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Il problema con le Lonely Planet

Il problema con le Lonely Planet

Le celebri guide turistiche sembrano voler giustificare a tutti i costi regimi e dittatori, scrive Foreign Policy, e ci sono almeno due possibili ragioni

15 agosto 2012

Aggiornamento, 17 agosto 2012. Lonely Planet ha risposto all’articolo di Foreign Policy con questa nota.

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Un lungo e documentato articolo di Michael Moynihan su Foreign Policy ha riportato di attualità un dibattito sui presunti pregiudizi ideologici e la veridicità di alcune guide turistiche di fama mondiale, Lonely Planet e Rough Guides, accusandole di giustificare o ridimensionare i crimini di alcune tra le peggiori dittature del mondo.

Oltre a suggerire posti dove mangiare e alberghi per la notte, infatti, le guide contengono ampie sezioni sulla situazione politica e storica dei paesi di cui si occupano. Quelle che raccontano Cuba, Iran, Corea del Nord seguono più o meno la stessa “formula”, scrive Moynihan:

Un riconoscimento pro forma della mancanza di democrazia e di libertà, seguito da esercizi di equivalenza morale, da diversi tentativi contorti di contestualizzare autoritarismo o atrocità, e da attacchi infuocati contro la politica estera degli Stati Uniti che ha affrettato quelle azioni difensive e disperate. Nel frattempo si ripete un ritornello sul fatto che l’arretratezza economica debba essere vista come autenticità culturale, per non parlare dell’ammirevole rifiuto della globalizzazione e dell’egemonia americana.

Tutto questo, prosegue, va a scapito della qualità dei libri. «I consigli per gli alberghi possono essere utili, ma le guide sono impastate con revisionismo storico, errori fattuali e una combinazione malsana di orientalismo e patologico disprezzo per sé stessi».

Dall’Iran alla Corea del Nord
Questa stroncatura delle guide Lonely Planet e Rough Guides è accompagnata da una serie di esempi molto ampia, contenuta anche in una specie di antologia pubblicata a parte da Foreign Policy. Tra questi ce ne sono diversi in cui le posizioni espresse dalle guide sembrano, in effetti, piuttosto discutibili. Per esempio questa difesa del burqa, nella guida Lonely Planet dell’Afghanistan:

Il burqa può essere visto come uno strumento per aumentare la mobilità e la sicurezza, una sfumatura che spesso si perde nell’immagine che il resto del mondo ha del capo di abbigliamento. Dare per scontato che una donna che indossa il burqa è inerme e bisognosa di liberazione è un assunto naif.

Discutibili o meno, diversi passi hanno una discreta onestà nel riconoscere le proprie convinzioni storico-politiche, come in questo dalla guida Lonely Planet di Cuba:

Tagliata fuori quasi completamente dalle fauci di McDonald’s, di Madonna e delle altre influenze globali commercial-culturali, Cuba mantiene una qualità che si è preservata e che rinfranca. È uno spazio e un luogo che serve da faro per il futuro: educazione universale, sanità e una casa sono diritti che la gente di tutto il mondo vuole, necessita e merita.

Oltre alle riflessioni storico-culturali, nelle guide si trovano passi più direttamente coinvolti con la situazione politica, come in questo sulla Siria, che viene da un’edizione precedente alla guerra civile (e che ricorda l’episodio del servizio di Vogue statunitense sulla moglie di Assad):

Le riforme del giovane presidente siriano, Bashar al-Assad, possono non essere state così ampie come molti potevano sperare, ma c’è un certo sentimento di ottimismo nella capitale. La cultura e il turismo sono ai primi posti dell’agenda di governo e Damasco ha risposto con un turbine di gallerie d’arte e inaugurazione di hotel.

