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In America i vecchi dischi vendono più di quelli nuovi
— Cultura

In America i vecchi dischi vendono più di quelli nuovi

Per via di Adele, Whitney Houston e i Guns n'Roses, e in assenza di recenti successi

25 luglio 2012

Nelle ultime due settimane il numero delle vendite dei dischi in catalogo, cioè i dischi pubblicati più di 18 mesi fa, ha superato per la prima volta le vendite dei nuovi dischi nel mercato degli Stati Uniti. Nielsen SoundScan, il sistema che rileva settimanalmente le uscite e le vendite degli album e video musicali nel mercato statunitense, ha indicato che i dischi in catalogo venduti sono stati 76,6 milioni, mentre le novità hanno venduto 73,9 milioni di copie. Secondo David Bakula, analista di SoundScan, questo risultato dipende «anche dal fatto che non ci sono stati nuovi dischi di successo ultimamente».

I dischi di “catalogo” hanno venduto di più soprattutto perché costano meno, ha detto Bakula: «I rivenditori hanno abbassato i loro prezzi, che vanno da 5,99 dollari a 7,99 dollari. Le novità costano invece dai 13 ai 18 dollari». Il disco di Adele 21, classificato tra quelli in catalogo, ha venduto nei primi sei mesi dell’anno un milione di copie in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando rientrava ancora nelle novità.

Tra i dischi di catalogo più venduti in questi mesi ci sono la raccolta di successi Greatest Hits dei Guns N’Roses e quattro dischi di Whitney Houston che hanno venduto molte copie dopo la sua morte nel febbraio scorso. Rispetto ai primi sei mesi del 2011 il mercato americano delle vendite degli album musicali è sceso del 3,2%, per un totale di 150,5 milioni di dischi, mentre la vendita degli album digitali, i dischi di mp3 acquistati su internet, è cresciuta nello stesso periodo del 13,8%.

(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

 

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  • wizard

    Non sarà anche per la scarsa qualità media della musica contemporanea?

  • chip

    No, Wizard. La musica contemporanea è viva e vegeta e sforna gran belle cose.

  • Giordano

    Mi pare che sia tutto sommato la scoperta dell’acqua calda e che le relazioni causa effetto siano molte.
    Semplicisticamente si potrebbe dire che la gente preferisce spendere 7-8 dollari per un nome “sicuro” piuttosto che 15-20 per una novità di cui non si conosce la qualità.

    Dopodichè io che compro molti dischi (rispetto alla media) mi chiedo:
    1) Si meritano le major di vendere più dischi? Alle radio italiane, per ordini di scuderia, passano veramente 10 canzoni al mese a rotazione, sempre quelle. Non si può fare un’ora di macchina senza sentire 3 volte lo stesso pezzo. C’è una produzione sconfinata di artisti più o meno noti che non passano mai: perché non attingere da lì e provare ad educare il pubblico a sonorità (e testi!!!) diverse? Perché X-Factor lo vince quella ragazzina sciapa invece che I Moderni? Perchè a Sanremo ci mandano Patty Pravo che non vende un CD dal ’72?
    2) A volte compro un disco a prezzo pieno e scopro che ci sono dentro solo 30-40 minuti di canzoni, a volte escono raccolte su raccolte spinte da un solo inedito. A volte (Subsonica docet) un disco viene ristampato a pochi mesi dall’uscita con una sola canzone in più…quell’artista si merita di vendere un altro disco?
    3) Spesso la qualità (tecnica) dell’incisione è pessima, tanto che suonato nel mio impianto “semi-serio” (lo so, è snob) lo accantono perché inascoltabile. Un prodotto del genere vale 5 euro e non 15 ovviamente e quindi aspetto e non lo compro a prezzo pieno. Che la qualità del suono sia tarata solo sulle cuffiette scrause dell’Ipod è un’altra scelta commerciale precisa, mi pare. Cosa fanno i produttori per differenziare il prodotto comprato da un mp3 compresso che posso scaricare gratis in pochi minuti?
    4) Oggi c’è internet: io i dischi li compro lì. Non è un bene di prima necessità come il pane: posso aspettare e comprarlo fra 6 mesi se so che costerà la metà. Meglio 3 CD a 7€ o una nuova uscita a 20?

    Invece che porsi queste domande e cercare una soluzione le major diranno ancora una volta che è colpa di internet, di quelli che scaricano e uccidono gli artisti…che magari è vero però gli sta bene!

  • fulgenzio

    La musica contemporanea è viva e vegeta e sforna gran belle cose…ma la conoscono in pochi e vende poco perchè marketing e media lobotomizzano il pubblico con bestie quali Rhianna, Bieber e tutti quei gran figli di Autotune che imperversano ovunque. Vediamo se anche nella musica, così come in ogni altro settore, si fa finalmente tabula rasa e poi si riparte con una palingenesi ed un rinnovamento radicale. Ci credo poco, ma non costa nulla. Almeno tra qualche settimana in Italia arriva Spotify, è già una buona notizia.

  • idonthavetimeforthiscrap

    @Fulgenzio:

    uhm… in quali “altri settori” si è fatta “tabula rasa”?

  • fulgenzio

    Nessuno, per ora. E’ una speranza. In effetti dovevo scrivere “si dovrebbe fare”.

  • idonthavetimeforthiscrap

    oh… e cosa vuol dire “tabula rasa”? Ovvero, rispetto a cosa? Ai sistemi di distribuzione? O vuoi che si smetta di vendere CD di musica precedente un certo anno, o cosa? Perché dubito che il sistema di distribuzione funzioni diversamente a seconda dell’età del disco… perché spotify non è un grooveshark glorificato? In che modo spotify convincerà a comprare roba che si può scaricare gratis?