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Renato Soru e l'Agenzia delle Entrate
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Renato Soru e l’Agenzia delle Entrate

L'ex governatore della Sardegna spiega su Facebook perché ha accettato di versare 7 milioni, "di cui non dispongo neppure"

13 settembre 2012

Renato Soru, imprenditore, fondatore della società Tiscali e governatore della Sardegna nella scorsa legislatura eletto da una coalizione di centrosinistra, ha pubblicato giovedì sera sulla sua pagina di Facebook una lettera per giustificare la sua decisione di accettare la richiesta di sette milioni di euro per tasse arretrate da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cari amici,
sento la necessità di comunicare direttamente con Voi che in questi anni avete seguito con maggiore attenzione la mia attività politica. Oggi ho firmato l’adesione ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate che reclama il pagamento di imposte ritenute dovute e non pagate nel periodo 2005 – 2009. A voi, innanzitutto, devo la massima chiarezza su alcuni fatti che, se mal interpretati, potrebbero sembrare del tutto contraddittori ed incoerenti rispetto ai valori ed ai principi di comportamento su cui ho basato il mio impegno politico e la mia vita personale.

Molti di Voi ricorderanno i primi articoli di stampa sulla vicenda, agli inizi di quest’anno. Alcuni di essi si sono limitati a dar conto di accertamenti tributari in corso ed altri, invece, si sono rivelati in gran parte falsi e diffamatori.
Facendo un collage di alcuni fatti veri e di tante illazioni, si era tracciato un quadro a tinte fosche in cui si parlava di una mia evasione fiscale per decine di milioni di euro, associata ad una indagine per aggiotaggio su azioni Tiscali, oltre a ipotesi fantasiose su operazioni con società fantasma per il mio personale vantaggio, e per di più a danno della società che veniva ridotta a una mera “scatola vuota”.

Ancora una volta, più che la verità, dei fatti sembrava interessare la distruzione sistematica della persona, come era già accaduto con la dura aggressione mediatica sul supposto “disastro ambientale” da me causato con la ricostruzione di una casa e il recupero di un area a Villasimius e successivamente con il noto caso Saatchi & Saatchi. Entrambi rivelatisi senza alcun fondamento e dai quali è emersa la manifesta correttezza dei miei comportamenti.

Ad oggi, anche in esito ad approfonditi accertamenti giudiziari, ritengo stia emergendo con chiarezza l’assoluta trasparenza e rigorosa osservanza delle norme nella gestione della società, costantemente improntata all’esclusiva tutela degli interessi generali, dei creditori e dei lavoratori .
La società, emerge chiaramente anche nei dati della recente relazione semestrale, è tutto fuorché una scatola vuota. Paga puntualmente lo stipendio a circa mille persone, ha generato e genera un importante indotto, genera cassa, un margine operativo positivo per circa 60 milioni su base annua, e pur nella crisi generale mostra un nettissimo miglioramento rispetto al passato. Ha saputo focalizzarsi e investire in ricerca e innovazione, e ha appena presentato, o sta per presentare, almeno tre nuovi prodotti internet su cui fondare il proprio rilancio e la propria presenza anche nei mercati esteri.

Messo da parte ogni scenario catastrofico, rimane tuttavia che oggi ho aderito ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari. Con tale adesione mi impegno a pagare, nei prossimi tre anni, l’importo complessivo di circa 7.000.000 Euro, di cui circa la metà per tasse considerate dovute, e la parte rimanente per multe e sovra tasse varie. Somme ingenti, delle quali non dispongo neppure, e a cui dovrò far fronte con la cessione dei miei beni personali.

Tuttavia, mi preme evidenziare che la massima parte dei rilievi riguarda un profitto che si sarebbe realizzato solo sulla carta, per il quale non ho invece mai percepito alcuna somma, e che invece, secondo l’opinione degli accertatori, avrei comunque dovuto dichiarare come reddito imponibile.

