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I fondi del governo per l'energia
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I fondi del governo per l’energia

Il decreto sviluppo destina nuove risorse alle fonti "convenzionali", i cosiddetti capacity payment, e i produttori di energie rinnovabili protestano

8 agosto 2012

Dopo l’approvazione del decreto sviluppo, venerdì scorso, si è aperto un dibattito nel settore energetico tra i produttori di energia rinnovabile e le cosiddette “aziende di produzione ed erogazione”, cioè quelle società pubbliche che “producono ed erogano servizi alla collettività”: aziende come l’ENEL, che forniscono energia che in parte producono e in parte importano grazie a contratti, spesso molto onerosi, con produttori stranieri di gas ed energia elettrica. Questo perché il decreto sviluppo, tra le altre cose, destina a queste aziende delle risorse che teoricamente non dovevano essere assegnate fino al 2017, tra le proteste dei produttori di energia rinnovabile.

Il Financial Times ha scritto che da una recente analisi emerge che la maggior parte del centro Italia e tutto il sud stanno raccogliendo una buona parte del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idrogeno) e che l’Italia è sulla buona strada per raggiungere già nel 2012 la quota di produzione di elettricità prodotta da rinnovabili che richiede l’Unione Europea entro il 2020: il 26 per cento. Questo risultato si è sommato a un crollo della domanda energetica complessiva, a causa della recessione. La sovracapacità di produzione ha abbassato i prezzi medi dell’energia durante il giorno e per far fronte alle perdite avrebbe portato diverse aziende fornitrici ad alzare i prezzi notturni (gli aumenti sono oggetto di indagine da parte dell’Autorità per l’Energia). A fronte di questa situazione il governo ha anticipato, con due emendamenti del decreto sviluppo, i cosiddetti capacity payment: sovvenzioni per gli impianti esistenti e per quelli che le aziende fornitrici vorrebbero costruire, che sarebbero dovuti entrare in vigore a partire dal 2017.

capacity payment sono di fatto degli incentivi alle energie fossili, approvati nel decreto sviluppo su proposta del deputato PdL Stefano Saglia con il sostegno di PD, FLI, UdC e Lega Nord. Questa pratica prevede che la remunerazione degli impianti avvenga in base alla potenza installata e non in base alla loro produzione effettiva (che in concorrenza con il fotovoltaico e con i consumi che crollano, sarebbe in diminuzione). Il governo ha fatto sapere che questa norma è necessaria perché gli impianti delle rinnovabili e i nuovi modelli energetici non sono ancora in grado di raggiungere una quota sufficiente di energia in grado di soddisfare il fabbisogno totale, e che quindi per il momento non si può fare a meno di continuare a investire sulle centrali alimentate da fonti convenzionali (e più inquinanti): carbone, petrolio, gas.

I produttori di energie rinnovabili considerano invece i capacity payment un ostacolo al loro sviluppo e un vantaggio per le aziende pubbliche monopoliste, come l’ENEL. Gli impianti “a ciclo combinato a gas“, termoelettrici, non riescono in questa fase a essere competitivi: per ripagare gli investimenti fatti negli anni scorsi queste centrali dovrebbero funzionare almeno 4 mila ore l’anno, invece funzionano in media 2.500 – 3 mila ore, anche per la concorrenza del fotovoltaico. Gli impianti fotovoltaici, infatti, producono durante il giorno elettricità a basso costo e questo permette anche di tenere più bassi i prezzi dell’energia.

L’Autorità per l’Energia definirà, entro 90 giorni dall’approvazione della legge di conversione del decreto, i modi in cui scegliere gli impianti e la quota da assegnare. Si stima che i capacity payment siano già costati allo Stato 145 milioni di euro all’anno. Il Financial Times ha scritto che la richiesta fatta al governo da parte delle aziende è stata di 1,5 miliardi di euro. C’è comunque il rischio, denunciato dagli operatori del settore, che il Commissario alla concorrenza Joaquìn Almunia dell’Unione Europea blocchi questo sistema di sovvenzione perché contrario alle leggi comunitarie sulla concorrenza. Anche Confindustria aveva chiesto di non creare un sistema troppo generoso di capacity payment. In una nota aveva detto che questo sistema «può innalzare ulteriormente il costo della bolletta per un valore compreso tra i 500 e gli 800 milioni di euro».

Angelo Consoli, presidente di un’associazione di imprenditori del settore, ha detto al Financial Times che «i capacity payment rappresentano l’ultima beffa per le energie rinnovabili italiane, l’ennesimo regalo fatto a ENEL e altri monopolisti inquinatori». Simone Mori, direttore del dipartimento regolamentazione di ENEL, ha difeso le nuove misure perché «bisogna tenere in considerazione il calo di forniture di gas, come successo l’anno scorso quando la Russia ha chiuso i rubinetti, e tenere quantità di gas di riserva per i momenti in cui il sole e il vento scarseggiano». E soprattutto che «senza l’approvazione di questo decreto gli impianti sono a rischio chiusura».