Non mancano anche le prospettive storiche discutibili, come questa tratta dalla guida Lonely Planet su Russia e Bielorussia:

Gora Sekirnaya è 10 km a nordovest del villaggio ed è tristemente celebre a causa delle torture che Alexander Solzhenitsyn ha affermato si svolgessero qui nel suo “Arcipelago Gulag” (anche se gli studiosi ora mettono in dubbio molte sue affermazioni).

Cercare l’autenticità
La domanda più naturale che viene da farsi è perché le guide trovino scuse per alcuni dei peggiori episodi storici e regimi della Terra. La ragione principale, scrive Moynihan, è che «non c’è caratteristica più desiderabile per un viaggio all’estero che “l’autenticità”, luoghi non corrotti dagli orrori della pubblicità delle società occidentali e dei marchi globali. E molti di questi Stati disgraziati sono le uniche destinazioni che la possono offrire».

Oltre a questo, la particolare impostazione ideologica di alcune guide sembra venire dalla storia stessa delle collana di guide e dalla personalità dei loro fondatori. Lonely Planet è stata fondata nel 1975 da una coppia di hippie britannici meno che trentenni, Maureen e Tony Wheeler, dopo che questi autopubblicarono una guida per viaggiare con pochi mezzi nel Sudest asiatico. La guida ebbe un grande successo, superato da quello della seconda guida, ancora dedicata all’Asia. La coppia, nel frattempo, si era trasferita in Australia.

Anche Rough Guides è stata fondata da un cittadino britannico, Mark Ellingham, che nel 1982 iniziò a pubblicare guide turistiche per rimediare alla scarsità di informazioni sulla “politica e la vita contemporanea” dei luoghi. Entrambe le collane hanno avuto un grandissimo successo e sottolineano la volontà di creare “viaggiatori informati”. Nell’ottobre 2007, Lonely Planet è stata venduta a BBC Worldwide, il settore commerciale dell’emittente pubblica britannica.

I Wheeler sottolineano l’importanza di considerare l’impatto ambientale dei propri viaggi e una delle sezioni di presentazione principale del sito è dedicata al “viaggiare responsabile”. Ellingham ha dichiarato che uno degli obiettivi della sua attività è incoraggiare i viaggiatori a “viaggiare meno”, per ridurre inquinamento e riscaldamento globale.

Dormire bene la notte
Un’altra spiegazione viene dal giornalista britannico Nick Cohen, che dopo l’articolo di Moynihan ha ripreso la questione sul suo blog sullo Spectator. Nel 2008 anche Cohen scrisse un articolo molto celebre sul mondo delle guide turistiche, in cui riportava diversi racconti di comportamenti non esattamente professionali da parte di autori delle guide – come quello che ammise di aver scritto diverse parti della guida sulla Colombia basandosi su informazioni di seconda mano e restando a San Francisco – e si concentrava sul ritratto assolutorio che veniva fatto della dittatura birmana, nella guida di quel paese.

Nel suo post di ieri, Cohen ha avanzato un’altra spiegazione del perché le guide Lonely Planet contengano spesso giustificazioni di regimi ingiustificabili, “esattamente le scuse che il manager di una multinazionale occidentale farebbe dopo aver stretto un accordo commerciale” in luoghi poco democratici:

I milioni di lettori delle Lonely Planet vogliono andare in vacanza senza sensi di colpa. Se la guida fosse onesta con loro, si sentirebbero poco a loro agio. Comincerebbero a pensare se non fosse il caso di aiutare i dissidenti, invece di rilassarsi. Come un dirigente di una società petrolifera che stringe un accordo con un dittatore, anche i viaggiatori con i soldi hanno bisogno di ragioni che li aiutino a dormire bene la notte.

foto: JONATHAN UTZ/AFP/Getty Images

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  • maragines

    Il punto è che le guide Lonely Planet non sono scritte da un manipolo di autori, ma da persone, di volta in volta pescate in giro per il mondo, che affermano di avere viaggiato in quel posto e di conoscere quel posto. Io ho usato assai quella della Siria e del Libano (citata qui sopra) scritta da un inenarrabile idiota, che innanzitutto ha deficienze culturali e intellettive enormi. Un cretino che potrebbe visitare Venezia e scrivere lamentandosi di quanto sia difficile trovare un autobus la notte.
    **
    Ovvio che poi un cretino di questo tipo non capisce niente non solo del posto, ma anche di tutto il contorno.
    **
    Se utilizzata quella della Nigeria avrebbe portato a rapida morte in pochi giorni.

