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Un libro da 23 milioni di dollari
— Economia

Un libro da 23 milioni di dollari

E una lezione di economia: il caso di un'asta su internet insegna che la trasparenza sui prezzi non è il miglior amico dei consumatori

11 agosto 2012

Tim Harford, sul Financial Times, racconta la storia di un libro in vendita su Amazon che per una strana coincidenza è arrivato a costare 23 milioni di dollari. La morale dell’aneddoto è che la trasparenza sui prezzi (cioè la possibilità che hanno produttori e consumatori di confrontare istantaneamente i prezzi di un prodotto) potrebbe non essere sempre così conveniente per noi consumatori, come pensiamo di solito.

La storia di Harford comincia quando un giovane ricercatore di biologia provò a comprare una copia di The making of a fly, un libro di biologia evoluzionistica ormai fuori catalogo (ma non tanto vecchio da aver un valore). Su Amazon il giovane ricercatore trovò 15 copie usate del libro a prezzi ragionevoli e due copie nuove (vendute da due diversi utenti di Amazon) la più economica delle quali costava 1.730.045,91 dollari. Più 3 dollari e 99 centesimi per le spese di spedizione.

Il giovane ricercatore coinvolse un collega e insieme cercarono di capire cosa stesse succedendo. Nel frattempo il prezzo della copia più costosa era aumentato, arrivando a più di 3 milioni di dollari. Da biologi quali erano, cercarono di procedere in maniera scientifica, eliminando prima le eventualità più improbabili. Era chiaro, ad esempio, che quelle offerte non potevano essere serie, ma non potevano essere degli scherzi, perché i due venditori che avevano piazzato quelle offerte incredibili avevano centinaia, se non migliaia, di recensioni positive.

Uno dei due ricercatori aveva sentito dire che spesso i prezzi dei libri di Amazon sono stabiliti da algoritmi gestiti dal computer e in effetti i due libri aumentavano di prezzo regolarmente ogni giorno. A fine giornata il prezzo più alto tra i due libri era sempre dello stesso. I due provarono a verificare questa ipotesi, osservando come cambiavano i prezzi dei due libri (che intanto si avvicinavano preoccupantemente ai 10 milioni di dollari di prezzo). Soddisfatti dei loro calcoli, i due scienziati pubblicarono (nel link ci sono anche gli screenshot dei prezzi dei libri su Amazon) le loro conclusioni  su che cosa stesse succedendo, proprio mentre la spirale di aumenti di prezzo si arrestava a 23 milioni di dollari per la copia più costosa.

Uno dei due venditori, “Profnath”, possedeva una copia di The making of a fly e desiderava liberarsene. Così impostò un algoritmo per regolarne il prezzo in modo che, una volta al giorno, facesse la media di tutti i prezzi praticati dai suoi concorrenti su quel libro e fissasse un prezzo leggermente inferiore. Un altro utente, “Bordeebook”, dovette accorgersi di questa strategia e impostò il suo algoritmo per fissare il prezzo della sua copia di The making of a fly per essere sempre 1,2 volte superiore al prezzo di Profnath.

Quindi, ogni giorno, l’algoritmo di Pfonath faceva la sua quotidiana media dei prezzi di The making of a fly, si accorgeva del prezzo del libro di Bordeebook e alzava di poco il suo prezzo. Nel pomeriggio, l’algoritmo di Bordeebook vedeva il leggero aumento di prezzo di Profnanth e aumentava il suo prezzo di conseguenza. Così via, fino ad arrivare a 23 milioni di dollari.

A questo punto c’era solo da spiegare perchè Bordeebook avesse impostato un algoritmo per tenere il suo libro a prezzi più alti della media. I due biologi spiegarono questo fatto sostenendo che probabilmente Bordeebook non aveva davvero il libro: voleva solo attirare utenti interessati a pagare un sovrapprezzo per trattare con un utente affidabile (Bordeebook aveva più di 100 mila recensioni positive). Con quel sovrapprezzo sarebbe riuscito a comprare il libro da Profnath (o chi per lui) e poi a spedirlo al suo acquirente, continuando a guadagnarci.

Questo meccanismo, portato all’eccesso dall’ottusità di un meccanismo computerizzato, secondo Harford, spiega molto bene come la trasparenza sui prezzi non sia sempre un bene per il consumatore. Il problema è stato affrontato nei testi classici dell’economia e più o meno viene risolto così: in presenza di due aziende che offrono prodotti identici e in presenza di una totale trasparenza sui prezzi, i consumatori compreranno tutti i loro beni dall’azienda che offre il prezzo minore. Quindi, a parità di altri fattori, è possibile conquistare il 100% del mercato tagliando i prezzi di un solo centesimo.

