Il Post
Contro gli open space

Contro gli open space

Progettati per favorire creatività e buoni rapporti, scrive Time, secondo molti studi producono stress, conformismo e rapporti superficiali

17 agosto 2012

Negli ultimi vent’anni quasi tutti gli uffici sono stati progettati con la struttura degli open space: un’unica stanza in cui lavorano insieme molti impiegati, spesso tutti quelli di un ufficio, tranne gli alti dirigenti. L’idea si sviluppò negli anni Cinquanta, quando i consulenti gestionali della società tedesca Quickborner misero a punto un nuovo tipo di ufficio caratterizzato da un unico ambiente aperto al posto dei piccoli uffici individuali, che vennero rapidamente soprannominati cubiculi. Lo spazio veniva suddiviso da grandi piante e altri espedienti ed era dotato di tappeti e pannelli per assorbire parte dei rumori. Secondo gli ideatori, il nuovo ufficio creava un ambiente meno gerarchico e più amichevole e invitava gli impiegati a condividere le loro idee e aiutarsi tra loro. Gli open space si diffusero rapidamente in Germania e in Regno Unito dalla fine degli anni Sessanta, fino a diventare il modo principale in cui sono organizzati gli uffici contemporanei.

Negli ultimi tempi però numerose ricerche hanno sostenuto che gli open space sono associati ad alti livelli di stress degli impiegati che ci lavorano e a scarse relazioni tra i colleghi. Non sono nemmeno apprezzati dagli impiegati, che si lamentano per il brusio continuo e la mancanza di privacy. Annie Murphy Paul racconta in un articolo su Time che una delle principali lamentele di chi lavora negli open space è il continuo rumore, che impedisce di concentrarsi. Una ricerca pubblicata sul Journal of Applied Psychology dimostra in effetti che il rumore degli open space diminuisce la motivazione dei dipendenti e ne abbassa il rendimento.

Nell’esperimento 40 donne sono state sottoposte per tre ore a un rumore che simulava quello dell’ufficio mentre un altro gruppo di donne ha passato lo stesso periodo di tempo in una stanza tranquilla e silenziosa. A entrambi i gruppi sono stati sottoposti dei rompicapo da risolvere, che in realtà erano senza soluzione. Il gruppo della stanza silenziosa ha cercato a lungo la soluzione mentre quello sottoposto al rumore ha desistito dopo pochi tentativi. Molti impiegati cercano di risolvere il problema indossando gli auricolari e ascoltando musica, tagliandosi fuori quindi dai presunti effetti positivi dell’open space. Al momento non esistono studi sufficienti sugli effetti della musica ascoltata con le cuffie al lavoro ma alcuni esperti sostengono che questo approccio potrebbe funzionare. Secondo alcune ricerche, infatti, il brusio in ufficio è particolarmente stressante perché l’impiegato non lo può controllare; decidere quale musica ascoltare può avere l’effetto opposto e favorire la concentrazione.

Un altro motivo per cui gli open space non sono apprezzati dagli impiegati è la mancanza di privacy. Questo fu deliberatamente cercato da progettisti e manager per favorire lo scambio di idee e i rapporti di amicizia tra i dipendenti. Molte ricerche confermano che le conversazioni tra gli impiegati sono frequenti ma brevi e superficiali, perché possono essere ascoltate da troppe persone. L’unico modo per gli impiegati di instaurare conversazioni più proficue è passeggiando con un collega, andando al bar insieme o discutendo in una stanza vuota.

Gli studi mostrano anche che la struttura dell’open space favorisce gli impiegati che hanno bisogno di aiuto ma danneggia quelli che lo danno. Il mese scorso un gruppo di ricercatori tedeschi e svizzeri ha pubblicato i risultati di uno studio per cui le persone che chiedevano assistenza nello svolgere un compito ottenevano risultati migliori di quelli che la fornivano. Questo perché dover interrompere il proprio lavoro per fornire aiuto è molto faticoso: ogni interruzione richiede poi a chi lavora un nuovo sforzo per concentrarsi e raccogliere le idee. I ricercatori consigliavano quindi agli impiegati di lavorare in un luogo isolato per un certo periodo di tempo al giorno, per non essere disturbati dai colleghi. Inoltre gli open space anziché stimolare la creatività favorirebbero il conformismo: frenano i lavoratori più timidi dal proporre nuove idee, per il timore di non essere accettati o di essere derisi dalla maggioranza.

