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Alfano e Lumia dai boss della mafia
— Italia

Alfano e Lumia dai boss della mafia

di francesco marinelli

Perché i due parlamentari hanno incontrato in carcere Bernardo Provenzano e che cosa stabilisce la legge in questi casi

10 agosto 2012

Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui raccontava la visita ad alcuni esponenti della mafia e della camorra in carcere, da parte di Sonia Alfano (eurodeputato dell’Italia dei Valori e presidente della Commissione europea sulla criminalità organizzata, figlia del cronista Beppe Alfano ucciso dalla mafia siciliana) e di Giuseppe Lumia (senatore del Partito Democratico e membro della Commissione parlamentare antimafia). Lo scopo delle visite, come ammesso dai due parlamentari, era quello di convincere i boss a collaborare con lo Stato nei processi in corso e di aiutare a fare chiarezza sulla ipotetica trattativa tra alcuni esponenti delle istituzioni e quelli della criminalità organizzata nei primi anni ’90, la cosiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia. Oltre a Bernardo Provenzano, boss siciliano di Corleone arrestato l’undici aprile 2006 dopo quarant’anni di latitanza, i due politici hanno fatto visita anche al capo del gruppo camorrista dei Casalesi Francesco Bidognetti e Antonino Cinà, medico mafioso imputato per la presunta trattativa.

La prima visita fu effettuata il 26 maggio scorso: Giuseppe Lumia e Sonia Alfano si recarono al carcere di Parma per parlare con Bernardo Provenzano e proporgli una collaborazione con i magistrati della Procura antimafia di Palermo. Durante il colloquio, scrive il Corriere della Sera, Provenzano avrebbe accettato la proposta: «Sì, ma i miei figli non devono andare al macello». E alcuni giorni dopo, a trovare Provenzano andarono i magistrati palermitani, in assenza dell’avvocato del boss siciliano. Il 4 luglio, dopo che a Provenzano fu comunicata la chiusura delle indagini sull’omicidio di Salvo Lima, ex sindaco di Palermo e parlamentare della Democrazia Cristiana, e di quelle sulla trattativa tra Stato e mafia, Lumia e Alfano tornarono nel carcere di Parma per una seconda visita, alla quale erano presenti i responsabili della polizia penitenziaria, che scrissero una relazione del colloquio inviata in seguito alla Direzione nazionale antimafia e alle Procure di Palermo e Caltanissetta. I due parlamentari dissero a Provenzano, per invogliarlo a collaborare, di tenere presente gli «strumenti della legge» sui figli dei collaboratori di giustizia, una questione cui Provenzano ribadì di essere interessato.

Lumia e Alfano hanno incontrato anche Francesco Bidognetti dei Casalesi e Antonino Cinà, entrambi imputati per la presunta trattativa tra Stato e mafia e costretti al “41 bis”, il regime di carcere duro di misure “privative e limitative della libertà”. Questo tipo di colloqui, definiti “investigativi”, sono compito del procuratore nazionale antimafia, della polizia giudiziaria o dai magistrati autorizzati dal ministro della Giustizia, secondo l’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario. I parlamentari, in base alle norme, possono invece entrare nelle carceri per verificare le condizioni dei detenuti.

Ieri, Lumia e Alfano hanno pubblicato un comunicato in cui hanno criticato il Corriere della Sera per aver scritto degli incontri: «una grave rivelazione di segreto d’ufficio». Secondo loro, le visite a Provenzano e agli altri boss rientrano «nell’esercizio delle nostre prerogative parlamentari con alcuni detenuti». Dopo le reazioni di esponenti del Popolo della Libertà, che hanno criticato il loro comportamento, i due parlamentari hanno chiesto: «l’obiettivo di queste reazioni è quello di dire ai boss mafiosi, a partire da Provenzano, che non devono fidarsi dello Stato e che deve essere esclusa ogni ipotesi di collaborazione con la giustizia?».

