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Perché l'Italia ha atleti militari?

Perché l’Italia ha atleti militari?

E quanti sono? Qualche dato e un po' di storia su una nostra vecchia tradizione

3 agosto 2012

Durante le Olimpiadi, è facile notare dalle telecronache che molti degli atleti italiani fanno parte delle forze armate o dei corpi di polizia. Si tratta di una caratteristica dello sport italiano: oltre ai professionisti in alcuni degli sport più diffusi – tennis, calcio, basket, pallavolo – gran parte degli atleti che gareggiano nelle altre discipline si allena e riceve uno stipendio grazie all’Esercito, alla Polizia, alla Guardia di Finanza, eccetera.

È una tradizione molto antica e tipica dell’Italia ed è, nei fatti, un sostegno diretto dello Stato alle attività sportive, che ha una storia molto lunga e caratteristiche molto particolari. A volte questa tradizione è stata criticata, con l’argomento che lo Stato non dovrebbe fornire uno stipendio unicamente per praticare un’attività sportiva: agli atleti coinvolti è stato allora dato il nome, dalla connotazione negativa, di “atleti di Stato”, richiamando i gruppi sportivi attivamente sostenuti dagli stati comunisti durante la Guerra fredda (Unione Sovietica, Germania dell’Est). Altri sostengono invece che senza questo tipo di sostegno negli sport cosiddetti “minori” molti atleti validi incontrerebbero grandi difficoltà nel trovare il tempo di allenarsi e prepararsi degnamente alle competizioni internazionali.

Quanti sono
Molti corpi hanno una sezione dedicata a Londra 2012 sul loro sito, che aiuta anche a farsi un’idea dei numeri. Gli atleti che gareggiano per l’Italia alle Olimpiadi di Londra 2012 sono complessivamente 290. Di questi, l’Aeronautica Militare ha 29 atleti, la Marina Militare ne ha 9, l’Esercito 25 e i Carabinieri 22. Tra i corpi dello stato, la Polizia ha 31 atleti (che fanno parte delle cosiddette “Fiamme Oro”, dal nome del gruppo sportivo, nel caso lo sentiate in una telecronaca), la Polizia Penitenziaria 18 atleti (“Fiamme Azzurre”), il Corpo Forestale dello Stato altri 18 e i Vigili del Fuoco (“Fiamme Rosse”) ne hanno uno solo. La Guardia di Finanza ne ha ben 41 (del “Gruppo sportivo Fiamme Gialle”). In totale, quindi, 194 atleti su 290, circa due terzi del totale.

Più in generale, il numero degli atleti militari e dei corpi dello stato è di alcune centinaia, dato che ovviamente non tutti gli atleti si qualificano alle Olimpiadi, e che altri non si allenano in discipline olimpiche: secondo i dati forniti dall’Ufficio Sport dello Stato Maggiore della Difesa, gli atleti militari tra Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, a oggi sono circa 590, quasi il 40 per cento dei quali nell’Esercito. Il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) ha un’apposita sezione del suo sito per i “Gruppi sportivi militari e Corpi dello stato”, che contiene però solamente qualche recapito degli organismi responsabili delle diverse forze armate.

Gli atleti militari
I “gruppi sportivi militari” sono quelli formati da atleti – detti “atleti militari” – che provengono da Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. Oltre a questi, ci sono atleti che fanno parte di corpi dello stato che non dipendono dal ministero della Difesa, ovvero Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco. Per comodità, li chiameremo di seguito tutti “atleti militari”.

Si diventa atleti militari tramite un concorso apposito, che viene bandito periodicamente dalle forze interessate. L’ultimo bando per l’arruolamento di 25 atleti militari nell’esercito è un buon esempio: si accede attraverso un concorso riservato agli atleti tra i 17 e i 35 anni e che hanno già ottenuto “risultati agonistici almeno di livello nazionale certificati dal CONI”. Il contratto, che è quello iniziale più diffuso per gli atleti militari, è come volontari in ferma prefissata quadriennale.

Gli atleti militari ricevono un addestramento apposito, che comprende anche le attività militari di base, e si allenano per la maggior parte del tempo nei centri sportivi dei loro corpi di appartenenza, anche se è possibile ottenere il permesso di allenarsi in altre strutture. Hanno grado e stipendio pari a quello di chi è in servizio nelle forze armate. Ogni due anni, gli atleti sono sottoposti a un controllo che rinnova la loro appartenenza ai programmi atletici; se non si hanno i requisiti, si può lasciare il corpo oppure ottenere un altro incarico al suo interno.