Foto: ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images

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  • staschieach

    «bisogna tenere in considerazione il calo di forniture di gas, come successo l’anno scorso quando la Russia ha chiuso i rubinetti, e tenere quantità di gas di riserva per i momenti in cui il sole e il vento scarseggiano».. Ma glielo hanno scritto questo brano o l’ha pensato tutto da sè??..
    (Governo schifo, qui c’è poco da dire)

  • richard77

    Il campo dell’energia penso sia secondo solo alla produzione di cibo per la facilità con cui si possono sfruttare i dati (e l’effetto Dunning–Kruger) per sostenere una posizione piuttosto che un’altra.

    Premesso che la rete elettrica deve avere una capacità produttiva superiore alla domanda (altrimenti basta una lampadina di troppo per avere un blackout), che maggiore è la porzione di produzione proveniente da fonti discontinua (sole e vento) maggiore è la capacità di riserva necessaria, mi sembra pacifico che qualcuno debba pagare l’infrastruttura necessaria per la capacità di riserva.

    In realtà c’è molto da dire (o meglio, c’è molto da imparare, prima di avere qualcosa da dire).

  • staschieach

    @ RICHARD77..Caro, non mi insegni proprio niente, lo so perfettamente che occorre mettere a disposizione sulla rete una offerta ben più ampia della domanda x fronteggiare picchi e variazioni. NON E’ QUESTO IL PUNTO: il punto è usare ridicole argomentazioni del genere x sostenere delle posizioni vetuste, di politici aggreppiati e totalmente asserviti ai poteri forti , quando – non occorrono calcoli complicati – basterebbe consentire, anche tramite l’incentivo pubblico e le leggi dunque – l’espansione del fotovoltaico, eolico ecc SU BASE EXTRASISTEMICA , cioè consentendo il distacco da questa RETE SUCCHIASANGUE – ti basti sapere che oggi ci sono pale eoliche da 1,5/3 kw con cui puoi avere la tua propria pala eolica – e permettere alla gente l’inizio della indipendenza energetica. Cosa NON VOLUTA xkè sposterebbe un pò il potere da chi controlla a chi viene controllato.
    Che è la SOLA ED UNICA RAGIONE PER CUI SI CONTINUA A SOSTENERE LA FONTE FOSSILE ED IL SISTEMA INERENTE.

  • leguleio

    ti basti sapere che oggi ci sono pale eoliche da 1,5/3 kw con cui puoi avere la tua propria pala eolica – e permettere alla gente l’inizio della indipendenza energetica. Cosa NON VOLUTA xkè sposterebbe un pò il potere da chi controlla a chi viene controllato.
     
    Non è possibile l’indipendenza energetica a una comune famiglia, almeno non in Italia. Il vento soffia quando vuole, l’energia solare c’è solo alcune ore al giorno, e allo stato non esistono accumulatori di capienza e di durata sufficiente per compensare i momenti in cui queste fonti di energia mancano.

  • richard77

    @staschieach
    Riferimento ai poteri forti: c’è
    Rifiuto di portare la discussione su base fattuale (“non occorrono calcoli complicati”): c’è
    Riferimento populista (“l’indipendenza energetica”): c’è
    Secondo riferimento ai poteri forti: c’è
    Bonus point: italiano da sms
    Insomma, non ci facciamo mancare niente.

    Vorrei farti notare che adesso che sono le 22:00, la produzione fotovoltaica è zero, e proprio per questo serve una centrale a gas per dare corrente al mio pc. Visto che l’ENEL (o chi per essa) l’ha costruita per andare 24h al giorno, e non per salire o scendere di carico ricorrendo il sole e il vento, qualcuno deve farsi carico dell’inefficienza (economica e termica). Che poi sia lo Stato con incentivi o direttamente le aziende e i consumatori in bolletta cambia poco, ma nascondere la testa sotto la sabbia serve a poco.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    Giusto, per questo decimo di energia che si utilizza alla sera servono paccate di soldi alle solite fonti NON rinnovabili.
    Encomiabili. :)

  • leguleio

    Per akiro

    Giusto, per questo decimo di energia che si utilizza alla sera servono paccate di soldi alle solite fonti NON rinnovabili.
    Encomiabili. :)

     
    Se a te davvero non servono, in quanto leggi a lume di candela e hai un PC che si ricarica a manovella, siamo contenti tutti.
    Ma non imporre le tue esigenze e i tuoi bisogni a tutta la popolazione. Ognuno vuole potersi regolare come crede.
     
    Sui soldi alle energie non rinnovabili, leggi il commento di Richard77: da qualche parte i soldi devono venire fuori.

