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La prima volta di Pistorius alle Olimpiadi

La prima volta di Pistorius alle Olimpiadi

La storia e le foto dell'atleta che corre su due protesi di fibra di carbonio: ha corso questa mattina nelle qualificazioni dei 400 metri, arrivando secondo

4 agosto 2012

Oggi Oscar Pistorius ha corso per la prima volta alle Olimpiadi. Si è trattato della prima gara di qualificazione per i 400 metri, dove è arrivato secondo. Pistorius è l’atleta sudafricano noto in tutto il mondo perché al posto delle gambe ha due protesi meccaniche e che ha portato avanti una lunga battaglia perché gli fosse consentito disputare le Olimpiadi (correva invece, regolarmente, nella Paralimpiadi).

Soprannominato “Blade Runner” e “l’uomo più veloce senza gambe”, Pistorius, fino al 2008, non ha potuto partecipare alle Olimpiadi con la motivazione che le sue protesi al carbonio gli concedevano un vantaggio rispetto ai corridori normali. Alla fine, dopo una decisione di un tribunale svizzero, è riuscito a qualificarsi alle Olimpiadi di Londra 2012.

Oscar Pistorius è nato nel 1986 in Sudafrica con una malattia congenita ad entrambe le gambe, che gli furono amputate prima di compiere un anno. Nonostante la menomazione, Pistorius ha sempre praticato sport: cominciò all’età di 11 anni nel rugby, continuando poi con pallanuoto, tennis e lotta. Dopo un incidente al ginocchio, nel 2003, lasciò il rugby e si dedicò alla corsa specializzandosi nei 400 metri.

Quello che ha permesso a Pistorius di correre sono le protesi che utilizza dal 2004. Si chiamano Cheetah (“ghepardo”) e sono prodotte da una ditta islandese che ha sedi in tutto il mondo, la Össur. Si tratta di due lame in fibra di carbonio a forma di J, che richiamano nella forma le zampe posteriori di un ghepardo. Sono alte 41 centimetri e pesano 512 grammi. Le protesi Cheetah sono state introdotte nel 1996 e sono attualmente usate da circa il 75 per cento degli atleti paralimpici. Spesso Pistorius si allena in Friuli, a Gemona.

Quella di oggi non è stata la prima volta in cui Pistorius ha gareggiato contro atleti normodotati. Aveva già corso i 400 metri il 13 luglio 2007, al Golden Gala di Roma, e si era piazzato secondo. Poche settimane prima, l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera (IAAF) aveva inserito un nuovo comma nel regolamento che vietava agli atleti l’uso di qualunque dispositivo che avrebbe potuto migliorare le loro prestazioni.

La gara di Roma e una successiva gara a Sheffield furono monitorate dalla IAAF per vedere se le protesi di Pistorius potessero rientrare nella categoria dei dispositivi tecnici in grado di procurare vantaggi. Per completare i test, nel novembre 2007, Pistorius fu invitato dalla IAAF a prendere parte a una serie di esperimenti all’università di Colonia, in Germania. Le conclusioni del professore di biomeccanicia Peter Brüggemann furono che le protesi garantivano a Pistorius dei vantaggi significativi.

Nel gennaio 2008, giustificandosi con i risultati dei testi di Colonia, la IAAF decisie di vietare a Pistorius la partecipazione ai giochi olimpici di Pechino nel 2008. Pistorius non si arrese: ingaggiò uno dei più grossi studi legali statunitensi e fece appello al Tribunale Arbitrale dello Sport, a Losanna (l’unico tribunale competente per le dispute che hanno a che fare con le Olimpiadi). Contemporaneamente si sottopose a un’altra serie di test all’università di Houston.

L’appello gli dette ragione. I test fatti da Brüggemann a Colonia, scrissero i giudici, erano viziati dal fatto di misurare solo la corsa di Pistorius a piena velocità e in linea retta, senza considerare le curve che sono presenti nella corsa dei 400 metri e i problemi che hanno le protesi nelle fasi di partenza e accelerazione. La decisione dell’IAAF decadde immediatamente, ma Pistorius non riuscì a qualificarsi per Pechino 2008. Riuscì invece a ottenere il tempo necessario alla qualificazione 4 anni dopo, dopo aver garaggiato nel 2011 ai Mondiali di atletica leggera di Daegu. Alle Olimpiadi di Londra 2012 gareggerà nei 400 metri e nella staffetta 4×400 metri.

foto: Michael Steele/Getty Images

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  • paolo192

    Posso gettare un sasso nello stagno, e dire che – mia opinione eh – non è giusto che sia dov’è?

  • pepato

    @paolo192 sono d’accordo. Credo che la vicenda sia solo frutto di buonismo e sentimentalismo, ma dal punto di vista sportivo sia profondamente ingiusto che gareggi insieme agli altri atleti. Poi massimo rispetto per l’uomo, e per tutte le guerre che ha dovuto portare avanti: è un grande. Però non è giusto che sia lì.

