Il Post
— Politica

Oscar Giannino fa un partito?

Un appello liberista pubblicato su sei quotidiani e su Internet presenta "una nuova forza politica" e dieci proposte per "fermare il declino"

28 luglio 2012

Oggi su sei quotidiani – Mattino, Messaggero, Fatto Quotidiano, Foglio, Gazzettino e Sole 24 Ore – e su un sito internet il giornalista Oscar Giannino ha pubblicato un manifesto in dieci proposte per “una nuova forza politica”. I promotori dell’iniziativa sono tutti economisti. Michele Boldrin, Andrea Moro e Sandro Brusco sono autori del popolare blog Noisefromamerika, insegnano economia in varie università degli Stati Uniti. Luigi Zingales, editorialista del Sole 24 Ore, insegna economia all’università di Chicago. Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni. Alessandro de Nicola è professore di business law all’università Bocconi e collaboratore di Repubblica. I promotori invitano persone e organizzazioni che condividono il loro punto di vista a formare una nuova forza politica e formulano dieci proposte.

La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 – tranne poche eccezioni individuali – ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente.

Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent’anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai.

Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino.

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  • pablo72

    Wow .. un bel programma neo-liberista, nel 2012, dopo che questa ideologia a messo in ginocchio l’europa e l’economia mondiale nel suo complesso. Si, in effetti ci vuole davvero coraggio per proporre sempre le stresse ricette stantie, sconfitte dalla storia.

  • paolo192

    Giannino è in gamba, di tanto in tanto lo ascolto su Radio24 e mi ritrovo quasi sempre nelle sue parole.
    Lo seguirò con attenzione!

  • uqbal

    A me interessa molto, perché mi ritrovo in molte di quelle idee e perché serve qualcuno di più indipendente e meno compromesso.
    E farebbe anche molto comodo un partito in cui non si ragiona per etichette e semplificazioni, come fa Pablo72, che ragiona un tanto al chilo.

  • leguleio

    “Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino”.
     
    No, fra i partiti esistenti ve n’è più d’uno che questi obiettivi se li è posti.
    A proposito di liberalizzazione e concorrenza nei servizi: Governo Prodi II, liberalizzazione dei taxi (e non solo), giugno-luglio 2006. Alla fine, hanno vinto i più forti: i tassisti. Revival col governo Monti. I tassisti sono imbattibili.
    A proposito di vendita di proprietà pubbliche: governo Berlusconi II, ministro Tremonti alla presa con le cartolarizzazioni, anno 2003. Quasi un nulla di fatto, il patrimonio dell’Italia ha un valore alto sulla carta, ma l’operazione è un po’ più complicata della compravendita di un monolocale a Roma.
     
    Meglio stare coi piedi per terra, e promettere solo ciò che si presume di poter realizzare.

  • bvd75

    Mi sembra molto interessante. Anche lui come Grillo si vuole opporre all’attuale dirigenza politica, ma a differenza dei Grillini presenta proposte SERIE e CONCRETE, peraltro presentate da uno che di economia ne sa eccome….
    Il movimento 5 stelle propone tanti NO, ma non presenta valide alternative politiche (vedi Parma).
    Mi sembra che Giannino sia piu’ orientato al concreto dei problemi ed alla ricerca delle soluzioni.

  • cachorroquente

    Mi considero un socialdemocratico, per non dire un socialista. Ma sinceramente tra un’eventuale coalizione PD-UDC e un partito promosso da Giannino e da Boldrin, la tentazione di votare i secondi è forte.

    Il neoliberismo come ideologia è fallimentare, oltre che compromesso con il “crony capitalism” che ci ha portato dove siamo. Il pensiero liberista (non utilizzo la distinzione crociana tra liberalismo e liberismo per non complicare le cose) nella sua pars destruens di critica alle storture del baraccone statale, in un paese come l’Italia è quanto meno degno di ascolto.

    Boldrin & co. sono dei pragmatici, che arrivano a critiche di stampo liberista partendo dalle posizioni ideologiche più varie. Giannino è intelligente, ma ha del fanatico. Ma di nuovo: l’alternativa? Un’alleanza tra Bersani e Casini rappresenterebbe un unione tra cattolici oltranzisti, residui clientelari della prima repubblica, e socialisti velleitari e fuffosi come Fassina.