L’unico modo di fermare questa spirale di ribassi è arrivare al prezzo di costo. Ci sarebbero moltissimi vantaggi per le aziende, se invece che inseguire dei prezzi al ribasso, potessero alzare insieme i prezzi, non fino a far pagare 23 milioni un libro magari, ma portandoli al livello a cui sarebbero se invece che più aziende ci fosse un solo monopolista. E in questo la trasparenza sui prezzi è il peggior nemico del consumatore.

Ecco perchè: in un mercato dove tutti sanno all’istante i cambiamenti di prezzo di ogni bene (dove quindi c’è una trasparenza totale), ogni ribasso di prezzo da parte di un’azienda sarà istantaneamente seguito da un ribasso identico del suo concorrente (proprio come nel caso dei due libri su Amazon) e questo annullerà il vantaggio di aver abbassato il prezzo. L’unico risultato ottenuto sarà quello di aver compresso i guadagni delle aziende. Di fatto, quindi, le aziende non hanno alcun incentivo a competere per tenere i prezzi bassi.

Harford conclude dicendo che l’unico vero incentivo a tenere i prezzi bassi è l’ingresso su un mercato di nuovi attori. Le nuove aziende appena fanno l’ingresso in un nuovo settore devono guadagnarsi una clientela che è già fidelizzata da altri prodotti e quindi la scelta più immediata è di tenere i loro prezzi più bassi (a questo proposito si possono confrontare i prezzi tra Italo e Trenitalia).

Foto: ENS-ULRICH KOCH/AFP/Getty Images

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  • gednet

    Qualcuno faccia leggere questo articolo a Maglionne, per favore!!

  • idonthavetimeforthiscrap

    i prezzi bassi sono cattivi per i consumatori. i prezzi trasparenti pure. alla faccia

  • ellevu

    @IDONTHAVE…: alla faccia della semplificazione la tua. L’autore sostiene che fuori da una misura entrambe possono essere negative. Come tutte le cose

  • Zak

    Teoria scandalosa. Mai sentito parlare di cartelli, incentivo a rompere gli accordi, dilemma del prigioniero?
    Senza contare che la trasparenza sui prezzi è ciò che ha permesso di scoprire questo giochino e, conseguentemente, di smontarlo (ok, in questo caso il meccanismo si è attestato su valori folli, ma se i prezzi fossero stati più “ragionevoli”?).
    Non entro nel merito dell’articolo di Harford perchè non lo trovo, sul FT; credo che per arrivare a quelle conclusioni abbia fatto molti distinguo, che qui non vengono riportati.

  • uqbal

    Ma i prezzi, nella loro ipotetica spirale ribassista, non dovrebbero ad un certo punto allinearsi al minimo che le aziende possono permettersi RIMANENDO profittevoli?

    Voglio dire:di centesimo in centesimo abbassano i prezzi, poi ad un certo punto una dirà: “più di così non posso, altrimenti non ci guadagno, quindi lascio che l’altra compagnia abbia un prezzo di un centesimo più basso”. A questo punto l’altra azienda o non ha guadagni perché ha ribassato troppo, e allora prima o poi fallisce (o viene costretta dall’antitrust ad interrompere il dumping), oppure i guadagni ce li ha e vince tutto il mercato (e deve intervenire di nuovo l’antitrust).

    E stiamo parlando di un caso estremo, in cui le aziende servirebbero esattamente lo stesso prodotto o servizio in maniera perfettamente sovrapponibile, cosa che mi sembra piuttosto rara.

    Il discorso di Harford quindi non mi sembra che risolva granché: se le imprese fanno cartello, che me ne importa, a me consumatore, dei loro guadagni? C’è una ragione se esistono gli antitrust, o no?

    L’apologo del libro poi non c’entra proprio niente: l’algoritmo era evidentemente mal congegnato, visto che profnath voleva solo mantenere il prezzo competitivo rispetto a quello degli avversari, non avviare una spirale rialzista.
    Spirale rialzista che peraltro non è servita ad un accidente neanche a Bordeebook, visto che nessuno è così scemo da comprare un libretto da niente per 23 milioni di dollari. L’unica soluzione per i due venditori, ora, è ricominciare ad abbassare il prezzo fino a quando qualche acquirente troverà il prezzo interessante. Che è quel che interessa gli acquirenti.

