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La Diaz di Canterini

La Diaz di Canterini

Il capo del "Settimo nucleo antisommossa" di polizia, condannato per le violenze del G8, ha scritto in un libro la sua versione di come andò

30 luglio 2012

La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti.

L’ex comandante del Primo reparto Mobile della Polizia di Roma, Vincenzo Canterini, ha pubblicato un libro – “Diaz“, scritto assieme a Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo e pubblicato dall’editore Imprimatur del gruppo Aliberti – in cui ricostruisce la sua versione dell’azione di polizia contro la scuola Diaz al G8 di Genova del 2001. Per il tentativo di occultare le violenze compiute contro le persone che si trovavano ospitate nella scuola, la Corte di Cassazione ha di recente confermato le condanne nei confronti di alcuni importanti dirigenti di polizia tra cui lo stesso Canterini.  Nel libro Canterini ripete alcune delle cose che ha raccontato durante i processi, in particolare lasciando capire che l’azione sia stata voluta dai vertici della polizia per ritorsione sui problemi che le forze di polizia avevano avuto nel contenere le proteste del G8, e attribuendo le violenze peggiori ai molti agenti coinvolti disordinatamente nell’irruzione, scagionando con questo i suoi uomini del “Settimo nucleo” antisommossa: «È mia intenzione parlare di chi e perché ha voluto a tutti i costi la Diaz, di chi ha coperto i veri massacratori della scuola, di chi e perché ha depistato sulle responsabilità alte, chi e perché ha scientificamente gettato fango sul Settimo (…) Erano bestie vili, da rintracciare e rinchiudere in gabbia. A cui nessuno ha però dato la caccia. Dal 2001 sono libere e impunite grazie anche a chi c’era ma in effetti non c’era, a chi comandava senza comandare, a quanti si trovavano lì per caso, per volontà superiore, per depistare, per randellarne uno ed educarne cento».

Invece mi ritrovai nel più grosso casino degli ultimi cinquant’anni. Valle Giulia al confronto fu una passeggiata al centro benessere. Una massa multiforme di divise riuscì finalmente a entrare nel cortile andando in scia al Ducato. Fu un’immagine altamente scenografica. Sembrava studiata per la stampa, che infatti era già lì, prima di noi, allertata da qualche stratega della comunicazione. Sarebbero bastate un paio di tronchesi, ma vuoi mettere l’irruzione plateale e rumorosa? Un’operazione ad alto rischio, con terroristi asserragliati peggio dei fedayn palestinesi al villaggio olimpico di Monaco, avviata con arnesi da scasso e ferramenta?
Percepivo i prodromi drammatici di uno show studiato a tavolino, replicato l’indomani con la conferenza stampa organizzata dentro a un’aula della Diaz. I cronisti erano tutt’intorno a un tavolo rettangolare dov’erano esposte le armi sequestrate: mazze, picconi, sassi, caschi, coltelli, maschere antigas, magliette nere. E quelle due bottiglie di Chianti doc bevute alla salute dei Grandi del pianeta e successivamente riempite con il liquido infiammatorio tipico della guerriglia.

L’operazione era stata pensata, ideata, orchestrata e coordinata come dura risposta dello Stato che fino a quel momento s’era fatto trovare impreparato in occasione del summit mondiale. Come spiegare altrimenti la presenza trafelata nel cortile, prim’ancora di rendere noto il numero degli arrestati e delle armi sequestrate, dell’addetto alle pubbliche relazioni della polizia? Non so di chi fu l’idea di allertare anzitempo tv, radio e giornali per magnificare un intervento dalle conseguenze tutt’altro che scontate. Ma fu sbagliata. Mi fu detto – ma a me sembrava francamente una cosa fuori dalla grazia di Dio – che i ragazzi che uscivano ammaccati dalla scuola erano rimasti feriti negli scontri della mattina; insomma, si tentò di darla a bere a me e a qualcun altro facendoci credere che quello era il lazzaretto dei black bloc. Una puttanata…
Quelle migliaia di immagini girate fino a notte fonda, infatti, anziché servire a ridare lustro al Corpo oltraggiato dai black bloc, si rivelarono formidabili prove per la pubblica accusa che, nel fare il conto di chi c’era e di chi non c’era ai posti di comando, di chi incrociò l’uomo delle molotov, undici anni dopo otterrà dalla Cassazione l’annientamento dei vertici della Pubblica sicurezza realizzando in questo modo i sogni più nascosti di terroristi e mafiosi. È bastato solamente essere stati alla Diaz per essersi visti la carriera rovinata.