Alla fine della carriera sportiva o in caso di non idoneità, gran parte degli atleti mantiene l’appartenenza al corpo in cui si è allenato. Alcuni di loro rimangono nel grande circuito dei centri sportivi e nei programmi di allenamento delle forze armate e dei corpi di polizia, ma il numero degli ex atleti è troppo alto e di conseguenza alcuni vanno a svolgere un altro incarico nel corpo di cui fanno parte, al di fuori del settore sportivo.

È possibile anche il passaggio da un corpo ad un altro, fatto che pochi mesi fa – quando ci fu qualche passaggio di atleti di primo piano in vista delle Olimpiadi – venne commentato in modo piuttosto critico, e come un fenomeno da arginare, dal generale Rinaldo Sistili, capo ufficio collegamento tra le Forze armate e il CONI.

Un po’ di storia
La storia di come mai gli atleti italiani siano così spesso inquadrati nelle forze armate o di polizia è piuttosto complicata, perché varia notevolmente da corpo a corpo ed è per gran parte frutto di una lunga tradizione, che è stata poi regolata con precisione solo negli ultimi decenni: ogni corpo, si può dire, ha una storia a sé.

Atleti che facevano parte dell’Esercito italiano, della Marina Militare e della Guardia di Finanza partecipano a competizioni sportive agonistiche fin dalla fine dell’Ottocento, inizialmente organizzati in squadre speciali o in reparti che si dedicavano principalmente all’attività sportiva all’interno di ogni singolo corpo. Nelle prime edizioni delle Olimpiadi c’erano atleti di quei tre corpi: ad esempio alle Olimpiadi del 1908, sempre a Londra, l’Italia vinse una medaglia d’oro con Enrico Porro, nella lotta greco-romana. Porro era un marinaio del cacciatorpediniere Castelfidardo della Regia Marina.

Altri corpi hanno iniziato l’impegno sportivo più tardi. Il Corpo forestale, ad esempio, cominciò solo negli anni Cinquanta, mentre la Polizia Penitenziaria ha iniziato a occuparsi di sport agonistico a partire dal 1985.

Con il tempo questo impegno sportivo è stato formalizzato con leggi e regolamenti (ad esempio la legge 31 marzo 2000, n.78). Questi hanno riconosciuto la possibilità, per corpi armati e forze di polizia, di arruolare atleti con risultati di livello nazionale, riconoscendo di fatto una situazione che aveva una lunghissima tradizione.

Oggi ogni corpo ha una struttura organizzativa che da molti anni si occupa di allenare e selezionare gli atleti: i corpi più impegnati in questa attività, come l’Esercito e la Polizia, hanno molti centri sportivi in tutto il territorio nazionale. L’Esercito, ad esempio, ne ha sei, uno dei quali, nella caserma “Silvano Abba” di Roma, dedicato in modo specifico agli sport olimpici, mentre gli altri sono dedicati agli sport invernali (a Courmayeur), all’equitazione, alla motonautica o agli sport dei Giochi Militari. Il Centro Sportivo dell’Esercito, che gestisce l’insieme delle attività sportive, è stato creato ufficialmente nel 1960.

Anche la tradizione di mandare atleti alle Olimpiadi, e i successi che sono stati conseguiti, variano da corpo a corpo, con settori che hanno una lunga tradizione di atleti militari e altri invece coinvolgimenti più recenti. L’Aeronautica Militare ha inviato un suo atleta alle Olimpiadi per la prima volta nel 1988, a Seul, mentre almeno un atleta dei Vigili del Fuoco – fino a un massimo di 14 ai giochi olimpici di Città del Messico nel 1968 – ha partecipato alle Olimpiadi ininterrottamente dall’edizione del 1920 (tra i più celebri, il ginnasta Jury Chechi) a quella di Pechino del 2008, la prima in oltre ottant’anni senza un rappresentante dei suoi gruppi sportivi.

foto: LaPresse

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  • http://lafuori.wordpress.com/ miche fax

    un vero e proprio articolo on-demand visto che stamattina in molti lo chiedevano commentando un altro pezzo. tra l’altro siete stati velocissimi o l’avevate già pronto? complimenti.