  • uqbal

    Peraltro non si tiene in considerazione lo sviluppo tecnologico: se i guadagni, per colpa della concorrenza, vengono compressi, un’azienda non agisce solo sulla leva del prezzo di vendita, ma anche sui costi di produzione.
    Un’azienda che trova il modo di risparmiare nella produzione può vendere a meno mantenendo più alti margini di guadagno. Finché qualcuno non risparmierà ancora di più.

    Non so se sto dicendo fesserie, a me sembrano cose molto “ovvie” e “classiche”, ma non mi sembra che Harford abbia alcun argomento contrario.

  • idonthavetimeforthiscrap

    @ellevu
    non so se abbiamo letto lo stesso articolo, ma il problema qua erano due algoritmi in loop,non la trasparenza dei prezzi.

  • luigi052

    Io però non capisco cosa vuol dire “trasparenza dei prezzi”.

  • leguleio

    Per luigi052

    Io però non capisco cosa vuol dire “trasparenza dei prezzi”.
     
    Confesso, non sono sicuro nemmeno io di aver capito: credo si tratti della possibilità di confrontare i prezzi in tempo reale a parità di bene o servizio con un clic, e considerando tutti gli operatori presenti sul mercato, non solo una parte.
     
    Vediamo se l’autore dell’articolo ce lo spiega…

  • davidemariadeluca

    @Leguleio
    La definizione è corretta ed è stata aggiunta all’inizio del pezzo ;)

    Quel che Harford vuole dire è semplicemente che la trasparenza sui prezzi non è la panacea per mantenere i prezzi bassi, come vorrebbe la teoria economica basilare.

    E’ certamente una cosa buona, ma ci sono anche altri fattori in gioco.

  • uqbal

    Davidemariadeluca
    Anche con la definizione migliorata io temo di non capire cosa voglia dire. Per “trasparenza” si indica una questione di informazioni (quelle che il possibile compratore possiede oppure no), ma alla fin fine, è difficile immaginare un mercato efficiente il cui prezzo delle merci non sia “chiaro”. Voglio dire: quando il prezzo non lo è, il venditore è chiaramente truffaldino, come nel caso delle tariffe dei cellulari, in cui c’erano condizioni fumose, prelievi ingiustificati, ecc.. Cosa vorrebbe dire il contrario? Che un compratore spende tre euro in zucchine, ma il prezzo al chilo glielo dico dopo, e si fidi pure di me?
    Se proprio si vuole ricavare un senso da quella definizione, potrebbe essere il fatto che i prezzi possano variare in tempo reale, accelerando in maniera esagerata le oscillazioni. Che io sappia (ma sono tutto tranne che un economista) qst problema lo hanno sollevato soltanto sulle valute nazionali, per via delle speculazioni.

  • luigi052

    UQBAL
    secondo me l’equivoco nasce proprio dall’uso della parola “trasparenza” che per noi ha un altro significato (corretto il tuo esempio delle tariffe telefoniche) e che viene qui ridefinita dall’autore dell’articolo come possibilità di confrontare prezzi in maniera istantanea.

  • davidemariadeluca

    @Uqbal
    No, significa che paghi tre euro un chilo di zucchine, ma per sapere qual è il prezzo che pratica un altro ortolano, devi camminare un quarto d’ora e andare in un mercatino vicino (e, anche il venditore deve fare un quarto d’ora a piedi per conoscere il prezzo praticato dalla concorrenza). Questa è una situazione di prezzi non trasparenti al 100%. Un prodotto con trasparenza al 100% sono, per esempio, i voli aerei.

  • Signor D

    Luigi052 vince una bambolina. Quella che non è stato capace di afferrare il redattore.
    .
    D

  • Signor D

    … e che si ostina a perdere con un uso delle percentuali che non esiste nel (vasto) mondo al di fuori di un laboratorio.

    D

  • davidemariadeluca

    @Signor D
    Quella del laboratorio è una metafora infelice: nelle scienze sociali (come l’economia) è avvertita proprio la mancanza di un laboratorio, dove poter effettuare e ripetere alterando variabili degli esperimenti.
    In ogni caso “percentuali da laboratorio” (che immagino tu intenda come “valori assoluti”) sono assolutamente presenti nel “vasto” mondo là fuori.
    Tu stesso puoi conoscere in una manciata di secondi tutti i prezzi di tutti i voli aerei Linate-Fiumicino, assicurandoti così di sapere perfettamente (al 100%) quali prezzi offre il mercato per quel servizio.

