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Pochi discorsi
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Pochi discorsi

Leader e politici italiani non sono capaci di parlare in maniera memorabile, scrive Francesco Costa: vi ricordate due discorsi degli ultimi vent'anni?

29 agosto 2012

Sul nuovo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore, Francesco Costa riflette sulla povertà di grandi discorsi nel panorama politico italiano.

Avete presente il discorso di Pierluigi Bersani all’ultima assemblea del Pd? Vi ricordate che cosa disse Susanna Camusso allo sciopero generale di un anno fa? E Silvio Berlusconi nel suo ultimo discorso da presidente del Consiglio? Ve lo dico io: no che non ve lo ricordate. E questo perché la classe dirigente italiana, benché ami apparire in pubblico, ha un grosso problema con i discorsi.

Si dirà, vista l’aria che tira, che non è un grave problema: che gli italiani sono stanchi di parole, prediche e sermoni e preferirebbero sentire meno discorsi e vedere più azioni, più riforme. L’argomento è malposto, e non solo perché di riforme in questi anni in Italia ne sono state approvate decine, quasi tutte inefficaci, incomplete o tra loro incoerenti, come spiega Marco Simoni nel suo bel libro Senza alibi (Marsilio, 2012). Paradossalmente infatti, proprio vista l’aria che tira, gli italiani avrebbero bisogno di più discorsi politici. Discorsi politici veri, però, alti: concisi, retorici il giusto, intellettualmente onesti, ricchi di argomenti e dati a sostegno della loro tesi. Anglosassoni, il più possibile.

(continua a leggere sul sito di IL)

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  • http://timavo.wordpress.com Z

    Ho sempre trovato deprimente il fatto che i politici non sono in grado di fare un discorso in pubblico senza leggere, e lo fanno anche male. Ci sono anche altre professioni dove questo e’ uno degli skills fondamentali, e se uno non e’ in grado non va molto avanti.

    “Esiste poi, soprattutto a sinistra, una qualche resistenza rispetto all’idea di farsi aiutare da professionisti.” Direi che c’e’ molto piu’ di una qualche resistenza. A me sembra una totale mancanza di consapevolezza da parte della sinistra di quanto sia importante la comunicazione. Poi qualcuno fa eccezione. Ad esempio ho capito che Renzi faceva sul serio quando ha coinvolto Giorgio Gori.

  • deleterio

    Bisogna anche VOLER dire qualcosa.

  • endriu

    Ma il discorso di Veltroni a Spello nel 2008, no?

  • werner58

    In effetti non ho mai capito perchè non provano a frequentare qualche corso di teatro (senza arrivare a chiamare un Lionel Logue tipo Giorgio VI, anche se c’è chi ne avrebbe bisogno.)
    SONO attori, in fondo, quindi che imparino almeno a recitare decentemente…

  • whiteyes

    Dovrebbero avere come consulente Palmiro Cangini
    http://www.youtube.com/watch?v=FrMYmccqSyg

  • http://www.pa-mar.net pamar

    @Whiteyes – o magari ricordarsi di questo: http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow

  • http://corradoinblog.ilcannocchiale.it corradotruffi

    Si, anch’io come Endriu ricordo il discorso di Veltroni a Spello come un raro esempio di discorso nel senso di Francesco Costa. Che poi tutto ciò sia finito nel nulla, probabilmente dipende sia dai difetti di Veltroni, sia sopratutto dal fatto che attorno a lui, il resto delal politica non ha seguito per nulla, nemmeno nella forma e sostanza dei discorsi, figurarsi nei fatti….

  • landrea

    Ma per favore; me lo ricordo bene il discorso a Spello 2008 di Veltroni.
    Ci avevo anche creduto.

    Poi un mese dopo candida Calearo, presidente di Federmeccanica, alle politiche.

    Il problema della classe politica italiana non è riuscire a tenere un discorso memorabile; è riuscire ad essere appena decente.
    Non eccellente, decente.

  • uqbal

    Il sistema americano presidenziale, quello inglese maggioritario e in generale la struttura politica di quei due Paesi favoriscono un uso profondo e dialettico della retorica.
    Quando il voto è iper-ideologizzato e ognuno è un partigiano della propria parrocchia, puoi parlare bene quanto ti pare, l’elettorato non si muove comunque.
    Ha senso curare l’aspetto retorico di un proprio discorso soltanto se dal discorso discendono delle conseguenze: un voto, una scelta, una linea d’azione. Quel che la politica attuale vuole evitare a tutti i costi è proprio di scegliere, quindi direi che per dei bei discorsi dovremo aspettare ancora.
    Però qualcuno che capisce l’importanza della parola e del ragionamento pubblico in giro c’è…e la loro fatica più grande è farsi ascoltare per quello che dicono, piuttosto che per la casellina ideologica che gli viene affibbiata.