  • robertobe

    @paolo192 e @pepato:

    Sì, certo, come no.

    Se le protesi dessero dei vantaggi rispetto agli arti reali, le Paralimpiadi avrebbero risultati migliori rispetto alle Olimpiadi. Non è che magari Pistorius è semplicemente un ottimo atleta e ottiene ottimi risultati NONOSTANTE le protesi?

    Quando alle Paralimpiadi in una qualche disciplina si avranno SISTEMATICAMENTE risultati anche solo confrontabili (non migliori) a quelli olimpici, allora significherà che la tecnologia è migliorata a tal punto da dover prendere in considerazione la cosa. Fino ad allora, pedalare (anzi correre).

  • gegio7

    Quoto Pepato al 100% Non è questione di vantaggi o svantaggi, cosa che peraltro non potrà mai essere calcolata con certezza: è brutto a dirsi, ma gli altri corrono con le gambe, lui no

  • piti

    Credo che sia evidente a tutti che la sua vicenda umana ha fagocitato ogni altra considerazione. Prima fra tutte, la regolarità tecnica di un simile modo di competere. Non capisco, sinceramente, come lo si possa negare. Che significa che “magari Pistorius è semplicemente un ottimo atleta nonostante le protesi”? Come si fa a scorporare il suo essere un eventuale ottimo atleta dal fatto di appoggiare su protesi in fibra di carbonio? E io, che sono alto 1,75, non sono allora magari un ottimo pivot per i Los Angeles Lakers, se mi metto dei trampoli a molla? E come si fa a forfettizzare quello che le Cheetah fanno perdere in curva con quello che fanno guadagnare sul rettilineo finale? E se un domani lui decidesse di fare gli 800 o i 1500, nei quali la partenza conta poco, la velocità in curva pure, e superasse tutti nei due rettilinei?
    Onore alla sua tenacia, ma è una cosa senza senso, e che potrebbe rappresentare un precedente foriero di un sacco di rogne.

  • zobbo

    Sicuramente si tratta di un grande atleta, tuttavia mi sento di quotare in pieno GEGIO7. Anche per me non è giusto che sia lì. E probabilmente gli hanno permesso di qualificarsi solo perché certi che non possa andare a medaglia.
    Ipotizziamo per assurdo un WR fatto con quelle protesi. Sarebbe da considerare valido?

  • anita81

    Sono d’accordo con Robertobe: se il 75% degli atleti paralimpici corre con quelle stesse protesi, e NESSUNO – nessuno tranne Pistorius, appunto – fa dei tempi paragonabili a quelli degli altri alteti, tempi che consentano loro di qualificarsi alle olimpiadi, questo per me significa che quelle protesi non danno necessariamente un gran vantaggio. In altre parole, è Pistorius ad essere fenomenale, e non tanto le protesi che usa.

  • Ryoga

    Secondo me c’è proprio poco da discutere, si tratta di un’incredibile buffonata.
    Pistorius, a prescindere dall’impatto globalmente positivo o negativo delle protesi, sta praticando un altro sport.
    Ciò che rende il tutto ancora più ridicolo è questa storiella buonista sta in piedi fin tanto che Pistorius (o chi per lui) fa bene senza essere competitivo ai massimi livelli. Cosa diremmo se un’atleta con le protesi battesse il record del mondo? Quanti a quel punto considerebbero questa una bella storia e non uno scandalo?
    Per chi non pensa sia possibile, ricordo che:
    - è possibile avere dei vantaggi, di principio, in quanto in sedia a rotelle si corre la maratona più veloci che a piedi
    - le paraolimpiadi sono molto meno competitive, pochi professionisti e un gruppo di talenti tra cui pescare limitato. Può tranquillamente in pochi anni venir fuori il mostro che riscrive tutti i record, come è accaduto negli ultimi 50 anni in tutti gli altri sport che all’epoca non erano maturi

  • leguleio

    Aggiungo che cercare di far confronti fra atleti all’interno delle paralimpiadi è impostare male il discorso. Lo si può fare, eventualmente, in una gara cui tutti gli atleti corrono su una sedia a rotelle omologata e dalle stesse caratteristiche tecniche. Fuori da quel caso particolare, nelle gare in piedi ogni atleta ha il suo preciso handicap. Pistorius ha avuto la parte della gamba sotto il ginocchio amputata da infante, in pratica è sempre stato così. Non è paragonabile con chi ha perso quella parte in età adulta, o ancora, con chi oltre alla mancanza di parte della gamba ha malformazioni congenite che interessano tutti gli arti, o ancora, ha avuto una parte della gamba amputata più limitata, e la situazione non permette i cheetah islandesi.
     
    Oscar Pistorius è anche un caso a parte fra i menomati agli arti, perché non so quanti di loro avrebbero i soldi e la voglia di ingaggiare i migliori avvocati su piazza per fare ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, e vincerlo.