  • uqbal

    Davidemariadeluca

    Ma a me non pare che questa trasparenza dei voli aerei abbia combinato chissà che sfracelli e svantaggi per l’utente. Anzi: l’arrivo di ryanair e lowcost ha rivoluzionato il mercato (i nuovi attori di Harford), ma questo poi si è stabilizzato su prezzi molto più bassi e competitivi, senza arrivare ai presunti danni della concorrenza perfetta.
    .
    L’esempio della scarpinata secondo me è improprio. In primo luogo perché non si vede perché dovermi fare una scarpinata per conoscere il prezzo del concorrente dovrebbe essermi in qualche modo utile (a parte il necessario esercizio fisico quotidiano…) e poi perché anche il costo di quella scarpinata fa semplicemente parte del prezzo finale: il venditore che ha il vantaggio della vicinanza, me lo fa pagare, ma allora siamo fuori dall’ipotesi di partenza di perfetta sovrapponibilità. Tra due venditori equidistanti che vendono le stesse zucchine, è cosa buona e giusta che io possa andare dal più economico. L’alternativa è un cartello (a mio detrimento) o tasse doganali (da ancien régime) che dubito siano un vantaggio.

  • Signor D

    Davidemariadeluca vuole vincere le olimpiadi della testardaggine, e non ha mai verificato che le agenzie di viaggio possono avere un accesso a più informazioni di quelle di un altro soggetto non qualificato (ai fini dell’esperimento.
    O sprovveduto, se come anche tu ammetti nelle scienze sociali manca un laboratorio, perché la mia metafora (che non c’è, compra pure un dizionario) sarebbe infelice? Sarebbe (se fosse una metafora) particolarmente adatta per segnalare che la tua terminologia mal si attaglia all’ambito del quale pretendi di dire qualcosa.

    E non solo capisci poco di scienze sociali, ma neppure di scienze fisiche sei familiare, dato che neppure le conclusioni ottenute in laboratorio per questa materia possono essere considerate valide in maniera assoluta. Ma per questo servirebbe leggere Richard Feynman, e non i suoi pezzi più o meno facili, ma le sue opere divulgative, e non servirebbe neppure leggere il 100% delle pagine. Però quando cadi sul pezzo giusto, devi capirlo, al 100%.
    .
    D

  • tobuto

    C’è un problema nel ragionamento dell’autore e dei commenti: ricondurre tutto alla concorrenza perfetta. Il problema è che in questo caso i beni non sono omogenei: sono due diverse scatole chiuse, ognuna delle quali ha probabilità corrispondenti al rating in percentuale del venditore di contenere il bene desiderato. Quindi le cose non sono così semplici.
    Entrambi gli algoritmi si basano proprio sul fatto che il bene NON sia omogeneo: il primo è fatto in modo che il prezzo sia poco più basso della media, quindi si basa sul fatto che i venditori che hanno il prezzo minore della media siano meno affidabili di Profnath. Nell’algoritmo di Bordeebook questo è ancora più evidente.
    Questo rimuove completamente l’informazione completa sui prezzi, perché è impossibile stabilire a priori quanto il generico consumatore sarà disposto a pagare per avere maggiore sicurezza di ricevere il libro e non la sola.
    Per dire, è una situazione più simile al mercato dei titoli che alla concorrenza perfetta.
    PS: per dire, un algoritmo più sensato sarebbe stato uno che prende in considerazione solo i prezzi fatti da venditori con rating simili al proprio, e fare in modo che il prezzo sia sempre più basso per loro.
    PPS: Perchè quel pazzo di Profnath ha usato la media e non la mediana?? Era ubriaco?

  • piti

    Arrivo quando, as usual, l’acidità fra commentatori e dei commentatori con il redattore è già scappata dalla stalla. Vorrei dire, senza offendere senza polemizzare senza voler mettermi in cima ad alcunché, una cosa.
    Che la trasparenza del prezzo non è, certo non soltanto, vedere quanto il libraio o il fruttivendolo seguente chiedono per il loro libro o per le loro zucchine. La trasparenza del prezzo consiste nella possibilità di avere il quadro di come il prezzo si è formato e nella mancanza di oneri vaghi e oscuri a gravare sulla cifra finale.