I miei uomini li rividi nuovamente insieme dopo l’inutile tour a tenaglia. S’erano accodati alle operazioni di sfondamento. Io ero un po’ più defilato, tanto che non riuscii ad assistere al momento dell’irruzione, cosa che spiegai anche al pm. Nel corso del processo dissi chiaro e tondo che non avevo avuto una visuale a trecentosessanta gradi, ma la magistratura si mostrava scettica. Mi guardavano tra l’indispettito e il perplesso. Non riuscivano a capacitarsi che, davvero, in quella circostanza, il comandante del Reparto mobile di Roma – che non aveva responsabilità operative ma solo di supervisione e di assistenza tecnica – potesse essersi perso qualche scena del “grande spettacolo”.
Invece, andò proprio così. Aspettai che entrassero i primi cinquanta-sessanta uomini che si occuparono di sfondare un’altra coppia di ante sbarrate e dopo, ma soltanto dopo, quando il flusso d’entrata stava ormai scemando, varcai l’entrata con indosso un casco che mi ero fatto prestare da Gian Luca, il mio autista. Ero disarmato, privo dello sfollagente e della pistola. Alcuni ragazzi del Settimo mi avevano aspettato e scortato con i loro scudi, sui quali avevo sentito infrangersi massi e bottiglioni. Un casino infernale. Gli anfibi degli agenti rimbombavano sordi inciampando sui contusi e slittando sopra vetri rotti, vestiti strappati, pozzanghere di sangue. Giuro, erano pozzanghere. Dietro la porta che dava sulla palestra notai i primi feriti, piangevano accasciati contro la parete. Urla disumane, terrificanti, sembravano provenire dall’aldilà. Vidi gente calpestata dalle scarpe dei poliziotti. Presi la via delle scale facendo lo slalom tra panche rovesciate e gli ultimi agenti che mi sorpassavano mentre salivo. Avevo deciso di fare un sopralluogo in tutti i piani, ma il proposito sarebbe rimasto tale, a causa di ciò che vidi non appena alzai il piede dall’ultimo gradino della rampa.

La mia vita andò in testacoda. Mi bloccai appena mi si presentò davanti agli occhi lo scannatoio al primo piano. Inizialmente pensai a un campo di battaglia dovuto a violente resistenze. Perché resistenze, checché se ne dica, a cominciare dalle cancellate sprangate e dagli oggetti lanciati dalla finestre, ve ne furono molte tra gli occupanti.
Gli abusi dei rappresentanti dello Stato ci furono e furono ingiustificabili. Ma alla Diaz non fu tutto bianco e nero, i manifestanti non erano tutti buoni e i poliziotti non erano tutti cattivi. I miei capisquadra, per dire, raccontarono di scontri cruenti.

Le relazioni e i referti al pronto soccorso parlavano chiaro. Molti componenti del Settimo erano stati fatti oggetto di aggressioni e lanci di oggetti non appena avevano varcato l’uscio della scuola. Rimasero feriti Marco Travascio e Gianluca Salvatori, detto il Drago. Chi aveva rotto loro una mano o un polso? Chi gli aveva spaccato il setto nasale a cazzotti? Ivo Gabriele, Fausto Rifezzo, Fabrizio Ledoti e Massimo Mancini sono stati accolti da sbarre di ferro e bastoni. Ad Alessandro Castagna è piovuta addosso una mazza da baseball. Domenico Pace, Giuseppe Vaccaro e Fabio Marra andarono invece incontro a una grandinata: di pietre. Luigi Parisi, appena mise piede nella Diaz fu preso a calci e pugni. L’agente Zaccaria l’ha raccontata così: «Nel salire le scale entravamo in colluttazione con alcuni facinorosi che ci buttavano contro sedie, tubi di ferro, pezzi di legno, colpendo, ferendo al volto l’agente Gianluca Salvatore».

