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Liberalizzare il doping

Liberalizzare il doping

Lo propone Mauro Covacich sulla Lettura, per accantonare ipocrisie e riportare trasparenza nello sport, dopo un'estate difficile

11 settembre 2012

Sull’ultimo numero della Lettura del Corriere della Sera, lo scrittore Mauro Covacich si occupa del doping e ipotizza che per risolvere il problema e rendere lo sport più trasparente sia il caso di “liberalizzarlo”. Del doping si è tornato a parlare molto questa estate nel nostro paese anche in seguito a casi che hanno avuto una certa risonanza, come quello dell’atleta olimpico Alex Schwazer.

Riprendo il discorso avviato da Sandro Modeo sulla scorsa «Lettura» intorno alle pratiche dopanti nello sport, perché è una questione chemi sta a cuore sia come spettatore sia come ex atleta — lo dico subito perché si capisca da quale punto di vista sostengo da anni la liberalizzazione del doping.

Innanzitutto bisogna allargare il campo, l’inquadratura stretta sull’atleta non serve a nulla. Lo sport, inteso come libera espressione di un gesto che coniuga alla perfezione le facoltà mentali e fisiche dell’essere umano, non esiste più. Esiste lo sport professionistico, il mestiere sport. Anche i bambini, ormai sempre più smaliziati (non a caso sono nostri figli), lo affrontano così: sono attratti da quegli sport dove più forti sono le promesse di affermazione sociale ed economica. In Europa, il calcio. In Africa, la corsa lunga. Nei Caraibi, la velocità. Il ragionamento è lo stesso, basta osservare i vivai. A livello agonistico, fin dall’inizio l’impostazione è professionale: entro in vasca due volte al giorno (una prima di andare a scuola), sei giorni su sette, nuoto novanta chilometri alla settimana, perché voglio accedere al mondo dei privilegi, essere contesa dagli sponsor e invitata alle sfilate, stare sulle copertine, vivere da vip (altrimenti chi me lo fa fare?).

In secondo luogo, il sistema dello sport professionistico dipende totalmente dalla tv. Esiste solo se è spettacolare, solo se produce alte prestazioni. Le alte prestazioni producono alti indici di ascolto, gli alti indici di ascolto producono ottimi spazi pubblicitari e sponsor motivati, gli sponsor motivati producono contratti per squadre e campioni. Già, ma come possono gli atleti regalarci sempre e solo alte prestazioni? A questo preferiamo non pensare. Noi sappiamo solo che vogliamo guardare un Tour de France dove il gruppo procede per venti tappe di fila (sei delle quali in montagna) a cinquanta chilometri all’ora, altrimenti cambiamo canale.

(continua a leggere sul sito della Lettura)

(foto: Alex Schwazer alla conferenza stampa dell’8 agosto sulla sua esclusione dalle Olimpiadi, Pierre Teyssot/AFP/GettyImages)

- La conferenza stampa di Schwazer

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  • uqbal

    Sì, lasciamo pure che gli atleti si ammazzino con iniezioni e intrugli vari, che ce ne importa? Che idea sballata, e con quanta faciloneria viene scavalcato il problema della salute!
    Io ho smesso di seguire lo sport professionistico da un pezzo.

  • werner58

    Boh, mi sembra solo un modo molto maledettista di dire “lo sport moderno fa schifo”.

  • byte

    L’idea è carina peró poi tutte le atlete avrebbero i baffi e cambierebbero sesso come Andreas Krieger
    http://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Krieger
    Facciamocene una ragione, l’atletica femminile è destinata a sparire. Peccato.

  • leguleio

    Ma da che età sarebbe ammesso doparsi se la “liberalizzazione” venisse approvata da tutte le associazioni sportive del mondo?
    Perché è noto che non si inizia a praticare uno sport a livello agonistico a 18 anni, ma molto prima.
    Mauro Covacich non lo spiega.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Conosco un po’ di persone che sono o sono stati altleti professionisti in diverse discipline. Tutti, ma proprio tutti, mi dicono che nello sport moderno è praticamente impossibile non fare uso di sostanze dopanti, e che la differenza è tra chi si ‘aiuta’ in modo più o meno controllato e chi davvero abusa.
    Dunque, secondo queste fonti, il doping è già parte dello sport professionistico. E perfino nel mondo dei semiprofessionisti. Le motivazioni sono più o meno quelle esposte nell’articolo di Covacich.
    Che fare, dunque? Non ho la risposta, ma pensare che il doping sia un fenomeno marginale o una specie di anomalia è quanto meno ingenuo, se non ipocrita.