  • kidmcc

    Bisogna anche dire che le guide Lonely Planet, a differenza di altre presentano in dettaglio gli autori e le loro esperienze ed e’ quindi chiaro che quanto scritto e’ da attribuirsi agli autori e va letto in maniera critica. Altrimenti possiamo tranquillamente affidarci ad una cartina e ad una lista di indirizzi scaricata da internet

  • http://velimir.tumblr.com tchàcky

    Beh, un’altra ovvia spiegazione è quella di non precludersi mercati. Quando viaggiai in Azerbaijan fui avvertito che la Lonely non era ben vista dalla polizia locale per espressa direttiva del governo, e mi consigliarono di fotocopiare ciò che mi interessava in modo da evitare di mostrare la guida in giro. Alla fine non credo ti convenga, a te editore, che un governo, specie se così “rogue”, ponga un embargo sulle tue guide…

    Comunque, chi viaggia con la Lonely una volta compiuto il 19esimo anno di età evidentemente non ama viaggiare. Superficiali, incomplete e mai veramente aggiornate. Sono buone per i locali in cui bere a sfondamento, insomma, per i ragazzi della maturità. Sono guide scritte per creare il mito della destinazione—pure la guida al Molise ha accenti epici, ci scommetto—per quelle persone per le quali immaginare il viaggio è già un’avventura sufficiente. Come dice Ellingham, incoraggia i viaggiatori a viaggiare meno, o comunque a farlo seduti nella propria poltrona.

  • wizard

    Le “Lonely Planet” sono il perfetto esempio della “controcultura”, quella corrente ideologica seconda la quale la cultura occidentale, l’imperialismo, la globalizzazione economica… sono i mali supremi. E qualsiasi cosa respinga questi mali è il bene. Questa “controcultura” è nello stesso filone dei NO-TAV, degli “Occupy”, dei no global… un pastone unico di idee ed ideologie varie, di sinistra o comunque progressiste. E che peccano di due un errori fondamentali: l’ipersemplificazione dei problemi, e l’individuazione netta del bene e del male. Questo è un chiaro esempio di quello che non dovrebbe essere una sinistra moderna.

  • leguleio

    Io in questi casi mi chiedo sempre come sia possibile un successo forse non planetario, ma sicuramente di vasta parte del mondo occidentale, delle guide Lonely planet: prima del 1973 nemmeno esistevano! Prima del 1973 se si voleva un sinonimo di guida turistica si diceva Baedecker (una collana fondata nel 1835), e in Italia guida del Touring (il Touring club italiano pubblica guide turistiche dal 1895).
     
    Che avranno di più o di diverso queste guide per scalzare la concorrenza agguerrita che esisteva precedentemente? Mistero (almeno per me).
     
    So che in Francia esiste un fenomeno abbastanza simile con la collana Le guide du routard (anche quelle dirette a un pubblico di autostoppisti di sinistra).

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    Le guide “Routard” sono divertenti e scritte con ironia cose che forse altre guide non hanno. Certo dipende quello che uno cerca in una guida e nel paese che si accinge a visitare.

  • leo888

    @leguleio hanno di diverso rispetto alle vecchie guide una attenzione più marcata per alberghi/ristoranti/bar ecc. una Touring è utile quando si vuol sapere qualcosa su un monumento, meno per sapere dove mangiare (sopratutto dove mangiare/dormire bene e a poco prezzo nel casso delle routard.

    detto questo le lonely planet in questi paesi non sono troppo affidabili. meglio le routard, che anche se sono condite con la stessa fastidiosissima retorica almeno sono più affidabili e indicano (con reticenza)i luoghi e le situazioni pericolose.