    Ciò detto, questo progetto politico è condannato a una fine ingloriosa. Lo dico anche se mi dispiace.

  • uqbal

    Leguleio
    Sì va bene, gli storici riconosceranno a Prodi (una persona tra le più serie, peraltro) e anche ad altri di averci provato -senza esserci riusciti. E quindi?

  • lubianka

    quello dello Stato Ladro e dei parassiti!
    Come non dargli ragione!!!

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Anche io mi considero socialdemocratico, ma i 10 punti del Manifesto di Giannino e soci mi piacciono molto.
    L’Italia è un paese bloccato e terribilmente conservatore e nutro pochissima fiducia nella capacità degli attuali partiti di cambiare qualcosa, PD compreso.
    .
    I disastri dell’Italia e le sue profonde ingiustizie non derivano da troppo liberismo. Al contrario, derivano da troppo Stato e da troppo peso dei partiti e della cattiva politica in tutti i settori economici e civili del Paese. Difendere l’esistente vuol dire essere complici del disastro culturale, politico e economico che stiamo vivendo.
    .
    Servono cambiamenti profondi, lo Stato deve fare non uno o due, ma dieci passi indietro dall’economia e dalla società liberando risorse e energie. Purtroppo nessuno vuole cambiare davvero il sistema perché è compromesso, da quel sistema si nutre e trae il proprio potere politico.

  • brontovox

    Parole parole parole. (cit.)

  • cachorroquente

    Quello che la distinzione semplificata liberismo-socialismo non comprende è il ruolo dello stato in politiche regressive, che cioè favoriscono lo status quo appoggiando i più ricchi (le esenzioni fiscali di Bush, per intenderci, o i vari sussidi alle imprese) o chi ha comunque una posizione ben consolidata rispetto ai giovani precari.

    Io difenderò sempre e strenuamente un welfare inclusivo, ivi comprese sanità pubblica e istruzione garantita per tutti. Ma il ruolo dello stato nell’economia deve ridursi. Non è una contraddizione: i paesi del Nord Europa hanno assistenza elevatissima, ma anche un alto indice di libertà economica (che vuol dire che le aziende possono nascere e svilupparsi senza lacci e lacciuoli).

  • richard77

    cachorroquente +1

    Anzi, proprio la presenza di un welfare solido stimola ad assumersi più rischi, perché anche se va male, non si è in mezzo a una strada

  • leguleio

    Per uqbal
     
    Sì va bene, gli storici riconosceranno a Prodi (una persona tra le più serie, peraltro) e anche ad altri di averci provato -senza esserci riusciti. E quindi?
     
    E quindi non ci riusciranno nemmeno i prossimi che vi tenteranno. Non nel breve periodo, almeno. Non ci vuole mica chissà quale capacità divinatoria per arrivarci.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Cachorroquente e Richard77 +1
    .
    @Leguleio: quindi cosa facciamo? Rinunciamo a prescindere e ci teniamo lo schifo così com’è perché tanto siamo Italiani e non cambieremo mai? Mi spiace, sarà ingenuo, ma nel manifesto di Giannino e soci vedo una visione sul futuro del paese che mi interessa molto.

  • leguleio

    Per lowresolution
     
    quindi cosa facciamo? Rinunciamo a prescindere e ci teniamo lo schifo così com’è perché tanto siamo Italiani e non cambieremo mai? Mi spiace, sarà ingenuo, ma nel manifesto di Giannino e soci vedo una visione sul futuro del paese che mi interessa molto.
     
    L’Italia non cambierà mai, oltre che per i motivi cronici che tutti conosciamo, perché fra gli elettori ci sono troppi adulti che credono a Babbo Natale.
    Ci hanno già tentato altri nel recente passato senza successo? Sì. Allora lascia perdere, punta più in basso, realtà contro sogni a occhi aperti.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Mi spiace, ma non sono d’accordo.
    Cambiare è necessario perché così non si può più andare avanti (aka sono finiti i soldi) e la visione di Giannino e soci per il momento è quella che mi convince di più.