  • pendolare

    c’è una cosa da dire… alle para-olimpiadi di solito i corridori hanno una gamba sana e una amputata con la protesi e conseguentemente hanno una migliore partenza di Pistorius ma una volta a regime hanno un andatura leggermente zoppicante che li penalizza rispetto ad un atleta con due protesi e quindi bilanciato

  • marquinho

    Si è fatto uno strappo alla regola per l’eccezionalità del caso ma da un punto di vista logico non ha senso: perché Pistorius può correre i 400 con le cheetah e tizio anch’egli amputato non può correre la maratona olimpica con la wheelchair-handbike?
    Robertobe prova a vederti i tempi realizzati con la wheelchair-handbike.
    Comunque massimo rispetto per l’uomo Pistorius.

  • robertobe

    @Marquinho

    Sono d’accordo. Infatti ho detto che quando la protesi garantisce un vantaggio certo e misurabile rispetto alla normodotazione, non deve più essere concessa.

    E’ già successo, mi sembra, con il caso delle “supertutine” per i nuotatori.

    Poi, come al solito, c’è sempre un limite arbitrario alla definizione di “naturalità” del gesto sportivo. O vorremmo negare che le scarpette favoriscano un centometrista rispetto al collega che corre a piedi scalzi? Astenersi filoafricani, qui si parla di breve distanza ;-)

  • quovadiz

    Fino a che anche alle molle al titanio non verranno i crampi, Pistorius non può essere considerato un normodotato.

  • akappa

    Discutere se le protesi siano “vantaggiose” o meno è ininfluente.
    È una questione di principio, di regole del gioco: tutti gli atleti devono gareggiare a parità di condizioni, e nel caso suo ciò non vale.

    (E comunque, secondo alcuni studi, le protesi DANNO un vantaggio stimabile fino al 20% nella fase aerea: http://www.ilpost.it/2012/08/04/quanto-si-puo-ancora-migliorare-il-record-dei-100-metri/)

  • marquinho

    Quovadiz
    i crampi vengono nella marcia e nella maratona, non nei 400, forse intendevi uno strappo muscolare e in teoria le protesi si potrebbero rompere anche se immagino siano studiate per non farlo.
    Però si potrebbero aggiungere altre considerazioni: nella parte finale dei 400 tutti rallentano, (chi sembra andare forte in realtà si limita a rallentare di meno) ad eccezione di Pistorius che può sfruttare in pieno il vantaggio delle cheetah mentre in curva deve trattenersi più degli altri. Ergo Pistorius pratica di fatto uno sport diverso anche se corre sulla stesso terreno dei normodotati.
    A mio avviso quelli del CIO hanno pensato che fosse più importante dare un messaggio di riscatto a chi soffre piuttosto che salvaguardare un principio.

  • omiblack

    se qualcuno di voi qua sopra si crede più competente dei tecnici assunti dal tas di Losanna si faccia avanti a loro e si faccia assumere, NESSUNA regola è stata modificata o cambiata, si è qualificato con le proprie forze (le protesi sono anche di vecchia generazione)! Se volete ridiscutere le sentenze c’è un vecchietto ad arcore pronto ad accogliervi nella sua confraternita, fino a quel punto stop, uno che si allena 8 ore al giorno e che alla fine (con fatica) riesce a qualificarsi va rispetato.
    Allora dovremmo far gareggiare solo quelli alti uguale, solo quelli che pesano uguale, solo quelli con lo stesso numero di piedi…

  • piergiofra

    Non credo che per avere un’opinione sulle regole che hanno portato Pistorius alle Olimpiadi si debba per forza chiedere asilo ad Arcore. Detto ciò, non è in discussione se Pisturius sia o no legittimato a correre, per questo c’è una sentenza definitiva. Si discute invece se le queste norme salvaguardino o no la parità di mezzi nella competizione.
    Il fatto che si allena 8 ore al giono non ha importanza, tanti si allenano anche di più e alle Olimpiadi non riescono ad arrivare.
    Che sia riuscito a raggiungere il minimo per partecipare, beh le condizioni con le quali il minimo è stato raggiunto è proprio ciò di cui stiamo parlando.

  • leguleio

    Per omiblack

    se qualcuno di voi qua sopra si crede più competente dei tecnici assunti dal tas di Losanna si faccia avanti a loro e si faccia assumere,
     
    Se avessi le risorse per ingaggiare un avvocato come Jeffrey L. Kessler, e per far eseguire nuovi test che invalidano i precedenti, un pensierino ce lo farei. Ahimè, non me li posso permettere.

     
    Se volete ridiscutere le sentenze c’è un vecchietto ad arcore pronto ad accogliervi nella sua confraternita, fino a quel punto stop,
     
    Ecco, a proposito di sentenze: la corte ha anche aggiunto che “the scope of application of this ruling is limited to the eligibility of Mr Pistorius only and, also, only to his use of the specific prostheses in issue in this appeal”.
     
    Che è un modo diplomatico per dire che eventuali decisioni future con altre persone potrebbero essere assai diverse, quasi abbiano voluto fare un piacere a Pistorius. Secondo me, almeno.