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Bucarest e la sua corruzione universale

Bucarest e la sua corruzione universale

Adriano Sofri su Repubblica racconta come vanno le cose nella capitale della Romania e perché ci sono così tante farmacie e banchi dei pegni

21 agosto 2012

Adriano Sofri su Repubblica racconta gli aspetti, le consuetudini, i limiti e i pregi, tutti caratteristici, che si scoprono viaggiando per le vie di Bucarest, a partire dalla dilagante corruzione. E perché ci sono tante farmacie e banchi dei pegni.

La Romania è piena di banche e di chiese, come l’Italia. Ma è soprattutto piena di farmacie e di Case de amanet, banchi dei pegni. Innumerevoli farmacie, a pochi metri l’ una dall’ altra: non è un buon segno. La durata media della vita è di otto anni più bassa di quella italiana. La gente non si cura e rincorre i malanni con le medicine. Le ricette valgono per tre mesi: nel mese della prescrizione e dell’ acquisto si tira di più la cinghia. Molti medici e infermieri emigrano, nella sanità la corruzione è capillare. Le paghe sono irrisorie, le pensioni derisorie. L’altro ieri hanno arrestato un ginecologo perché aveva chiesto per un parto troppo più della mancia corrente, e i genitori l’hanno denunciato: eccesso di corruzione. I pazienti si presentano all’ospedale con gli infimi gruzzoletti destinati a ciascuno, accettazione, infermiere, portantino, medico, fino all’anestesista aspettato su una barella dall’ operando nudo che tiene stretti i suoi lei nella mano, prima di addormentarsi. Come il morto antico, cui si metteva l’obolo sotto la lingua per pagare il traghettatore.

Per un mese, a gennaio scorso, in una Bucarest stretta nel gelo e altrove, ci furono manifestazioni di protesta di pensionati, lavoratori, giovani, tifoserie, e perfino la polizia si schierò dalla loro davanti al palazzo presidenziale. A far traboccare il vaso era stata la decisione governativa di privatizzare l’unico servizio efficiente, la medicina d’ urgenza, opera di un popolare medico di origine palestinese, Raed Arafat, che aveva perciò dato le dimissioni. La corruzione è universale, nella scuola, nella polizia, nel commercio, nel fisco, nei concorsi, e soprattutto nella politica, che ha tradotto le privatizzazioni, caldeggiate da Europa e Fondo Monetario senza troppi riguardi al modo di attuazione, in liquidazioni madornali delle risorse nazionali. Fra le accuse mosse al presidente della repubblica contestato, Traian Basescu, 61 anni, già capitano di marina mercantile, c’ è quella di aver svenduto brevi manu, da ministro dei trasporti, la flotta del paese. La situazione istituzionale romena è un pasticcio pittoresco. Il partito socialdemocratico (il nome non inganni: è l’ epigono del partito comunista), oggi guidato dal quarantenne Victor Ponta, ha ottenuto la maggioranza parlamentare grazie a un’ alleanza col partito nazional-liberale, e ha usato il governo per compiere una serie di colpi di mano sugli organi giudiziari e per mettere in stato di accusa e dichiarare decaduto Basescu, del partito democratico, ma già coinvolto anche lui, come chiunque avesse incarichi responsabili sotto Ceausescu, nelle reti della famigerata Securitate. La destituzione di Basescu è stata oggetto, lo scorso 29 luglio, di un referendum, come già nel 2007, quando vinse largamente: da allora la sua popolarità è crollata, per la spietatezza delle misure economiche imposte sul dettato di Fmi e Ue, per il fallimento dei proclami anticorruzione e per un atteggiamento giudicato arrogante e fazioso, incapace di favorire il dialogo fra le parti. Nel 2007 a una giornalista importuna disse: «Sporca zingara».

(continua a leggere sul sito di Repubblica)

Foto: Bucarest, Romania (Carlos Alvarez/Getty Images)

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  • piccio

    Beh, che dire?
    A me semplicemente sembra l’Italia portata agli estremi dell’ignoranza e della sfrontatezza e dell’arroganza politica, che poi situazioni simili le si possono ritrovare in centinaia di paesi, facciamo prima a contare i paesi dove non si registrano cose simili, forse si riescono a contare su due mani.
    Con questo non voglio dire che è normale e accettabile, non scherziamo, è uno schifo puro, ma è una cosa tipica dei paesi con meno di 50 anni di vita politica democratica continuativa (cioè del 95% degli stati esistenti). La Romania paga e continua a pagare le conseguenze della guerra fredda e prima che possa vedere una situazione sana e stabile dovranno forse passare altri 20 anni (salvo colpi di stato o rivoluzioni).
    Da noi la situazione è simile solo perché c’è stato qualcosa di simile a un colpo di stato dove si è annientata una gerarchia e un sistema trentennale senza rimpiazzare nessuno, permettendo a chiunque di entrare in gioco e vincere a man bassa mettendo in riga 3 parole …peccato che arrivò B. (ma sono abbastanza sicuro che poteva anche andarci peggio)
    Magari in Aprile è la volta buona che usciamo dal gruppo del 95% degli stati “giovani” ed entriamo per davvero nel gruppo degli stati democratici seri.

  • reta

    @piccio e lei per chi vota?

  • micrenda

    Prima di commentare desidero qualificarmi: sono Italiano e vivo e lavoro a Bucarest da circa 8 anni.

    Secondo me l’articolo mi sembra abbastanza tirato e decisamente esagerato. Sono stato negli ospedali pubblici diverse volte e non ho mai dato o mi è stato richiesto di dare alcuna mancia a nessuno. Si, è vero, una volta era una pratica comune, ma le cose per fortuna sono cambiate negli ultimi anni.

    Lo scontro che c’e’ tra Ponta e Basescu e’ uno scontro che va avanti da tempo e che non sta portando a nulla di buono. Basescu ha le sue colpe e mancanze, ma anche Ponta, non ha esitato a farsi le leggi “Ad Personam”.

    Riguardo ad Raed Arafat (che tra l’altro ha ritirato le sue dimissioni), bisogna dire che è una persona straordinaria e che ha creato uno dei servizi di emergenza tra i più efficienti ed attrezzati dell’europa (con ambulanze nuove ed elicotteri, oltre che con personale medico molto qualificato) mantenuto esclusivamente con il reindirizzamento voltontario del 2% delle tasse (un contributo simile all’8 per mille italiano) e con le donazioni da parte dei privati.

    Non tutto qui è rose e fiori: i problemi ci sono, alcuni anche gravi, però non bisogna iniziare a dire che tutto fa schifo. Se non sbaglio anche in Italia abbiamo avuto un periodo politico che non aveva nulla da invidiare alla situazione politica rumena.