Aderisco, per i maggiori doveri che mi derivano dal ruolo pubblico rivestito, alla richiesta della Agenzia pur considerando io e i miei consulenti ingiusta l’ipotesi di tassazione di redditi non percepiti e mai più percepibili, ovvero il pagamento di tasse su somme mai avute, o redditi solo virtuali.
Ancor più poiché questa vicenda nasce dalla mia partecipazione alla ricapitalizzazione di Tiscali, ai fini della ristrutturazione finanziaria della società, in grave difficoltà, al momento del mio rientro a fine 2009. Ricapitalizzazione a cui io ho partecipato in base alla necessità ineludibile di abbattere l’indebitamento, accettando di convertire in azioni, al valore dell’epoca, l’intero ammontare di un prestito di circa 25 milioni di euro e gli interessi dovuti e non percepiti.
Paradossalmente, mentre non mi è stato restituito nemmeno il capitale, mi viene richiesto il pagamento delle tasse sugli interessi, anche essi non percepiti in denaro ma convertiti in azioni, ad un valore ben lontano da quello di un possibile realizzo.

Questo è quanto. Pago ingiustamente per un’operazione societaria effettuata nell’esclusivo interesse della società e del suo futuro, attraverso la quale ho di fatto rinunciato alla piena tutela dei miei interessi, e per la quale mi era stata assicurata l’assoluta neutralità fiscale. Errata interpretazione, non certamente volontà, da parte mia, di non adempiere completamente ai miei doveri fiscali, e soprattutto in un periodo in cui avevo messo tutto me stesso al servizio dello Sardegna e dello Stato.

Credo sia di totale evidenza, per chiunque in buona fede, che l’entità delle somme effettivamente dovute e non versate non possono essere ricondotte al tentativo di un mio arricchimento indebito, alla luce del mio comportamento in tutti questi anni della storia di Tiscali, che ha riguardato patrimonializzazioni enormi di cui non ho mai voluto approfittare, avendo unicamente legato la mia situazione economica alle sorti della società.

Io oggi non ho patrimoni, escluso alcune ben note proprietà immobiliari ( la casa di Villasimius, l’area dell’ex colonia di Funtanazza e la mia casa a Cagliari) e la mia quota di partecipazione in Tiscali. Mantengo, come ho avuto in tutti questi anni, un unico conto corrente bancario come tanti di noi. Le tre proprietà immobiliari sono state tutte messe in vendita per far fronte agli obblighi derivanti dall’accordo odierno e ad un passato finanziamento per la ricapitalizzazione di Tiscali.

Mi rimane il mio lavoro e la partecipazione in Tiscali, l’impegno per il suo risanamento, il suo rilancio, la sicurezza dei posti di lavoro e la considerazione della responsabilità sociale che l’impresa riveste. Mi rimane l’impegno per la cosa a cui ho sempre tenuto di più, non le opportunistiche speculazioni finanziarie, ma l’affermazione industriale di Tiscali e il suo contributo alla crescita generale.

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  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Summon Oscar Giannino.
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    Non conosco bene il caso di Soru e di Tiscali e non sono in grado di giudicarlo, ma quello che racconta è molto comune.
    Normalmente le contestazioni si basano su deduzioni o perfino su presunzioni arbitrarie fatte da chi svolge il controllo. Loro guardano qualche carta se trovano qualcosa che non gli piace si attaccano e sparano multe come se piovesse. Non viene svolta una vera indagine o una vera analisi, tutto avviene in poche ore o massimo due / tre giorni: ogni azione societaria viene interpretata come un’azione dolosa e di evasione fiscale e fonte di contestazioni a volte fantasiose. D’altra parte un vero controllo analitico nel caso di una società richiederebbe mesi e la Fiananza non ha quel tempo, per cui procedono con il machete affibbiando multe e contestazioni presunte.
    Tutti fanno ricorso, spesso si vincono. Ma alla fine qualcosa devi pagare, sempre.

  • lorenzo72

    sono abbastanza d’accordo con Giannino.
    Aggiungo che la Corte di cassazione da un paio d’anni fa dei veri e propri contorcimenti logico-giuridici pur di dare SEMPRE torto al contribuente.

  • enricobellotti

    Quoto LOWRESOLUTION; nell’azienda in cui lavoro sono arrivati 2 ragazzini dell’Agenzia delle Entrate, freschi di laurea e sulla base di 2/3 appigli davvero fragili hanno stilato un verbale per una cifra che rappresenta 1/5 del nostro utile annuale:
    ricorreremo, vinceremo e pagheremo quel poco che deciderà il giudice.
    Una gran perdita di tempo per tutti.