  • staschieach

    @ RICHARD77.. non occorre risponderti frase su frase, peraltro tu di FATTI non ne hai portati. Hai riportato invece il solito ASSIOMA professato ovunque. E non è questa la sede in cui portare i dati, che come hai scritto te.. vuoi che citi quanto hai scritto nel tuo 1° intervento??
    Oggi, non solo potremmo essere altamente indipendenti dal sistema CON le fonti rinnovabili (basterebbe ampliarle fin dove è possibile, e ad oggi siamo lontani) ma esistono altre tecnologie più avanzate che ci consentirebbero la totale indipendenza energetica. Il problema è che la media della gente purtroppo non ha tempo x approfondire, mentre i soliti ignoti mantengono così il controllo del sistema.
    E quelli come te contribuiscono a questo gioco.

  • richard77

    Una curiosità: l’assioma sarebbe che alle 10 di sera non c’è il sole?
    Poi il residenziale su cui mi sembra ti concentri conta per meno di un quarto dell’energia elettrica consumata in Italia (fonte Terna), e il fotovoltaico ha contribuito per poco più del 3% (l’eolico un po’ meno) della produzione totale.
    La parte del leone delle rinnovabili la fa l’idroelettrico (con il 15%), ma è già saturo e sicuramente poco localizzabile.
    Quindi no, non è possibile essere indipendenti per gran parte energeticamente (magari una casetta isolata o un piccolo condominio, forse sì, ma una città come Milano?). Già una piccola azienda può facilmente richiedere 1-2MW di potenza, che deve essere sempre disponibile, molti processi industriali non si possono interrompere.
    Se pensi che sia possibile staccarsi dalla rete perché non lo fai? Hai paura che l’ENEL ti mandi i bravi?

  • richard77

    Stanotte ha deciso che non si dorme…
    Volevo scusarmi con staschieach per i toni inutilmente aspri, e con tutti per aver contribuito a divagare dal tema centrale dell’articolo, che è (secondo me) chi deve pagare per la capacità di riserva (direttamente lo Stato, i consumatori in bolletta) e quale sia il prezzo “giusto”.
    Per quanto riguarda il miglior modo di averla, dal punto di vista tecnico le turbogas sono (purtroppo) la migliore fonte di potenza su richiesta in breve tempo (forse l’idroelettrico potrebbe competere, ma è geograficamente concentrato al Nord e soggetto a stagionalità)

    Per Akiro, il problema non è il decimo di energia, è che la rete per stare in piedi deve essere equilibrata, altrimenti collassa. Il blackout del 2006 è stato causato proprio dalla mancanza di 4GW di produzione su 40GW. (fra altro, il problema c’è anche quando la rete produce troppa energia…)

  • leguleio

    Per Richard77

    Quindi no, non è possibile essere indipendenti per gran parte energeticamente (magari una casetta isolata o un piccolo condominio, forse sì, ma una città come Milano?).
     
    Io sostengo che non sia mai possibile, data la forza dei venti e l’irraggiamento presenti in Italia. Non escludo che esistano zone con microclimi molto favorevoli che lo permetterebbero, ma si tratta di nicchie. Ovviamente escludo l’idroelettrico, perché 1) non è un impianto che si può installare per una casa monofamiliare e 2) può essere impiegato solo in precise zone.
     
    In letteratura, non ho mai visto finora un esempio di abitazione autosufficiente dal punto di vista energetico. Spesso si dichiarano tali, ma c’è il trucco. :-)

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    L’indipendenza energetica e solo da fonti rinnovabili sarebbe veramente auspicabile. Spero di riuscirla a vedere in questa vita! =)
    Io non ne capisco molto, ma dal geotermico non si potrebbe ricavare qualche cosa di buono?

  • leguleio

    Per giaimeddu

    L’indipendenza energetica e solo da fonti rinnovabili sarebbe veramente auspicabile. Spero di riuscirla a vedere in questa vita! =)
    Io non ne capisco molto, ma dal geotermico non si potrebbe ricavare qualche cosa di buono?

     
    In Islanda sì. :-)
    In Italia, il tipo più comune di energia geotermica per uso domestico, la pompa di calore geotermica, permette di risparmiare energia per il riscaldamento (e per l’aria condizionata d’estate). Ma ha bisogno di energia elettrica per funzionare, quindi siamo daccapo.

  • pendolare

    il giorno che questo paese adotterà una politica energetica sensata gli elettroni avranno l’alzheimer e gireranno in sedia a rotelle.
    Per come la vedo io questa è la soluzione sbagliata ad un finanziamento troppo elevato delle rinnovabili che ne ha ovviamente provocato uno sviluppo troppo rapido che è incontrollabile sia per il rinnovabile sia per la concorrenza fossile. Si fosse sprecato di meno saremmo in linea con gli impegni internazionali e magari si avrebbe dato il tempo all’energia non rinnovabile di assorbire il colpo senza traumi.