  • lazzaro

    Io sapevo che nelle prime edizioni delle olimpiadi non erano ammessi gli atleti professionisti, tanto che qualcuno era stato squalificato perché tra un olimpiade e l’altra aveva ricevuto dei soldi come testimonial e il CIO aveva giudicato che il compenso fosse collegato alla notorietà data dalle olimpiadi precedenti.
    Come facevano i militari a partecipare?
    È un informazione sbagliata la mia o l’Italia barava mascherando atleti professionisti da militari per farli gareggiare contro i dilettanti delle altre nazioni?

  • ellevu

    @LAZZARO: magari è cominciata per caso, non trovo difficile per un militare di professione essere anche atletico, ma rimane atleta dilettante. A forza di dedicargli risorse il gruppo è diventato professionista come le olimpiadi… ed eccoci qua.

  • zobbo

    Grazie, bell’articolo che chiarisce bene la storia dello sport agonistico in Italia.
    Però in verità non risponde alla domanda “Perché?”, che è poi quella che dà il titolo all’articolo.
    In altri termini, la vera domanda da un milione di dollari è un’altra: come mai gli altri paesi civilizzati hanno strutture sportive che permettono di far crescere lo sport nazionale senza bisogno di bandi sulla gazzetta ufficiale? Ovvero, perché in Italia “i militari” sono gli unici in grado di garantire l’allenamento professionistico ad atleti di livello?

  • passante

    c’è scritto: atleti di stato perché l’italia è assimilabile a paesi come l’urss e la ddr

  • devicerandom

    Non sarebbe questa una spesa ovvia da tagliare?

  • satrapo

    Quoto in pieno ZOBBO.
    Aggiungo che dall’articolo, chiaro nella “fotografia” della situazione, non si evince per niente da chi provengano le “critiche” richiamate qua e là: sembra che il tutto sia frutto di una specie di inclinazione “naturale” del nostro Paese ad avere un Sistema Sportivo fondato sui Gruppi Sportivi Militari, e le critiche siano piccoli ostacoli messi lì da “eterni” che con lo sport non hanno nulla a che fare.
    Chi ci parla dei molti ragazzi che hanno rinunciato ad una carriera sportiva (di qualunque livello, perchè ad esempio onegli USA ci sono centinaia di atleti che vivono di sort e non sono alle Olimpiadi) perché non rassegnati a diventare militari? Perché non si mette minimamente in dubbio che questa “tradizione” sia accettata dagli sportivi?

  • roberttimmerman

    @DEVICERANDOM
    Non sarebbe questa una spesa ovvia da aumentare?
    (ovviamente fuori dal bilancio militare)
    Mi pare che in Italia la cultura sportiva sia talmente tanto avanzata da avere come ammortizzatori sociali per gli atleti le forze armate o i reality show. Se ti va proprio bene e riesci a spuntare qualche WR (al di fuori del calcio si intende) subentrano anche i Pavesini. Ma occhio perchè poi alla gente possono andare di traverso ed allora sono guai.

  • http://lo-level.blogspot.com antaniblinda

    Sport minori si, a patto che siano sport olimpici. Qualcuno dovrebbe scusarsi col muratore Vladi Panato http://it.wikipedia.org/wiki/Vladi_Carlo_Panato

  • lucac

    @ZOBBO: la “tradizione” mi sembra una buona motivazione. I gruppi sportivi militari hanno strutture, allenatori, medici, esperienza. Smantellare tutta questa cosa a favore di una struttura sportiva civile sarebbe un’impresa non da poco, con risultati più che scadenti nel breve periodo.
    E quindi la domanda è: chi glielo farebbe fare?

  • zobbo

    @ROBERTTIMMERMAN
    Andrebbe sì aumentata (e anche molto) la spesa per le politiche sportive in generale, ma non certo questo ridicolo stipendificio. Ad esempio, la prima cosa che mi viene in mente è lo sport nelle scuole e nelle università. Senza fare il paragone con gli USA e i loro campionati universitari.
    .
    Mi piacerebbe leggere un follow-up a questo articolo, riguardo all’organizzazione dello sport negli altri paesi europei. Germania, Francia, Gran Bretagna… Quali sono le politiche statali? E in generale, in che modo gli atleti emergono e si guadagnano la pagnotta?

