Oscar Giannino fa un partito?

Un appello liberista pubblicato su sei quotidiani e su Internet presenta "una nuova forza politica" e dieci proposte per "fermare il declino"

Oggi su sei quotidiani – Mattino, Messaggero, Fatto Quotidiano, Foglio, Gazzettino e Sole 24 Ore – e su un sito internet il giornalista Oscar Giannino ha pubblicato un manifesto in dieci proposte per “una nuova forza politica”. I promotori dell’iniziativa sono tutti economisti. Michele Boldrin, Andrea Moro e Sandro Brusco sono autori del popolare blog Noisefromamerika, insegnano economia in varie università degli Stati Uniti. Luigi Zingales, editorialista del Sole 24 Ore, insegna economia all’università di Chicago. Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni. Alessandro de Nicola è professore di business law all’università Bocconi e collaboratore di Repubblica. I promotori invitano persone e organizzazioni che condividono il loro punto di vista a formare una nuova forza politica e formulano dieci proposte.

La classe politica emersa dalla crisi del 1992-94 – tranne poche eccezioni individuali – ha fallito: deve essere sostituita perché è parte e causa di quel declino sociale che vogliamo fermare. L’Italia può e vuole crescere nuovamente.

Per farlo deve generare mobilità sociale e competizione, rimettendo al centro lavoro, professionalità, libera iniziativa e merito individuale. Affinché l’interesse di chi lavora – o cerca di farlo, come i giovani e tante donne – diventi priorità bisogna smantellare la rete di monopoli e privilegi che paralizzano il paese. I problemi odierni sono gli stessi di vent’anni fa, solo incancreniti: l’inefficienza dell’apparato pubblico e il peso delle tasse che lo finanziano stanno stremando l’Italia. Perdendo lavoro e aziende, migliaia di persone non sono più in grado di produrre e milioni di giovani non lo saranno mai.

Tagliare e rendere più efficiente la spesa, ridurre le tasse su chi produce, abbattere il debito anche attraverso la vendita di proprietà pubbliche, premiare il merito tra i dipendenti pubblici, promuovere liberalizzazioni e concorrenza anche nei servizi e nel sistema formativo, eliminare i conflitti di interesse, liberare e liberalizzare l’informazione, dare prospettive e fiducia agli esclusi attraverso un mercato del lavoro più flessibile ed equo. Sono queste le discriminanti che separano chi vuole conservare l’esistente da chi vuole cambiarlo per far sì che il paese goda i benefici dell’integrazione economica europea e mondiale. Nessuno, fra i partiti esistenti, si pone neanche lontanamente questi obiettivi. Noi vogliamo che si realizzino.

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