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  • Mercoledì 12 settembre 2012

Attacchi contro gli USA in Egitto e Libia

Ci sono state proteste e violenze a Bengasi e al Cairo in seguito alla diffusione del trailer di un film su Maometto, una persona è morta

Aggiornamento: l’ambasciatore statunitense in Libia e altre tre persone sarebbero rimaste uccise negli scontri a Bengasi. Aggiornamenti qui.

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Nelle notte tra martedì e mercoledì, le missioni diplomatiche degli Stati Uniti in Libia ed Egitto hanno subito una serie di attacchi da parte di alcuni manifestanti. Il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha confermato che un funzionario statunitense del consolato di Bengasi, in Libia, è morto a causa degli scontri. In Egitto le proteste hanno interessato l’ambasciata degli Stati Uniti nella città del Cairo: alcuni manifestanti hanno scavalcato la recinzione intorno all’edificio e hanno ammainato la bandiera degli Stati Uniti, dandole poi fuoco. Secondo alcune fonti statunitensi i due eventi non sarebbero collegati, mentre le autorità della Libia la pensano diversamente e hanno esplicitamente parlato di una connessione tra l’attacco a Bengasi e quello al Cairo.

Non è ancora del tutto chiaro quali siano state le cause delle proteste violente contro gli Stati Uniti nei due paesi, ma si sospetta che abbiano a che fare con un film statunitense sul profeta Maometto ritenuto offensivo dai manifestanti. Nel comunicato ufficiale su quanto accaduto in Libia ed Egitto, Hillary Clinton ha spiegato che: «Alcuni hanno considerato questo comportamento feroce come una risposta ad alcuni contenuti provocatori pubblicati su Internet. Gli Stati Uniti condannano qualsiasi intenzione di denigrare i credi religiosi degli altri. Ma sia chiaro: non c’è mai alcuna giustificazione per atti violenti di questo tipo».

A Bengasi alcuni uomini armati hanno attaccato il complesso diplomatico degli Stati Uniti in città. Alcuni assalitori hanno lanciato esplosivi artigianali all’interno del complesso, generando piccole esplosioni. Si è anche sviluppato un incendio e la zona è stata saccheggiata da diverse persone. Nella sparatoria è morto un funzionario statunitense e un’altra persona del consolato è stata lievemente ferita. Le forze di sicurezza libiche si sono mostrate sostanzialmente impreparate e non hanno saputo gestire l’emergenza, hanno poi spiegato diversi testimoni. Da mesi il governo di transizione in Libia fatica a tenere sotto controllo i diversi gruppi armati che ancora combattono in diverse zone del paese, e che spesso non rispettano la legge.

Il video che avrebbe portato alle proteste molto violente delle ultime ore sarebbe stato prodotto da un cittadino californiano di 52 anni, Sam Bacile, e promosso da un cristiano copto egiziano. Il trailer del film è circolato negli ultimi giorni su YouTube con una traduzione in arabo, che avrebbe poi portato alle manifestazioni al Cairo e ai fatti di Bengasi.

Reuters segnala che nella vicenda potrebbe anche essere coinvolto Terry Jones, il pastore della Florida che nel 2010 disse di voler bruciare una copia del Corano come atto di protesta contro i musulmani durante una commemorazione dell’11 settembre. Le persone di fede islamica protestarono in diversi paesi contro Jones e una persona morì in Afghanistan negli scontri seguenti al suo annuncio. Nell’aprile del 2011 una copia del Corano fu effettivamente bruciata, sotto la supervisione di Jones e dopo un processo fittizio, portando a grandi proteste in Afghanistan in cui morirono venti persone, otto delle quali lavoravano per le Nazioni Unite.

Ieri, martedì 11 settembre, Jones ha annunciato di aver diffuso un video per promuovere un nuovo film in cui veniva mostrato il profeta Maometto in chiave satirica. Il film, hanno spiegato sul Wall Street Journal, si chiama “Innocence of Muslims” ed è stato realizzato con un budget molto basso, come si vede dalle immagini che circolano online. Molti musulmani considerano offensiva anche la sola riproduzione di immagini riferite al profeta Maometto.

In seguito alle manifestazioni violente al Cairo, l’ambasciata degli Stati Uniti in Egitto ha diffuso un comunicato in cui vengono condannati “gli sforzi di persone incaute per ferire il sentimento religioso dei musulmani” e sono respinte tutte le “azioni intraprese da coloro che abusano del diritto universale della libertà di parola per insultare i credi religiosi degli altri”. Il comunicato è stato duramente criticato negli Stati Uniti, visto che sembrava scusarsi per avere subito delle violenze (era stato scritto e diffuso poco prima degli attacchi) e i repubblicani se la sono presa con l’amministrazione Obama. Il candidato repubblicano alle presidenziali di novembre, Mitt Romney, ha diffuso un proprio comunicato dicendo di essere indignato per il messaggio dal tono solidale con gli autori degli attacchi. La Casa Bianca ha fatto sapere che le parole diffuse dall’ambasciata al Cairo non sono state approvate da Washington e che non riflettono comunque la posizione del governo statunitense sui fatti delle ultime ore in Egitto e in Libia.