  • uqbal

    Questo aspetto delle lonely planet non lo conoscevo, mi dispiace e modifica il mio giudizio su di loro.
    Io finora con loro m’ero sempre trovato bene, ma non ho viaggiato in Paesi “discutibili” (più per caso che per altro -oltre che perchè sono un morto di fame).
    .
    Le guide del touring club vanno bene se sei un ignorante pigro signore di mezz’età. In LP, RG, Routard, trovi notizie sulla vita notturna, su questione delicate come la locale comunità gay, o cose per vegetariani. o ecologiche, o servizi per bambini, ecc. ecc.
    Le touring club, per come le conosco io invece, si limitano a qualche hotel costoso e ad informazioni artistico storiche generiche.

  • uqbal

    Cmq, ha ragione wizard…se per sfuggire l’imperialismo americano bisogna andare con Pol Pot, forse qualche domanda bisogna porsela.
    Forse un mondo consumista e commerciale e globalizzato è meno glamour, ma anche più vivibile.

  • umpalumpa

    beh, ad ogni modo i due hippie si sono convertiti agli affari
    http://www.lonelyplanet.com/about/our-founders

  • lasko

    Non hanno tutti i torti… la guida Lonely Planet ai Balcani occidentali nel capitolo sull’Albania parla bene di Enver Hoxha diverse (troppe) volte, con tanto di citazioni virgolettate e paragrafi dedicati ai risultati del regime (istruzione, sanità ecc), pare scritto da un nostalgico. Inoltre le informazioni sugli hotel lasciavano a desiderare. Non male neanche il capitolo sulla Croazia (ma anche nella guida dedicata), dove non si trova neanche un nome italiano nemmeno per sbaglio, eccezion fatta per i capitoletti storici dove giustamente viene sottolineata l’occupazione durante la II GM…

  • piti

    Le guide del Touring hanno una caratteristica incredibile. Possono descrivere per due pagine il dettaglio di un minuscolo intaglio del portale di una chiesa di una cittadina secondaria di una data nazione. La quale nazione può essere la Svizzera oppure il Burkina Faso, ma delle diversità socio-economiche fra le due nazioni non fa menzione.
    Sembrano guide per non capire, o non aiutare a capire dove ci si trovi, al di là dei particolari minuziosissimi e sfinenti di ogni singola opera o monumento.
    E come è stato detto sopra, non servono a una mazza se cerchi di dormire in men che uno Sheraton.

  • artikid

    @WIZARD
    http://it.wikipedia.org/wiki/Controcultura
    ..per ulteriori approfondimenti:google,biblioteche,ecc.

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    WIZARD

    Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno: “Occupy” che chiede la redistribuzione dei redditi e il rispetto della regolamentazione all’interno di un sistema capitalista e’ come i No Tav che hanno una piattaforma ideologica altrettanto ambiziosa e complessa (giu’ le mani dalla nostra montagna!).
    Per fortuna che ci sei tu a difenderci dall’ “ipersemplificazione e l’individuazione netta del bene e del male.”

  • epicuro

    Il problema non mi sembra un problema, nel senso che l’idea di formarsi un’opinione politico-sociale su un paese attraverso i commenti di una guida turistica pare alquanto bislacca.

  • ellevu

    Però, STEFANO, il Mago ha ragione, in buona misura sono proteste alimentate dalla pura negazione del potere dell’occidente. Se è tecnologia e occidentale, magari cristiano, automaticamente ha qualcosa di sbagliato. Tante persone che fanno baccano con idee semplicistiche fanno sopra alle poche che hanno idee strutturate. Trovo credibile che le guide ammichino ai tanti che vogliono solo sentirsi dire che gli occidentali sono cattivi, gli altri invece vittime.