  • http://blogghetto.org michelelan

    Un altro partito di frasi fatte.. Queste proposte erano all’interno del partito di prodi del 2006.. Vorrei sapere da Giannino come intende liberalizzare, per esempio, i taxi, in pratica lui cosa farebbe? No perchè così sono bravo anch’io..

  • pablo72

    @UQBAL Libero di ritrovarti in quello che meglio credi, però l’accusa d ragionare in tanto al chilo la rimando al mittente, o meglio ancora agli autori di “fermarelideclino”.
    .
    Prima di tutto perché riflettono una impostazione ideologica che si è dimostrata chiaramente fallimentare. Il neo-liberismo (che ormai si dovrebbe chiamare vetero-liberismo) nasce negli ’70, e sono cresciuto, da Reagan e Teacher in poi, con questo mantra – un tanto al chilo come dice tu – che liberalizzare è bello e ci farà stare tutti meglio. Sai com’è, inizio un po ad essere stanco sempre delle stesse favole, almeno si sforzassero con qualcosa di più creativo. Se poi l’impressione personale ti può sembrare non sufficientemente oggettiva, è di pochi giorni fa la notizia che gli stipendi reali in Italia sono fermi da venti anni (http://goo.gl/C4JM0), mentre l’economia è cresciuta ovviamente. Ti lascio dedurre dove è andata a finire la differenza.
    .
    Anche perché ricordando un intervento del fastidioso, ma sempre sagace Luttwak, promettere tagli di spesa pubblica e tagli alle tasse è da populisti. Certo il nostro (o forse sarebbe da dire il vostro) si riferiva a Grillo, ma è esattamente quello che propongono i suddetti liberisti de’ noantri; i primi tre punti su un manifesto di 10. Altre proposte non c’è ne sono, e considerando la devastante crisi europea, mi sembra un programma francamente misero dal punto di vista strettamente economico. Nulla oltre all’ennesimo atto di fede nel mercato.
    .
    E ancora, presentare un manifesto per una piattaforma politica, nel momento più grave della crisi europea, senza nemmeno farne un riferimento mi sembra al quanto dubbio. Che posizione hanno sulle cause di questa crisi? e sulla moneta unica? evidentemente è un a priori, che non deve essere nemmeno messo in discussione.
    .
    Chiudo, notando, non senza un certo sentimento di commiserazione, che su Il Post, o almeno in questo post, è tutto un dichiararsi social-democratici ma allo stesso tempo non avere dubbi a schierarsi con un manifesto apertamente di destra (e per chi avesse dubbi a riguardo consiglio di leggere http://goo.gl/uqcr5). Non sarà questo il problema dell’Italia? ovvero l’assenza di una proposta polita, e quindi economica, alternativa?

  • MaBi

    Anch’io, pur non essendo certo ultra-liberista come questi, sarei molto tentato, e credo che se riescono a farlo abbiano buone possibilita’ di prendere una montagna di voti.
    In questo momento in Italia ci sono milioni di disperati come me, gente che da anni non vota o vota turandosi il naso, in attesa di un’alternativa che dia speranze di CAMBIAMENTO. Il 20% e passa di cui e’ accreditato Grillo da dove pensate che venga? Non certo dai fanatici grillini, quelli fanno il 2-3% al massimo, ma da gente come me, disposta a votare perfino Grillo pur di cambiare.
    Ben venga anche Giannino, ma una condizione io la metto. Leggo in giro che il loro possibile candidato premier sarebbe Emma Marcegaglia. Mi dispiace ma io su Marcegaglia ci ho messo una pietra sopra nel 2008, a sentirla tutta entusiasta lodare il nuovo governo Berlusconi. Nel 2008, no nel 94 quando potevi raccontare la favoletta “ma io credevo nella rivoluzione liberale di B”, nel 2008, quando B era ormai marcio da un sacco di anni.
    L’errore piu’ grave che possono fare e’ proprio quello di tirare dentro gente compromessa con l’attuale regime.

  • riccardor

    @Pablo72:
    Meglio il neo-liberismo bushiano o il socialismo reale sovietico?
    Cioé, smettiamola di parlare per sentito dire.

    Il welfare italiano NON funziona come dovrebbe, in relazione ai soldi che vi vengono impiegati. Introdurre il criterio di meritocrazia e perciò di concorrenza, come suggerito da questo manifesto, può essere una soluzione.