  • davidemariadeluca

    @Uqbal
    Infatti la completa trasparenza sui prezzi non danneggia, necessariamente il consumatore, ma elimina un potenziale incentivo ad abbassare i prezzi da parte del produttore (uno tra tanti).
    Il vantaggio della scarpinata è conoscere un prezzo potenzialmente inferiore, ma come tu dici per te è un costo che spesso non siamo disposti ad accettare e quindi ci accontentiamo delle zucchine del primo ortolano che troviamo, anche se magari a cinqucento metri le zucchine costano di meno.
    @Signor D
    Per sopravvivere le agenzie di viaggio devono guadagnare dai biglietti aerei che vendono (se facessero pagare 100 il biglietto che la compagnia aerea gli vende a 100 chiuderebbero subito). Il metodo usuale che hanno di farlo e far pagare una “commissione” sui biglietti che vendono. Infatti i prezzi dei biglietti costano (sempre) di più in un’agenzia di viaggio rispetto che su internet. Non so bene come rispondere al resto di quello che hai scritto perchè non ho capito il punto, scusa.
    @Tobuto
    Questo ragionamento era certamente quello che ha fatto Bordeebook e quello che fanno quasi tutti gli utenti di Amazon. L’esempio, infatti, non è perfetto, ma serviva a illustrare come dove i prezzi sono conoscibili e alterabili in maniera istantanea e dove persino un algoritmo computerizzato può assicurarsi di mantenere un prodotto competitivo a livello di prezzo, alcuni assunti della teoria economica ortodossa non sono più così validi.

  • Signor D

    Davide, non servono scuse, il fatto è che non hai capito nemmeno il punto al quale hai risposto (succede anche ai migliori). Io cercavo di segnalarti che la tua illusione di trasparenza sui prezzi dei voli è assolutamente fallace. Se tu avessi esperienza in merito avresti potuto verificare che capita di verificare che l’utente normale è capace di trovare solo tot voli disponibili, al prezzo minimo di X, mentre l’agenzia di viaggio è capace di trovare tot+b voli disponibili, ed anche un prezzo minimo di X-Y.
    .
    Però non era difficile (ed è troppo comodo dire scempiaggini e non capire perché sono tali!).
    .
    D

  • tobuto

    @davidemariadeluca:
    Cioè tu sei partito da una situazione in cui uno dei postulati della concorrenza perfetta non è rispettato (bene omogeneo) per dimostrare che la teoria della concorrenza perfetta non funziona?

  • uqbal

    Davide
    L’esempio dimostra soltanto che gli algoritmi mal congegnati è meglio lasciarli perdere. Finché qualcuno non sarà costretto a comprare un libro a 23 milioni di dollari non vedo come questa storia possa dimostrare alcunché.
    Quel che dici sul fatto che paghiamo il vantaggio della vicinanza è esattamente quel che dicevo e stava a significare che la tua osservazione della mancata trasparenza dei prezzi (perché il fruttivendolo è lontano ed ignoto) non c’entra.

  • davidemariadeluca

    @Signor D
    Putroppo devo contraddirti: comprare un volo aereo presso un’agenzia di viaggio costa di più che comprarlo su internet. Tutte le compagnie aree del mondo (esclusa forse qualche piccola compagnia dell’africa nera) vendono i loro biglietti su internet. Gli stessi biglietti che puoi comprare in agenzia, maggiorati della commissione l’agenzia di viaggio ti farà pagare.
    @Tobuto
    Putroppo mi sono limitato a raccontare le conclusioni a cui è giunto un ottimo redattore del Financial Times. Non un modello matematico di una interazione economica (cioè non una dimostrazione scientifica), ma soltanto una storia curiosa che aiuta a capire come uno dei postulati del teoria economica classica non sia sempre e comunque vero.
    @Uqbal
    Come sopra: la storia non dimostra, ma esemplifica. Tornando all’esempio di prima: non si paga il vantaggio della vicinanza (il fruttivendolo non cambia i prezzi a seconda di quanto è vicino chi va a comprare da lui le zucchine), si paga lo svantaggio di non avere modo di sapere istantaneamente quale fruttivendolo in tutta la città pratica il prezzo minore (e andarci a colpo sicuro, senza vagare per i mercatini). Situazione diversa da quella, per esempio, degli aerei, in cui in un dato istante, senza sforzo, puoi sapere tutti i prezzi per una determinata tratta aerea.