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @enricobellotti: oppure vi sedete al tavolo a trattare con l’Agenzia delle Entrate (l’accertamento con adesione…).

  • ro55ma

    Che il sistema fiscale (regole, controlli, contestazioni) sia fatto male, poco equo, ecc. non ci sono dubbi. Rimangono alcuni problemi:
    * c’è una voragine di evasione e di elusione, esiste da decenni e da decenni ha la copertura sociale (e giuridica) di tutti;
    ** solo l’aver finito i soldi ha costretto Pantalone ad alzare il tiro e a menare anche a casaccio ma – sostanzialmente – nella maggioranza del lavoro autonomo e imprenditoriale che evade da sempre;
    *** in Europa ci accusano di dumping (per chi esporta) e di qualcos’altro quando piangiamo miseria, perchè confrontano le dichiarazioni dei loro imprenditori (commercianti, artigiani) con le nostre e gli si rizzano i capelli…
    Il lavoro dipendente, pensionati e (pochi) autonomi onesti pagano l’enormità fiscale (del degrado e dello spreco pubblico) ma smettiamola di menare sui controlli e le deduzioni: chiedete l’amnistia se avete il coraggio per farlo o convincetevi che è finita la ricreazione italiota con i soldi di Pantalone e dei dipendenti.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Preciso che sono totalmente favorevole a una vera lotta all’evasione fiascale, che colpisca la vera evasione, non questa raccolta a casaccio.
    Sulla reale entità dell’evasione fiscale in Italia sono molto d’accordo con la tesi di Giannino: i dati sono gonfiati (per esempio includono le multe e le contestazioni basate sulle verifiche di cui sopra, e l’evasione contributiva che è un’altra cosa) per giustificare socialmente la pesantissima pressione fiscale del nostro paese. Inoltre il dato della presunta evasione fiscale è direttamente proporzionale al carico fiscale, che in Italia è il più alto del mondo.
    Il problema è che a fronte di un pesante salasso fiscale lo stato restituisce servizi pessimi e spreca tantissimi soldi dei contribuenti in maniera criminale.

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @ro55ma: ben vengano i controlli e ben vengano anche gli errori. Il punto è che io ho avuto a che fare con l’Agenzia 2 volte. La prima, per faccende personali. Avevo commesso un errore, ma loro sono arrivati con il fucile puntato chiedendo 4 VOLTE LA CIFRA DOVUTA. 4 volte… e ovviamente l’onere di dimostrare l’errore era su di me. Ci ho impiegato 6 mesi, presentandomi presso di loro con tanto di leggi di riferimento, articoli, commi, rimandi. La prima volta, giuro, il funzionario mi ha mandato via perché aveva mal di testa e non capiva cosa gli stavo dicendo.
    La seconda volta che ho avuto a che fare con l’Agenzia è stato per lavoro e il mega boss, alla fine, ha deciso di aderire, nonostante tutti fossimo sicuri di non aver commesso nessun illecito fiscale.

    Ora, che un problema di evasione ci sia, è indubbio, che la pacchia sia finita, speriamo, ma non si può andare dal contribuente pensando a priori che sia in malafede. Questo è un comportamento da sceriffo di Nottingham…

  • arconte

    Ho stimato e tuttora stimo Soru. Mi chiedo però: se la posta in gioco non è irrisoria ma 7 milioni, e se è sicuro del fatto suo, perché invece di accettare di pagare una somma che non ritiene dovuta non si affida a un buon tributarista. Se lui non ha avuto i profitti che gli contestano di non aver dichiarato non dovrebbe avere difficoltà, contabilità in mano, a provarlo davanti al giudice. E scusate l’ingenuità.

  • Davide

    é successo qualcosa di simile a una mia stretta parente:
    ha ceduto la sua azienda sull’orlo del fallimento a un imprenditore concorrente di un’altra regione che si voleva espandere in quella zona, senza ricevere denaro ma col solo vincolo di essere assunta come segretaria part time.
    dopo qualche anno l’agenzia delle entrate ha contestato che la vendita avesse un valore ipotetico di xx.xxx euro sul quale la mia parente avrebbe dovuto pagare le tasse.
    inutile dire che quel valore era totalmente campato per aria, per un’azienda con piú debiti che altro e da cui non prendeva lo “stipendio” da ormai qualche anno.
    naturalmente la soluzione piú breve e indolore é stata quella di fare l’adesione