    @leguleio:
    Prodi non fu un buon PresDelCons, i fatti parlano chiaro.

  • Ryoga

    Sono convinto che riuscirebbero a cambiare l’Italia, avessero la maggioranza assoluta dei seggi. Avranno certamente il mio sostegno, il punto chiave però dovrà essere fare il possibile per evitare etichette e concentrarsi su principi di puro buon senso, su cui anche a sinistra si può essere d’accordo purchè non siano presentati da un partito che si definisce di destra.

  • uqbal

    Pablo72
    Vedi, quando ragioni per etichette, non ti rendi conto che dici cose che non stanno né in cielo né in terra. Quando mai in Italia si sono visti Reagan e Thatcher?
    Quale liberismo ha portato la spesa pubblica dal 36% del Pil al 51% (sic)?
    Le pensioni più costose d’Europa le hanno fatte i liberisti? La Sicilia la governano i liberisti? I miliardi buttati per avere il privilegio di pagare carissimi i voli Alitalia erano liberismo?
    Pagare i giornaletti degli amici degli amici è liberismo?
    Avere fondazioni bancarie marce fino al midollo è liberismo?
    Ma di che stai parlando?
    La burocrazia asfissiante e l’intrigo legislativo sono un must del liberismo?
    Buona fortuna, Pablo72, spero che tu non debba mai incontrare la realtà faccia a faccia. Non vi piacereste.

  • leguleio

    Per riccardor
     
    Prodi non fu un buon PresDelCons, i fatti parlano chiaro.
     
    Ti confondi con Uqbal, lo ha scritto lui. Io ho solo ricordato una riforma che ha tentato di fare, e ci ha sbattuto il muso contro.

  • cachorroquente

    @Pablo72: c’è una differenza tra ideologia liberista (quella della Thatcher, che dichiarava “La società non esiste”, un’affermazione totalmente insensata da cui derivano molti errori concettuali dei liberisti americani) e l’osservazione pragmatica che il ruolo dello stato in Italia è eccessivo e soffocante.
    Il modello Reagan-Thatcher ha fallito. Gli USA possono essere sulla carta il paese più ricco e potente del mondo, ma per molti aspetti (mortalità infantile, aspettativa di vita, tasso di omicidi) sono più vicini al secondo che al primo mondo. La mobilità sociale è più bassa che in Europa: contrariamente alla mitologia americana, per chi viene dal basso è più difficile sfondare.

    Certo, se il “partito liberista” diventa il partito della Confindustria, cioè semplicemente una parte del paese che sfrutta le parole chiare liberiste per redistribuire in maniera diversa le risorse (ridurre i servizi pubblici per abbassare le tasse per le imprese), “fa anca steso” come dicono a Verona.

    Ma se ci si limita a rimuovere le peggiori distorsioni e aumentare la responsabilità delle amministrazioni locali, potrebbe essere la spinta che ci permette di sopravvivere agli attuali frangenti.

  • uqbal

    Di Confindustria si possono dire tante cose, ma non che sia liberista…

  • pablo72

    @UQBAL Ti ricordo che in Italia è stato privatizzato il comparto alimentare, energie, trasporti (ferrovie e Alitalia), telecomunicazioni, petrolchimico, etc etc. (e non dimentico che gran parte di questo processo è stato gestito dal centro sinistra).
    .
    Risultato? La produzione industriale in Italia è praticamente distrutta, dai cui consegue il deficit commerciale con gli altri paesi, in modo particolare la Germania, e la conseguente crisi economica. Ma naturalmente i problema e che le privatizzazioni non sono mai abbastanza, un pò come era con il comunismo.
    .
    Un saluto, vado al mare che è sicuramente qualcosa di più reale di quello che leggo qui.

    @CACHORROQUENTE Ma dove è la “nuova” proposta di “fermareildeclino”, io intravedo sempre lo stesso nemico ideologico – lo stato – e lo solite vecchie ricette – tagli -

  • uqbal

    Alitalia è stata privatizzata, sì…come? E con quale possibile concorrenza sulle tratte interne?

    Poi vorrei vedere a che ci serve l’alimentare di Stato: la pasta viene meglio con la pummarola di Stato?

