuscino. Nel dormitorio gli altri bambini sognavano già da tempo. Sofia chiuse gli occhi e rimase immobile tentando con tutte le forze di addormentarsi. Ma niente da fare. Il raggio della luna fendeva l’oscurità come una lama d’argento e andava a ferirla in piena faccia.
Nell’edificio regnava un assoluto silenzio; non una voce dal pianterreno, non un passo al piano di sopra. Dietro le tende, la finestra era spalancata, ma non si udiva né un passante sul marciapiede, né una macchina per la strada. Non si avvertiva il più lieve rumore; mai Sofia s’era trovata in un tale silenzio.
Forse, si disse, questa è quella che chiamano l’Ora delle Ombre.
L’Ora delle Ombre, qualcuno le aveva confidato un giorno, è quel particolare momento a metà della notte quando piccoli e grandi sono profondamente addormentati; è allora che tutti gli esseri oscuri escono all’aperto e tengono il mondo in loro possesso.

Il raggio di luna brillava più che mai sul cuscino di Sofia, così lei decise di scendere dal letto per accostare meglio le tende.
Chiunque si facesse sorprendere fuori dal letto dopo che la luce era stata spenta veniva immediatamente punito. Si aveva un bel dire che si doveva andare al gabinetto, non valeva come scusa e si veniva puniti lo stesso. Ma in quel momento nessuno l’avrebbe mai vista, Sofia ne era sicura.
Cercò a tastoni gli occhiali sulla sedia accanto al letto. Avevano spesse lenti con la montatura metallica, e senza Sofia non riusciva a distinguere quasi nulla. Li mise, poi scivolò fuori dal letto e si avvicinò alla finestra in punta di piedi.
Quando giunse alle tende, Sofia esitò. Aveva una gran voglia di strisciarci sotto e di sporgersi dalla finestra per vedere come appariva il mondo nell’Ora delle Ombre.
Stette di nuovo in ascolto. Silenzio di tomba. Il desiderio di guardar fuori si fece così forte che non poté resistere. In un attimo era scomparsa sotto le tende e guardava dalla finestra.
Sotto l’argentea luce lunare la strada del paese, che conosceva così bene, sembrava completamente diversa. Le case apparivano sghembe, contorte, come in un racconto fantastico. Ogni cosa era pallida e spettrale, d’un biancore latteo.
Dall’altra parte della strada vide la bottega della signora Rance, dove si compravano bottoni, lana e elastico a metri. Ma anche la bottega sembrava irreale.
Sofia lasciò errare lo sguardo più lontano. E improvvisamente si sentì gelare.

Qualcosa risaliva la strada.
Qualcosa di nero…
Qualcosa di grande…
Una cosa enorme, magrissima, oscura.

Foto: Roald Dahl (Dumant/Getty Images)

  • Puccini

    ho letto solo Matilda, ma… l’ho anche recitato :-/ credo fosse la quinta elementare, io facevo il padre di Matilda, e niente, c’era quella scena in cui dovevo mettermi una specie di gel nei capelli mischiato (dalla stronzetta) con tintura gialla per capelli che noi, per risparmiare, facevamo con tempera gialla. Avevo gli anni che si hanno in quinta elementare (si lascia il conto per esercizio allo studente volenteroso), e ancora oggi ricordo con imbarazzo le risate di quelle due o trecento per sone del pubblico appena mi vedevano conciato così.