  • arsenio

    Ecco, ci mancava solo l’egemonia culturale della sinistra anche nelle guide turistiche, basta!!! (Scherzo ma non troppo).

  • leguleio

    Per stefano

    Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno: “Occupy” che chiede la redistribuzione dei redditi e il rispetto della regolamentazione all’interno di un sistema capitalista e’ come i No Tav che hanno una piattaforma ideologica altrettanto ambiziosa e complessa (giu’ le mani dalla nostra montagna!).
     
    Metti anche me nell’elenco delle persone che dicono che Occupy è come i No Tav, oltre a Wizard.
     
    Sono malati di una malattia infantile che fa credere che esistano soluzioni semplici a problemi complessi.

  • bolix

    A me sembra strampalato invece che per sapere dove dormire o mangiare ci si debba affidare al parere di uno qualunque che ha scritto una guida. Non è prerogativa dei giovani scapestrati girare e viaggiare, lo fanno anche famiglie e persone di mezza età…..alla fine voglio dire che noi ci siamo sempre trovati molto bene con le Guide del Touring, unico difetto è che ti smascherano come italiano a distanze di anni luce….

  • maragines

    Dal mio punto di vista è ovvio che se vai in un paese organizzato non ha senso avere una guida. Stupide quelle del Touring che ti svelano cose come “Il campanile di Santa Maria Novella è fatto da Giotto” e fanno una critica dell’arte peggiore di quella che potrebbe fare il mio cane, cretine quelle più moderniste che cercano di sostituire il tuo prezioso senso critico con quello di un cialtrone che ha viaggiato e che spesso (se viene dagli Usa) considera prezioso qualsiasi reperto abbia più di cento anni.
    **
    In un paese non organizzato dove gli ostacoli linguistici possono essere enormi invece le guide di questo tipo possono assolvere ad una funzione base. Le poche volte che ho letto le note storiche o economiche delle guide Lonely Planet mi sono dovuto fermare per le lacrime provocate da risate irrefrenabili: questi cialtroni che si inventano economisti, storici, politologi e altro in poche righe semplicemente perché hanno superficialmente visitato un paese sono un caso di umorismo involontario eccezionale.
    Ripeto: la guida della Nigeria era un deliberato tentativo di uccidere il malcapitato citrullo che l’avesse utilizzata per fare una cosa assurda come “turismo” in quel paese. La guida della Siria e del Libano era piena di errori stupidi e pericolosi, basti dire che il migliore Hotel di Tripoli segnalato, non veniva indicato che è da sempre solo un hotel estivo (ci sono arrivato alle sette di sera sotto lo sguardo perplesso del ristoratore che vi lavora accanto).
    ***
    Pensare che una guida turistica possa fare altro che non dare informazioni turistiche e che possa contenere note culturali e storiche mi pare ridicolo. Per essere raffazzonata e cialtronesca, una guida della Grecia con note storiche dovrebbe essere di cinquemila pagine… Damasco è forse la città più antica della terra… Te la cavi con duemila pagine se vuoi essere vago. E come descrivere ad un occidentale un paese incomprensibile come la Nigeria? A me non è bastato viverci e leggerne gli scrittori e Senghor e altri scrittori della negritude… Come fa una guida in una trentina di pagine a darti dei suggerimenti?!
    *
    Per questo il problema sta nel manico: in chi pensa che ‘ste guide non siano essenzialmente un breviario per informazioni di base: dove e quali sono gli alberghi e cose del genere.
    *
    A me la cartina di Damasco, sbarcato da un pulmino preso con l’autostop alla sua periferia, è stata comunque utile. Come la lista degli Hotel (almeno c’erano e sapevo dove erano). Ovviamente dopo due ore che sei in una città la guida diventa inutile: hai trovato una cartina migliore (salvo casi disperati di città del terzo mondo più estremo) o hai capito come orientarti, hai visto dove sono alcuni locali e inizi a scegliere vedendoli invece che leggendo note scritte da uno cresciuto con McDonald come Mecca alimentare.