  • milziade368

    I Centri sportivi militari (o simili) coltivano quegli sport che gli sponsor non giudicano convenienti. Rappresentano una voce di spesa nel bilancio, ma forniscono nella maggioranza dei casi un ritorno di immagine ben superiore al costo, derivante da un costante, assoluto impegno psicofisico, difficilmente immaginabile. Differiscono profondamente dalle numerosissime “poltronerie” caricate di poltroni che il Paese tollera e non contesta, anche perchè una buona parte (la peggiorpessimissima) dei cittadini ragiona: “non si sa mai…”

  • http://blogghetto.org michelelan

    É la solita storia italiana.. Vai a dire alla tua azienda che ti devi allenare per le olimpiadi, ti indicheranno la porta e ti diranno di consegnare prima la lettera di licenziamento.. In italia solo se sei statale ti puoi permettere di fare sport, di avere gravidanze..

  • karl

    @roberttimatten mi accodo a zobbo, i soldi

  • karl

    Dati alle forze armate, mi sembrano soldi tolti alla promozione dello sport a livello base, di programmi per la diffusione dello sport organizzati dai gruppi sportivi ne ho sempre visti pochi.
    @miliziade sei sicuro? io direi il contrario nella maggior parte dei casi non forniscono alcun ritorno. Una pesista, il campione di orientamento che ritorno di immagine danno allo stato italiano? Se c’è il ritorno di immagine il privato ha interesse. Di sicuro il privato non gli garantisce un posto a vita. A me sembra tutto molto autoreferenziale i gruppi sportivi hanno per la maggior parte atleti che stravincono solo in italia, solo per poter mostrare dei risultati ed ottenere altri finanziamenti. Tra l’altro stando in competizione tra loro aumentano ancora di più la spesa come segnala l’articolo del fatto.

  • karl

    @michelelan una volta la fiat aveva un grande gruppo sportivo (mennea la simeoni…) http://www.sisportfiat.it/it-IT/chisiamo/Pages/Home.aspx
    La lotta a faenza ( cioè le ultime 4 medaglie) è finanziata dalla cisa quelli delle chiavi, il privato ha interesse a tirare su il campione, anche per motivi pubblicitari soprattutto a livello locale, quello che non può è finanziare le seconde scelte e dare lavoro dopo la carriera agonistica.

  • mttgdd

    In UK alcuni atleti sono finanziati dai ricavi delle lotterie http://www.lotteryfunding.org.uk/uk/uk-sport/

  • werner58

    @Zobbo: non vedo grande differenza fra avere nominalmente nelle forze armate gente che c’entra poco con le medesime a fini sportivi, e averla nelle università. Comunque, stare a guardare questi quattro soldi nel contesto del bilancio dello Stato mi sembra davvero eccessivo, per quanto sarebbe indubbiamente meglio se gli atleti potessero prosperare senza bisogno di aiuti statali.

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @Karl: l’articolo dice che circa 1 atleta delle forze armate su 3 si è qualificato alle olimpiadi (194/540). Non mi pare un risultato così da buttare. E’ chiaro che non molti vinceranno medaglie, ma se questo è l’unico parametro, allora tanto vale lasciar perdere gli sport che non garantiscono risultati. Io lo trovo inaccettabile però. Sono d’accordo che si potrebbe ripensare il modo di diffondere gli sport “minori”, ma è innegabile che se per la scherma forse i contratti privati possono arrivare, il nuoto cammina con le sue gambe e altri sport con una solida tradizione, magari possono essere autosufficienti, la maggior parte degli sport non sopravviverebbe da sola.

  • zobbo

    Per dire, Jessica Ennis, una delle favorite per la vittoria all’Eptathlon (non certo una specialità “mediatica”), è attualmente “arruolata” nel… City of Sheffield Athletic Club.

  • karl

    590 sono i militari, mancano le forze di polizia. E tra i qualificati alle olimpiadi bisognerebbe vedere i risultati, perche’ se esci al primo turno, none un gran risultato. Però il concetto non è tanto se lo stato debba o no sostenere lo sport, sia a livello agonistico che promozionale, il discorso è il come, per quanto tempo e a che costo. E se i gruppi sportivi militari aiutano o no la diffusione dello sport. Ha senso assumere i primi 4-5 atleti per una marea di sport? Ha senso dare la cittadinanza italiana a un pingpongista per arruorarlo nell’aeronautica, così mandiamo qualcuno alle olimpiadi, salvo poi che questo esce subito e il ping pong in italia è considerato un passatempo e non uno sport (e spazio per una diffusione ci sarebbe). Ha senso avere 8 gruppi sportivi?
    @ilpost grazie per l’articolo on demand. I pompieri non hanno un gruppo sportivo nazionale ogni comando provinciale ha il suo ed è più simile a un dopolavoro, oer questo c’è solo un pompiere. Stanno provando ora a costituire un gruppo sportivo e sarebbe il 9.