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  • Eratostene

    “È bastato solamente essere stati alla Diaz per essersi visti la carriera rovinata.”
    Ma di chi parla esattamente? Quale dei poliziotti presenti alla Diaz ha avuto la carriera ROVINATA?
    Non c’è limite alla vergogna.

  • http://www.pa-mar.net pamar

    “Rimasero feriti Marco Travascio e Gianluca Salvatori, detto il Drago. Chi aveva rotto loro una mano o un polso? Chi gli aveva spaccato il setto nasale a cazzotti?”

    La butto lì: “i colleghi del GOS?” (lo dice lui stesso che in alcuni casi ci siano stati contrasti tra poliziotti che continuavano a menare e altri che pensavano che si stesse esagerando.

    Purtroppo per Canterini (e per tutti i suoi colleghi) una volta che si passano certi limiti (compreso il seminare prove finte come le molotov) tutti i dubbi diventano leciti.

  • leguleio

    Imperdibile! Vincenzo Canterini non è riuscito a scrivere un libro così banale da solo, ha dovuto farsi aiutare da Gian Marco Chiocci (giornalista presso Il giornale, autore fra l’altro dello scoop sull’appartamento a Montecarlo di Giancarlo Tulliani) e Simone Di Meo (stretto collaboratore di Chiocci, anche lui in forza a Il giornale).
     
    Ricorda un po’ la vecchia barzelletta sui carabinieri: “Ma perché vanno sempre in giro in tre?”.
    “Perché uno sa leggere; l’altro sa scrivere; l’altro tiene d’occhio quei due pericolosi intellettuali”.

  • Benedetto_Croce

    Sono brani terribili, anche perchè quello che sembra emergere, oltre la macelleria allucinante, è il male tutto italiano della incapacità di organizzare ed organizzarsi… alla Diaz è stato puro caos, persino delle strutture militari e paramilitari, caos generalizzato che è limite storico di questo paese, limite che lo ha portato e porta ogni giorno a mille sconfitte, lo stesso caos che De Masi il sociologo ha correttamente identificato nel caso Concordia, dove l’errore non è del solo Schettino di turno ma dell’incapacità cronica e quasi genetica dei singoli appartenenti a questo consesso sociale, gli italiani insomma, di muoversi ed in qualsiasi circostanza con un minimo di capacità organizzativa… Niente da fare, anche qui alla Diaz è stato il caos, e nel caos ed assenza di regole i nostri mostri ci sguazzano…

  • gednet

    bravo, ma come scrivi bene! chi è il tuo ghost-writer? visto che ormai hai “la carriera rovinata” (e chi ne è uscito con la colonna vertebrale rovinata?), fuori le palle, nomi e cognomi, una buona volta, altrimenti sono le solite pippe!

  • mmac

    Gentile Dott. Canterini,
    non ho letto il suo libro e non credo che lo farò, per motivi che dirò più avanti. Dalla sintesi che ne ho letto, mi sembra però che le sia sfuggito un punto basilare; e cioè che il problema più grosso non è quello di rintracciare gli autori di quello che è accaduto alla Diaz e, dopo, a Bolzaneto (che pure ovviamente sarebbe stato doveroso) e trascinarli in giudizio.
    Non si fa nessuna fatica a immaginare che in una istituzione numerosa come la Polizia possano essere presenti alcune decine di “bestie vili”, come le definisce lei, o addirittura a fantasticare che, in una situazione così convulsa, possano essere stati infiltrati alla bisogna da chi ne avesse il potere.
    Quello che veramente spaventa e disgusta, è il dopo.
    E’ il fatto che nessun poliziotto, di nessun grado, dopo aver visto quello che era successo alla Diaz, abbia sentito il bisogno di fare un giretto a Bolzaneto.
    E’ il fatto che per undici anni nessun poliziotto, di nessun grado, abbia sentito il bisogno di smarcarsi, di dire no, io sono in Polizia e non sono questo.
    E’ il fatto che per undici anni nessun poliziotto, di nessun grado, abbia sentito il bisogno di scusarsi per quello che è accaduto.
    E’ per questo che non leggerò il suo libro. Perchè non può più aggiungere niente a questi undici anni di vuoto siderale. Ed è per questo che, da undici anni, sono meno sereno: perchè so che non potrò fidarmi, mai più, di nessuno che vesta la vostra divisa, mentre prima potevo; e me ne dispiace, mi sento sporco e colpevole, perchè so di essere ingiusto con moltissime persone che svolgono un lavoro duro, con assoluta rettitudine.
    Però così è. E questo è (per me) il cancro che abbiamo contratto alla Diaz.