  • darioberna

    Coerentemente con molti degli interventi sopra, gli ultimi memorabili sono di Veltroni, sia a Spello che al Circo Massimo.

  • sascha

    Per quanto riguarda gli Stati Uniti credere oggi che il voto non vi sia ‘iper-ideologizzato’ e che gli elettori non siano ‘partigiani della propria parrocchia’ e che possano (se non una ridotta percentuale di gente disinformata e disinteressata che però ogni quattro anni vota) essere influenzati dalla retorica politica (e non, mettiamo, dalle manipolazioni propagandistiche) vuol dire non aver seguito gli eventi in quel paese negli ultimi decenni. E sì che se ne parla in continuazione, anche qui sul Post…

  • ricette sbagliate

    e come no, ricordo il discorso di Craxi alla Camera del 29 Aprile 1993. Quello del chi è senza peccato si alzi (e nessuno si alzò)….
    Poi vorrei informare Costa che i bei discorsi i politici se li fanno scrivere. Tipo quelli di Obama sono farina del sacco del giovane Jon Favreau. E un discorso pronunciato da uno ma scritto da un altro è intellettualmente disonesto a prescindere dal contenuto!

  • zagor

    Ricordo bene la macelleria messicana di D’alema dopo il G8 di Genova. E anche il ricordo che pronunciò alla camera dopo la scomparsa di Lucio Magri.

  • uqbal

    Sascha
    Ovvio che ci sono partigiani e partigianeria ovunque (basta chiedere ad un inglese che giornale legge o sentire che lingua parla). Ma in quei Paesi la possibilità di cambiare cavallo se si è insoddisfatti c’è e viene usata. Da noi molto meno, comunque. Anche perché in UK o nelle elezioni presidenziali americane voti tra due persone (certo rappresentanti di partito), in Italia tra una pluralità di partiti.
    Il flussi elettorali italiani sono staticissimi. Nel passato, i cambi di fronte al governo erano più dovuti alle astensioni e al gioco delle alleanze che al cambio di voto da parte degli elettori.
    Non riduciamo tutto a bianco e nero, grazie.

  • sascha

    Sarà che sapendo l’inglese e seguendo la politica americana piuttosto assiduamente ho qualche dritta in più su come stanno le cose laggiù, invece di ridurre tutto in bianco e nero (Ammerega=BBUONO!!! – Italia= NO BBUONO!!!).
    Praticamente tutti gli osservatori (anche buona parte degli americani stessi) sono concordi sulla progressiva ideologizzazione del dibattito politico americano come sono concordi sul fatto che venga da una parte sola, cioè dal partito repubblicano. Ma trattandosi di un sistema bipartitico basta che un partito si muova concordemente in una direzione l’altro è costretto a seguire o a fare blocco contrario. Il semi-fallimento della presidenza Obama è stato dovuto a questo: lui voleva un accordo, gli altri no,a nessun costo e così si sono trovati in una posizione negoziale più forte.
    In un sistema bipartitico, poi, se sei insoddisfatto di come il Presidente ha gestito, per dire, l’economia hai una sola alternativa e se questa non ti soddisfa sei costretto, guarda caso, alla scelta del male minore (il che in parte spiega le notoriamente basse percentuali di voto). In questo caso, se sei insoddisfatto di Obama hai solo Romney a disposizione e con lui tagli, abolizione del welfare, emendamenti costituzionali sull’aborto, ‘legitimate rape’ e leggi contro l’immigrazione.
    Gli studiosi concordano anche sulla scomparsa degli elettori indipendenti (la maggior parte di quelli che si dichiarano tali non lo sono), il sempre minor numero di ‘swing voters’ e la continua crescita di Stati e contee a partito unico.
    Ora, so che l’adorazione degli Stati Uniti è la linea ufficiale del Post (‘We’re not worthy! We’re not worthy!’) ma un po’ di realismo ogni tanto non guasta…

  • karl

    La serracchiani, nanni moretti a piazza navona.

  • pendolare

    @DARIOBERNA io mi ricordo di veltroni al circo massimo… e mi ricordo che non mi è piaciuto affatto.
    @KARL la serracchiani ci ha costruito una carriera come obama e regan su quel discordo

  • massimiliano marsico

    Non solo della maggior parte dei politici non si ricorda un discorso decente, ma non si ricorda nemmeno una singola cosa che abbiano fato per il paese. Quante persone saprebbero dire una sola cosa che ha fatto casini in 100 anni che siede in parlamento per esempio?