    Ma soprattutto: se per te questo deve essere il grado di statalizzazione, prego, per te c’è questo sito: http://www.korea-dpr.com/
    Goditelo.

  • MaBi

    Comunque ho scorso le adesioni e vedendo che ci sono dentro anche quelli del Tea Party Italia il mio entusiasmo si e’ subito ridimensionato.

  • pablo72

    @MABI Esattamente, ma è coerente con l’essere un programma economico di destra.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    “Anche perché ricordando un intervento del fastidioso, ma sempre sagace Luttwak, promettere tagli di spesa pubblica e tagli alle tasse è da populisti.”
    Dissento fortemente. L’Italia ha le tasse più alte del mondo e la peggiore spesa pubblica. Ridurre le tasse e la spesa / spreco pubblico non è ideologico, è semplicemente necessario. Così non si va avanti, si strangola il paese, come sta infatti avvenendo.
    Invece a sinistra c’è un partito convinto e rimasto, loro sì, ai ruggenti anni ’70, della spesa pubblica senza limiti e delle sante tasse. A invece sembra tremendamente populista far credere al Paese che possiamo andata avanti così, senza cambiare nulla, perché tanto siamo italiani che credono a babbo natale, tutto va bene e alla fine paga pantalone.

  • leguleio

    Comunque ho scorso le adesioni e vedendo che ci sono dentro anche quelli del Tea Party Italia il mio entusiasmo si e’ subito ridimensionato.
     
    C’è anche Carlo Scognamiglio, eletto in Forza Italia nel 1994 e presidente del Senato dal 1994 al 1996, poi entrato nell’UDR e diventato ministro della difesa nel governo D’Alema I (1998-1999).
    È importante che nei nuovi partiti ci siano persone nuove.

  • manfredino

    Ecco, ci mancavano solo i “Chicago Boys”…

    Siamo a posto.

  • http://theenglishkey.blogspot.com/ carlo

    Che noia ragazzi con ‘sta storia del neo-liberismo. Una proposta politica di autentico liberalismo in Italia non si è mai data. E quindi può non piacere, ci mancherebbe, ma non le si può attribuire alcuno dei mail nostrani. Sono idee vecchie? Sarà nuova la gloriosa socialdemocrazia di Fassina e soci.
    Zingales e Boldrin sono tra i mogliori cervelli prodotti dal nostro povero paese. Spero che ci stupiscano positivamente.

  • manfredino

    Infatti sono qui, in fremente attesa di essere stupito positivamente.
    Da vecchio socialista mi sono sorbito vent’anni di lezioncine sulle gioie del libero mercato da chi di abolire albi professionali, monopoli e rendite di posizione varie manco per niente.
    Dato che questo paese è pieno di liberisti sì, ma col sedere degli altri, vediamo se un po’ di sana medicina “alla von Hayek” riporta questo paese con i piedi per terra.

  • Zio Dave

    Ho letto il manifesto, e diciamo che lo condivido al 70%. A istinto, sono meno convinto della dismissione tout court del patrimonio pubblico e della liberalizzazione/concorrenza/privatizzazione di sanita’ e scuola pubblica (dell’obbligo). Ma il diavolo si vede nei dettagli ed e’ veramente troppo presto per giudicare.

    Quello che mi preoccupa e’ l’atteggiamento ideologico di alcuni “compagni di viaggio” tipo l’Istituto Bruno Leoni, o il Tea Party Italia: temo che per loro lo stato sia piu’ un nemico da abbattere che una istituzione da riformare.

    Tuttavia, vista la situazione in cui versa l’Italia non vedrei male una grossa coalizione fra questo soggetto politico e uno (ancora inesistente, forse una parte minoritaria del PD) di “sinistra” che portino avanti alcune riforme essenziali di cui il nostro paese ha innegabilmente bisogno.