  • http://vittimep2.blogspot.com vittimep2

    E’ difficile credere che il massacro sia una opera casuale di “vendetta e frustrazione” da parte di agenti esausti dalla fatica e dallo stress. Casomai, fu sfruttata da qualcuno quella frustrazione per lanciare un avvertimento preciso e per spegnere un movimento pacifico.
    Quelle forze oscure delo potere che usarono la violenza in quei giorni a Genova(e che permisero ai pochi black block presenti di comportarsi come gli pareva), sono ancora tra noi, pronte ad agire nuovamente.

  • franco1

    @ leguleio
    30 luglio 2012 – 18:41

    la barzelletta che citi era riferita ai poliziotti dell’URSS.
    Per quanto concerne l’opera di questo signore, credo che un distaccato silenzio sia il miglior commento.

  • uqbal

    Io credo che questo libro vada preso per quello che è: una testimonianza oculare di una persona che era ben dentro i fatti, che aveva un ruolo di responsabilità e la competenza per legger gli eventi in maniera corretta. Canterini racconta quello che ho visto e le sue parole, che restano agli atti, sono da sottoporre al vaglio di una lettura critica come qualsiasi altra testimonianza. Se sia stato accurato o confuso, onesto od evasivo è stato discusso e lo si può, e deve, discutere ancora; nel frattempo si prende atto che Canterini ha voluto dire la sua. Questo è intrinsecamente un bene.
    Questo libro non va preso invece per quello che non è: materiale da rissa e da requisitoria. Non sic et simpliciter, almeno.

  • fausto57

    Il Sig. Canterini ha detto alla magistratura e alla pubblica opinione tutto quello che sapeva (nomi e congomi compresi) su Diaz e Bolzaneto in tempo utile? No. Se a suo empo avesse detto anche solo un decimo di quello che sembra (dal post) dire adesso forse anche la vicenda giudiziaria avrebbe avuto un esito diverso.

  • http://matteocarrera.wordpress.com/ matteo carrera

    io un libro di un condannato per i fatti della diaz non lo leggo. punto.

  • hararara

    fare il processo ai poliziotti della Diaz ? il trionfo della giustizia..

    a parte che per esprimere il giudizio bisogna leggere gli atti. ma sembra che la cassazione non sia messa in discussione neanche quando assolve mafiosi e ndranghetisti cammorristi e politici corrotti e concussi. forse bisogna punire poliziotti che hanno fatto quello che in altri paesi del mondo è stato fatto ma senza mettere alla sbarra i poliziotti.

  • arsenio

    @MATTEO CARRERA
    Complimenti! E i libri degli ex-terroristi rossi e neri? E gli articoli del papà del peraltro direttore del Post? Non leggi neanche questi?

  • leguleio

    Per franco1
    la barzelletta che citi era riferita ai poliziotti dell’URSS.
     
    Come per le leggende urbane, anche le barzellette migrano di Paese in paese e si adattano al contesto locale. ;-)
    Resta il fatto che un testimone di prima fila di quei fatti ha avuto bisogno di due giornalisti per scrivere un libro. La barzelletta è questa.