  • lulamae

    @UQBAL
    prenditi la briga di leggere tutto il pezzo: arriva alle tue stesse conclusioni.

  • ro55ma

    Grossolanamente, l’aspetto pseudo-etico prevale (finge di) come per la legalizzazione delle droghe.
    Chiunque stia nell’ambiente sportivo (e specialmente di pratiche molto usuranti e hard) sa perfettamente che le cose stanno esattamente così per il mondo professionistico e – molto peggio – (in termini di danni e abusi) per quello semi-professionistico e delle migliaia di dilettanti dove ci si pompa come palloncini per “gestire mille altre inferiorità quotidiane”.
    Loro si dopano, “noi” ci spariamo in vena cc di ipocrisia..

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Comunque suggerisco di leggere con attenzione l’articolo di Covacich: secondo me centra molto bene il punto.
    Perché parte del problema siamo anche noi, gli spettatori, insieme al circo dei media e della società dello spettacolo. Come spettatori e tifosi siamo davvero disposti ad accettare uno sport meno pompato e più “umano”? Cosa sarebbero le Olimpiadi dove non si rompe ogni volta qualche record, o un giro d’Italia con tappe più “normali”?

  • epicuro

    “ma io andrei allo stadio a vedere dei ragazzi che corrono i cento metri in 11 secondi?”
    Questa è la domanda che consiglio di leggere e rileggere agli iscritti alla UIIP (Unione Italiana per l’Indignazione Permanente)

  • mttgdd

    Ma se vedo un ciclista che in salita stacca tutti, è meno spettacolare se questo va a 20km/h anziché a 30? Non credo, lo spettacolo è nella competizione più che nella prestazione in senso assoluto (il record sui 100 metri, l’unico veramente famoso, è un’eccezione).
    E poi ripensiamo alla definizione di doping: se basta il controllo medico perché una sostanza non faccia male, allora non è doping! A meno di non considerare doping qualsiasi sostanza, anche gli integratori di sali minerali…

  • LAzy

    Concordo sulla soluzione del problema (ma non farei gareggiare chi si dopa con chi decide di non farlo), non completamente sulle motivazioni. Il doping è endemico nella società, non solo nello sport.

  • zobbo

    Devo ammettere che è un ragionamento interessante, ma non sta in piedi. Perché anche liberalizzando resterebbe comunque la necessità di mettere dei paletti, indipendentemente dal discorso sulla salute degli atleti: ad esempio, ritorneremmo a vedere le donne con barba e baffi. Basterà la questione della “trasparenza” per renderlo accettabile?

  • Lewis H. Tonna

    Immagino che il nome Tom Simpson non ricordi nulla (ad alcuni commentatori, non a Covacich, per quanto…): http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Simpson

  • alezarp75

    Non mi piacerebbe che mio figlio entrasse in una qualsiasi società sportiva e venisse iniziato a pratiche dopanti. Così cercherei di tenerlo distante dallo sport agonistico. Ragionamento che, secondo me, farebbe la maggior parte dei genitori, in barba ai possibili sogni di gloria e di ricchezza. Quali sarebbero le conseguenze per la nostra società se i nostri figli si allontanassero dallo sport?
    Perchè, invece, non squalificare a vita un atleta trovato positivo, a qualunque livello della carriera esso sia?

  • marxius

    Legalizzare il doping sarebbe un’assurdità mostruosa. Legalizzare le droghe ha senso perché afferiscono alle scelte personali (nessuno ti obbliga) e si toglierebbe un giro enorme di soldi alla criminalità organizzata. Al contrario nello sport ci sono in palio premi, denaro e gloria, e quindi legalizzare il doping costringerebbe gli atleti che vogliono essere competitivi a doparsi, oppure taglierebbe fuori quelli che non vogliono doparsi.