  • cogitosergiosum

    io in quest’articolo ci ho letto un sacco di invidia-revanscismo contro un prodotto editoriale di successo e (apparentemente) senza pecche.

    chi legge (o fa qualunque altra cosa) acriticamente non rende per nulla un buon servizio a se stesso e all’umanità.

  • pat1

    Tutte le guide hanno pregi e difetti e vanno ‘interpretate’, mai seguite alla lettera, anche perché in molti Paesi del mondo la situazione cambia più velocemente delle edizioni della guida.

    Leggere pareri e passaggi discutibili o assurdi sulla situazione politica di alcuni Paesi non mi sorprende: per quanto riguarda afghanistan e cuba per esempio si tratta di opinioni che non condivido ma largamente diffuse anche nel nostro Paese. Quindi non mi sorprendono.

    Sinceramente preferisco le guide Routard che non mi hanno mai tradito. Per inciso, anche se non è una medaglia perché non mi aspetto un’analisi storica e politica da una guida, ho spesso visto che non lesinano critiche ai Paesi di cui trattano.

    @LEO88 le Routard sono addirittura esagerate nell’illustrare i rischi. è proverbiale il ‘terrorismo’ che fa la Routard su ogni cosa.

  • cogitosergiosum

    una breve riflessione a latere: chi mai scriverebbe una guida su un Paese “difficile” se non perché, sotto sotto, si è molto legati ad esso (e i sentimenti, com’è noto, vanno poco d’accordo con l’oggettività)?

    ergo (e mi ripeto): leggere criticamente. punto.

  • leguleio

    Per cogitosergiosum

    io in quest’articolo ci ho letto un sacco di invidia-revanscismo contro un prodotto editoriale di successo e (apparentemente) senza pecche.
     
    In realtà si tratta di un riassunto di un articolo pubblicato sul bimestrale Foreign policy, una pregiata rivista (ha vinto diversi premi) specializzata in economia e relazioni internazionali. Per farti un’idea precisa dovresti leggere l’articolo completo, che riporta molti esempi, par di capire.

  • franzkafka

    Poi le lonely sono assolutamente paranoiche per quanto riguarda le cose da non fare in giro per i paesi tutti, dai più sgarruppati ai più sicuri.
    Anche per i paesi europei ci sono centomila raccomandazioni idiote, non fare questo non fare quello attento agli scippatori lì attento ai cattivissimi là, su misura degli americani, che ti fanno causa se non c’è scritto sulla confezione che mangiarsi la carta assieme alla merendina potrebbe causarti danni permanenti all’apparato digerente.

  • cogitosergiosum

    Non dubito Leguleio, in effetti la mia è una valutazione a priori. Però il fatto che una rivista sia stimata e premiata non rende necessariamente più autorevole e oggettivo un articolo pubblicato sulle sue pagine. Se troverò il tempo di farlo, andrò senz’altro a leggermi l’articolo originale.

  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    Condivido molti commenti, primi tra tutti quelli che invitano ad usare un po’ di critica nello stabilire le fonti della propria cultura.
    Immagino poi, ma non ne tempo ne voglia di verificare, che detta rivista potrebbe riempire interi numeri analizzando, citando, e riportando esempi, di come autorevoli quotidiani (e non guide per turisti) regolarmente e non sporadicamente, giustifichino, distorcano o mentano tout court, riguardo gli stessi Paesi e temi citati nel dettagliato articolo.
    HS