  • Benedetto_Croce

    La tragedia nella tragedia, lì nessuno sapeva chi comandava cosa e chi!!!
    E questi sarebbero i professionisti che hanno avuto la carriera rovinata? Il problema è che questi qui hanno avuto ed hanno ancora alcuni di loro una carriera, gente a cui non farei gestire il condominio in cui abito, altro che una irruzione in un presunto covo di terroristi…
    Sta storia, se non avesse risvolti drammatici mi ricorda quel bel film di Monicelli “Vogliamo i colonnelli” … stessa cialtroneria organizzativa e pure stesso linguaggio…

  • chinino

    ” Perché resistenze, checché se ne dica, a cominciare dalle cancellate sprangate e dagli oggetti lanciati dalla finestre, ve ne furono molte tra gli occupanti.”
    E che avrebbero dovuto fare, accoglierli con petali di rosa?

  • pifo

    Sono davvero perplesso.
    Con queste immagini di sangue negli occhi, con questo peso sul cuore, con questo senso di ingiustizia subita da me e dai miei uomini, io, in dieci anni di carriera ai massimi vertici della PS, sarei andato a cercarli uno per uno questi criminali del Gos e i loro mandanti. E adesso, con la Cassazione alle spalle, sarei pronto a fare i loro nomi e a denunciarli tutti.
    E invece?
    Dopo i silenzi e le reticenze delle aulee di tribunale arriva la solita denuncia tardiva, contro ignoti e a mia discolpa.
    Avrebbe dovuto prendere esempio dal suo Fournier, ‘sto Canterini.

  • sseksich

    @Arsenio: in riferimento al tuo sprezzante commento riguardante quanto scritto da Matteo Carrera, qui ognuno può esprimere liberamente il proprio parere, e perciò leggere o meno un libro. E comunque non sei coerente quando ti indigni perchè qualcuno legge gli articoli del papà del “peraltro direttore del Post”: allora tu che ci stai a fare su questo forum?
    In linea generale, sono d’accordo con chi critica il fatto che questo libro venga scritto dopo undici anni di silenzio.

  • arsenio

    @SSEKSICH
    Matteo Carrara si “indigna” per Canterini e io mi “indigno” per Matteo Carrara. Qual è il problema?
    Per quanto riguarda il peraltro direttore e suo padre, hai capito esattamente l’opposto di quello che intendevo, colpa mia.

  • idonthavetimeforthiscrap

    “la loro versione”, come se ci fosse bisogno di un qualche contraltare ai fatti. Un contraltare di balle. Carriera rovinata? Ma se ha avuto pure la pena ridotta (per prescrizione, come sempre in questo Paese di clown).

    “l’annientamento dei vertici della Pubblica sicurezza”. Eh? Vivo io in un universo parallelo o sta blaterando a vanvera?

  • werner58

    +1 Pifo e Chinino.
    Mica male farsi “belli” con dichiarazioni pubbliche dieci anni dopo, guarda caso quando la questione ritorna alla ribalta dopo anni di quasi totale silenzio se non negli ambienti antagonisti.
    Interessante vedere che anche per il poliziotto “ragionevole”, chi si è difeso da una aggressione proditoria, illegale e solo per miracolo non mortale diventa un “non buono”.
    Non c’è niente da fare, è proprio la cultura militaresca della polizia che andrebbe cambiata.

  • BeatoPorco

    insomma, c’erano due o tre pazzi a berlino, o a roma, che davano gli ordini, e tutti gli altri erano dei bravi ragazzi un po’ stanchi e nervosi che li eseguivano. e, no i nomi degli altri e dove sono adesso, non li so.

    …dove l’ho già sentita questa?

  • franco1

    Benedetto_Croce
    “Sta storia, se non avesse risvolti drammatici mi ricorda quel bel film di Monicelli “Vogliamo i colonnelli” … stessa cialtroneria organizzativa e pure stesso linguaggio…”

    Almeno ho trovato un altro che abbia visto questo film ed è già un bel colpo.
    Il problema, è che in Italia questo è lo standard!