  • http://theenglishkey.blogspot.com/ carlo

    Io temo piuttosto che rimanga una roba d’elite, tipo il PLI o il PRI ai “bei” tempi. Per attirare l’attenzione del paese reale questo progetto ha bisogno di un Renzi. BUM

  • leguleio

    Un paio di cose sul liberalismo in Italia
     
    Nel 1998 è stato lanciato il settimanale Liberal, diretto da Ferdinando Adornato. Ha dovuto chiudere i battenti nel 2000:
     
    http://tinyurl.com/bosgg7b
     
    Riprese qualche mese dopo come bimestrale (cioè usciva ogni due mesi), ma anche lì non ebbe vita facile, se nel 2001 Adornato ha dovuto inventarsi un quadrimestrale:
     
    http://tinyurl.com/bp2tsb7
     
    Al Parlamento europeo esiste un raggruppamento liberale: l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Ne fanno parte L’Italia dei valori – Lista Di Pietro (5 seggi) e Alleanza per l’Italia (1 seggio).

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Chi lo segue per radio o sul web sa che Giannino e’ un esponente di quella destra mercatista coerente, competente e intellettualmente onesta che in Italia non ha quasi mai avuto rappresentanza politica, e che ha criticato anche pesantemente sia il PdL sia le corporazioni. Facciamogli gli auguri di benvenuto, ma pensare ad un’alleanza con la sinistra e’ una follia.
    Quei 10 punti sono in parte facili da condividere, ma la differenza sta in come li si realizza: chiedete a Giannino cosa pensa della patrimoniale, o della tassazione progressiva.

  • wizard

    Anch’io mi considero, in estrema semplificazione, un socialdemocratico. E probabilmente turandomi il naso voterei PD, persino guidato da Bersani e persino in pragmatica alleanza con l’odiato Casini. Ma è davvero ora di qualcosa di nuovo, e questa potrebbe essere la volta buona, se non altro visti i nomi coinvolti (Boldrin su tutti…)

  • leguleio

    Per wizard
     
    Ma è davvero ora di qualcosa di nuovo, e questa potrebbe essere la volta buona, se non altro visti i nomi coinvolti (Boldrin su tutti…)
     
    È sempre davvero ora di qualcosa di nuovo. Forse non era ora di qualcosa di nuovo nel 1994? O nel 1996? I nuovi eletti, in quelle due legislature, non furono percentualmente molti di più che nelle precedenti elezioni.
    Anche Carlo Scognamiglio fa parte del nuovo?

  • uqbal

    Leguleio

    A parte il fatto che non puoi metterci i neonati in una formazione politica e che quindi tutti hanno un passato, che razza di ragionamento è?
    Siccome una cosa nuova potrebbe essere negativa, allora lo sono tutte le cose nuove?
    _
    Altra cosa, in senso generale: ammettiamo che questo sia un programma di destra. E allora? Se siete convinti che un programma di destra sia sbagliato, che QUESTO programma “di destra” sia sbagliato, prego, argomentate: ma per cortesia evitiamo la logica surreale di Manfredino per il quale la colpa peggiore delle idee liberali è che non sono mai state tentate, e quindi sono sbagliate: come dire che è colpa dell’aspirina se non mi fa passare il mal di testa senza che io la prenda.

  • leguleio

    Per uqbal
    A parte il fatto che non puoi metterci i neonati in una formazione politica e che quindi tutti hanno un passato, che razza di ragionamento è?
     
    Un conto è avere un passato. Un conto è essere stati eletti in un partito e diventare presidente del Senato, e far il ministro in un governo opposto pochi anni dopo. La sottile differenza fra “nuovo” e “riciclato”.
     
    Siccome una cosa nuova potrebbe essere negativa, allora lo sono tutte le cose nuove?
     
    Non so se sarà negativa o positiva, so per certo che non è nuova! Né per i potenziali componenti, né per le idee.
    Ho scritto in un commento più sopra che sia la vendita di proprietà dello Stato (cartolarizzazioni) sia la liberalizzazione dei servizi era stata già tentata da due governi abbastanza recenti. Son state un fiasco. Quale sarebbe la novità? E perché dovrebbe riuscire Giannino dove politici più navigati di lui hanno fallito?

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    Tra una decina di commenti si arriverà a dire che fino ad adesso siamo stati sotto un regime comunista.
    Per me le idee di Giannino sono vecchie e stantie e non porteranno nulla di buono alla maggioranza degli italiani.