I membri del PdL hanno criticato le visite perché, secondo loro, la legge stabilisce che possano essere effettuate solo da determinati soggetti, appartenenti all’autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria. In un’intervista di oggi sul Corriere della Sera il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha difeso il comportamento di Lumia e Alfano: «Non si è trattato di un tour investigativo», che la legge non permette ai parlamentari, «ma di un colloquio di due componenti dell’Antimafia, europea e italiana, che hanno invitato genericamente i boss a rispondere alle domande dei magistrati».

Sulla questione è intervenuto con una nota il ministero della Giustizia:

In riferimento alle visite, il ministro Paola Sevrino già da giorni ha verificato che le relazioni di servizio nelle quali si segnalavano le peculiarità dei colloqui fossero state trasmesse all’autorità giudiziaria competente, ricevendone conferma. Dallo scorso 3 agosto, il Guardasigilli ha dato disposizione all’Ufficio di gabinetto del ministero affinché, attraverso il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i direttori degli istituti fossero sensibilizzati a una puntuale osservanza delle disposizioni previste dall’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario che regola le visite dei parlamentari negli istituti penitenziari, sollecitando l’intervento diretto o l’interruzione della conversazione qualora essa travalichi i limiti della visita e si trasformi in colloquio su procedimenti in corso.

 

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  • milziade368

    Un’evidente “sovrapposizione” con l’attività investigativa.
    Sperando che nelle sedi competenti siano state autorizzate le intercettazioni ambientali.

  • John Doe

    Il reato di “convincimento” non esiste, come non esiste quello di trattativa. Ms potrebbero tramare ben altro e in concorso con altri. Si può sempre, quindi, vederci più chiaro intercettando tutti i conoscenti dei due parlamentari.
    Prima o poi qualcosa esce di sicuro, fosse solo un’infrazione stradale o un abuso edilizio, per non parlare di amanti e pruriti vari.
    E se proprio ciò che esce non serve a nulla dal punto di vista penale, i giornalisti amici hanno bocche da sfamare e pagine da riempire, non si butta via niente.

  • rand

    Non penso che Ingroia (ma non doveva andare in Guatemala?) e i suoi giornali amici si metteranno mai a intercettare e trascrivere conversazioni di deputati Idv o loro amici

  • leguleio

    Un’intercettazione ambientale che coinvolge anche un parlamentare (o europarlamentare) non sarebbe nemmeno utilizzabile a fine di indagine. Va chiesto preventivamente il consenso della camera di appartenenza.
     
    Nel caso specifico, poi, mi chiedo a quali confidenze si possano mai lasciare mafiosi già condannati (e non pentiti) a due persone che nemmeno conoscono.

  • peppe70

    sto capendo male io o questi due parlamentari stanno portando avanti una trattativa Stato-Mafia?

  • leguleio

    Per peppe70

    sto capendo male io o questi due parlamentari stanno portando avanti una trattativa Stato-Mafia?
     
    O piuttosto fanno il giro dei mafiosi più anziani ammonendoli con un “penitenziagite, penitenziagite”.
    Per tenere una trattativa, bisogna avere qualcosa da dare in cambio. E questi due signori nessuno proprio non so cosa potrebbero promettere.

  • http://vittimep2.blogspot.com vittimep2

    Hanno tutto il diritto di visitare in carcere i detenuti. Anche se si tratta di boss mafiosi. Chiunque tenti in tutti i modi legali di tirar fuori la verità sui misteri italiani degli ultimi anni, non può che essere lodato.

  • postpo

    alfano…

  • John Doe

    @ leguleio: non fai onore al tuo nome, io non parlavo di intercettare i parlamentari ma tutti quelli che parlano con loro…..come si è fatto con il presidente della repubblica. Mica hanno intercettato lui, loro ascoltavano Mancino.
    Nel caso in questione si potrebbe intercettare il boss, chi negherebbe che è legittimo? E se poi quello si mette a parlare anche con i parlamentari noi che ci possiamo fare?

  • leguleio

    Quindi, John Doe, se ho ben capito lo scopo è di incastrare Alfano e Lumia. In effetti, a fare le cose bene, con le intercettazioni a pioggia nell’ambiente attorno a una persona presa di mira si può rinviare a giudizio perfino san Francesco.
     
    Il punto è che non capisco perché mai dovrebbero incastrare Lumia e Alfano, ripeto, due signor nessuno.