La soluzione migliore sembra essere un equilibrio tra i vecchi “cubiculi” e gli attuali open space: gli uffici dovrebbero avere una zona comune di lavoro e allo stesso tempo garantire ai dipendenti spazi quieti e isolati in cui concentrarsi sul proprio lavoro. Molte aziende si stanno sforzando di trovare soluzioni ibride. Gli uffici di Google, per esempio, mettono a disposizione dei dipendenti piccoli salottini per discutere le strategie dell’azienda, mentre, su decisione di di Steve Jobs, i bagni della Pixar sono molto lontani dagli uffici per obbligare le persone a incontrare colleghi lontani dal loro dipartimenti, favorendone le interazioni in modo casuale.

- Come sono fatte le sedi di Google
- Le foto della sede di Facebook a Menlo Park
- I nuovi uffici di Google a Londra

Foto: Un ufficio open space nel 1966 (Harry Dempster/Express/Getty Images)

TAG: , , , , ,    
  • braccale

    Musica per le orecchie di chi, come il sottoscritto, ha combattuto per anni contro CEO che costringono a fare lavori che richiedono forte concentrazione (sviluppo software) in ambienti alienanti, rumorosi e del tutto improduttivi. La verità nuda e cruda è semplice: l’open space costa meno all’azienda rispetto ad un ufficio, e quindi è perfetto per il parco buoi, ovvero dipendenti ‘tecnici’ che hanno un turn-over medio di un anno-due. Il tutto alla faccia della qualità reale di ciò che si crea e di certificazioni ISO-9K farlocche da esibire come il bollino Chiquita.
    Vi posto un bell’esempio (nuovayorkese) di altra start-up che ha capito questa cosa: http://www.joelonsoftware.com/articles/BionicOffice.html

  • wizard

    Inutile scomodare tante ragioni filosofiche per gli open space: le aziende li scelgono perché costano molto meno e perché tolgono individualità al dipendente-pedina: l’ufficio individuale è un privilegio riservato a quadri e dirigenti.

  • whiteyes

    Costano meno, ma rendono i lavoratori meno produttivi ed efficienti. Tirando le somme…

  • zooei

    da un po’ di mesi ho avuto un ufficio tutto per me, dato che abbiamo un sacco di spazio a disposizione: che meraviglia, nessuno che mi parli, mi distragga… il piu’ delle volte, chiudo addirittura la porta :)

  • grilloz

    Canto fuori dal coro, ma a me l’idea di lavorare in un ufficietto tutto solo mette un po’ di angoscia…sarà l’abitudine o un po’ di claustrofobia.
    Personalmente inoltre trovo più produttivo lo scambio di idee col vicino di scrivania, e a volte anche staccare con una battuta.

  • zooei

    @grilloz
    ma come la metti coi colleghi che non si limitano ad una battuta e ti attaccano un pippone sui massimi sistemi? … io annuisco piu’ o meno regolarmente e continuo a scrivere mail (o a leggere il post- altro vantaggio dell’ufficio singolo)

  • rand

    per me molto dipende da come vengono organizzati e quale è la densità di persone nell’open space.
    preciso che ho sempre lavorato in open space. nella mia prima sede l’open space, anche per il tipo di lavoro che svolgevamo, rendeva facile la comunicazione tra persone e team diversi e quindi permetteva di aiutarsi a vicenda più facilmente. le cose sono però peggiorate quando la densità di persone nell’open space è aumentata drasticamente, tanto che rumori di fondo e confusione sono aumentati, rendendo in effetti difficile ad alcuni concentrarsi.
    ora mi sono trasferito, sempre lavorando per la stessa azienda, in altra città e qui l’open space è organizzato diversamente, con ampi spazi tra le isole, riducendo drasticamente i rumori di fondo e rendendo il lavoro molto più facile in effetti.