  • manfredino

    uqbal: la colpa peggiore delle idee liberiste (non liberali) è quello di essere liberiste.
    Posso capire che il fatto sia sconcertante, ma ho tutt’altra idea di come debba essere strutturata la società italiana rispetto a ciò che certi reaganiani fuori tempo massimo propugnano nei loro gruppi di discussione. È un mio limite: di chi dorme con il grafico della curva di Laffer sul comodino non mi fido granché.
    Comunque sia: stante l’evidenza che l’unico tentativo di riforma della società italiana risale ai tempi delle lenzuolate, direi che Giannino e i Chicago boys e chi li appoggia “a prescindere” forse dovrebbero guardarsi più dai cd. “liberali” che non da noi poveri dinosauri riformisti che quando vediamo una foto di Jacques Delors ancora sospiriamo…
    Vedremo.

  • uqbal

    Manfredino
    “Da vecchio socialista mi sono sorbito vent’anni di lezioncine sulle gioie del libero mercato da chi di abolire albi professionali, monopoli e rendite di posizione varie manco per niente.”
    Quindi non ci sono state politiche né liberiste né liberali…ma allora di che stai parlando?

  • manfredino

    … e comunque su una cosa si potrà convenire: un partito che avesse iscritti e dirigenti con lo stesso guardaroba di Giannino sarebbe sicuramente un elemento di novità.

  • Lewis H. Tonna

    A ‘sto punto votiamolo e votiamolo in massa. CHE SCENDA L’INFERNO SU DI NOI, IL CAOS E L’ORRORE.
    Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl Cthulhu fhtagn!
    CTHULHU FHTAGN!

  • dodo

    sempre meglio dell’UDC.

  • http://www.pa-mar.net pamar
  • cricket

    Caro Dottor Giannino,

    la stimo assai, seguo da molto tempo con grande interesse la sua trasmissione “9 in punto”, apprezzo e condivido buona parte delle sue appropriate e sferzanti valutazioni e considerazioni e mi sono pertanto precipitato subito sul sito “fermare il declino” con il fermo intento di aderire.

    Ma dopo aver letto il manifesto e scorso la lista dei primi sostenitori ho a malincuore rinunciato ad aderire poiché :

    - fra i sostenitori iniziali ho visto troppi docenti (una casta poco stimata ed amata … più a ragione che a torto … e non da quando alcuni sono nel governo Monti !)

    - mi lascia perplesso il sottaciuto collegamento con Montezemolo e Italia Futura (privi a mio giudizio di ragionevoli speranze di essere ascoltati e seguiti da una platea non esageratamente esigua e di nicchia)

    Ma soprattutto non è indicato fra i 10 interventi quello a mio avviso strategico e propedeutico (anzi vettore) di buona parte dei 10 obiettivi del manifesto : GLI STATI UNITI D’EUROPA. Intendo una vera federazione o confederazione, viceversa segretamente boicottata da ormai molti decenni da buona parte dei politici e dirigenti pubblici europei ben coscienti del fatto che, in tal caso, 90% di loro dovrebbero andare a casa . Furbi e manovratori quali sono ci intortano però da decenni con convegni, trattati (persino patetico quello di Lisbona !) e proclami apparentemente filoeuropei … ma guarda caso è rimasta lettera morta persino la peraltro timidissima Costituzione Europea redatta da Giscard d’Estaing e Amato !

    Una federazione europea di 8/10 Paesi dell’U.E., con un parlamento, 50 macroregioni con assemblee regionali dotate di ampi poteri, un Presidente, un Ministro della difesa, uno degli Esteri, uno della Ricerca (CERN docet) ecc. ecc. ……. demolirebbero ipso facto le colossali sovrastrutture nazionali europee senza neppur dover ricorrere a faticose spending review . Raggiungeremmo forzatamente diversi dei 10 obiettivi del vostro manifesto (ridurre debito pubblico, spesa pubblica e pressione fiscale, liberalizzare alla grande, introdurre un vero federalismo, contrastare efficacemente i conflitti d’interesse, ecc.) arrestando inoltre il declino europeo grazie a più innovazione, maggiore competitività, ecc.

    Purtroppo proprio quest’ultimo fattore (il clamoroso ma sottaciuto conflitto d’interessi fra le decine di migliaia di politici e funzionari dell’U.E. ed una federazione europea) …. fa si che i politici nazionali europei “predicano bene ma razzolano male” perché il 90% perderebbe il posto e dovrebbe “andare a casa” a produrre, se ne è capace, valore aggiunto.