  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    Agganciandomi al commento di Cogitosergiorum, sottolineo che essendo le LP scritte dal viaggiatore ed essendo un viaggiatore persona che sceglie la destinazione in base ai propri gusti sui quali a sua volta si sviluppa la curiosità, se ne deduce che lo sguardo di favore sulla meta descritta è (solo) una logica conseguenza e non una linea politico-editoriale e come tale andrebbe vista.
    Ma soprattutto non capisco la base logica della contestazione: perché una guida scritta da un viaggiatore dovrebbe essere obiettiva?
    Andare in un paese e raccontarlo prescindendo dal proprio giudizio dovrebbe essere il compito del giornalismo, non del turismo.
    Le guide LP sono un dialogo tra chi ha desiderato andare (esempio) a Cuba e chi desidera andarci, è ovvio che entrambi ne avranno un giudizio positivo.
    Se ne hai un giudizio negativo vai a fare l’attivista che si fa arrestare, non il turista e tantomeno ci vai con una guida che ti suggerisce in quale piazza è più opportuno incatenarti se vuoi attirare l’attenzione delle guardie.
    Poi è chiaro che ci sarà al mondo anche chi vuole andare in Afghanistan a vedere se davvero fucilano le donne negli stadi, ma davvero l’articolo vuole intendere che quel qualcuno dovrebbe avere a disposizione una guida turistica sulla quale c’è scritto “Sì lo fanno” con in nota l’indirizzo dello stadio e che le guide che non rispettano questo principio non sono guide corrette, o che una guida che parlasse della sharia come strumento di organizzazione sociale e non solo come orrore dell’umanità è una guida che non fa il suo lavoro?
    Non capisco i presupposti che reggono il ragionamento di fondo della critica, insomma, e mi appaiono troppo vicini a ideologia contrapposta a ideologia.
    Mi sembra che il ragionamento consideri chi va in afghanistan senza aver prima studiato l’afghanistan su libri diversi da una guida turistica, elemento che non richiede analisi, quando in realtà dovrebbe essere oggetto di critica ben più meritata di quella fatta alla guida che quel viaggiatore si può trovare a disposizione.
    @Franzakafka:
    Per riprendere il divertente esempio delle merendine, suggerisco di non omettere il fatto che se gli statunitensi sono riconosciuti come portatori di quella demenziale abitudine alla causa-merendina è anche perché nove su dieci quelle cause le vincono.
    Voglio dire che è un elemento strutturale, non solo culturale, di quel paese.

  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    (“CogitosergioRum” è una scivolata di tastiera che spero mi perdonerà e che, già ch’è uscita, mi auguro l’abbia fatto sorridere)

  • topesio

    D’accordo con Epicuro. E’ anche vero che è un utile bignamino leggere i capitoli “storia-cultura-politica-vita quotidiana” tanto per farsi un idea.. E comunque alcune affermazioni citate nell’articolo sono imbarazzanti e meritano di essere poste come “problema”..

  • leguleio

    Per broono

    Agganciandomi al commento di Cogitosergiorum, sottolineo che essendo le LP scritte dal viaggiatore ed essendo un viaggiatore persona che sceglie la destinazione in base ai propri gusti sui quali a sua volta si sviluppa la curiosità, se ne deduce che lo sguardo di favore sulla meta descritta è (solo) una logica conseguenza e non una linea politico-editoriale e come tale andrebbe vista.
    Ma soprattutto non capisco la base logica della contestazione: perché una guida scritta da un viaggiatore dovrebbe essere obiettiva?

     
    Premesso che per giudicare, pure io dovrei leggere l’articolo completo su Foreign policy, e non il sunto qui su Il Post.

    Il discorso, che mi sembra valido, è che leggendo questi commenti entusiastici su regimi impresentabili (almeno per gli europei del XXI secolo: magari 25 anni fa era diverso) ci si voglia lavare la coscienza. Come dire: “Sì, possiedo una fabbrica di scarpe in Indonesia che impiega bambini dagli 8 ai 12 anni per 10 ore al giorno; ma le industrie locali li fanno lavorare 14 ore, quindi io sono buono”.
     