  • http://www.scienziatapazza.com scienziatapazza

    Viste le polemiche sarei curiosa di sapere quanti soldi pubblici vengono spesi per la nazionale di calcio ogni anno. Io sono contenta se le mie tasse sponsorizzano gli atleti olimpici attraverso le forze armate, mi fanno gioire, mi danno emozioni, e se questi sono gli “sprechi” allora voglio cambiare passaporto.

  • pendolare

    @SCIENZIATAPAZZA credo che sia il calcio (attraverso le scommesse sportive, sponsor e altro) a finanziare se stesso e anche un po’ degli altri sport.

  • gegio7

    @scienziatapazza La nazionale di calcio e la serie A hanno portato e portano una marea di soldi a tutto lo sport italiano e al calcio giovanile tramite sponsor, totocalcio, scommesse, tasse, impianti, indotto, etc…

  • http://www.casando.it annunci immobiliari

    In Italia non c’è proprio la cultura dello sport, esiste solo il calcio.
    Si dovrebbe investire molto di più nelle scuole, dare molta più importanza sia in qualità che in quantità alla materia di educazione fisica. E’ li che si possono trovare ragazzi e ragazze che hanno la possibilità di dare qualcosa allo sport.

  • http://kirklord.blogspot.com/ kirklord

    @Annunci
    Beh, se vuole essere un invito ad aumentare gli investimenti nella scuola pubblica, direi che sarebbe ora che qualcuno ci pensasse. Peccato che nell’ultimo decennio si sia fatto esattamente il contrario.

  • Eratostene

    @Gegio7
    Impianti? A me risulta che gli impianti siano a carico dello stato.

  • zobbo

    @SCIENZIATAPAZZA: non è questione di ‘spending review’, non facciamoci ingannare dalle mode del momento. E’ questione di strategia, di politica dello sport. Sono assurde un paio cose:
    1. Che i soldi per gli atleti italiani e per lo sport in generale arrivino dal ministero della difesa o simile.
    2. Che gli atleti italiani siano de facto costretti ad “arruolarsi” per partecipare a competizioni di livello.
    L’emblema di quest’assurdità è appunto la ragazzina della ginnastica artistica, classe 1995, altezza 152, arruolata nell’Esercito qualche mese prima delle olimpiadi…
    .
    Io credo che invece i soldi dello stato vadano investiti in politiche dello sport, quindi a partire dalle scuole, organizzazione di competizioni, finanziamenti per la costruzione di impianti aperti al pubblico civile, etc.
    Mentre gli atleti professionisti dovrebbero essere all’interno di un sistema per cui possano prendere uno stipendio dalle società sportive (non militari!) di cui fanno parte. Cosa che in Europa è La regola, dato che è sufficiente fare un giro su Wikipedia per scoprire che la maggior parte dei medagliati non-italiani appartiene a un qualche gruppo sportivo civile.
    All’interno di questo quadro sarebbe addirittura auspicabile persino un ‘aiuto’ economico diretto dello Stato agli atleti che partecipano a competizioni internazionali.

  • milziade368

    Solo il giorno in cui sarà trovata una soluzione migliore i centri sportivi delle Forze e Corpi armati dello Stato cesseranno di aver ragione di esistere.
    Volendo adibire a questi compiti una nuova struttura il passo deve avvenire senza incremento di personale e costi.
    Rammento che l’istituzione delle Regioni inizialmente prevedeva l’eliminazione delle Province……

  • zobbo

    Non c’è da trovare una soluzione, né tantomeno un nuovo carrozzone da tirare su. Le società sportive (anche se poche) ci sono anche in Italia. C’è da trovare la volontà di cambiare nei centri di potere. Cosa notoriamente impossibile, in questo paese.

  • nusselt

    @ Karl
    faccio atletica da 12 anni,magari facessi il minimo per le olimpiadi (anche il minimo B) e poi uscissi al primo turno.magari.altrochè se è un bel risultato!

  • microtoma

    Secondo me i corpi militari non dovrebbero avere nulla a che fare con lo sport. E chi ha fatto l’obiettore non ha gli stessi diritti di allenarsi coi soldi dello Stato?
    Meglio sarebbe obbligare quelli che vogliono fare lo “sport di stato” a diventare insegnanti di educazione fisica (e dedicare un po’ di tempo ai giovani).