    Premesso che considero politici e partiti entità effettivamente ed oggettivamente utili (e non più egoisti o scorretti di molti cittadini italiani) speravo che la sua proposta, caro Dottor Giannini, puntasse ad imporre dal basso ciò che i politici non vogliono….. ma ho l’impressione che i suoi compagni di viaggio portino alla creazione di un club colto e qualificato sì …. ma inefficace a livello nazionale. Peccato !

    V.C.. 3.8.2012

  • leguleio

    Per cricket
    Furbi e manovratori quali sono ci intortano però da decenni con convegni, trattati (persino patetico quello di Lisbona !) e proclami apparentemente filoeuropei … ma guarda caso è rimasta lettera morta persino la peraltro timidissima Costituzione Europea redatta da Giscard d’Estaing e Amato !
     
    Guarda che la Costituzione europea è stata sottoposta a referendum il 29 maggio 2005 in Francia (54,67 % di francesi contrari) e il 1° giugno 2005 nei Paesi Bassi (61,6 % di olandesi contrari). Non è rimasta lettera morta, è stata respinta.

  • franco1

    … e non mi sembra che da quel respingimento ne sia derivato un gran bene.

  • leguleio

    Per franco1

    … e non mi sembra che da quel respingimento ne sia derivato un gran bene.
     
    Si dice rifiuto, oppure rigetto, bocciatura. Il respingimento è quello che si attua con gli extracomunitari alla frontiera.
     
    Non ne è venuta fuori un’Europa coesa e solidale, sicuramente no. Ma appartenendo la sovranità ai popoli, non era possibile ignorare il loro parere.
    Nell’autunno del 2014 si voterà in Scozia per l’indipendenza dal Regno Unito. Credi che sua maestà Elisabetta II sarà contenta, se vinceranno i sì? La sovranità non appartiene più al sovrano.

  • franco1

    Hai cominciato tu a usare il verbo “respingere” ;-)
    Ma a parte le questioni linguistiche, il nocciolo del problema è “Vogliamo andare oltre le singole nazioni, secondo quelli che erano gli intendimenti delle origini?”
    Se la risposta è “si” credo che siamo sulla strada sbagliata, se la risposta è “no” cominciamo a scavare trincee lungo il Piave che prima o poi serviranno.
    Non che abbia una grande ammirazione per Robespierre, però senza di lui non avremmo avuto Bonaparte!

  • leguleio

    Per franco1

    il nocciolo del problema è “Vogliamo andare oltre le singole nazioni, secondo quelli che erano gli intendimenti delle origini?”
     
    Le origini, lo ricordiamo per chi non c’era o era distratto, sono la Comunità economica europea (CEE) del 1958, sostanzialmente un’evoluzione del Benelux (Belgio Paesi Bassi e Lussemburgo) e della Ceca (Belgio Francia Germania Occidentale Italia Paesi Bassi e Lussemburgo).
     
    A parole è facile dire che si dovrebbe rispettare lo spirito delle origini. Nei fatti, la maggior parte degli Stati della UE sono entrati successivamente, portandosi dietro riserve o piccole diffidenze che non sono mai state superate. Alcune barriere poi sono di origine costituzionale: in Danimarca, ad esempio, ogni adesione a trattati internazionali importanti deve essere confermata da un referendum (ricordo che ce ne sono stati ben due nel 1992, su Maastricht, bocciato, e su Edimburgo, accolto). E se il referendum non passa, addio Europa federale. :-|

  • franco1

    E siamo da capo a dodici, perchè oggi, siamo al punto di svolta cruciale se gli “Stati”* (e non aspettiamoci/illudiamoci che siano i cittadini a farlo) non si decidono a cambiare qualcosa dei loro “assetti nazionali” per procedere verso un’unione più solida, come ho detto da un’altra parte cominciamo a scavare trincee lungo il Piave perchè prima o poi serviranno. Io sono convinto (concordemente con Monti) che i vari Stati debbano fare un passo avanti, mi pare che molti qui la pensino diversamente.
    * leggi “Governi”