    Una guida turistica non è affatto obbligata a scendere in dettaglio sulla situazione politica e sociale del Paese: può tracciarne la storia, e fermarsi a quello che era successo 30, o 50 anni prima, poi basta.

  • cogitosergiosum

    Grazie Broono, questo ri-battesimo caraibico mi trova entusiasta (a patto che sia buon rum, beninteso).

  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    Ok Leguleio ti seguo, per quanto non eleverei i giudizi da “non critici” a “entusiastici” come se il salto fosse lieve al punto da farlo passare come semplice licenza, ma resta la domanda di fondo: perché dovrebbe?
    No perché in tutto questo il perché “perché sì” viene dato per condiviso, quando il punto è proprio quello.
    Voglio dire, d’accordo sul giudizio personale, legittimo, rispetto a questa o quella guida, ciascuno è libero di scegliersi i testi che più sente affini e non mi pare questo avvenga solo per le guide turistiche, ma il dibattito sulla non oggettività delle LP mi resta privo di base.
    Pure quando ti scegli il quotidiano in edicola lo fai basandoti sulle tue posizioni, consapevole di trovare interpretazioni di fatti sempre e comunque abbastanza lontane dall’oggettività o da quella che non è la TUA oggettività; come reagiresti se all’edicola qualcuno ti fermasse per importi un dibattito sul fatto che il quotidiano che hai comprato non è un buon quotidiano poiché offre un’interpretazione discrezionale dei fatti?
    Intendo, quanto tempo del tuo passaggio edicola penseresti meriterebbe quel tale?
    E perché una guida, una delle tante offerte dal mercato, al contrario questo dibattito lo merita?
    Che il giornalismo sia parziale e discrezionale pure di fronte a quelle che appaiono delle vere e proprie verità provate non scompiglia i capelli a nessuno e nessuno sarebbe così folle da proporre un dibattito per contrastare il fenomeno “Ehi vorrei sottoporre al pubblico la mia riflessione circa le tesi del Giornale o de L’Unità: non sono acritiche”, quando lo stesso lo fa una guida turistica tarata su un preciso pubblico almeno quanto quei due quotidiani ma al loro contrario poggiandosi sul fatto che a differenza del giornalismo al turismo non è richiesta l’obbiettività, invece via di analisi e dibattiti transoceanici.
    Ma la domanda di fondo “Ma perché dovrebbe essere obbiettiva?” resta.
    Perché altrimenti rischia di apparire fuorviante?
    Boh, può essere, ma perché la critica alle fabbriche dove lavorano bambini dovrebbe essere svolta da una guida turistica?
    Perché non fare picchetti di fronte a ogni agenzia viaggi che offre pacchetti per l’indocina, allora?
    Senza spingerci all’attacco di chiunque non si dichiari palesemente contro, basterebbe tenere come asticella anche soltantt il famoso “silenzio assenso” per vederci recapitare in mano cento realtà che “non fanno adeguata denuncia”.
    Ce ne vanno bene da sempre novantanove ma la LP eh eh eh no la LP non scrive a caratteri cubitali che i bambini cuciono e quindi si dibatta sulla faziosità dell’azienda LP ché dibattere è cosa buona e giusta.
    Allora mi aspetto un dibattito anche sui manuali di cucina vegana, sono certo che al loro interno non sono presenti capitoli sui benefici che il pesce porta al fisico e questa cosa non può passare in silenzio.
    Che uno dirà che è ovvio e che se vuoi sapere che il pesce fa bene ti compri un ricettario di pesce non certo uno di cucina vegana e io quell’uno lo seguirò e gli chiederò se la stessa cosa non ha senso dirla anche sulle guide turistiche e se mi dirà di sì guardandomi basito lo informerò circa il fatto che invece in giro c’è gente che dibatte sul fatto che sui ricettari di cucina vegana si omette di dire che il pesce fa bene al cervello e che questo rende i ricettari di cucina vegana testi che non fanno il proprio dovere.
    Non so se mi sono capito.