  • grilloz

    @zooei
    ci sono diverse tecniche, c’è chi usa le cuffiette, io in genere fingo alta concentrazione rivolta al monitor e alla terza volta che non rispondi in genere si scocciano ;)
    P.S. come vedi il post lo leggo anch’io da un openspace ;)

    cmq come dice rand dipende molto dalla “densità abitativa”

  • ricette sbagliate

    gli open space servono principalmente a soddisfare l’ansia di controllo del capo che ritiene così di poter controllare con una rapida occhiata cosa stanno facendo i sottoposti ( e nn sia mai che scopra che qualcuno ha sullo schermo qualche pagina de il post…). lo stesso dicasi per altro anacronistico dispositivo: il marcatempo. che non è (solo) determinato dalla fallace convinzione che oredipresenza=oredilavoro, ma (soprattutto) dall’idea che se ti pago tu mi devi dare principalmente il tuo tempo

  • miriam

    Sono validissime tutte le osservazioni qui sopra, io però penso all’azienda in cui lavoro, siamo in 13 in un open space bello arioso (+ la persona che si occupa dell’aministrazione e il capo, che hanno i loro uffici), il mio capo non avrebbe mai potuto comprare una sede con altri 13 uffici separati: avrebbe dovuto essere enorme e costosissima. Non c’entra la voglia di controllo o di mortificare i sottoposti, semplicemente dare un ufficio a ciascuno ha dei costi insostenibili. IMHO dietro la scelta dell’open space, nella maggior parte dei casi, non ci sono sottili ragionamenti psicologici.

  • sire

    open space…ma “with shoulders against the wall” :)

  • debrando

    Sono terribili, specialmente se si mescolano soggetti cui è richiesta concentrazione prolungata con chi spesso al telefono.

    Notare però una cosa: erano nati come miglioramento rispetto ai cubicoli, atrocità che in Italia per fortuna non ho mai incontrato.

  • ricette sbagliate

    Certo miriam, ma intanto loro 2 l’ufficio singolo ce l’hanno. Come mai nn stanno nell’open space anche loro, cosi imcostimsi riducono ulteriormente, no?

  • miriam

    @Ricette sbagliate, mi sembra abbastanza ovvio (almeno per la realtà in cui lavoro): il capo e l’amministrazione ricevono clienti, fornitori, consulenti, alla fine parlano di soldi, buste paga, stipendi, eventuali nuove assunzioni, a volte di problemi legali. Il capo riceve i candidati per i colloqui, discute dei contratti, se serve rimprovera chi fa qualche errore.
    Sono tutte questioni che vanno trattate con la dovuta privacy, non in un open space con altre 13 persone.
    Inoltre capo e amministrazione stanno davvero tutto il giorno al telefono, il capo tende pure a urlare, se fosse nella nostra stessa stanza usciremmo pazzi :)

  • debrando

    Vorrei aggiungere: l’idea di tutti uffici individuali, che poi per questioni di costi e logistica finisce per concretizzarsi nei cubicoli, è parimenti deleteria: se bisogna stare sempre da soli tanto vale optare per il telelavoro, molto più economico sia per il lavoratore che per l’azienda.

    Avendo provato varie configurazioni credo che per lavoratori d’intelletto il classico ufficio da due a quattro persone sia il più efficace e gradevole, se ben si organizzano i gruppi e le disposizioni.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    L’unica, ma veramente l’unica, è lavorare da casa.
    Altro che open space o cubicoli o altre amenità, stiam parlando di lavori che nel 100% dei casi si possono fare tranquillamente da lì. Tanto al giorno d’oggi è tutto in remoto di default.

  • Sigurt

    Non ho mai lavorato in un’open space.
    Sono stato un anno in USA, e avevo il mio bel cubicolo. Devo dire che non mi dispaceva. Rumori attutiti, non sentivo + di tanto le telefonate degli altri e avevo il mio spazio da poter personalizzare in tutti i modi.
    -
    Ora sonon in una stanza con altri 4 colleghi. Solo le scrivanie, nessuna separazione, poco spazio personale e poca possibilità di personalizzare il luogo di lavoro.
    -
    Preferivo il cubicolo… che poi era unito a molti altri dei miei colleghi e l’ufficio del mio capo era a due passi dal mio
    Anzi ad un giro di sedia.
    -
    Che poi i capi devono avere gli uffici. Privacy, dati sensibili che non tutti possono conoscere, possibilità di fare meeting.
    -
    Cmq le cuffiette dipende… solo musica strumentale, altrimenti mi faccio prendere dalle parole e amen!