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Renato Soru e l’Agenzia delle Entrate

L'ex governatore della Sardegna spiega su Facebook perché ha accettato di versare 7 milioni, "di cui non dispongo neppure"

Renato Soru, imprenditore, fondatore della società Tiscali e governatore della Sardegna nella scorsa legislatura eletto da una coalizione di centrosinistra, ha pubblicato giovedì sera sulla sua pagina di Facebook una lettera per giustificare la sua decisione di accettare la richiesta di sette milioni di euro per tasse arretrate da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cari amici,
sento la necessità di comunicare direttamente con Voi che in questi anni avete seguito con maggiore attenzione la mia attività politica. Oggi ho firmato l’adesione ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate che reclama il pagamento di imposte ritenute dovute e non pagate nel periodo 2005 – 2009. A voi, innanzitutto, devo la massima chiarezza su alcuni fatti che, se mal interpretati, potrebbero sembrare del tutto contraddittori ed incoerenti rispetto ai valori ed ai principi di comportamento su cui ho basato il mio impegno politico e la mia vita personale.

Molti di Voi ricorderanno i primi articoli di stampa sulla vicenda, agli inizi di quest’anno. Alcuni di essi si sono limitati a dar conto di accertamenti tributari in corso ed altri, invece, si sono rivelati in gran parte falsi e diffamatori.
Facendo un collage di alcuni fatti veri e di tante illazioni, si era tracciato un quadro a tinte fosche in cui si parlava di una mia evasione fiscale per decine di milioni di euro, associata ad una indagine per aggiotaggio su azioni Tiscali, oltre a ipotesi fantasiose su operazioni con società fantasma per il mio personale vantaggio, e per di più a danno della società che veniva ridotta a una mera “scatola vuota”.

Ancora una volta, più che la verità, dei fatti sembrava interessare la distruzione sistematica della persona, come era già accaduto con la dura aggressione mediatica sul supposto “disastro ambientale” da me causato con la ricostruzione di una casa e il recupero di un area a Villasimius e successivamente con il noto caso Saatchi & Saatchi. Entrambi rivelatisi senza alcun fondamento e dai quali è emersa la manifesta correttezza dei miei comportamenti.

Ad oggi, anche in esito ad approfonditi accertamenti giudiziari, ritengo stia emergendo con chiarezza l’assoluta trasparenza e rigorosa osservanza delle norme nella gestione della società, costantemente improntata all’esclusiva tutela degli interessi generali, dei creditori e dei lavoratori .
La società, emerge chiaramente anche nei dati della recente relazione semestrale, è tutto fuorché una scatola vuota. Paga puntualmente lo stipendio a circa mille persone, ha generato e genera un importante indotto, genera cassa, un margine operativo positivo per circa 60 milioni su base annua, e pur nella crisi generale mostra un nettissimo miglioramento rispetto al passato. Ha saputo focalizzarsi e investire in ricerca e innovazione, e ha appena presentato, o sta per presentare, almeno tre nuovi prodotti internet su cui fondare il proprio rilancio e la propria presenza anche nei mercati esteri.

Messo da parte ogni scenario catastrofico, rimane tuttavia che oggi ho aderito ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari. Con tale adesione mi impegno a pagare, nei prossimi tre anni, l’importo complessivo di circa 7.000.000 Euro, di cui circa la metà per tasse considerate dovute, e la parte rimanente per multe e sovra tasse varie. Somme ingenti, delle quali non dispongo neppure, e a cui dovrò far fronte con la cessione dei miei beni personali.

Tuttavia, mi preme evidenziare che la massima parte dei rilievi riguarda un profitto che si sarebbe realizzato solo sulla carta, per il quale non ho invece mai percepito alcuna somma, e che invece, secondo l’opinione degli accertatori, avrei comunque dovuto dichiarare come reddito imponibile.

Aderisco, per i maggiori doveri che mi derivano dal ruolo pubblico rivestito, alla richiesta della Agenzia pur considerando io e i miei consulenti ingiusta l’ipotesi di tassazione di redditi non percepiti e mai più percepibili, ovvero il pagamento di tasse su somme mai avute, o redditi solo virtuali.
Ancor più poiché questa vicenda nasce dalla mia partecipazione alla ricapitalizzazione di Tiscali, ai fini della ristrutturazione finanziaria della società, in grave difficoltà, al momento del mio rientro a fine 2009. Ricapitalizzazione a cui io ho partecipato in base alla necessità ineludibile di abbattere l’indebitamento, accettando di convertire in azioni, al valore dell’epoca, l’intero ammontare di un prestito di circa 25 milioni di euro e gli interessi dovuti e non percepiti.
Paradossalmente, mentre non mi è stato restituito nemmeno il capitale, mi viene richiesto il pagamento delle tasse sugli interessi, anche essi non percepiti in denaro ma convertiti in azioni, ad un valore ben lontano da quello di un possibile realizzo.

Questo è quanto. Pago ingiustamente per un’operazione societaria effettuata nell’esclusivo interesse della società e del suo futuro, attraverso la quale ho di fatto rinunciato alla piena tutela dei miei interessi, e per la quale mi era stata assicurata l’assoluta neutralità fiscale. Errata interpretazione, non certamente volontà, da parte mia, di non adempiere completamente ai miei doveri fiscali, e soprattutto in un periodo in cui avevo messo tutto me stesso al servizio dello Sardegna e dello Stato.

Credo sia di totale evidenza, per chiunque in buona fede, che l’entità delle somme effettivamente dovute e non versate non possono essere ricondotte al tentativo di un mio arricchimento indebito, alla luce del mio comportamento in tutti questi anni della storia di Tiscali, che ha riguardato patrimonializzazioni enormi di cui non ho mai voluto approfittare, avendo unicamente legato la mia situazione economica alle sorti della società.

Io oggi non ho patrimoni, escluso alcune ben note proprietà immobiliari ( la casa di Villasimius, l’area dell’ex colonia di Funtanazza e la mia casa a Cagliari) e la mia quota di partecipazione in Tiscali. Mantengo, come ho avuto in tutti questi anni, un unico conto corrente bancario come tanti di noi. Le tre proprietà immobiliari sono state tutte messe in vendita per far fronte agli obblighi derivanti dall’accordo odierno e ad un passato finanziamento per la ricapitalizzazione di Tiscali.

Mi rimane il mio lavoro e la partecipazione in Tiscali, l’impegno per il suo risanamento, il suo rilancio, la sicurezza dei posti di lavoro e la considerazione della responsabilità sociale che l’impresa riveste. Mi rimane l’impegno per la cosa a cui ho sempre tenuto di più, non le opportunistiche speculazioni finanziarie, ma l’affermazione industriale di Tiscali e il suo contributo alla crescita generale.

  • harry haller

    Un gentiluomo che fa onore alla Sardegna: a presto, Presidente Soru.