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @arconte: se vuoi andare in giudizio, intanto paghi, poi si va in giudizio e se vinci prima o poi i soldi li rivedi. Tra l’altro, se vai in giudizio, decadono alcuni benefici per l’adesione volontaria come la riduzione al 30% delle sanzioni accessorie per esempio. Quindi, se Soru avesse chiamato in tribunale l’Agenzia, avrebbe dovuto pagare più di 7 milioni, pagare le spese processuali, con i tempi che tra l’altro sappiamo, e poi, in caso di vittoria, rivedere i soldi a babbo morto… Ecco perché conviene quasi sempre l’adesione.

  • albluca

    Giusto per dare testimonianza del modus operandi dell’amministrazione pubblica italiana. Ricevo in eredità da mio zio un pezzo di terreno boschivo di poche centinaia di metri quadri, valore circa 500 euro a poterlo vendere. Facendo le carte risulta che al catasto il nome di mia nonna, da cui mio zio l’aveva ereditato a sua volta, era sbagliato. Cerchiamo documenti vecchi di 40 anni e più e troviamo tutti gli atti da cui risulta chiaramente l’errore dell’ufficio del catasto nella digitalizzazione dei mappali (abbiamo portato gli atti notarili, le ricevute del catasto, estrazioni dei mappali passate in cui il nome era corretto etc etc…). Risultato? Oltre al tempo speso a trovare tutte le carte ho dovuto pagare 450 euro per correggere l’errore (e ripeto, errore del catasto, non mio o del mio notaio/avvocato).
    Situazione simile negli USA (documento con un dato sbagliato), mi è bastato passare negli uffici preposti dimostrando l’errore (non di chi era, solo dimostrando che c’era un errore) ed ho ricevuto a casa il documento corretto dopo una settimana con una lettera di scuse e senza pagare un nichel…

    Chiedetevi dopo questa esperienza in quale nazione investirò in futuro?

  • callmeishmael

    Quello che non capisco è perché debba vendere tutte e tre le case quando quella di Villasimius è sul mercato in un sito specializzato a 24 milioni di euro.
    Va bene che è un prezzo di partenza, ma se anche la vendesse a meno della metà avrebbe comunque liquidità sufficiente per pagare i 7 milioni all’agenzia delle entrate.
    Stimo Soru, ma tutta questa sua insolita comunicatività mi fa pensare che si stia muovendo qualcosa per le prossime elezioni, o le politiche nazionali, o quelle anticipate in Sardegna.

  • http://www.simonluca.net s1m0n

    @Arcante
    Oltretutto, se non erro, chi ha pendenze col fisco è tagliato fuori da tutta una serie di opportunità di business e collaborazioni con l’amministrazione pubblica, che nel caso di Tiscali immagino possano essere importanti.

  • http://direfareprogettare.blogspot.it/ davipedri

    io credo solo che a volte (ma troppo ‘a volte’, per non dire quasi sempre) l’Agenzia delle Entrate si presenta ai contribuenti con fare meramente mafioso, della serie ‘paga (nel giusto o nel torto) o ti facciamo arrostire sulla graticola’… come un pizzo; alla fine uno cede, anche se ha ragione, per il semplice fatto che dimostrare all’Agenzia delle Entrate la propria innocenza diventa sfibrante, se non impossibile…

  • http://direfareprogettare.blogspot.it/ davipedri

    quoto ALBLUCA

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Posso testimoniare di amici che fanno esattamente il mio stesso lavoro in Germania e Francia e che riescono compilare la propria dichiarazione dei redditi da soli, in due / quattro pagine. Se ci sono errori di compilazione (non di pagamento, ma di pura compilazione) in Italia ti arrivano le teste di cuoio di Equitalia a sfondarti la porta e chiederti migliaia di euro di multe con il coltello sotto la gola. Se hai ragione paghi lo stesso poi ci metti anni di contenzioso per uscirne. Ai miei amici che vivono e lavorano fuori confine è arrivata una semplice telefonata di chiarimenti e tutto è stato risolto al telefono senza spese, multe o minacce. Anzi, se per caso hai versato di più ti rimborsano la differenza *subito*.

  • harry haller

    Un gentiluomo che fa onore alla Sardegna: a presto, Presidente Soru.